N° 10 - Dicembre 2019
Storie dei lettori
  LEGGIAMO LIBRI …. REGALIAMO LIBRI
di MARTA


 

Ricordo come, dopo aver imparato a leggere, abbia cominciato a capire il significato delle cose.Ho iniziato con il leggere i giornalini di Vittorio, mio fratello maggiore.Vittorio, quando poteva, comprava PAPERINO E TOPOLINO. Non sempre aveva i soldini per comprarli; allora si era nel dopoguerra, tempo di privazioni, ma con il metodo dello scambio potevamo leggere.Mi affascinava il mondo di Paperina e Minnie, come il fortunato Gastone e gli altri come Pippo, Pluto, i tre nipotini di Paperino, Qui, Quo, Qua e Gambadilegno. Poi crescendo si passò alle avventure di Capitan Miki, Gim Tore, Mandrake e Tex Willer.Il mio primo vero libro, un romanzo con una sua trama ben sviluppata, fu Il Principe e il Povero, al quale hanno fatto seguito  Le avventure di Tom Sawyer e La capanna dello zio Tom, ovvero i classici  della letteratura per ragazzi. Opere cadute nel dimenticatoio da parte dei genitori moderni e di cui i ragazzi di oggi non conoscono l’esistenza.Per me era un continuo cercare chi mi poteva aiutare a trovare chi era disponibile a prestarmi nuovi libri.Ben presto passai ai gialli di Mikey Spillane che si distinguevano per la loro copertina nera bordata di giallo. Con quei libri mi sono sentita proiettata nell’America del grande traffico newyorchese. Protagonista era il classico investigatore dal caratteristico impermeabile (trench) con la cintola stretta in vita, il cappello in testa e l’immancabile pacchetto di sigarette sempre pieno.
Man mano che il tempo trascorreva non sempre potevo leggere quello che avrei voluto, ma quello che trovavo. Così conobbi Thomas Mann, Hermann Hesse, Franz Kafka e il più recente Wilbur Smith con i suoi libri storici e di avventura ambientati nell’antico Egitto. Ne ha scritti sei di quasi mille pagine ciascuno. Li ho letti tutti e ho avuto la sensazione che nessuno come lui abbia saputo descrivere la storia degli Egizi e del loro fiume sacro, il Nilo, da dove nasce fino al mare. Poi dello stesso autore, non mi sono perso il ciclo dei Courtney e quello dei Ballantyne, che rappresentano le migliori saghe familiari e di avventura mai pubblicate.

Fatta un po’ la storia di come ho amato la lettura, caliamoci nella realtà di oggi. Spesso ascolto mamme che si lamentano dei loro figli che non sanno studiare e che non leggono libri di nessun tipo e non ne sentono il bisogno, mentre hanno ossessivamente sempre in mano il telefonino. Non sanno cosa si perdono, perché un buon libro trasmette emozioni, ti fa entrare in mondi nuovi fatti di fantasia e realtà, ti accompagna dentro la storia e la scienza: sempre e comunque ti fa conoscere cose nuove e crescere.  Quante volte ci siamo sentiti come Anna Karenina e Lara del Dottor Zivago o, certe volte come don Abbondio dei Promessi Sposi!
L’ultimo libro che sto leggendo è Uno, Nessuno, Centomila di Luigi Pirandello, che già conoscevo per aver letto alcune sue novelle come La giara, Il fu Mattia Pascal, Liolà. Non ho trascurato di leggere alcune poesie del nostro compaesano Ceccardo Ceccardi Roccatagliata, del quale quest’anno ricorre il centenario della morte ( 3 agosto 2019 ).La conclusione di queste mie righe a favore della lettura è semplice: quante volte le parole di un libro prendono forma e diventano realtà?
Il mio invito per giovani e meno giovani è: leggiamo libri, regaliamo libri, fanno bene alla mente e al cuore.


