N° 3 - Marzo 2022
I nostri poeti
  A M A T E
di p. Maurilio Montefiori



Amate come ama – chi tutto dona

amate come ama – chi nulla chiede

amate come ama – chi tutti soccorre

amate come ama – chi tutti perdona

amate come ama – chi muore per gli altri.

Amate col cuore di Dio

che è Padre – che è Madre

amate come ama Iddio.


  CHI SIAMO ?
di A. Maria Tarolla



Siamo gli innamorati di Monna Lisa,

incantatori di serpenti

sulle rive di una Gerusalemme

a tessere danze.

 Ma corriamo impetuosi

per il posto in prima fila.

Belli da mozzare il fiato

e l’anima nera.

 Non abbiamo fatto i conti

col signore della porta accanto

che batte sul muro e chiede silenzio.

 Quale libertà avremmo conquistato

se non ce l’avesse rimessa

chi è venuto molto tempo prima.

 Abbiamo scoperto l’amore

( ma non c’era di già? )

destinato a divenire un ricordo

e non è detto che si trovi

chi lo raccolga.

 Noi, come pazzi, correndo nella folla,

chi siamo? Che nome abbiamo?


  ELEGIA
di p. Maurilio Montefiori



Salici piangenti

lungo placide acque

colorate di cielo,

l’azzurro che v’innamora

perché non vi rende festanti?

Perché vi curvate

sul prato

quasi a porgere le lacrime

ai fiori?


  LA ROSA E LA VITA
di M. Grazia Podenzana Belli



La nostra vita

è come una rosa.

 Da bambini

assomigliamo ad un bocciolo,

da ragazzi

il bocciolo si apre,

la bellezza ci fa adulti,

il bocciolo è diventato rosa,

e insieme al fiore,

ha accumulato le spine.

 La rosa è la vita.

 Bellezza di fiore  =  felicità

Spine di fiore  =  dolore

Conclusione:

bellezza di vita  =  felicità

spine di vita  =  dolore.

 La rosa e la vita!


  ANTICHI SOGNI DI PRIMAVERA
di M. Giovanna Perroni Lorenzini



Ho un’essenza di fiori che risveglia

in me, un istante, antiche primavere:

calata entro una valle rugiadosa

in cerca di violette profumate

( le bianche, più inodori, le celesti

e quelle viole scuro, le più ambite ),

ne facevo mazzetti a tre colori

racchiudendovi i sogni del mio cuore,

sogni di bimba, vaghi, indefiniti,

ma freschi ed olezzanti come fiori.


  RIFLESSIONE
di Andrea Valentini



Mettiti di sera, in silenzio

e ascolta il tuo cuore,

ascolta cosa dice.

In quel momento tutto si crea e

tutto si distrugge, in una magia,

in un miraggio felice

del nostro essere.

Tutto in quel momento è costretto a essere messo da parte,

l’ego, l’amor proprio,

i problemi costruiti sul nulla.

E si sogna, umanamente,

sugli amori, sulle speranze,

sulle ambizioni,

sui sorrisi mancati, sulle abitudini rotte.

Fuori finalmente c’è il sole

e i canarini si pavoneggiano tra canti soavi.

Un bambino rincorre un pallone rosso

e giunge tra le braccia del nonno che in braccio lo bacia.

Alla finestra sta la gioventù sperata,

e fissa l’orizzonte piena di speranze.


  La ninna nanna de la guerra
di Trilussa ( 1914 )



Nanna nanna, nanna ninna,

er pupetto vò la zinna:*

dormi, dormi cocco bello,

sennò chiamo Farfarello

Farfarello e Gujermone

che se mette a pecorone,

Gujermone e Ceccopeppe,

che se regge con le zeppe,

cò le zeppe d’un impero

mezzo giallo e mezzo nero.

 

Ninna nanna, pija sonno

chè se dormi nun vedrai

tante infamie e tanti guai

che succedeno ner monno

fra le spade e li fucili

de li popoli civili.

 

Ninna nanna, tu nun senti

li sospiri e li lamenti

de la gente che se scanna

per un matto che commanna;

che se scanna e che s’ammazza

a vantaggio de la razza

o a vantaggio d’una fede

per un Dio che nun se vede,

ma che serve da riparo

ar Sovrano macellaro.

 

Chè quer covo d’assassini

che c’insanguina la terra

sa benone che la guerra

è un gran giro di quatrini

che prepara le risorse

per li ladri delle Borse.

 

Fa la ninna, cocco bello

finché dura sto macello:

fa la ninna ché domani

rivedremo li sovrani

che se scambiano la stima

boni amichi come prima.

 

So cuggini e fra parenti

nun se fanno comprimenti:

torneranno più cordiali

li rapporti personali.

 

E riuniti fra de loro

senza l’ombra d’un rimorso,

ce faranno un ber discorso

su la Pace e sul Lavoro

pe  quer popolo cojone

risparmiato dal cannone.

Trilussa  ( 1914 )

 

* zinna:  capezzolo (vuole essere allattato)

 

  PRIMAVERA
di Fiorella Bologna


PRIMAVERA

 

 Ho visto la montagna salire il bosco

e l’aria impazzire:

era primavera.

 

Rompeva foglie e rami il mio corpo, e bacche accese,

e solitudine.

 

Mi allargava le braccia il sentiero,

si rompevano teneri fiori sul viso.

 

Tempesta di petali e corolle, api ed ali leggere,

polline e nidi, e profumi, canti e ancora vita:

era primavera.

           

 

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