N° 7 - Agosto-Settembre 2013
Storie dei lettori
  Per Paolo Cavirani
di Paola G. Vitale





            Caro Paolo, oggi la Santa Messa della domenica era dedicata a te e l’abbiamo celebrata all’interno dell’”archetto”, alla presenza di tanti fedeli: di tuo fratello Agostino, del seminarista Andrea assieme a don Roberto. Alla prima lettura, riguardante Abramo, largamente accogliente nel santo Timor di Dio, ho pensato a te, alla canzoncina di una strofa ripetuta tre volte (l’Amore del Signore è meraviglioso…) che cantavi lietamente come saluto a ciascuno di noi.

            Ho chiesto al Signore di permetterti di aiutarci tutti dal Cielo in cui ti pensiamo; ho guardato con amore la severa Rosella e ho ringraziato Dio per tutto quello che ci ha donato in te.

            Speriamo di rincontrarci nella gioia!

 

      Luni Mare, 21 luglio 2013                                                                  




  AL SOMMO PONTEFICE, FRANCESCO
di Maria Angela Albertazzi





Tu sei la luce che tutti attendevamo e fai sciogliere il cuore anche ad un profano. Le tue omelie, chiare e forti, non fanno distinzioni e sempre creano in noi forti emozioni. Sei sempre pronto a rispondere agli accorati appelli: sei proprio il più grande di noi tutti fratelli. Le tue preghiere e le tue battute ci fanno un gran bene e alleviano il nostro cuore da tante pene. Ti stimano e ti vogliono bene in tutto il mondo e tu vivi i nostri disagi nel tuo cuore profondo. La tua parola ha un’eco enorme che valica montagne, entra negli anfratti delle anime e si sparge in tutto il mondo. Le tue parole di giustizia, amore e carità, tanto ti fanno amare e anche qualche miscredente cambierà. Hai voluto per te e per il resto del mondo novità d’umiltà e coraggio fuori e dentro il Vaticano e noi con preghiere te ne rendiamo omaggio. Caro Papa Francesco, il mondo è la cosa più bella che Dio ci ha regalato, ma quanti uomini egoisti, con liti e guerre, lo hanno rovinato. Quando ti vedo passare tra la folla, abbracciare bambini e disabili indifesi, mi sembra d’esser lì e abbracciare con te le genti di tutti i Paesi. Sei la nostra guida sicura e deciso tu rimani, speriamo di cuore in un migliore domani.

Scusami per la mia confidenza ma mi viene dal cuore; prego per te il nostro Signore ringraziandolo di averci donato un così grande e coraggioso Pastore.

Un forte abbraccio.

                                                                                            


  Lo specchio dei ricordi
di M. Giovanna Perroni Lorenzini





Lieta, la folla dei ricordi,

con antica malia,

mi dismaga nei sogni…

Cupa, la folla dei ricordi,

in coro al mio dolore,

aggrava ansie vive…

Ma, pur se fan soffrire, io non rinnego

questi compagni di un tempo passato:

gregge da pasturare in solitudine;

specchio infinito delle mie facce,

ma che rivela, a te stessa, chi sei.

 

 

 

                Che le minacce fatte da quell’arcolano durante il mio saluto alla Madonna Pellegrina dovessero essere prese con serietà (anche se, poi, in verità, fortunatamente, nulla di concreto ne venne fuori), lo dimostra un drammatico episodio avvenuto qualche tempo prima a mio padre. Io lo conobbi, credo, fin da subito. Come ho detto, non mi si taceva niente o quasi. E poi lo sentii ripetere più volte; e naturalmente anche e soprattutto in occasione delle parole pronunziate a mio riguardo durante quella manifestazione religiosa. Cosicché a lungo esso gettò la sua ombra sulla serenità della mia vita.

            Mio padre, come ho già detto, rientrato da Pola al termine della guerra, si trattenne in Arcola solo pochi giorni. Infatti ripartì quasi subito per Genova, credo, perché l’arsenale di La Spezia non era in grado di riassumere immediatamente. A Genova c’erano, in quel momento, dei parenti con i quali andò ad abitare e che gli avevano trovato un lavoro temporaneo. Erano i giorni terribili del dopoguerra, quando non c’era un governo vero e proprio, e quando in pratica la legge non esisteva… era il tempo della guerra civile, della caccia ai fascisti, per eliminarli nel maggior numero possibile. Erano i giorni della vendetta senza legalità.