  LA FINESTRA
di Gualtiero Sollazzi


     

Mario Vassallo, scrittore, così ha definito gli occhi: “una finestra sull’anima”.
La loro espressione, infatti, racconta più di tante parole.  Negli occhi, vi si legge l’intelligenza, la tristezza, la collera, la vergogna.
Pare che dal colore di questi si possa rilevare addirittura il carattere, le preferenze, le attitudini.
 “Te lo leggo negli occhi” cantava Battiato alla sua donna che “non era sincera”. Lo sguardo di un genitore o di una persona amata, chi non lo porta ancora in sé?  Il Vangelo è pieno di sguardi. Quelli di Gesù.
A Matteo, agli ammalati, soprattutto a quel giovane che, se ne andò, nonostante l’atteggiamento del Maestro: “Allora Gesù, fissatolo, lo amò”.
La Chiesa, pregando la madre del Signore non Le dice ogni giorno con fiducia: “rivolgi a noi quegli occhi Tuoi misericordiosi ?”   
Il nostro sguardo può essere catechesi.
E’ stato scritto: “Può accadere di gettare lo sguardo a chi appare come un mendicante, per scoprire che in realtà è un principe.”
Racconta un giornalista, poco dopo la morte del cardinale Martini: “ Chi era guardato da Martini, si sentiva figlio di Dio, fosse stato anche un delinquente…”   Le persone ‘diventano’ secondo come si guardano.

