N° 5 - Maggio 2010
Memorie Missionarie
di Padre Carlo Cencio

 

 

Memorie Missionarie

 

 

                   BATTESIMO  A  OGNI  COSTO

 

            Fino ad alcuni anni fa si poteva notare una certa corsa al battesimo. In certi villaggi essere battezzati era segno di evoluzione e di modernità e tutti gli anni si facevano battezzare dai venti ai trenta adulti. In genere i battesimi si amministravano a Natale e soprattutto a Pasqua. La veglia pasquale è sempre stata, nella Chiesa, il momento della nuova nascita: l’”uomo vecchio” si immerge nel fonte battesimale per rinascere con Cristo alla vita divina. Tutti sono come bambini appena nati; è per questo che i neobattezzati si chiamano “neofiti”, cioè nuovi nati.

         Questo significato profondo del rito, purtroppo, molto spesso rimane incompreso. Ciò che i più capiscono è che, in primo luogo, anche loro sono diventati cristiani come gli altri e potranno fare la comunione, e che, insomma, hanno raggiunto l’uguaglianza. Quindi: potranno fare una festa, si vestiranno di bianco e saranno applauditi dalla gente, accompagnati fino alla capanna con canti e danze, che continueranno fino al mattino dopo. Inoltre il demonio sarà cacciato lontano e potranno sperare di stare più in pace e tranquilli. L’ultimo aspetto interessante è che alla celebrazione ci saranno tanti invitati con scambi di doni, cibi e bevande.

         L’importanza di queste cose esteriori è tale che può diventare la ragione fondamentale della festa, al punto che si possono verificare perfino battibecchi, pianti o violenti tafferugli contro chi la ostacolasse. A volte, infatti, occorre rinviare il battesimo del catecumeno  perché la sua conoscenza della dottrina cristiana è insufficiente, o perché deve ancora regolarizzare il matrimonio, o perché vi è una lite grave in famiglia. Queste e altre ragioni restano per loro difficili da accettare. E’ il catechista che, in buona coscienza, deve presentare al padre missionario i catecumeni per gli esami del battesimo e i cristiani per gli altri sacramenti. Il padre missionario, infatti, non può conoscere bene tutti né sapere tutto ciò che capita nel villaggio, perché ci va sporadicamente. La presentazione dei candidati, pertanto, dipende dal catechista.

         Ci sono vari tipi di catechisti, che potrebbero essere distinti in mafioso, osservante e politico. Il mafioso è colui che prende le parti dei suoi catecumeni anche se non sono preparati, li presenta comunque o addirittura si fa dare una mancia per la promozione. L’osservante è quello che prende seriamente le sue responsabilità davanti a Dio e alla Chiesa. Non si lascia comprare da nessuno. Presenta le persone e i casi realmente come sono. E’ ligio alle regole e all’esame di idoneità al battesimo. Il politico, invece, tiene il piede in due staffe. Si barcamena fra le esigenze della Chiesa e quelle del villaggio. Non chiede soldi, ma usa l’arte del compromesso. Con il debole è severo, ma cede di fronte ad un parente o a un notabile del villaggio.

         Tocca al padre conoscere i catechisti ed evitare ingiustizie. Nella mia brousse, André rappresentava il primo tipo e mi è toccato sostituirlo. Etienne era piuttosto del terzo tipo e l’ho aiutato finché non ha cambiato atteggiamento. Paul era piuttosto uno del secondo tipo… ed è finito nei guai. Ho dovuto salvarlo in extremis. Era catechista a Bawi, un grosso villaggio di gente manesca e facile al bere. Tuttavia, ci tenevano alle grandi feste e alle belle figure. Spesso non frequentavano il catechismo, con la scusa dei funghi, della caccia, dei bruchi, delle piantagioni… Quando però arrivava il momento degli esami erano tutti lì. Molti avevano già fatto gli inviti o si erano già procurati il vestito: pantaloni neri, camicia bianca, cravatta. Le donne avevano già confezionato la tunica bianca o avevano già scelto come e con chi acconciarsi i capelli. I giovanotti erano già andati a caccia per procurarsi l’antilope o la scimmia per il pranzo degli invitati. Altri avevano già scelto la capra da uccidere come contorno per la polenta di manioca.