            Mio padre, una sera, a Genova, stava uscendo dal lavoro, quando sivide affrontato da quel tale arcolano, che poi mi lanciò quelle minacce in occasione della Madonna Pellegrina; il quale incominciò subito a gridare per richiamare gente e, fra le urla, formulava mortali accuse nei confronti di mio padre: “E’ un gerarca fascista, un assassino dei partigiani, un nemico del popolo!”. Papà, sbalordito, lì per lì non seppe come reagire, se non negando e proclamando l’assurdità di quelle accuse. Si accorgeva, però, di non riuscire a persuadere nessuno. Anzi, ora, la folla che era radunata lo circondava e lo stringeva d’appresso, minacciosa. Quando l’accusatore vide che mio padre era ben circondato, disse ai presenti: “Non lasciatevelo scappare, ché vado alla caserma dei partigiani perché venga chi dovrà arrestarlo e processarlo”. Detto questo, partì. Papà era terrorizzato. Non sapeva cosa fare. In una situazione di legalità non avrebbe avuto da temere: mai era stato gerarca; e per tutto lo svolgimento della guerra era rimasto a Pola, ove si era tenuto ritirato dalla politica attiva, pur rimanendo di fede fascista fin quasi all’ultimo. Ma il difendersi da accuse così terribili in quel momento di confusione, di processi sommari e di esecuzioni facili e spicce, lo vide impossibile. E già si teneva per morto. Quando, più indietro, ma sempre nella folla che lo circondava, scorse un volto che conosceva, e subito si mise a gridare: “Conte! Conte!”. La persona interpellata era veramente un conte che ad Arcola aveva una villa. “Conte! Conte! Lei mi conosce, sa chi sono e sa che non ho fatto nulla di quello che mi si accusa; come anche sa che da quasi cinque anni non ero al paese…”. E credo abbia aggiunto anche altro sullo stato di alienazione mentale del suo accusatore. Il conte rispose senza troppo esitare testimoniando che conosceva mio padre per persona seria e tranquilla, che le sue parole erano veritiere e che  era senz’altro innocente di tutte le accuse rivoltegli. La folla, a quelle parole, parve perdere d’un tratto la sua minacciosità e, dopo un momento, mio padre si accorse di non essere più strettamente circondato e che davanti gli si stava aprendo un passaggio. Allora lo imboccò e subito sparì.

            Chissà che faccia avrà fatto poi quell’uomo, quando, tornato con i partigiani, non avrà più trovato nessuno! Infatti, come aveva dichiarato a mio padre nel calore delle accuse, era già da un mese che era a Genova per cercarlo di persona. E se queste parole erano vere, certo doveva odiarlo molto. Ma la cosa che ancora mi sconcerta è che tutto quell’odio dell’uomo era dovuto a ragioni di interessi privati: nato da una lite che aveva avuto col nonno Giovanni, scoppiata per un passo carrabile. E la politica non ci sarebbe potuta entrare di meno. So con certezza che la ragione legale stava dalla parte del nonno. Ma, per un odio simile, dovevano essere intervenute offese che certo avevano trasceso i termini della disputa. E così quel litigio, apparentemente banale, avvelenò la vita di tutti, fino alla  morte dei contendenti e oltre, portando le sue tragiche conseguenze nelle vita dei figli e anche in quella dei nipoti.

            Poi, passati quei terribili giorni, si ritornò alla legalità. E tutto quell’odio rimase come raggelato nell’aria. L’ultima sua aperta manifestazione, per quel che ne so, fu proprio l’episodio della Madonna Pellegrina, con le parole pronunciate dal Monticello che, fortunatamente, erano ormai solo parole. Pur tuttavia bastarono ad inquietare gli animi ancora per molto tempo.