  San Martino
di Enzo Mazzini


Oggi è festa grande nella nostra parrocchia perché si festeggia San Martino che, insieme a San Giuseppe, è il nostro patrono.
San Martino è anche il santo protettore di tutti i viticultori e non per niente un vecchio adagio dice che "per San Martino il mosto diventa vino" e quindi si procederà all'assaggio per verificare se il vino è pronto ed anche noi abbiamo offerto vino novello ai presenti che ne facevano richiesta.
La festa di San Martino è molto sentita, tant'è che la bella Chiesa di San Martino è stipata di fedeli per partecipare alla Santa Messa solenne, arricchita dai bellissimi canti eseguiti dalla "corale" di San Giuseppe, diretta da Piergiuseppe . Molto significativa anche l'omelia di Padre Michele di cui riporto, di seguito, alcuni punti importanti: "In questa domenica celebriamo la festa di San Martino, anche se la festa ricorre domani ma, come da tradizione, nella nostra parrocchia si celebra la seconda domenica di novembre.
Nel Vangelo di oggi ovviamente non si parla di San Martino bensì, come abbiamo ascoltato, si parla della resurrezione  e questo è significativo perché celebriamo la festa di San Martino che ha creduto in Cristo, ma in Cristo vivo, cioè risorto. E il Signore ci invita oggi ad ascoltare la Sua parola. Nel brano del Vangelo che abbiamo ascoltato, a Gesù si avvicina un gruppo, un gruppo chiamato "dei Sadducei". Chi sono questi? Sono i discendenti da Sadoma. Sadoma è un personaggio dell'Antico Testamento e fu il sommo sacerdote ai tempi del re Salomone. Loro non credono nella resurrezione. Nella Bibbia, nell'Antico Testamento, ci sono 46 libri, ma loro ne riconoscono solo cinque .......e questi cinque libri, secondo la tradizione biblica, li ha scritti Mosè.
Inoltre non credono nella Resurrezione.
Poi c'è un altro gruppo che conosciamo benissimo, quello dei Farisei, che significa "separati". Questi credono nella Resurrezione e si avvicinano a Gesù non perché volevano cercare di imparare qualcosa, ma per metterLo in difficoltà perché questo personaggio chiamato Gesù dava loro fastidio.
Ebbene stiamo salendo a Gerusalemme: siamo arrivati a Gerusalemme e Gesù  sta per essere condannato ed inizia la Sua catechesi, il Suo discorso e si presenta a Lui questo gruppo di Sadducei  che non credono nella Resurrezione e Gli domandano: "Maestro, Mosè ci ha prescritto: se muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello prenda lei in moglie e dia una discendenza,...........altrimenti muore la sua discendenza e quindi nella stessa famiglia il fratello doveva prendere in moglie la cognata.......e così della discendenza rimaneva memoria. I Sadducei non sono curiosi, ma vogliono mettere alla prova Gesù, per farLo condannare. Erano i sommi sacerdoti, gli aristocratici, che in quel tempo avevano potere e raccontano questa storia dei fratelli che devono lasciare una discendenza.Ben sette fratelli. Poi muore la donna. Di chi sarà moglie nella resurrezione? Ma Gesù non risponde direttamente.........E risponde dicendo: "I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito, ma quelli che sono giudicati nella vita futura e nella resurrezione non prendono né moglie né marito. Infatti non possono più morire perché sono uguali agli Angeli e poi se sono figli della resurrezione sono figli di Dio".  Ecco Gesù dice: " Al di là non è come voi pensate"...... E noi anche se crediamo nella Resurrezione ....... non siamo gioiosi di morire...... . Quando saremo morti rivedremo i nostri defunti?
Vedremo come sarà il mio papà, il mio nonno, la mia nonna? Saranno più vecchi o più giovani?  Ecco cosa passa per la nostra mente. ...... E Gesù dice che sarà un'altra realtà: non è che non ritroveremo i nostri cari, ma non sarà come in questa vita in cui abbiamo una famiglia, ma saremo una sola famiglia e saremo rigenerati da Dio, non dalla mamma e dal papà, ma da Dio: una vita nuova e saremo angeli, cioè al servizio di Dio. È questa la bellezza, la "buona notizia" secondo questo brano evangelico che sicuramente abbiamo sentito tante volte: saremo come angeli, al servizio di Dio, una sola famiglia dove Dio sarà veramente il mio "Papà". Diciamo che la Vergine Maria è la nostra Madre Celeste: Maria sarà la nostra "Mamma". Sarà questa la nuova realtà: che saremo generati da Dio, non dalla carne, ma dallo Spirito come il Figlio di Dio.
È questa la resurrezione, è questa la nostra speranza, come dice l'Apostolo Paolo nella Sua lettera: "Lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per Sua grazia, una consolazione eterna è una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene". ......... Il Signore ci dice: "Figli miei, sarete Angeli al servizio di mio Padre quando finirà  questa vita terrena". Questa è la nostra fede: che la nostra vita fisicamente e materialmente finisce, ma continua in una vita migliore, alla Sua presenza.........questa è la nostra fede: che arriveremo alla presenza del Signore. E proprio questo ha creduto San Martino che non credeva e poi si è convertito ed è diventato Vescovo. Questo Santo è nato nel 316 e possiamo dire che fu tra i primi cristiani in quanto il cristianesimo aveva circa 300 anni. Aveva al suo seguito un soldato romano. Voi sapete bene che i Romani non erano credenti, erano pagani e Lui incontra un povero, senza niente, scende dal cavallo, si toglie il mantello e copre col Suo mantello questo uomo povero.
Poi, dopo la sua conversione racconta che ha visto  in sogno qualcuno che aveva bisogno della sua conversione in Cristo. Quello che festeggiamo oggi, a differenza di noi, non è nato in una famiglia cristiana. I nostri genitori ci hanno trasmesso la loro fede. Cari bambini, i vostri genitori vi hanno portati nella Chiesa, avete ricevuto il Battesimo, poi avete frequentato il catechismo ed avete ricevuto la Prima Comunione e la Cresima; invece questo uomo, chiamato Martino, non è nato in una famiglia cristiana e solo da grande si è battezzato. Noi invece abbiamo questo privilegio: di essere nati in una culla dove c'è già Cristo perché i nostri genitori credono in questo e quindi in una famiglia cristiana, invece Martino non era nato in una famiglia cristiana. I suoi genitori infatti non credevano in Cristo e neppure Lui, ma a 25 anni è diventato sacerdote e poi vescovo. Noi vediamo la Sua immagine: dopo essere stato un soldato romano, è diventato un soldato di Cristo perché credeva in Gesù come Suo Salvatore, come Colui che dava senso alla Sua vita. Ecco, cerchiamo questo anche noi nella nostra fede: di dare senso alla nostra vita perché Gesù è morto per noi, ha dato la Sua vita e, per intercessione di San Martino, possiamo diventare anche noi soldati di Cristo.
Non con le armi per uccidere, ma con le armi dell'amore: amare i poveri come Lui li ha amati. Noi che siamo riuniti in questa domenica, dobbiamo pregare perché possiamo anche noi essere come questo uomo chiamato Martino e poi San Martino per noi oggi, perché viveva in Gesù come Suo Salvatore, come Colui che dava senso alla Sua vita. Ecco, cerchiamo questo anche noi, con la nostra fede: dare senso alla nostra vita perché Gesù è morto per noi.
Chiediamo oggi al Signore, per intercessione di San Martino, di avere una felicità eterna, di diventare soldati di Dio e che il Signore ci dia sempre la Sua grazia e chiediamo l'intercessione della nostra Madre, la Vergine Santissima. Amen".


  Ceccardo e Ortonovo
di Romano Parodi


Ceccardo e Ortonovo

(Memoria e poesia trasfigurano il borgo, la sua campagna, il suo torrente)

“La struttura portante del Libro dei Frammenti,  è affidata ai diversi frammenti del Poema della Casa e del Poema della Villa sparsi nel volumetto. I due testi di Val di Luni (Frammenti del Poema della Casa) – La Via e la Casa dell’Amata, - posti a metà della sezione centrale del libro, ne costituiscono la summa concettuale e tematica, il centro psicologico e il cuore pulsante. Al centro dell’Eden sono la casa dell’amata (Emilia) e, soprattutto, la casa materna, vigilate dalle immagini votive (le “sante”) che custodiscono le memorie della: “rovina dei miei”. Ma se esse rappresentano il permanere del ricordo, la rottura dello stato edenico; la morte della madre, significa per il poeta la discesa senza ritorno nell’inferno cittadino” – dice il prof. Zoboli.

