N° 8 - Agosto-Settembre 2015
LE GRAFFIATURE
di Antonio Ratti


 

SUL DIRITTO   NATURALE

Durante una Conferenza a Madrid il Presidente del Senato,sen.M.Pera, ha affermato che equiparare il matrimonio omosessuale ad un matrimonio tra soggetti di sesso diverso non rappresenta una conquista civile, ma un capriccio laicista. Condivido appieno questa posizione, ma per ragioni diverse dalle radici cristiane. Trasformare i capricci in diritti fondamentali tutelati dalla legge è una forzatura contro il diritto naturale che è precedente e connaturato all’uomo fin dalla sua comparsa sulla Terra.

Le radici cristiane, arrivate molto tempo dopo, semmai lo hanno consolidato e nobilitato, ma non rifatto ex-novo, magari in contrapposizione, come si vuole fare intendere.

L’universo è un permanente equilibrio dinamico e il diritto naturale, che regola con i suoi automatismi tutto ciò che, animato e non, è presente sul nostro pianeta (e lui medesimo), è espressione del principio-base che ne giustifica e ne acconsente l’esistenza: conservarsi nel tempo. I regni vegetale e animale (cui, volenti o nolenti, l’uomo appartiene) obbediscono a questo principio di conservazione della specie attraverso la riproduzione.

Tutto ruota intorno a questo obiettivo primordiale: il chicco di grano che si macera per formare una spiga con tanti chicchi pronti, a loro volta, a macerarsi; le piante che hanno fiori dotati di colori vivaci o di profumi intensi per richiamare l’insetto cui è dato il compito di tramite per la fecondazione del fiore femminile; il kiwi che, avendo piante di sesso diverso, vuole addirittura il contatto fisico: infatti il polline portato dal vento o dagli insetti non basta a fecondare il suo fiore femminile; gli animali hanno tutti un caratteristico rituale e specifici momenti per soddisfare all’obbligo naturale della procreazione per conservarsi nel tempo.

Nel diritto naturale l’accoppiamento, quindi, ha esclusivamente la funzione di salvaguardia della specie con quello che ne consegue per la tutela dei nati, che vanno assistiti finchè non saranno autosufficienti. Il collegato piacere è solo il gradito accessorio che stimola a non dimenticare questo compito essenziale e non può diventare l’obiettivo finale, unico ed assoluto. Il porsi fuori da questa regola è puro arbitrio della libertà umana. Anche la fisica (con la chimica) è legata all’attrazione e all’accoppiamento tra cariche di segno opposto.

Tutto il resto è eccezione che conferma la regola. E l’eccezione non può farsi regola.

Forse l’innovatore iberico e i suoi vocianti epigoni italiani non sanno di biologia, di fisiologia, di antropologia e di storia, ma non ha importanza, tanto sanno farsi ascoltare da chi non spiace perdere tempo, anziché preoccuparsi di non esser fatti “per vivere come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”. La Tomba etrusca dei tori a Tarquinia (metà del VI secolo a.C.: anche la datazione ha la sua importanza) ribadisce in modo inequivocabile, chiaro e poetico il concetto della vita che si giustifica solo se produce altra vita.

Di fronte all’ingresso, nella parete di fondo della tomba, è disegnata con diverse sfumature di colori una scena agreste divisa in due parti. Nella prima è rappresentata una figura taurina in atteggiamento sereno, quasi sorridente e compiaciuto, infatti sta assistendo ad un bucolico rapporto coniugale. Nella seconda la medesima figura di toro maremmano dalle lunghe corna ha un aspetto corrucciato, aggressivo e pronto a caricare: sta osservando lo svolgimento di un incontro innaturale. La gioia del primo amplesso è condivisa, perché dà prospettive di vita; il piacere del secondo assolutamente no, perché è fine a se stesso, quindi contrario al diritto naturale. La brevità della vita media (40-45 anni) e l’elevatissima mortalità infantile rendevano gli Etruschi sensibilissimi alla natalità. Per le medesime ragioni gli Ebrei consideravano la sterilità di una coppia una dura punizione divina. Farebbe bene leggere Il libro dei no che spesso viene regalato alle neomamme quale aiuto alla corretta educazione dei propri bambini. Il succo è semplice: bisogna trovare il coraggio di saper dire no per insegnare che nella vita ci sono delle regole da rispettare anche se spesso sembrano ostacolare l’erba voglio che è in noi.  “ L’erba voglio non esiste neppure nel giardino del re” ripetevano le nostre nonne.  “Tutto ciò che è realizzabile, è buono, lecito e legale” ripetono i “ sapienti” di oggi, non i “saggi.” In due-tre generazioni “Come si cambia” per dirla con una canzonetta di successo di Fiorella Mannoia. In meglio?  Che dramma formulare una risposta onesta.  Solo ora mi sembra opportuno richiamare le radici cristiane per ricordare che il cattolico non chiede il rispetto del cattolico, ma dell’uomo, della sua integrità e della sua dignità. Forse, questo è il vero modo di essere ambientalisti e di fare ambientalismo.  Le ragioni di bottega come il boom elettorale o il campare bene sui digiuni mediaticamente enfatizzati e sulla lingua disinvolta per intrappolare chi non sa perché “è”, non appartengono al cattolico vero, né mi appartengono, sebbene mi senta, per competenza, solo un aspirante cattolico permanente.

 

P.S. 1) In organismi estremamente complessi come il corpo umano, formato da miliardi di cellule ciascuna con compiti specifici, è lecito aspettarsi qualche errore di scrittura genetica, ma, se consideriamo il gran numero di nascite, la percentuale  delle anomalie è veramente bassa. Infatti, quanti nascono, per esempio, non vedenti o gemelli siamesi, o con gli arti lesi da deficit funzionali o colpiti dalla sindrome di Down (Trisomia 21) o con patologie, ancora più rare, fortemente invalidanti ed evolutive o con alterazioni psico-somatiche e comportamentali tali da indurre all’omoaffettività? Comprensione, aiuto e rispetto sono d’obbligo: sono finiti i tempi della Rupe Tarpeia o del monte Taigeto e dell’ostracismo cattivo, becero e infamante dei secoli passati, anche se in un certo Medioriente ancora oggi la barbarie assassina non è finita. Ma che un’anomalia o un errore genetico siano presi a pretesto per cambiare le regole su cui si basa la conservazione dinamica dell’universo, forse, è troppo.


2) Lo scritto, preparato probabilmente per Il Sentiero del settembre di quell’anno, porta la data del 5- luglio - 2005. Repetita iuvant: ripetere le cose, a distanza di anni, vuol significare che il problema non è risolto e che, il muro contro muro, non è il metodo idoneo a trovare un’equilibrata soluzione che rispetti il primordiale diritto naturale e le esigenze di una società civile, che sa accogliere e non respingere nessuno, ma senza pasticciare.



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