         Ecco: quel giorno erano tutti lì per l’esame del battesimo. Ero arrivato al mattino presto con la “tre cavalli”. Mi ero sistemato davanti alla chiesa con una sedia e un traballante tavolino. La gente sedeva su traversini di legno; qualcuno s’era portato uno sgabellino e altri sedevano per terra.

         Il catechista faceva l’appello. A uno a uno passavano davanti a me. Cominciava l’esame. Questo non consisteva esclusivamente in domande di catechismo, ma si trattava di una serie di domande per conoscere la persona, la sua vita, le sue intenzioni, la posizione familiare e sociale. Cercavo di scoprire se aveva fatto un cammino spirituale verso la vita cristiana attraverso cambiamenti e conversioni. Mi soffermavo anche sulle abitudini del candidato e quindi cercavo di sapere se beveva  troppo, se rubava, se era un libertino, se era violento o falso…

         Finalmente arrivavo all’ultimo capitolo. Chiedevo se aveva frequentato la chiesa, se era andato a pregare, se aveva preso parte alle lezioni di catechismo. Quest’ultimo aspetto risultava estremamente chiaro dal registro del catechista. Tutti gli altri aspetti infatti erano chiariti anche attraverso testimonianze dei consiglieri, del catechista e degli altri cristiani presenti, mentre le presenze risultavano matematicamente solo dal registro. E Paul lo aggiornava con grande cura. Su quel quaderno, a ogni presenza corrispondeva una crocetta e a ogni assenza uno zero. Bastava contare. Mentre il catechista del primo tipo, per non avere noie, segnava quasi tutte crocette con pochissimi Zeri, Paul era responsabile e non barava. Proprio per questo, quella volta, parecchi uomini e varie donne furono semplicemente esclusi dal battesimo. Ma il giorno dopo il battesimo, apriti cielo! Mi vidi arrivare alla missione un biglietto spiegazzato, strappato appunto dal registro, in cui si diceva: “Padre, ti prego, vieni subito a salvarmi, mi vogliono ammazzare. Grazie, tuo catechista Paul Caporal”. Si chiamava Caporal, ma non era un caporale e per di più era lontano dal suo villaggio. Non pensavo che si trattasse di questioni religiose e, prima di partire, chiesi ad un poliziotto di accompagnarmi. Sapevo che in quel villaggio non scherzavano. Vi arrivai in poco più di mezz’ora. Il silenzio fra le capanne e sulla strada lasciava indovinare l’agitazione. Il catechista mi corse incontro con la moglie Anne. Lui riportava ferite e sanguinava, lei era terrorizzata.

         Il poliziotto radunò tutti davanti alla casa del sindaco e improvvisò un’inchiesta, escludendomi dall’assemblea. Al termine della lunga seduta Paul mi disse: “Io voglio andare via di qui, non ci posso più stare; portami a Baoro”. Caricammo le masserizie, la moglie e i bambini. Lungo la strada  scaricai il poliziotto, che doveva compiere una nuova missione. Appena soli, chiesi a Paul: “Ma cosa è successo?”.  “Sono cattivi. Io non sono di questo villaggio. Nessuno mi sosteneva. Quando abbiamo fatto gli esami, ne abbiamo bocciati troppi e la colpa l’hanno data tutta a me. Volevano il battesimo a ogni costo. La festa del battesimo è stata una vergogna, perché molti avevano fatto l’invito a vuoto. Le donne soprattutto sono state feroci con me e i loro uomini sono venuti a picchiarmi”. “Non avrei immaginato. Ma il poliziotto cosa ha deciso?”. “Lui e il sindaco hanno deciso che io mi sono difeso troppo violentemente e ha multato anche me, ma io non ho soldi. Se non pago devo andare in prigione”. “Ho capito, Paul, vedremo di aggiustare tutto, la Provvidenza è grande”.

         Appena arrivato a Baoro andai a pagare la multa del catechista e subito dopo cominciai a trattare per comprargli una casa. Fu da quella volta che cominciai a comprendere perché molti volessero ad ogni costo il battesimo.

 

                                        Padre Carlo Cencio, missionario carmelitano in Centrafrica. 

 

                    

 


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