- Era giovane assai: e lo aspettava / la città con le sue opre sonanti / e baci d’orgia, e fango, e biancheggianti / notti di luce elettrica,… Calava / egli giovane assai, timido assai, / nel gran tumulto ignoto: un poco grullo / era e un sognator: quasi un fanciullo. / Al vecchio piano non tornerà mai – scriverà poi  Ceccardo.

          Ortonovo è lo sfondo unico del Libro dei Frammenti, ma è ormai un viaggio dell’anima, una terra di memoria. La memoria e la poesia trasfigurano il borgo, la sua campagna, il suo torrente: il Parmignola (la Jara) e i suoi colli, le sue strade e i suoi sentieri costeggiati di muriccioli diruti, i suoi pioppi e i suoi ulivi, in un vero e proprio mito edenico. Ed è proprio un’aurora incantata su una terra vergine quella che colora Ortonovo ad apertura di libro.

(Jacopi nel suo: - Il primo Ceccardo - definisce Il Libro dei Frammenti: “il primo, in ordine cronologico, fra i libri della poesia italiana contemporanea”). La prima poesia del libro dei frammenti è

Glorie Mattutine

“Appena un rigo d’or luce sui monti / che, verdi, posan ne l’azzurra pace: / sotto ancor la vallata ampia si tace / benché il dì per il ciel brilli e sormonti: / tace ricolma d’ombra, incoronata / d’un tenue vel di nebbia inargentata” /  “arriva al borgo ne la valle ascoso / e lo cinge di un nimbo radioso” (il sole arriva prima al piano e poi a Ortonovo...)

Ma molti altri sono i sonetti e articoli oggi dispersi (Gli ultimi inediti li ha pubblicati Francesca Corvi due anni fa).  Ceccardo, scriveva all’editore Mario Novaro, fratello dell’amico Angiolo Silvio: “Ed ella poi sa benissimo che i miei versi sono dispersi in fogli e riviste, come povere foglie d’autunno (“Gazzetta del Popolo di Domenica” Torino, “Vita Moderna” Milano, “La Tavola Rotonda” Napoli, “Caffaro, l’Elettrico” e molti altri, Genova, Firenze, Pontremoli, Versilia, etc.”). Oltre ai 38 sonetti del Libro, scritti dal 1890 al 1895, Ceccardo ne compose altre, belle e “nostre”; fra queste:

San Martino del G’iolo (Ghinolo - Iliolo)

Te predilesse/ quella mia gentile/ piccola chiesa millenaria a valle/ che a l’ombre indugi, e levi il campanile/ come stelo a fiorir sul bruno colle/ perché ai tuoi riposi d’ombra/ tengon alfin di pace/ un pio dono/ i figli de’ campi faticosi:/ Essi che il breve cerchio della valle/ non tentarono mai/ pago il desio d’umil donne e de l’avito calle.

Parafrasi: La mia anima poetica te predilige mia piccola chiesa millenaria...( Un tempo la montata per il paese era qui, e gli ortonovesi stanchi dal lavoro dei campi, si riposavano all’ombra dei suoi pioppi, dove c’era anche un posadoro. Gli ortonovesi non oltrepassavano mai la nostra valle, e vivevano accontentandosi di umili donne e del natio paese.

Valentina Ornella (la sorellina)

Come nel cuor dei Miei da l’algida notte ora torno/ a un richiamo, e balzando gitto un ilare grido,/ oh tale io resti, io sempre; la bimba dal tenero nome/ Ornella, piccoletta signora di due case; / io che tra ‘l terzo e il quarto anno scorréami dal tetto/ del padre a quel de’ Nonni con gentil grazia alterna,/ e l’uno e l’altro empiendo di strilli e di baci, canora/ messaggera, la vita, come rondin, varcai. (fine)

           