 

                                                (La casa sepolta, ed. Albatros)


  UN REGNO MERAVIGLIOSO
di Marta





            Eravamo già ai primi di giugno ed ancora la primavera stentava a compiere il suo percorso: la temperatura ancora fredda per la media del periodo e tanta pioggia. I fiori del ciliegio, subito sfioriti, avevano lasciato pochi frutti. Quel giorno, mossa dalla curiosità di vedere se le ciliegie cominciavano a maturare e se i tanti merli iniziavano a beccarle, ho voluto perlustrare i rami, ma ho constatato che erano poche e acerbe.

Lo stesso giorno, verso sera, alcuni ragazzi stavano giocando sotto quel ciliegio, quando Nicola, bianco come il latte e tutto allarmato mi dice: “Marta, su quell’albero c’è un grosso nido di vespe, chiamo subito i pompieri!”. Ma come, la mattina ero lì e non ho visto niente… Mio Dio! Non credevo ai miei occhi: un enorme alveare di api da miele, brulicante e ronzante era tra i rami del ciliegio. Le api erano tante e tutte lì a curare la regina. E ora, che fare? Era ormai quasi notte e ho pensato di rimandare il problema all’indomani mattina.

Il mattino dopo, visto che lo sciame era ancora lì ho pensato di chiamare Caterina che di api se ne intende, infatti fa l’apicultrice e produce dell’ottimo miele. Mi ha risposto da Moncigoli, dove stava curando le sue api e mi ha detto che sarebbe venuta nel pomeriggio per vedere il da farsi. Mi ha spiegato che quella regina aveva senz’altro lasciato il suo alveare per cercare un posto a lei più propizio dove produrre ed ingrandirsi, portandosi dietro le sue ancelle addette alla pulizia, quelle addette all’alimentazione, quelle della’ nursey’, le operaie, le soldatesse pronte a difenderla da attacchi esterni… Solo pochi maschi ci sono nell’alveare:  servono alla regina solo per la fecondazione delle uova e sono chiamati fuchi.

Caterina è arrivata verso le 16; aveva già alle spalle una giornata di lavoro con le sue api. L’operazione che si accingeva a compiere aveva radunato un piccolo gruppo di curiosi per vedere come avrebbe fatto a prendere quello sciame di api. Eravamo tutti trepidanti ad assistere a quell’interessante lavoro. Caterina ha indossato una tuta bianca munita di cappuccio, con la parte del viso traforata; ha acceso dei cartoni (forse specifici per quell’operazione) che hanno cominciato a produrre del fumo che, ci ha spiegato l’esperta, avrebbe reso le api più mansuete. E così, infatti, sono rimaste tranquille mentre Caterina ha preso tutto il blocco e lo ha deposto nella cassetta-arnia. Quelle che erano rimaste fuori si chiamavano tra di loro alzando l’addome all’insù: questo era il loro modo di comunicare, ci ha spiegato Caterina. Lei sarebbe tornata prima di buio con la certezza di trovarle tutte nell’arnia.

Abbiamo fatto a Caterina alcune domande: “Ma ora c’è già il miele?”. “Sì, ma è buono solo tra un anno”. “Le metti insieme alle tue arnie?”. “No, perché devono stare un periodo in quarantena; potrebbero essere malate e così contagiare le altre; inoltre c’è da temere una vespa killer che arriva dall’Africa e che sta decimando tanti alveari: siamo all’erta a livello mondiale”. Caterina è una minuta donna bionda con notevole forza d’animo, in contrasto con il suo essere delicato; anche la sua voce è dolce, oltre ai suoi modi gentili e cortesi. Ci ha poi detto se le volevamo tenere noi per cominciare a coltivarle; le avrebbe donate volentieri a qualcuno che si accingesse ad entrare in questo piccolo meraviglioso e dolce regno. Poi Caterina è salita sulla sua piccola jeep accompagnata dagli applausi dei presenti.

Grazie, Caterina, per la tua buona disponibilità.

