N° 10 - Dicembre 2019
Caro Gesù Bambino
di Antonio Ratti

  

Caro Gesù Bambino,

 voglio scriverti per tanti motivi. Ormai sono 25 anni che lo faccio, ma le ragioni non diminuiscono, anzi aumentano di numero e gravità.
Ti scrivo prima di tutto perché so che Tu mi leggerai di sicuro, a differenza degli umani, e sono anche certo che la mia lettera non rischierà di finire nell’archivio della dimenticanza come accade ai tuoi appassionati  e attualissimi insegnamenti che da 2000 anni  ci invii e ci proponi,  perché troppo spesso volutamente non apriamo le orecchie, il cuore e la ragione per ascoltarli. Nel migliore dei casi, li abbiamo ascoltati frettolosamente con aria annoiata e di sufficienza o pensando ad altro che ci sembrava e ci sembra decisamente più urgente, interessante, determinante e, soprattutto, dal risultato immediato.
Come solo Tu  sai fare, vorrei andare al nocciolo o alla radice dei problemi in modo diretto senza tanti giri di parole.       
Dietro queste povere righe Tu sai vedere come il cuore e la mente siano gonfi di paure, di preoccupazioni, di speranze titubanti pensando al futuro dei nostri figli che hanno sempre meno modelli di vita che sappiano indicare valori veri all’esistenza, non disvalori in tutti i campi e settori di una società disgregata ( sovranista, populista, conservatrice, elitaria, egocentrica, egoista, cinica, autolesionista, violenta ), dove il principio primordiale che ha reso l’uomo sapiens, cioè la capacità di riconoscere l’altro come suo uguale al quale non va fatto ciò che non vuoi  ti sia fatto  ( rispetto reciproco ), è palesemente demolito nonostante sia opportunisticamente conveniente, economico e tranquillizzante perché portatore di pace.  Concetto che Tu hai ripreso ed arricchito definendolo gesto d’amore; ma la forza della sopraffazione è diventata per i più l’obiettivo che dà senso alla vita sia all’interno delle famiglie che nelle pubbliche istituzioni e nella società detta ‘civile’.
Il breve e transitorio tempo di una vita speso per l’ambizione e per l’uso sfacciato del potere, per tanti, decisamente troppi, vale molto di più di una eternità della quale Tu ci hai fornito  prove e promesse, ma mai una foto chiarificatrice ad uso dei Tommaso che devono toccare  per credere.
Ecco perché è tanto di moda il “carpe diem”, prendi oggi, poiché del “doman non v’è certezza” certa.
Così, oltre ai presuntuosi ed  incapaci politici che governano ( o meglio, sgovernano ) il mondo, parte di coloro che dovrebbero aiutarci a tenere la barra del timone sulla rotta del dono che ci hai “donato”, anziché guidarci sembrano molto impegnati e solerti a diffondere dubbi ed incertezze con atteggiamenti  e parole che odorano di maleodorante spirito evangelico.
Oggi si chiamano “fake news” , cioè notizie false,  ingannevoli  o distorte che però ottengono il risultato di fare molto male all’istituzione divina, la tua Chiesa, e agli onesti credenti.
Papa Francesco si è detto “assediato” da franchi tiratori  che contano ( o lo credono ), i quali invece di collaborare con lui frappongono ostacoli e comportamenti atti a delegittimare non una persona, ma chi  questa persona rappresenta e la Chiesa.  Costoro, sentendosi “chiamati”, altra gigantesca “fake news”, non conoscono ragione e vanno avanti testardamente a destabilizzare, invece di amare.  Giuda docet.
Caro Gesù, il tutto ti pare una bagattella di cui non preoccuparsi?  O sono io che ingigantisco le cose?           
I seminari chiudono, i conventi  si trasformano in B&B, la secolarizzazione 
( ovvero, la scristianizzazione ) è galoppante,  e il decadimento delle regole civiche e dei costumi  segue a ruota. La ragione e la conoscenza aiutano la fede a crescere, ripeteva con fervida insistenza Benedetto XVI alle Giornate della gioventù e dopo.  Eppure, dopo il Sacramento della Confermazione non esiste nessun programma nè progetto operativo di formazione permanente come se non ci fosse nient’altro da apprendere. L’ACR è uno strumento defunto nel 95% delle parrocchie. Gli oratori, dove esistono, mi sembrano non avere lo spirito e la funzionalità di quelli di san Filippo Neri e san Giovanni Bosco. A causa della mia ignoranza in materia, in un mese mi è seccato un costosissimo e trentenne bonsai di ulivo. L’esempio è pertinente, perché l’improvvisazione, se e quando c’è, senza un progetto preciso di lavoro ed un’adeguata preparazione, non porta da nessuna parte, se non ad inaridire le speranze e le aspirazioni dei nostri ragazzi e giovani, sempre più vittime sacrificali, per riempire il loro vuoto dentro, del disonesto cellulare, delle droghe e di ideologie violente: ecco come muore il corpo, lo spirito ed ogni desiderio di futuro.  
Mi sembra  che un comodo fatalismo aleggi sovrano: così va il mondo, che possiamo fare.
Ma Tu, Gesù, non sei venuto per cambiarlo? O ho capito poco e male la tua volontà? Con le tue risposte alle domande insidiose spiazzavi i soliti farisei e mettevi tutti i presenti nel pensatoio, creando in loro il problema e il bisogno di riflettere. Non serve appiccicare nozioni con 5 – 6 anni di catechismo se prima non si crea il profondo bisogno di ringraziare il “Progettista della vita” accettando i suoi suggerimenti.  I bambini e i giovanissimi sono perfettamente in grado di capire, se utilizziamo esempi concreti.  Il nozionismo crea gli “Atei a diciotto anni” come documentava e scriveva in un libro, che meriterebbe la lettura da parte degli addetti ai lavori, con lucida lungimiranza negli anni ’80 -90 mons.  Luigi Bettazzi, vescovo di Ivrea. E dopo trent’anni, la situazione si è fatta drammatica. Le sporadiche e isolate iniziative, seppure lodevolissime, non risolvono: intristiscono pensando che dovrebbero essere la regola.
Il vecchio mondo ha un calo demografico preoccupante, mentre diverse aree del globo terrestre hanno un’alta natalità con altissima mortalità a causa di quel 10% che detiene il 90% delle risorse e pensa solo a sfruttarle in modo dissennato. Un neocolonialismo, fatto di un mimetizzato, sottile e malefico sfruttamento dietro il paravento di qualche apparente beneficio, sta distruggendo il pianeta e culture millenarie senza dare in cambio nulla di concreto, se non le drammatiche e tragiche migrazioni di massa verso paradisi che non esistono. Oggi chi è povero e “scarto” può solo rimanere un ingombrante niente ancora più povero e più “scarto”. Papa Francesco denuncia con espressioni dure e azioni tangibili questo scandalo, ma è contestato persino dai suoi di casa! Basta pensare al Sinodo sull’Amazzonia e alle notizie, che con inquietante frequenza, la stampa ci segnala senza smentite, neppure di facciata.