  La Cilena non era sola.
di Marino Bertocci



Avere scritto della “Cilena” mi ha incuriosito sulla sua sorte e così…chiedi ad uno, chiedi all’altro…ho scoperto che si chiamava Emma, aveva sposato in Cile un mio compaesano che, fatta(poca) fortuna in quella remota parte del mondo, era rientrato al paesello con la sola moglie, non avevano figli e, ulteriormente caduto in disgrazia economica, ne era morto per il dispiacere…lasciando la poveretta in un mare di miseria e di guai.
Però ho anche scoperto quanta umana solidarietà fosse intorno a lei.
All’epoca i servizi sociali, soprattutto per gli anziani, erano quasi inesistenti. La loro assistenza era affidata alla carità di organizzazioni, generalmente religiose. Praticamente inesistenti le laiche…

Diverse famiglie, ancorché umilissime, si preoccupavano per lei, spesso non facendole mancare un piatto di minestrone in compagnia con i loro bambini, facendola sedere al caldo, non solo materiale… della loro semplice tavola.
Un negoziante tutti i giorni provvedeva a donarle un poco di pane e formaggio…, senza nemmeno dirlo alla moglie ed alla figlia…che lo scoprirono solo quando, dovendo lui per malattia chiudere l’attività, cercò di continuare ugualmente quel gesto di carità.

La plurisecolare istituzione di carità parrocchiale ogni mese interveniva in aiuto di Emma, con grande discrezione, aiutandola nel pagamento di bollette ed affitto ma purtroppo la solitudine, l’assenza di adeguata protezione sociale, non possedendo pensione alcuna e l’isolamento (non ha mai imparato a parlare l’italiano, oltre al livello elementare), l’hanno rinchiusa sempre più in casa con i suoi, gatti. Fino a quando fu rinvenuta morta in casa, forse alla fine degli anni 70. Dimenticata da molti ma, vogliamo crederlo, non dimenticata da Dio, che dopo tanta tribolazione certamente l’ha accolta nella Sua Gloria.

Riparlare di questa storia della mia infanzia ha in me rinvigorito il convincimento che dobbiamo sempre pensare a come eravamo, cosa avevamo da bambini e quanto queste esperienze abbiano contribuito al nostro diventare adulti. Essere consapevoli di cosa, e chi, eravamo deve esserci di aiuto affinché riusciamo ad insegnare ai nostri figli il semplice valore delle nostre esperienze perché anche loro possano guardare con fiducia al loro avvenire ed a loro volta trasmetterne i valori di umana solidarietà ai loro figli.
Guardarmi talvolta indietro, però, non mi fa perdere di vista la realtà attuale e non perdo speranza che la difesa del povero, del solo, dell’emarginato, del malato, dell’anziano, insomma la promozione umana rimarrà una costante preoccupazione di ogni uomo di buona volontà.

Proprio al riguardo qualche giorno fa ho casualmente ascoltata una chiacchiera da bar …Delle persone, peraltro non più giovanissime, parlavano della loro difficoltà di assicurare adeguata assistenza agli anziani genitori. Difficoltà sia di carattere pratico che di carattere economico. La curiosità statistica mi ha indotto a documentarmi sulla nostra realtà sociale locale. Ebbene: benché il nostro territorio non presenti che pochissimi casi di eclatante povertà…, effettivamente in carico ai competenti servizi sociali o alla Caritas, osservo che su
una popolazione di 8387, al 31 dicembre 2018, ben    688 nostri concittadini ultra sessantacinquenni risultano vivere da SOLI . E’ quindi di tutta evidenza che il problema dell’assistenza a questo sensibile numero di anziani (la, cui progressione numerica, a fronte di un marcato mancato ricambio generazionale, non è destinata a regredire…bensì, semmai, ad ulteriormente incrementarsi) non appare rinviabile, rappresenta una vera emergenza sociale da studiarsi, ed affrontarsi, con adeguati e concreti strumenti. Se una volta l’anziano veniva accudito quanto più possibile in casa, oggi. il turbinio della vita rende l’opzione sempre meno praticabile .Il problema, quando attuale,  non è purtroppo rinviabile ad un'altra generazione…Cosa possiamo dunque operare in merito noi cattolici, sempre meno incisivi nella società moderna …ed anche noi sempre più anziani? Certamente nell’immediato applicare ciò che ci viene dalla nostra fede (Caritas Christy urge nos…ci muove l’amore di Cristo) ovvero assistere e proteggere l’anziano…ogni anziano ma…poiché le azioni individuali, per quanto lodevoli,  non possono bastare…impegnarsi come membri di uno società solidale, affinché anche  il Pubblico faccia la sua parte  non facendo mancare doverosa assistenza agli Anziani.

