N° 9 - Novembre 2009
I nostri poeti

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  Cristo
di Anonimo fiammingo del xiv secolo


 

 

 

Cristo non ha più mani

ha soltanto le nostre mani

per fare il suo lavoro oggi.

Cristo non ha più piedi

ha soltanto i nostri piedi

per guidare gli uomini sui suoi sentieri.

Cristo non ha più voce

ha soltanto la nostra voce

per raccontare di sé  agli uomini di oggi.

Cristo non ha più forze

ha soltanto il nostro aiuto

per condurre gli uomini a sé.

Noi siamo l’unica Bibbia

che i popoli leggono ancora;

siamo l’ultimo messaggio di Dio

scritto in opere e parole.

 

              

 

 

  Preghiera
di Paola G. Vitale


 

 

Il primo quarto di luna

si alza sul mare

e pei campi di Luni

si va a vendemmiare.

Fa caldo davvero:

è come in estate,

l’equinozio d’autunno

non dona gran pace.

Si prega e si spera

di poter proseguire,

ma, intorno alla vita,

si segue a morire.

Sei Tu la speranza,

Signore dei forti,

fortezza dei deboli,

salvezza dei morti!

 

 

  Preghiera Burunge
di Padre Maurilio Montefiori


 

 

O LETU,

o sole che accendi le aurore

sugli oceani lontani

e splendi sulla savana e sulla foresta,

spirito di ILATHLEMU,

che governi le nubi,

chiami l’uomo alla vita

e lo spingi

al villaggio dei MIZIMU.

Noi T’invochiamo Yodori,

Dio nostra Madre.

 

                                                           

Letu: è il sole, luce e potenza

Ilathlemu: è lo spirito che domina ogni cosa

Mizimu: sono gli antenati e i defunti che s’incontrano

               nel villaggio dei buoni.

 

  La casa dei nonni
di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi


 

 

Ricordiamo Ceccardo a novant'anni dalla morte                                 

                                 

 LA CASA DEI NONNI  (Ceccardo Roccatagliata Ceccardi)

 

         Ancora un’immagine del mondo della fanciullezza ortonovese. Ritorna in questo sonetto la casa degli Avi in precedenza ricordata, ritorna la figura della madre (qui accompagnata dalla breve e tradizionale similitudine con la rondine). Ma ritorna soprattutto il senso del contrasto doloroso tra un’infanzia vitale (che sa di grida e anche di pane) e un presente doloroso e squallido, dalla consapevolezza disincantata espressa dalla finale allusione classica: quel polve e tenebrore che riprende l’oraziano pulvis et umbra.

 

Metro: sonetto (ABBA, ABBA, CDC, EDE).

 

 

Or per le stanze dai balconi chiusi

raggio non entra che diffuso rida,

non fuma pane al forno, e non son grida

di pargoletti labbri al sol dischiusi.

 

Sol pel tetto fra i tegoli soffusi

di crittogame (1) ancor gaia s’annida

la rondinella come april sorrida,

e i nati educa coi suoi dolci usi.

 

E a lei domanderò se a la natia

casa risalga: o rondine vedesti

qui la mamma tornar? Tornò la mia

 

morta, alla sua, fremendo amore,

forse un giorno, a cercar i figli mesti

e non trovò che polve e tenebrore?

 

 

 

 1) Piante che non hanno organi riproduttori visibili

Dal libro “Questa di castelli nobil terra”di Lorenzo Vincenti (edizioni Giacchè).

 

 

 

  Tanta calma e 'immobilità'
di Mario Orlandi


 

 

 

 

 

‘L cresc’r l’erba fra i sasci,

‘l v’der la cà s’rà

o i bughi neri ‘n ti muri sgr’tolà

i n’è ‘n sintomo,

ma ‘na realtà dura e nera

p’r ‘n paeso che la storia

i gh’a fa con i grandi,

‘n tempi duri ma felici

p’r la cosa bela realizà,

p’r la vita d’omi lib’ri

concessa a tut i paesan veri.

La  storia  ai gropi duri

La n’nsegn gnente

se a ognun gh’nterese la su cà

e gn’anc ‘l borgo,

men che meno ‘l paeso vech’o e sgr’tolà

chi p’rmete

però

d’ viv’r ‘n pace,

senza cofuscion,

p’corendo piaza e corta

‘n mezo ai gati stranà al’ombra

avviliti, anca lor come tanti,

d’tanta calma e ‘mobilità.

 

 

 

 

 

TANTA CALMA E IMMOBILITA’ – Il crescere l’erba fra i sassi, il vedere le case chiuse o i buchi neri nei muri sgretolati non è un sintomo, ma una realtà dura e nera per un paese che la storia l’ha fatta con i grandi, in tempi duri ma felici per le cose belle realizzate, per la vita da uomini liberi concessa a tutti i paesani veri. La storia alle teste dure non insegna niente se ad ognuno interessa la sua casa e nemmeno il borgo; men che meno il paese vecchio e sgretolato che permette però di vivere in pace, senza confusione, percorrendo piazze e corti in mezzo ai gatti sdraiati all’ombra avviliti, anche loro come tanti, di tanta calma e immobilità.

 

 

                                                                            

                                                                                                                                             

  Spazio per tutti
di B.M.


 

 

Cè uno spazio tra cielo e mare

che mi piacerebbe occupare.

Svegliarmi in giorni sereni

e non distinguere i due estremi.

Colori uniformi, spazi vuoti e pieni

che distingui con la presenza

di gabbiani e barche a remi,

ma affidati alla gravità!

Non hai capito?

Non cè calcolo e formula che tenga.

Gioca solo la fantasia

che è la chiave per cui tu lottenga.

 

 

  Hanno bombardato la luna
di Maria Angela Albertazzi


 

 

Luna, decantata da tanti poeti;

quanti innamorati al tuo chiaror

si sono amati sentendosi protetti!

Guardata e studiata da milioni di studiosi

che cercano tra i crateri

qualcosa che il mistero sveli.

Gli americani han fatto di tutto

Andando lassù a fare un “tuffo”:

un miracolo è sembrato

quando i due uomini i piedi vi han posato.

Mai nei secoli alcuno aveva osato,

ma da quel momento il concetto è mutato

e il cielo di tanti rottami si è sporcato.

In tanti modi con sonde robot ispezionato:

ma con quale risultato?

E ora la luna han bombardato;

dicono per vedere se c’è l’acqua:

per questo l’hanno fatto!

Vogliono fare come qui sulla terra

riducendola come una gruviera.

Mi dico: questi la testa non l’hanno più,

farebbero bene a spendere quei soldi quaggiù.

Vogliono vendere a lotti pure la luna

per dei “lunatici” che sprecano una fortuna.

Milioni di persone senza un tetto e un letto

Che di stenti rischian di morire:

questi alla luna non sanno proprio che dire!

La triste luna ferita e violata

li guarderà pensando: questa Terra è matta.

Hanno tolto l’illusione ai giovani di quaggiù

che all’amica luna non credono più;

han preparato stazioni spaziali

ma ci voleranno solo certi tali…

I poveri resteranno saldi qui

a guardare le navette che verranno lì.

I pezzi di luna non occorrerà prenderli lassù:

saranno loro stessi che verranno giù.

 E’ cominciata la guerra stellare, e chi li ferma più,

ora faranno a chi ne conquista di più.

 

 

 

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