 Caro Gesù finché non capiremo che tutto cambia in modo veloce e imprevedibile e quindi non possiamo fare sempre le stesse cose per abitudine e comodità, ma occorre contestualmente individuare soluzioni e metodologie nuove per “porre” (come diceva papa Giovanni XXIII nell’indire il Concilio Vaticano II) la fede immutabile ad un mondo che cambia rapidamente. Le alternative proposte dall’uomo sono solo deleterie.
Mi sono sfogato con Te nella notte in cui l’uomo ha ricevuto il primo immenso dono, ma che non tutti se ne sono resi conto: la povera natura umana in Te si è trovata,  visivamente e materialmente, unita alla natura divina per essere partecipe al  progetto di salvezza del genere umano che il Padre Ti ha affidato.
Cosa chiederti quest’anno?  Che si torni a mettere l’uomo al centro dell’attenzione, perché questo è il ruolo che tuo Padre ha indicato, partendo da chi ha liberamente scelto di mettersi a tempo pieno al tuo servizio, ma lo ha annacquato o scordato. La credibilità e l’onestà di intenti sono contagiosi: una bella pandemia di questi due virus sarebbe fortemente salutare per il nostro povero mondo e non solo per la cristianità.

Con l’affetto che può darti un aspirante onesto credente.

 Tonino Ratti


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