Luni, 13 novembre 2019


 
  A Natalo d’ sbadig’io d’n gado (gallo)
di Romano Parodi


A Natalo d’ sbadig’io d’n gado (gallo)

 

          Questo antico adagio ort’noeso spiega in poche parole una grande verità. Il 25 Dicembre le giornate si sono allungate di un niente: ma è iniziato il trionfo della luce sul buio. La notte più lunga s’arrende alla luce e inizia a perdere terreno. Una nuova porta si è spalancata; al di là c’è la luce. Nasce Gesu Bambino, nasce la nuova vita: il Natale Cristiano.

Le tradizioni provengono da tempi remotissimi e questa del solstizio d’inverno, 21-22 dic., è sempre stata la notte più magica dell’anno.

La data del 25 dic. non è stata scelta a caso: è il trionfo del sole in tutte le grandi religioni antiche. Ma perché la data di queste nascite sacre si festeggia il 25 e non il 21-22? Perché il sole per tre giorni sorge sempre (apparentemente) nel solito posto. Solstizio significa, appunto: sole-fermo.

Così, come il sole rinasce e la sua luce sconfigge il freddo e le tenebre donando di nuovo la vita al mondo materiale, nello stesso modo il Cristo invincibile (immortale) rinasce, e la sua luce, che è amore per il prossimo, sconfiggendo il freddo del peccato originario e le tenebre del peccato attuale, dona di nuovo la salvezza eterna”.

  La nascita di Gesù Cristo a Betlemme rappresenta, l'archetipo della nascita della coscienza spirituale nella nostra consapevolezza umana, perché quando ci risvegliamo alla luce del Sole ed usciamo dalle tenebre interiori, date dalle cattive abitudini, dall’indifferenza, dall’egoismo, ritroviamo il valore della vita e la nostra serenità. r.p

  Le meraviglie della prima età imperiale
di Giorgio Bottiglioni



Seconda parte.

Vespasiano vide completati solo i primi due ordini di posti e toccò al figlio Tito la grande inaugurazione nell’80 con ben cento giorni di giochi. Domiziano, fratello di Tito e suo successore, completò l’opera adornandola di scudi in bronzo dorato e realizzando i sotterranei dell’arena. Proprio questi sotterranei sono uno degli elementi più curiosi dell’edificio: oggi si possono vedere in un rifacimento del III o IV secolo. Essi si articolano in un ampio passaggio centrale lungo l’asse maggiore e in dodici corridoi curvilinei, disposti simmetricamente sui due lati. Qui si trovano i montacarichi che permettevano di far salire nell’arena i macchinari o gli animali impiegati nei giochi e che, in numero di 80, si distribuivano su quattro dei corridoi. Il pubblico aveva accesso all’interno tramite ognuna delle 80 arcate che scandiscono l’ellisse, sopra le quali si trovava un numero progressivo che doveva essere ugualmente riportato al di sopra delle tesserae che ognuno degli spettatori doveva portare con sé: dalle arcate si accedeva quindi alle scalinate interne ed ai vari settori della cavea attraverso i  vemitoria. I posti più vicini all’arena erano completamente di marmo e recavano i nomi dei personaggi illustri che li occupavano. Via via salendo prendevano posto gli uomini delle classi inferiori fino al quarto piano in alto, ligneo, simile alla nostra piccionaia, dove sedevano le donne, ammesse da Augusto ai giochi solo distanti dagli uomini.
La capienza totale doveva aggirarsi sulle 40-45000 persone sedute, più circa 5000 in piedi, nella parte superiore. Completato al meglio il maestoso anfiteatro, l’imperatore Domiziano volle dotare Roma di altri due straordinari edifici da spettacolo: lo Stadio e l’Odeon. Lo Stadio di Domiziano venne costruito nell’85 d.C.; era lungo 275 metri e largo 106, e poteva ospitare fino a 30000 spettatori. Lo stadio era riccamente ornato di statue, una delle quali è il famoso Pasquino, ora nell’omonima piazza. Nella topografia odierna lo stadio di Domiziano corrisponde esattamente a Piazza Navona, originariamente piazza “in agone”, a ricordo delle gare che qui si svolgevano nell’antichità. Dagli anni Trenta è possibile vedere un tratto del lato curvo perfettamente conservato in Piazza di Tor Sanguigna: da qui ci si può rendere conto che tutti gli edifici che circondano la piazza sono fondati sulle gradinate della cavea del vecchio stadio. La cavea comprendeva due settori sovrapposti e quindi anche la facciata esterna doveva avere due ordini.
I fornici d’ingresso ospitavano, come nel Circo Massimo, i lupanari, in uno dei quali l’agiografia cristiana localizza il martirio di Santa Agnese, ricordata nella piazza dalla chiesa a lei intitolata, nota opera del Borromini. Trattandosi di uno stadio e non di un circo, l’obelisco che si vede al di sopra della fontana del Bernini non ha nulla –o quasi! – a che vedere con questo edificio.
La storia dell’obelisco è particolarmente curiosa: Domiziano fece tagliare questo grande monolite di imitazione egizia e ricoprire con geroglifici che ricordavano il suo nome; lo fece poi porre ad ornamento della sua Villa Albana o, secondo altri studiosi, nel cortile del Tempio di Iside poco lontano dal Pantheon; da qui l’imperatore Massenzio avrebbe trasportato l’obelisco sulla Via Appia per collocarlo sulla spina del suo nuovo circo; Domiziano, in quanto imperatore particolarmente cruento e inviso al popolo, venne condannato alla damnatio memoriae per cui il suo nome fu cancellato da qualsiasi monumento pubblico, tranne che da questo obelisco perché scritto in geroglifico e non codificato; il caso volle che nel 1651 venisse trasportato dal circo di Massenzio fin sulla fontana del Bernini, esattamente al centro del più grande edificio del suo stesso dedicatario, senza che nessuno lo sapesse! In Piazza dei Massimi, poco più a Sud di Piazza Navona, si incontra l’unica colonna rimasta dell’Odeon di Domiziano. L’edificio venne costruito tra il 92 e il 96. Era una struttura imponente, con una scena alta quattro piani e poteva accogliere sino a 10000 spettatori. Può a buon diritto considerarsi la prima, prestigiosa sala da concerti di Roma. Venne probabilmente abbandonato durante il basso Medioevo e suoi resti utilizzati come materiale da costruzione o per produrre calce, così come accadde a molti edifici antichi di Roma. La cavea sopravvisse sino al XV secolo, quando sui suoi resti venne edificato palazzo Massimo alle Colonne, la cui facciata ripete la curva dell’antico edificio.


