N° 8 - Agosto-Settembre 2015
I nostri ragazzi
  Ricerche storiche sul nostro territorio
di I NOSTRI RAGAZZI







I NOSTRI RAGAZZI

Un amico un giorno ci ha consegnato una busta con dentro le copie di una ricerca fatta  circa vent’anni fa da uno dei suoi figli sul territorio di Ortonovo. Senz’altro pensiamo che sia stata curata dal prof. Franco Marchi, il quale ci teneva molto a queste ricerche e crediamo inoltre di fare cosa gradita ai lettori pubblicarla, dato che è già un po’ di tempo che non pubblichiamo più articoli su questo argomento.

 

ORTONOVO (CENTRO STORICO)

Hortus novus e horti novi = Ortonovo
Dopo l’anno 1000, qui, come altrove nella penisola, si iniziò lo scasso dei terreni e il disboscamento dei boschi con opere di terrazzatura, regolamentazione di canali… Su questa collina, gradualmente, si creò un borgo omogeneo al territorio. Ortonovo, infatti, è posto alla sommità  di una propaggine collinare ed è strutturato ad anelli concentrici, il perimetrale del quale costituisce anche la cinta muraria. Vi sono due porte: la ‘Porta di Sotto’, in corrispondenza del primitivo accesso della strada che da Casano saliva a Ortonovo e di qui ai campi coltivati sotto il paese, verso il cimitero; la ‘Porta di Sopra’, presso il valico per la montagna. Il castello, oggi chiesa parrocchiale di San Lorenzo, era posto nella parte alta del borgo, dove ora è rimasta solo la torre, trasformata in campanile. La chiesa, anche se costruita fuori delle primitive mura, si è fusa poi in modo omogeneo con l’intero borgo.
Arrivare a Ortonovo in macchina significa perdere la cognizione storica dell’abitato e del borgo, mentre se si salisse dal sentiero, parte della storia locale diventerebbe più comprensibile. Questo borgo, già prima dell’anno 1000, era noto per essere soggiorno di ricche famiglie lunensi che vi trovavano asilo nella bella stagione, sia per la salubrità dell’aria che per il clima ameno. Questa ‘villa’ era conosciuta sotto il nome di ‘horti’ per i piccoli appezzamenti di terra ivi coltivati dai contadini lunensi. Gli abitanti di Ortonovo, come quelli di Nicola, che erano stati sciolti dalla soggezione gastaldo – vescovile di Iliolo, avevano cominciato ad accapigliarsi per motivi di rivalità, per cui pregarono il Vescovo di trovare una soluzione. Il vescovo Guglielmo credé che l’unico mezzo per eliminare gli attriti fosse quello di dar vita ad un nuovo centro di popolazione dove potessero stabilirsi tutti quelli delle due comunità che lo desiderassero, ma sotto, però, ad un’unica amministrazione con un solo statuto, un solo Console e Podestà.
Siamo nel 1259, il Vescovo ordina agli uomini di Ortonovo e di Nicola di unificare il nuovo borgo in località Ceppata, assegnandogli il nome di Serravalle. Il decreto però non ha seguito, né il borgo è edificato; ciononostante le due comunità si fondono in una sola, costituendo un Comune solo che ha per nome Serravalle. Questo stato di cose ebbe poca durata per nuove discordie sorte tra gli abitanti delle due ‘ville’ che presto si divisero nuovamente in comunità distinte. Nicola rimase Comune distinto fino al 1806.
Nell’anno 1404, Paolo Guinigi, erede di Castruccio, comprava dai Visconti: Carrara, Avenza, Moneta e Ortonovo ed in quest’ultima località faceva costruire, vicino al castello di Castruccio, un’altissima torre a presidio dei due versanti del monte. Il vivo ricordo che la tradizione popolare tramanda del Guinigi, ci fa supporre che Ortonovo, per la sua posizione incantevole, venisse da lui scelto per lasciarvi, di tanto in tanto, la sposa Ilaria del Carretto ed il figlio, per godervi momenti di tranquillità e di pace.
Dopo varie guerriglie tra i Signori di Firenze e i Visconti, Ortonovo passò definitivamente, nel 1573, sotto l’influenza di Genova, pur avendo una propria amministrazione.

 

   Problemi economici e fiscali del Comune di Ortonovo (Anni 1600-1700)

 

Imposizioni fiscali – Ogni comunità ha a suo carico numerose spese da sostenere, per cui occorre trovare dei cespiti di entrata per farvi fronte. Tra questi si poteva contare sull’appalto della raccolta delle castagne, dei pascoli in beni comunali, dell’esercizio del mulino, della raccolta del legname e rami nei beni comunali. Ma la risorsa che uguagliava tutte le altre da sola consisteva nell’appalto dei frantoi, con redditi variabili, ma sempre abbastanza sensibili. Vi si possono aggiungere altri introiti occasionali, come l’appalto dei balli popolari, della pizzicheria, del forno, della senseria dell’uva, dell’affitto dei beni di Marinella e di altre terre comunali.

Spese ordinarie -  Le spese della comunità ripartite in ordinarie e straordinarie, sono costituite le prime dai bisogni dell’amministrazione e dal pagamento delle imposte da pagarsi al Commissario di Sarzana e al governo centrale di Genova. Per queste bastano le entrate della comunità.

Spese straordinarie -  Queste sono provocate da situazioni impreviste, come le carestie, le inondazioni, il contributo per il mantenimento dei soldati o guardie civiche. Per esempio: durante un’epidemia di peste a Messina, furono messe delle guardie costiere sulla spiaggia di Marinella per impedire lo sbarco di navi provenienti da quella città, alle cui spese Sarzana non intendeva partecipare.

Il torrente Parmignola -  Contribuiscono a impoverire le risorse economiche e finanziarie le dannose inondazioni del Parmignola, alle quali poco rimedio possono fornire gli scarsi mezzi tecnici e finanziari della comunità, la quale tenta di sfruttare positivamente il corso del Parmignola ricavandone forza motrice per frantoi e molini. Solo nel 1792 l’inaugurazione di un nuovo argine sul fiume, costruito secondo le più moderne tecniche, permette di allontanare o diminuire il pericolo permanente delle inondazioni. Ma c’è voluto l’intervento diretto del governo genovese, a prova che la piccola comunità e l’intera Lunigiana non possono far da sole e devono spezzare l’isolamento economico e politico in cui vegetano, per sperare di migliorare le proprie condizioni. Tuttavia Genova è molto restia a impegnarsi in questo senso e le migliori energie locali finiscono per languire.

Arretrati sistemi di coltivazione e mancanza di capitali -  Una delle preoccupazioni principali che emerge dai dibattiti del Parlamento, concerne l’aumento della produttività del suolo, come viene dimostrato da un regolamento generale emanato il 18 settembre 1773 “per le entrate della comunità di Ortonovo e per i frantoi”. Difatti, se si toglie la produzione dell’olio, le altre risorse consistono nella raccolta delle castagne e del legname, da una limitata coltivazione di cereali poveri e di legumi, miglio, orzo, fave e lupini. Scarsa è la produzione del grano. La tecnica primitiva della lavorazione della terra, la scarsità della popolazione in confronto all’estensione del territorio e all’assenza assoluta di investimento di capitali, limitano la lavorazione della terra al minimo indispensabile per il mantenimento della famiglia contadina. Solo una minima parte del terreno produttivo della comunità è destinato alla coltivazione intensiva, il resto si riduce all’espansione del bosco e dei luoghi impervi, paludosi e semideserti, alla vegetazione spontanea.



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