N° 5 - Maggio 2010
I nostri poeti
  Ascensione
di Padre Maurilio Montefiori


 

 

 

 

Era il meriggio

Il sole splendente

Gesù strinse al suo petto

Le tue mani tremanti

Assieme alle sue

Ancora macchiate di dolore.
Ti condusse

Al colle di Betania

E saliva tra cirri d’oro.
Voi tornaste al cenacolo

E vi seguiva

Lungo la via

Silenzio infinito

La potenza dell’alto

E il murmure

Di messi frementi

Al tepore di maggio.

 

                                      

 

  Grazie di tutto - L'amore più grande
di Carlo e Giovanna


 
 

GRAZIE  DI  TUTTO

 

            Grazie di tutto. Grazie, Nanna, del cuore con cui vivi la tua vita, e della gioia con cui ne assapori le bellezze e le dolcezze; e della serenità con cui ne sopporti le contrarietà e le amarezze. E grazie del sorriso con cui la illumini.

         Grazie per l’innocenza e lo stupore con cui guardi il cielo con la sua aria, la sua luce, la sua luna e le sue stelle; e per il cuore con cui guardi la natura, con la sua vita, con i suoi colori, i suoi profumi, la sua bontà.

         Grazie del cuore con cui scrivi le tue poesie; e per il cuore con cui le leggi a me e agli altri; e grazie per la gioia che provi, quando gli altri, che le leggono, ti dicono che sono belle e profonde. E grazie per il profumo di cui esse profumano la vita.

         Grazie per la gioia con cui vivi questo Natale; per la poesia con cui hai fatto il presepio: il tuo presepio; per la gioia mia, degli ospiti che vengono, e tua; grazie perché ogni volta lo fai ammirare come il simbolo della tua casa, della nostra casa, del tuo focolare domestico, della tua serenità e della tua felicità. E grazie per la dolcezza e la pensosità con cui, nei momenti in cui sei con te stessa, canti sottovoce “Tu scendi dalle stelle”; e ogni altro canto religioso di nostalgia e di edificazione.

         E grazie per la determinazione con cui oggi, Natale, nonostante fossimo soli, hai voluto che nella nostra casa fosse festa. Grazie per le candele rosse accese durante il pranzo, per la tovaglia natalizia, per i piatti, i bicchieri e le bottiglie dalla fattura elegante, per le posate d’argento, per il tortino, per le patatine al burro, per il dolce casalingo al caffé e al cioccolato che hai voluto tu stessa confezionare, per il caffé e per tutto; e soprattutto per la serenità, la gioia e il sorriso con cui sedevi di fronte a me, a rendermi lieta e sacra la festa.

         Grazie per tutte le altre cose belle e grandi, che ora non ricordo; e per tutte le altre che ricordo e che sarebbe lungo menzionare. E grazie anche, e soprattutto, perché sei mia moglie e io tuo marito.

         Grazie di tutto. Con amore, tuo Carlo.

 

L’AMORE  PIU’  GRANDE

 

Dopo averne parlato molte volte,

ancora mi ritrovo a domandarmi

se c’è un amore tra tutti più grande;

e, se c’è, in che cosa esso consista.

Se c’è, credo esso sia nel poter dire,

con intima certezza a chi ama

le poche semplicissime parole:

“Con l’ultimo pensiero della mente

e con l’ultimo battito del cuore,

mentre si accenderà, in un solo lampo,

la visione di tutta la mia vita,

è te che troverò nel mio ricordo,

è te che cercherò nel mio rimpianto”.

Son parole che anch’io ti posso dire.

 

 

                                                Maria Giovanna

 

 
 

  Porta chiusa
di Berny


 

 

 

 

 

Una porta chiusa!

Cambi strada con una scusa.

Una porta chiusa!

Non sei all’altezza,

chiedi una gentilezza.

Una porta chiusa!

Di nuovo, ora basta

con i piedi sopra l’asta.

Una porta chiusa!

Che scoperta!

Ma la sfida rimane aperta.

 

 

 



  GIOGAR A MANDA
di Mario Orlandi


 

 

 

GIOGAR  A  MANDA

 

La cacia alta o non alta,

p’r Renatino

‘ntent a mandare

partend dal porton d’la Geltrù,

poc valeve,

ma la bal’a la voleve.

 

‘L Pelo gh’er pu preciso:

i partiv dal marmolin

e i riusciv a sfilar la bal’a

sgrenz a Nib’lin,

la batev sul port’ghé morta

p’r aver ‘na cacia alta.

 

Fra i gion d’la nova leva,

Pepo i vo’ la bal’a pesa

e, forse, gh’è ‘l pu professionista

p’rché mandand i riesc a dar batosta

a chi, senza tanta preparazion

pu che altro i fa d’la confuscion.