  Buon Natale
di Mila


Manca soltanto un mese a Natale. Torniamo a festeggiare quel giorno in cui tutto il Creato trattenne il respiro nel vedere quella strana luce brillare sopra una povera grotta in quell'arida terra, laggiù, a Betlemme, poi un coro di alleluia irruppe nel Cielo, era nato il Figlio di Dio e il suo nome sarà Gesù.
Gesù, figlio di Dio e figlio dell'uomo, piccolo e tenero bambinello, già sapevi il perché della tua nascita ma, quel giorno, eri ancora troppo piccolo per pensare al tuo futuro, sorridevi felice stretto tra le braccia della tua mamma e con un papà accanto che avrebbe fatto da baluardo tra voi e il mondo, fino a quando Dio glielo avrebbe permesso. San Giuseppe, un uomo che per amore, solo per amore, ha accettato una missione che forse neanche Giobbe, “il paziente per antonomasia” avrebbe accettato. Ma torniamo al Natale. Per me la Santa Messa della notte di Natale è sempre stata magica: con le luci, gli addobbi e i canti di Natale, che mi riportano a quand'ero piccolina e ce la mettevo tutta per riuscire a vedere il Sacerdote che portava il Bambin Gesù sull'altare. E poi i gospel di Natale in Nigeria, con un altare innalzato tra le palme perché la chiesa non riusciva a contenere tutti i fedeli in quella Notte Santa. Per farla breve per me la Santa Messa della notte di Natale è sempre stata la più bella e gioiosa dell'anno. Speriamo che sia così anche quest'anno perché non so se ci sarà qualcuno a suonare e senza organista addio musica, anche domenica scorsa non c'era nessuno. Io ho sempre proposto di cercare qualcuno, magari tassandoci, noi gruppo della parrocchia, anche con l'aiuto di qualche fedele generoso, per poter contribuire alle spese di un eventuale “maestro di musica”, ma pare che la mia proposta sia non fattibile, peccato perché io credo che con la musica si possa lavorare bene con i ragazzi. Pazienza. Mettiamo tutto nelle mani della Sacra Famiglia: gioie, dolori e speranze.

Un calorosissimo BUON NATALE a tutti.

