N° 7 - Agosto-Settembre 2013
Quel primo viaggio a Santiago di Compostela [seconda parte]
di Angelo Brizzi



Sono passati circa trent’anni da che ebbi l’occasione di trovarmi, per motivi di lavoro, vicino a Santiago di Compostela.  Avevo caricato il mio TIR assieme a due colleghi, sotto bordo ad un peschereccio atlantico attraccato ad una banchina nel porto di Vigo, in Galizia. Ma al varco di uscita dal porto, per una questione burocratica, la Guardia Civil ci ha rimandati agli uffici della dogana per le correzioni del caso. Poco male se fosse stato un giorno qualsiasi della settimana, ma era venerdì ed erano già passate le ore 18, per cui voleva dire che saremmo rimasti fermi a Vigo fino a lunedì in attesa della riapertura della dogana, avendo così a disposizione due giorni di “vacanza” forzati. Espletate le formalità, parcheggiati i rimorchi e sganciati i trattori, con le indicazioni avute dalla Guardia Civil per trovare una hostal con parcheggio custodito, ci trasferiamo nella cittadina di Rodondela, alla periferia di Vigo. Lì, in quell’accogliente hostal tipica della Galizia, abbiamo trascorso la sera e la notte.

Il mattino successivo con i miei colleghi, Mario e Giancarlo ci siamo ritrovati nel comedor (sala da pranzo) per la colazione e per decidere come avremo trascorsi quei due giorni. Dopo alcune proposte (non andate a buon fine) io esposi l’idea che mi frullava in maniera insistente e cioè di salire fino a Santiago di Compostela che distava circa 80 chilometri da lì. I miei colleghi si mostrarono poco entusiasti della mia idea: ”A visitare un Santuario? Nooo!”, dicevano fra loro. Non erano contrari alle cose di Chiesa, anzi ne parlavano con rispetto, erano solo poco praticanti. Ma poi accettarono di buon grado l’idea, così ci siamo messi alla guida dei nostri mezzi per la strada verso Santiago. Dopo una decina di minuti Giancarlo, tramite il C.B. (radio trasmittente che si usa sui TIR), mi chiese: “Hai notizie storiche su Santiago?”. Risposi che non ero uno storico, ma qualcosa sapevo. Poi chiesi loro se avevano notato, lungo la strada che stavamo percorrendo, dei pali con delle frecce gialle con la scritta ‘Santiago’: avuta da loro la conferma dissi: “Bé, quelle frecce gialle sono la più antica guida stradale che si conosca, fu elaborata da un monaco, padre Aymeric Picaud, nel Medio Evo, per dar modo alle migliaia di pellegrini di percorrere il “Camino” detto di Santiago con sicurezza e senza equivoci sulla direzione da seguire. Fu ed è necessaria quella guida come lo sono per noi le carte stradali; tanto più a partire dal IX secolo dopo la scoperta della tomba dell’Apostolo Santiago (San Giacomo, chiamato da Gesù ‘Figlio del Tuono’ per la sua esuberanza e focosità). L’esistenza di quella tomba era sconosciuta fino a che apparve ad alcuni pastori una stella sopra un luogo chiamato Campus Stelae (Compostela). Quindi le strade che il Santo Apostolo percorse in setta anni per evangelizzare la Spagna, si convertirono come le più grandi arterie per i pellegrini dell’Europa Medioevale, e in specifico la via Francigena”.

Intanto eravamo giunti a Pontevedra e i miei compagni di viaggio mi fecero notare che era l’ora della comida (ora di pranzo). A la una de la tarde,trovato un parcheggio, abbiamo fatto un giro per la graziosa cittadina posta al limite della Ria che porta il suo nome. Poi, seduti ad un bar, abbiamo chiesto dove avremo potuto trovare un ristorante con cucina tipica Galliega. La cameriera ci ha risposto con una domanda: ”De que pais lliegan ustedes? E noi insieme: “Dall’Italia!”. Al che, con un sorriso smagliante ci ha detto in buon italiano: “Vi mando in un posto dove il menù è solo galiziano: si chiama El Comedor Casco Urbano”. Seguendo le sue indicazioni in pochi minuti abbiamo raggiunto El Comedor, situato in media collina sovrastante il porto. Dalla terrazza coperta si poteva godere di un ampio panorama, dalla Ria fino all’imbocco dell’Atlantico. A conclusione del pranzo, servito con eleganza e professionalità, ci hanno servito, in un bicchierino gelato, un Almendralejo (liquore di mandorle) ed una forchetta di legno con stampigliato il nome del locale. Alle quattro del pomeriggio abbiamo ripreso il viaggio. Dopo alcuni chilometri di silenzio delle radio, la voce di Mario disse: “Ma la storia è finita?”. Col loro consenso, quindi, ho continuato la storia via radio.

“A partire da allora l’Apostolo Santiago venne proclamato patrono della Spagna; il Santo esercitò una forte attrazione sui cristiani di quella nazione dando luogo a numerose storie e leggende destinate a rafforzare lo spirito di riconquista infondendo forza e coraggio agli eserciti che lottavano contro l’avanzare del capo musulmano Al-Andalus. Fu allora, intorno all’anno 1075, che si cominciò a costruire la Cattedrale di Santiago di Compostela. I pellegrini si mossero a migliaia sia per la fede, sia per la promessa di indulgenze spirituali; affluivano da tutta l’Europa seguendo diversi itinerari detti camino de Santiago o Strda Jacobea. I pellegrini appartenevano a tutti i ceti sociali: gente del popolo, regnanti, vescovi…; questi pellegrinaggi potevano essere volontari o obbligatori (imposti dai confessori come penitenza). Nel secolo XIV comincia la decadenza dei pellegrinaggi e a metà dell’ottocento si contavano poche decine di pellegrini, ma dalla metà del novecento il camino de Santiago ha cominciato a rifiorire come nei primi tempi: noi lo potremo constatare stasera e tanto più domani, domenica”.


[fine della prima parte]

                                                                                             



          



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