                                                                                             



Clicca sulla foto per ingrandirla
  Grandi festeggiamenti per don Giovanni Dalla Mora
di Enzo



Il 29 giugno per Don Giovanni non è stato un anniversario comune, ma una grande ricorrenza: il 60° anniversario della sua Ordinazione Sacerdotale. Per questo alcuni suoi parrocchiani di San Giuseppe /San Martino, sotto la guida di Padre Onildo, hanno raggiunto Trebaseleghe per essergli vicino in questa importante ricorrenza. Siamo partiti molto presto perché non potevamo non essere presenti alla celebrazione della Santa Messa. Infatti, prima delle 6 eravamo giá tutti in viaggio, a bordo del pulmino che molto generosamente Don Andrea ci ha messo a disposizione. Siamo arrivati mentre don Giovanni rivolgeva al Buon Dio il suo ringraziamento per i doni ricevuti, nei termini che riporto fedelmente: "La Santa Messa è di ringraziamento a Dio, per intercessione di Maria e di San Luigi Orione, per il grande dono del sacerdozio. Ordinato a 40 anni, oggi dopo 60 anni  ed alla vigilia dei 100, celebro per dir grazie al Signore del dono di essere uno dei Figli della Divina Provvidenza di Don Orione".
 Quindi è iniziata la celebrazione della Santa Messa. Sono rimasto ammirato e quasi estasiato per le esecuzioni dei canti religiosi effettuati da un coro improvvisato ma non per questo meno affiatato. Poi ho capito la ragione di questo miracolo: si trattava di sacerdoti orionini che erano corsi a solennizzare questa grande ricorrenza, che vedeva anche la concomitanza dell'anniversario del 60º di sacerdozio di Don Cirillo Longo, economo provinciale proprio quando venne decisa la realizzazione della Casa orionina di Trebaseleghe.

La chiesa era gremita di fedeli e molti erano anche i parenti di Don Giovanni, compresa la sorella di 95 anni, venuti a festeggiare questo grande avvenimento. Numerosi pure gli ospiti della Casa, parecchi accompagnati sulle loro carrozzelle. Evidentemente non hanno voluto mancare a questa meravigliosa cerimonia, per il grande affetto che portano a Don Giovanni.
   Dopo il pranzo, in un clima di profonda gioia e fratellanza, siamo ripartiti per raggiungere le nostre case. Succede sempre cosí: tutte le volte che andiamo a trovare Don Giovanni, ripartiamo col cuore strizzato, perché non vorremmo mai staccarci da lui, tanto è l’amore che proviamo per questo nostro grande benefattore. Portavamo comunque con noi la gioia che presto avremmo potuto riabbracciarlo ad Ortonovo, insieme al Direttore, don Luciano Degan, persona meravigliosa.
 Abbiamo chiesto a Don Giovanni se era possibile averlo con noi ad Ortonovo il 16 Agosto, giorno del suo 100º compleanno, ma abbiamo dovuto riconoscere il diritto che avevano i suoi nipoti e la sorella ad averlo fra loro a Vignui di Feltre, in occasione di una ricorrenza cosi sensazionale. Quindi siamo stati ben felici di concordare la sua venuta fra noi, nei giorni 24 e 25 Agosto, per noi sarà certamente un grande avvenimento.