                    

                                                 

 

 

 

                GIOCARE A ‘MANDA’- La ‘caccia’ alta o non alta, per Renatino (Da Milano), intento a ‘mandare’ partendo dal portone della Geltrude (Cervia, titolare di una bottega di commestibili), poco valeva, ma la palla volava. Il Pelo (Ernani Micheloni) era più preciso: partiva dal ‘marmetto’ e riusciva a sfilare la palla grenza (rasente) la casa di Annibalino, batteva sul terrazzino morta per avere una ‘caccia’ alta. Fra i giovani della nuova leva, Beppe (Tenerani) vuole la palla pesante e, forse, è il più professionista perché ’mandando’ riesce a dare batosta a chi, senza tanta preparazione, più che altro fa della confusione.

N.B.) MANDA: è un gioco caratteristico di Nicola, per due squadre di cinque giocatori ciascuna. Consiste nel lanciare, colpendola col palmo della mano, una pallina sferica composta di spicchi di cuoio cuciti con maestria, appesantita di stoffa e un’anima interna di piombo, per complessivi 40 grammi, dal fondo alla sommità della Piazza della Chiesa. Ogni squadra ha l’uomo che ‘manda’, cioè che colpisce e lancia la pallina verso la sommità della piazza. La squadra avversaria, disposta alla sommità della piazza e nello stretto corridoio fra la chiesa e la casa laterale, cerca di respingere la pallina colpendola col palmo della mano e nessuna altra parte del corpo (pena ‘fallo’ e punteggio per l’avversario). Dove la palla si ferma, dopo il batti e ribatti, colpita o direttamente o al primo rimbalzo da terra, viene fatto uno ‘sputo’ e quella è la ‘caccia’, il punto che gli avversari devono superare nel loro turno di ‘manda’: di cacce se ne piazzano tre. Il punteggio, molto simile a quello del tennis, va di 15 in 15: 15 se superi una ‘caccia’, 30 per due ‘cacce’, 40 e buono per tre e punto alla ‘caccia’successiva. Altrimenti se il superamento è a fasi alterne, si va a 15-15, 30-15, 40-15, punto al successivo superamento di ‘caccia’.

 

 

 

  COME VORREI
di Ugo Ventura, da ‘Un fiume di ricordi’.


 

 

 

 

Da bambino sognavo

Mille cose

Per crearmi un mondo.

 

Da grande ho trovato

Un mondo

Con mille cose da fare.

 

Da vecchio non ho più

Il mondo

E vorrei fare mille cose!

 

Ugo Ventura, da ‘Un fiume di ricordi’.

 

 

  SILENZIO
di Marisa Lisia


 
 

 

 

Mio amato Signore,

Tu che di quando in quando

improvviso e silenzioso

dolcemente mi rapisci il cuore,

mi inchino riverente

all’augusta tua presenza

viva nel mio spirito ribelle!

Oh! Rimani da Sovrano ancora,

agisci con potenza

distruggendo in me

ogni resistenza.

Ed io, suddita, sarò schiava

del tuo potere arcano.

irradia con potenza

la mia povera vita.

Silenzio struggente, irraggiungibile

anelito del cuore.

Signore, ti seguirò sempre,

anche sulla croce?

Sublime Realtà, non mi lasciare

mai al mio volere!

Quando nella mia anima

sarà passata la bufera e la pace

che supera ogni intelligenza umana

Scenderà in me,

solo allora penserò

di essere annoverata nella rosa

dei tuoi figli prediletti.

                                                         

 

 

 

  VERGINE MARIA
di Maria Angela Albertazzi


 

 

 

Luce più forte del sole,

Che irradi in tutti i cuori calore.

Il tuo sorriso incanta l’anima

Di chi vive e di chi muore.

Il tuo sguardo posi su noi

Con infinito amore,

Nella gioia e nel dolore.

Sotto il tuo manto trapunto di stelle

Proteggi il saggio

E perdoni il peccatore più ribelle.

Il tuo cuore noi abbiamo trafitto

Ma sappiamo del tuo amore infinito.

Madre del Signore,

Ci hai adottati come figli tuoi;

Affidiamo a te le nostre pene

Perché siamo sicuri del tuo bene:

Ti facciamo tante promesse

Che poi non manteniamo:

Aiutaci ad aver forza e fede,

E dacci tu una mano.

Guardaci ancora, col tuo sguardo materno:

Che il nostro amore per te sia eterno.

Spalanca le tue materne braccia

Su questo mondo alla deriva che si slaccia.

Fa che si veda sempre la luce del tuo amore

Che ci avvolge,

E che ognuno di noi accoglie.

Ai tuoi piedi ci inchiniamo,

Con anima e cuore ti invochiamo,

Perdono per il mondo ti chiediamo,

Pace e carità imploriamo

Per ogni uomo che incontriamo.

Se vorrai, ci aiuterai,

Dolcissima Vergine Maria.

E così sia.

 

 

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