N° 8 - Agosto-Settembre 2015
I nostri poeti
  Fa’ ch’io ti segua
di Anna Maria De Ghisi




 

Ero ancora bimbo e sentii la Tua voce

e nulla fu perduto di ciò che mi chiedesti:

d’allora mi sentii discepolo,

seminatore del Tuo campo.

Passarono stagioni

e, come un’onda che carezza la riva,

in me si ripeteva la Tua voce,

la sentii nell’anima:

grande come lo splendore della sera,

vivida come la luce del mattino,

e mi diede il coraggio di seguirTi.

Ti vidi nel volto di un fanciullo,

nello sguardo di un vecchio,

nella gioia e nel dolore dell’uomo.

Riconobbi il Tuo soffio d’amore

nell’aiuto inesauribile

della “Madonna Bianca”,

nelle cose a Te più care,

in ogni luogo, in ogni tempo

recai il Tuo “Messaggio di Salvezza”.

Nel Tuo nome insegnai

che la vita è un dono,

l’attesa una serenità,

la morte è speranza.

Oggi, come Apostolo,

aiutami a confermare nei fratelli

i Doni del Tuo Amore.

 

Dedicata a mons. Virgilio Noè, elevato alla Dignità Episcopale - 6marzo 1982

 




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  I colori di un’antica estate
di M.G. Perroni Lorenzini




Era intenso quel tono di zaffiro

che rubavo alle piante di borraggine

per farmene collane o coroncine;

e tenue, invece, il rosa dei papaveri

ancora ripiegati dentro il boccio.

Io li estraevo e in quelle vesti tremule

ci sognavo tutù di ballerina;

e restavo perduta in quei colori,

immersa dentro oceani di bellezza.

 


(da ‘Ragnatele di bellezza’)

  Tristezza
di Adriana Polla Luciani


Triste è il giorno che s’affiora:

non una carezza, non una parola,

se non quel ricordo di fanciullezza

ormai lontana,

che s’accinge ad abbracciarmi.

 

Tempi belli, gai,

dove anche un fiore sorrideva,

un albero parlava,

ogni animale amico diventava.

 

Oh fanciullezza mia,

che t’affacci sempre alla mia mente

in questo giorno di tristezza,

affinché questo cuore

ritrovi un poco di dolcezza

fra quei ricordi dell’età più bella.

 

Che passata è…

troppo in fretta.



  Sorriso di rose
di Padre Alberto Beggi O.P.



 

Passano le rose

del campo e del chiostro,

non l’essenze passano:

in nembi addolciscono l’aria,

buono rendono il cuore.

Gioia di rose

m’avvolge l’anima

in tranquille verità eterne,

sì che ai fratelli l’occhio rifulga

e la voce, essi placati,

in coro l’accolga

o al petto li serri.

Passan le rose

del campo e del chiostro,

il dono resta

a levigare il discorde

duro pane

senza profumo né pace.

Spina di rose

di campo e di chiostro,

pungimi,

perché sangue rigogli

a mondare le scorie funeste

onde fiorisca l’amore.

 

 (da ‘Spine di Rose’)




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  Le comari alla fonte
di Silvano Puglia



 

Il fitto parlar sommesso

delle comari alla fonte

si perde col gorgoglìo

dell’acqua.

 

Le colme brocche

dall’antico stampo,

al suolo son pronte

per dissetar le gole.

 

Ma l’ultima nova

 è la più attesa,

per rinnovarla, poi,

al ritorno

della brocca vuota.

 

Quell’intrecciar di dialoghi,

ripetuti come lo zampillar

dell’acqua, sembrano

riposar le stanche membra

dalla fatica quotidiana.

 

Al ritornar,

sul capo è la brocca,

il labbro è tacito.

La mente arrovella.

 

Solo l’acqua della fonte

è riuscita a sentir

segreti,

che mai dirà.

 

 (da ‘Di cuore…d’amore)



  Il bisogno di Te
di M.G. Perroni Lorenzini



 

Il bisogno di Te si fa profondo,

man mano che m’accorgo chiaramente

che la mente si è illusa di capire,

che il mio cuore ha nutrito falsi amori

e l’anima si è persa in un groviglio

di rovi, in un forteto senza fine,

ed è piena di graffi e lividure.

Senza Te, c’è dolore e smarrimento

o  anche solo torpore e delusione,

od ansia ed una vana agitazione.

Soccorrimi, ché già il mio tempo incalza

e il bisogno di Te si fa profondo.

 


(da ‘La preghiera di un poeta’)



  Sento la vita
di Silvano Puglia



 

Se chiudo gli occhi

sento un remoto pianto.

Se chiudo gli occhi

sento l’onda anche se posa.

Se chiudo gli occhi

sento il vento anche

se l’alito non sospira.

Se chiudo gli occhi

sento un urlo lontano

anche se tutto tace.

Se chiudo gli occhi

sento che tutto è vita…

E allora gioisco.

 



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  Terra desolata
di Marisa Lisia



Qui, i nostri avi morirono

vivendo all’oscuro;

qui, i nostri padri

spaccarono pietre

con sudore di sangue

e come compenso

solo ingratitudine.

Soltanto le fanciulle

riuscirono a trovare il filo d’oro

che regola l’esistenza,

accogliendo

nel loro grembo, con amore,

forme sublimi e immacolate.

Potendo scegliere,

sceglierei cieli immensi,

immersi in campi fioriti;

ed insieme ad una mano amica

rincorrere farfalle variopinte

e stupirmi ancora e sempre

per lo splendore d’aurore nascenti,

mentre l’anziana tenebra

come ogni giorno

sconfitta e malcontenta

si dilegua nel nulla.

                                         


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