Don Giovanni é il primo sacerdote orionino a raggiungere il traguardo dei 100 anni e quindi tutta la Congregazione si è stretta intorno a lui. Nella comunità di Trebaseleghe prega e celebra in cappella, fa le sue prediche alla gente, visita gli "anziani" del pensionato e sgambetta nei corridoi ancora con passo sicuro. Eppure, quando aveva 20 anni lo avevano dato per morto a causa di una peritonite acuta perforata e, quando aveva 61 anni, due giovani rapinatori gli spararono da due passi, solo ferendolo, nel suo ufficio di Bologna, durante una rapina.
   Don Giovanni è nativo di Vignui di Feltre (Belluno). È entrato in Congregazione a Tortona il 7 febbraio 1941 quando aveva giá 28 anni. Prese i voti nel 1942 e divenne sacerdote il 29 giugno 1953. Prima di entrare in Congregazione aveva dovuto per anni lavorare nella fabbrica di automobili "Lancia" di Bolzano, per sostenere economicamente la famiglia finché la crescita di una sorella che ha potuto farsene carico non gli ha consentito di dedicarsi interamente al Signore. Poi il Signore e Maria Santissima lo hanno donato ad Ortonovo per 30 anni. È rimasto il nostro pastore finché le forze glielo hanno consentito. Poi, a 95 anni compiuti, ha dovuto ritirarsi anche se ha sempre continuato a svolgere il suo ministero in maniera impeccabile e commovente. Ci ricorda certi alberi carichi di frutti che sembrano non farcela più, che si curvano ed hanno bisogno di puntelli e di aiuti per reggere, ma non rinunciano a portare a termine la loro missione, come ha potuto affermare Don Flavio Peloso, Direttore Generale della Congregazione Orionina.
    E finalmente oggi don Giovanni è con noi!  È arrivato nel tardo pomeriggio di sabato 24 agosto, come da programma, accompagnato dal suo Direttore. Ad accoglierlo un folto gruppo di parrocchiani, guidati da Padre Onildo, che con lui hanno consumato una cena frugale ma nello stesso tempo meravigliosa per lo spirito di immensa commozione e fratellanza che ha pervaso tutti i partecipanti. Non ci saremmo mai staccati da lui, avremmo voluto che continuasse ad intrattenerci per tutta la notte, ma il buon senso ci ha suggerito che era opportuno  lasciarlo libero, almeno a mezzanotte, per consentirgli di recuperare le forze, nel “suo” Santuario. D’altra parte avremmo avuto davanti tutta la mattinata seguente per essergli vicino.
  Questa mattina recandomi a S. Martino per la Messa delle ore 9,30, con mia grande meraviglia ho visto che Don Giovanni era giá nel piazzale della chiesa di San Giuseppe, dove si era recato per pregare, molto prima della S. Messa. Mi è stato poi riferito che aveva giá fatto visita anche alla chiesa di S. Martino, dove avrá potuto rivedere la bellissima scalinata per la cui realizzazione ha impiegato molte sue risorse.
   Quindi, alle ore 11, la Messa solenne nella chiesa di S. Giuseppe, accompagnata da meravigliosi canti liturgici eseguiti dalla Corale di S. Giuseppe e con grande partecipazione di popolo.

Grazie, Don Giovanni ! Che bella omelia e quanta commozione!
Dopo la S. Messa c’è stato un bagno di popolo. Tutti i parrocchiani erano presenti per tributargli la loro riconoscenza ed attaccamento. Purtroppo il tempo è volato e dopo le 13 don Giovanni ha dovuto accomiatarsi da noi, non prima di averci fatto una solenne promessa: questa non sarà l'ultima volta in mezzo a voi.

 

 

Un ringraziamento particolare a Placido e Milena, fratello e cognata di don Luciano che hanno reso possibile questo incontro accompagnando i due sacerdoti in questo lungo viaggio.

                                                                                                           


  Una terapia contro la solitudine della vecchiaia
di Romano Parodi




            C’è più tempo che vita. Gli uomini anelano a campare più di cent’anni, ma già dopo la pensione, quando avrebbero l’opportunità di fare ciò che desiderano, del tempo non sanno più che farsene (vero Doré?). Allora prendono contatto con i ricordi. Un’operazione assai rischiosa, c’è il pericolo di scoperchiare una storia di crudeli sconfitte.

Ricordare non sempre è gioire e il rimpianto di ciò che non torna obnubila anche i cieli più limpidi. Riemergono dalle tenebre i tanti nodi irrisolti della tua esistenza, i tantissimi sbagli con i relativi rimpianti, il cumulo dei sensi di colpa che mai cadranno in prescrizione.

Il nostro sguardo deve essere carico di pietà perché non sappiamo bene cosa ci potrà succedere. E allora la pietà ci può servire per vivere meglio, per non lasciarci ingannare dalla storia.

            Le perdite e le malattie hanno lasciato nel mio animo una patina di profonda nostalgia così inesorabile, da spingere i pensieri a lambire lo sconforto e la rassegnazione. Osservo distrattamente ogni cosa. Mi dicono che domenica è Pasqua, che il susino è fiorito, le viole, poche, sono sbocciate, gli ulivi hanno messo i “bottoni”, le rondini sono tornate… So che queste cose si manifestano ancora, che tornano anche per me, ma se non me lo dicono non me ne accorgo. Bisogna, allora, pensare all’incanto che ci può prendere in qualsiasi momento, altrimenti è la fine. E per meglio predisporsi all’incanto l’uomo ha nella poesia e nella scrittura, un’arma efficace per contrastare le fisiologiche brutture del suo presente.

