N° 4 - Aprile 2012
I nostri poeti

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  Santo Stefano Magra
di Carlo Ferrarini


 
 

 

Quando le lunigiane montagne

aprono il balcone sulla valle

e la Magra distende le sue rive

Santo Stefano è sulla collina

a indicare la prossimità del mare.

Nato fra castagni, cerri e pini

come un cardo selvaggio

fiorì paese con le sue case

recinte di fossi e di mura.

Cresciuto guardiano di fiumane

eresse argini ai pantani gorghi

rendendo fertili ghiarroni, paludi,

folte macchie di giunchi ed ontani.

Sotto i tetti bruni sbocciarono gli amori

le culle ricamate.

Orti, vigneti, ulivi alle colline.

Furono callose mani a rendere vivi

i sassi levigati della Magra

innalzando sulla primitiva pieve

l’eccelsa barocca chiesa

ora prestigio nostro e gloria.

Sono ancora queste le tue rive,

che già in epoche lontane,

divennero crocevia di torme

saracene, lombarde, spagnole,

francesi e teutoniche hitleriane.

Ma Santo Stefano fibra resistente

dalle orride invasioni e pestilenze

con leggiadre fronde rinasceva

vicino a Serazana.

Così veloci sono corsi i tempi

come le fiumane sotto gli archi dei ponti

Santo Stefano ancora si distende

tra il fiume e le colline

sferzato dai suoi venti

 

 
 


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  ACUTA BRAMA DI POESIA
di M. G. Perroni Lorenzini


 
 
 

Pare ogni atto un povero trastullo

che compio, astratta, con astratto cuore,

mentre un forte limìo mi strugge e rode,

perché da tempo ascolto, giù nel fondo,

cercare la sua via, senza trovarla,

un ruggente torrente di parole.

 

 

Fotografia di Alice Lorenzini

 
 
 
 

  AMO LA VERITA’
di Ugo Ventura


 
 

Amo la verità

come la luce del giorno,

il calore del sole,

il brillare delle stelle.

 

Amo la verità,

sempre e ovunque,

perché la verità

mi fa sentire

migliore!

 
 

  PADRE, PERCHE’? (iuxta crucem)
di Padre Maurilio Montefiori


 
 

Le tue lacrime

scendevano

fino alla terra,

su pietre di sangue.

Anche tu lo sentivi

l’abbandono del Padre

e gridavi

nel silenzio il tuo dolore.

“O Dio,

tu non l’ascolti?

Egli è mio Figlio!”

Eri l’unica lassù

i cui occhi

potevano implorare,

o sola Degna.

Ma il Ciel non rispondeva

ed a te parve

di morire,

o Silente,

perché Lui moriva.

 
 

  25 APRILE: GIORNO DI FESTA
di Paolo Bassani


 

 

Finito è l’inverno

nel tiepido sole d’aprile:

è giunta la nuova stagione;

nel cielo squarciato

compare il sereno;

l’erba nasconde

la terra ferita.

Rinasce la vita

dalle macerie.

Il cuore straziato

ritorna a sperare.

Un giorno lontano?

Non per chi lo visse;

non per chi lo attese

nel sacrificio e nel dolore;

non per chi ne fu artefice.

Ai figli,

nel ricordo dei padri,

l’immutata speranza.
 
 


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  DANTE AL CORVO
di Anna Maria De Ghisi


 
 

Qui, dove quietano tempeste

su terra addossata a fianchi di roccia,

dimora protetta da un manto di pini

e da un mare tutta spuma

e alghe soffiate dal fondo;

nel luogo

in cui mette radici la pazienza

venne a chiedere pace.

Dentro scie lontane,

fin dove giunge l’infuocata sfera,

il Vate affondò il pensiero

e al respiro di limpide brezze

riaccese il canto

che avrebbe portato alle stelle:

quel canto che un frate raccolse

e depose nel tempo.

 

                                                              
 

  GIORNO DOPO GIORNO
di M. Angela Albertazzi


 
 

 

Dio ci dà col suo grande amore

un evento portentoso

 e infinitamente misterioso:

ogni giorno ci offre il suo cuore.

Dio il buono, il saggio, il potente,

di un mondo ci ha degnato

che noi avremmo dovuto mantenere

come ce l’ha donato.

Lì c’è una grande scala

che sembra infinita

e noi dobbiamo salirne

ogni giorno un gradino

per tutta la vita.

Appena si nasce

s’incomincia ad arrancare;

all’inizio vediamo luci e colori,

il volto e l’aiuto dei genitori,

poi, bene o male si avanza,

entrando sempre più nella “mattanza”.

L’uomo, per Dio così importante

reagisce in modo mortificante

per il suo egoismo imperante,

privo di umiltà e di carità

e troppa gente muore senza pietà.

Dio suo figlio Gesù ci ha mandato

affinché il Paradiso fosse il primato.

Gli uomini, con ingratitudine

lo hanno condannato;

 tanti lo han deriso e rinnegato,

quelli che, prima, lo avevan acclamato.

Han condannato Colui

che ci ha insegnato

a salire giorno dopo giorno

quegli scalini, per andare lassù,

dove il Padre attende

il nostro ritorno.

 

                                         

  ROME’ E LA MEGLIA
di Mario Orlandi


 
 


Romè d’Nando e la Meglia d’ Gagiòn

i gh’er’n pogo as’tà ‘n t’l sagrà:

tut la richeza d’ p’nscionati

gh’ere ala Fosja:

fruta, v’rdura e po’ vin bon

 lagiù i gh’er sempre.

P’r tuti i gav’n ‘n consigl’o,

‘n pomo d’ chi rodei,

‘na grana d’uva moscata,

‘n figo fioron o un d’ chi neri:

basta non ‘ndare ‘n t’l scito.

Romè i partiv presto

e gh’arv’nive al son d’l campanon

e ‘l su saluto gh’ere:”O ninon!”.

              

                                           

 

 

ROMEO E AMELIA -   Romeo (Montefiori) di Nando e Amelia di Gagiòn c’erano poco seduti nel sagrato: tutta la loro ricchezza di pensionati era alla foce: frutta, verdura e poi vino buono laggiù c’erano sempre. Per tutti avevano un consiglio, una mela di quelle rotelle, un acino di uva moscata, un fico fiorone o uno di quelli neri: bastava non andare nel terreno. Romeo partiva presto e ritornava al suono del campanone e il suo saluto era: “O ninon (o ragazzo)!”.
 
 
 


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  PREGHIERA SULL’USO DEL DENARO
di Madre Teresa di Calcutta


 
 

O Signore,

tu ci hai rivelato che il Padre nostro nei Cieli

si prenderà cura di noi, nello stesso modo in cui

si prende cura dei gigli dei campi e degli uccelli

che volano nell’aria;

tu che non hai avuto neppure un luogo

dove poter riposare e adagiare il tuo capo affaticato,

ti prego, insegnaci:

insegnaci ad aver fede nella provvidenza di Dio

e a non confidare nella nostra umana avidità.

L’avidità non ha mai reso felice nessuno.

Fa’ che ci arrendiamo a te

rendendoci strumenti della tua volontà.

Benedici il denaro che nel mondo è usato

così che l’affamato possa essere nutrito,

l’ignudo rivestito,

il povero preso a cuore,

l’ammalato curato.

Signore, donaci il tuo Santo Spirito,

così che, con la fede che tu ci concedi,

noi si possa chiaramente sentire

di essere per te più preziosi

anche del giglio più bello,

anche dell’allodola che canta nel cielo.

Amen.

                                                           

 

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