            Sono sempre stato una persona volubile. I miei interessi hanno subito continue metamorfosi: dallo sport al sindacato, dai francobolli alle cartoline, dai libri gialli a quelli di fantascienza, dalle monete ai fumetti. Avevo pile di giornalini. Li tenevo nel “solaron d’l mi zi Carlin”: tutti finiti ai topi!. Peccato. Oggi Jim Toro, Kansas Kid, Nick Fulmine, avrebbero una bella quotazione.  A scuola (fino alla terza avviamento) andavo bene solo in matematica.  I problemi matematici mi hanno sempre appassionato: algebra e geometria le mie materie preferite. Stavo ore e ore pur di venire a capo di ogni problema. Oggi non so più nemmeno le tabelline. Leggevo libri in continuazione, sino all’una o due di notte; oggi non leggo più libri, non mi riesce proprio, do loro solo una “scorsa”, poi li ripongo. Non ci crederete ma l’ultimo libro che ho riletto interamente è “I Promessi Sposi”, in ricordo di don Corsini, mio prof. di religione, che diceva: “Se volete scrivere bene, leggete tutti i giorni una pagina dei Promessi Sposi, come faccio io dopo  il breviario”, ed era un grande scrittore. Mi sento un “mezzo morto”. I miei interessi sono la grande poesia (che trovo solo nelle librerie) e scrivere. Non passa giorno senza che mi sieda al computer. Se i cervicali me lo permettono passo ore felici a battere sulla tastiera. Avrò scritto più di mille pezzi, che giacciono incompiuti, abbandonati alla loro mediocrità.

I migliori e più idonei alle direttive continuo a pubblicarli su “Il Sentiero”. Nel mio stato di “mezzo morto”, la cura migliore, la massima fonte di felicità è scrivere una buona mezza pagina. I miei giorni son difficili, se non scrivo. Sono continuamente alla ricerca di argomenti interessanti. Non è facile scovarli. L’importante però è riuscire a trovare la speranza per far passare la giornata. Essere felici e gioire se la pagina che ti porta in un nuovo mondo è buona. Lo scrivere è diventato una medicina, al punto che, quando la mezza pagina mi sembra buona, allora mi sento un “mezzo vivo”. Questo stato di “mezzo morto” mi avvolge ogni pomeriggio e solo con questa cura riesco a non diventare il cadavere di me stesso. Rimanere da solo in una stanza e scrivere è una terapia che consiglio a tutti gli anziani. E non crediate che non ne sareste capaci, s’impara più o meno bene,  tutto.

Mio nonno Luì, mezzo analfabeta, ha scritto un diario della sua guerra del ’15-’18. Peccato che si sia fermato dopo poche pagine. Per lui deve essere stata una fatica tremenda.

Un’amica novantenne, di Sarzana, mi dà le bozze dei suoi libretti affinché io (sic) li corregga prima di stamparli e regalarli a parenti e amici. Ne stampa 100 copie. E 50 copie le stampa l’amico Cinzio  Marchi. Tutte rigorosamente numerate a mano. L’ultimo che mi ha donato è il n.° 18. Questo per dimostrare che non bisogna aspettarsi di essere letti. Poca gente legge: ne volete la prova? Scrivete. Molta gente invece scrive: ne volete la prova? Leggete. A volte nei miei articoli citando dei nomi ( Davidon, Casani Giòbatta, Pellistri, P’legro ecc.) penso di suscitare la curiosità a saperne di più. Niente di tutto ciò. Altre volte ho provato a fare delle provocazioni: niente di niente. Alcuni mesi fa, visto che mai nessuno mi interpellava, ho voluto rendermi conto di quanti leggono i miei “pezzi”.

Ho intervistato dieci persone. Ebbene nessuna di queste aveva letto il mio “capolavoro”.

            Consoliamoci col sapere che, come me, molti non sono mai arrivati là dove sognavano e rassegniamoci. Si può scrivere anche per il solo piacere di passare una mezza giornata affaccendati in un altro mondo e di essere l’unico a rileggersi a pubblicazione avvenuta. D’altra parte se ognuno di noi parlasse solo per dire cose utili e interessanti un silenzio di tomba scenderebbe sulla terra.

 

                                                                                                         


<-Indietro
 I nostri poeti
 Storie dei lettori
 Spiritualità
 I nostri ragazzi
 La redazione
 Galleria Foto
 E Mail
Lunae Photo
Archivio
2022
n°6 Giugno
n°5 Maggio
n°4 Aprile
n°3 Marzo
n°2 Febbraio
n°1 Gennaio
2021
n°10 Dicembre
n°9 Novembre
n°8 Settembre-Ottobre
n°6 Giugno/Luglio
n°5 Maggio
n°4 Aprile
n°3 Marzo
n°2 Febbraio
n°1 Gennaio
2020
n°11 Dicembre
n°10 Novembre
n°6 Settembre-Ottobre
n°5 Giugno
n°4 Aprile
n°3 Marzo
n°2 Febbraio
n°1 Gennaio
2019
n°10 Dicembre
n°9 Novembre
n°8 Ottobre
n°7 Agosto-Settembre
n°6 Giugno-Luglio
n°5 Maggio
n°4 Aprile
n°3 Marzo
n°2 Febbraio
n°1 Gennaio
2018
n°11 Dicembre
n°10 Novembre
n°9 Ottobre
n°8 Settembre
n°7 Luglio-Agosto
n°6 Giugno
n°5 Maggio
n°4 Aprile
n°3 Marzo
n°2 Febbraio
n°1 Gennaio
2017
n°11 Dicembre
n°10 Novembre
n°9 Ottobre
n°8 Settembre
n°7 Luglio-Agosto
n°6 Giugno
n°5 Maggio
n°4 Aprile
n°3 Marzo
n°2 Febbraio
n°1 Gennaio
2016
n°11 Dicembre
n°10 Novembre
n°9 Ottobre
n°8 Agosto-Settembre
n°7 Luglio
n°6 giugno
n°5 Maggio
n°4 Aprile
n°3 Marzo
n°2 Febbraio
n°1 Gennaio
2015
n°11 Dicembre
n°10 Novembre
n°9 Ottobre
n°8 Agosto-Settembre
n°7 Luglio
n°6 Giugno
n°5 Maggio
n°4 Aprile
n°3 Marzo
n°2 Febbraio
n°1 Gennaio
2014
n°10 Dicembre
n°9 Novembre
n°8 Ottobre
n°7 Agosto-Settembre
n°6 Giugno-Luglio
n°5 Maggio
n°4 Aprile
n°3 Marzo
n°2 Febbraio
n°1 Gennaio
2013
n°10 Dicembre
n°9 Novembre
n°8 Ottobre
n°7 Agosto-Settembre
n°6 Giugno-Luglio
n°5 Maggio
n°4 Aprile
n°3 Marzo
n°2 Febbraio
n°1 Gennaio
2012
n°10 Dicembre
n°9 Novembre
n°8 Ottobre
n°7 Agosto-Settembre
n°6 Giugno-Luglio
n°5 Maggio
n°4 Aprile
n°3 Marzo
n°2 Febbraio
n°1 Gennaio
2011
n°11 Dicembre
n°10 Numero speciale
n°9 Novembre
n°8 Ottobre
n°7 Agosto-Settembre
n°6 Giugno-Luglio
n°5 Maggio
n°4 Aprile
n°3 Marzo
n°2 Febbraio
n°1 Gennaio
2010
n°10 Dicembre
n°9 Novembre
n°8 Ottobre
n°7 Agosto-Settembre
n°6 Giugno-Luglio
n°5 Maggio
n°4 Aprile
n°3 Marzo
n°2 Febbraio
n°1 Gennaio
2009
n°11 Edizione speciale
n°10 Dicembre
n°9 Novembre
n°8 Ottobre
n°7 Agosto-Settembre
n°6 Giugno-Luglio
n°5 Maggio
n°4 Aprile
n°3 Marzo
n°2 Febbraio
n°1 Gennaio
 
     
 Copyright 2009 © - Il Sentiero. Bollettino Interparrocchiale di Ortonovo (SP) Crediti