 

 


  Piccole artiste
di Giuliana


Piccole artiste

Sfogliando l'ultimo numero di Famiglia Cristiana, e precisamente il numero 46 del 17 novembre, un articolo in particolare mi colpisce: "Mary Poppins, dietro le quinte siamo così " e subito mi accingo a leggerlo perché so che un po’ mi riguarda.  Infatti fra le piccole protagoniste femminili del musical ci sono Margherita e Giulietta Rebeggiani, figlie di Marco e Manuela Mazzini e dunque nipoti di mio cugino Enzo.  Le due sorelle si alternano nell'impersonare al Sistina di Roma e successivamente al Nazionale di Milano, Jane, una dei due figli dei coniugi Banks, i quali hanno affidato l'educazione dei loro pargoli alla straordinaria e imprevedibile Mary Poppins. Margherita e Giulietta sono figlie d’arte. La loro mamma Manuela, diplomatasi in pianoforte a pieni voti al conservatorio di Lucca, dopo un master di perfezionamento presso il grande Uto Ughi, iniziò con successo la carriera di concertista che interruppe per amore avendo seguito il marito, pilota di aviazione militare, negli Usa, dove tuttavia partecipò a master prestigiosi. Tornata in Italia, essendo cresciuta la famiglia è non avendo più la possibilità di dedicarsi ai concerti, fondò una scuola d’arte, la Musical Theatre and Dance Academy, nella quale sono cresciute le due bambine e che ha diplomato molti piccoli artisti. Margherita e Giulietta hanno doti naturali notevoli, disinvoltura, bella voce squillante, agilità di movimenti e la capacità di entrare, di volta in volta, nei vari personaggi.  In particolare ricordo due espressioni memorabili di Giulietta che, nell'opera "Attila " di G.Verdi in scena al teatro alla Scala di Milano, rivisitata in chiave moderna, pur non facendo ovviamente parte del cast, esprimeva, fuori scena, secondo le intenzioni del regista, un dolore così intenso, da rappresentare in modo superbo la drammaticità degli eventi che accadevano nell'opera lirica. Le due ragazzine avevano già calcato le scene con altri lavori.  In particolare ricordo Margherita in "Marshall e l'orso " rappresentato anche alla Versiliana, mentre Giulietta ha alle spalle diverse esperienze in telefilm trasmessi in televisione. 
Non bisogna dimenticare l'impegno scolastico che le due giovani artiste portano avanti con successo; tra l'altro Margherita frequenta già il Liceo scientifico,  ciò comporta loro sacrifici con levatacce e spesso, poche ore di sonno.  Ma Margherita e Giulietta sono felici: il divertimento è superiore alla fatica, dice la loro mamma e finché le cose andranno così, nulla si opporrà alla continuazione della loro attività.


  CIASCUNO DI NOI DEVE IMPEGNARSI PER UN MONDO MIGLIORE
di Stefania Del Nero



Siamo noi a decidere per il futuro, chiediamo aiuto a Dio.
Nella stradina che conduce al paesino di Zignago c'è un monumento con sotto una targa; da quando io e mio marito l'abbiamo scoperto, se ci troviamo da quelle parti, ci piace andare a rileggere e poi meditare sulla frase che i due comuni confinanti di Fosdinovo e Castelnuovo Magra posero il 29 novembre1977 in ricordo perenne del rastrellamento nazi-fascista del 30 novembre 1944 dove persero la vita sette giovani ragazzi di età tra i 19 e i 23 anni. Questi, come scritto sulla targa " Non conobbero la vecchiaia perché noi conoscessimo la libertà". Mentre sul monumento c'è scritto " Agli uomini di queste valli perché ricordino nel tempo a cosa valse il sacrificio di giovani speranti di una umanità migliore ". …Speranti di un'umanità migliore...perché anche noi, ora, non siamo nella solita situazione? Il mondo che noi uomini abbiamo rovinato dobbiamo sforzarci di risanarlo, non possiamo più permetterci di stare a guardare e ad aspettare che l'altro faccia qualcosa, ognuno di noi deve fare la sua parte per un futuro e presente migliore.  Diceva Martin Luther King " Può darsi che non siate responsabili delle situazioni in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per Cambiarlo..."  Non possiamo farcela solo con le forze umane, abbiamo bisogno di Dio, dell’onnipotente, perché noi siamo deboli, fragili, non siamo onnipotenti.  È assurdo, svegliamoci, ma come possiamo pensare di vivere nel regno di Dio già qui sulla terra, se noi escludiamo dalla nostra vita, nel nostro quotidiano, nelle nostre relazioni, colui che si è fatto uomo per insegnarci come possiamo vivere nel paradiso già qui sulla terra.  Ma come possiamo pensare di essere cristiani solo perché con il battesimo siamo diventati figli di Dio e che avendo un unico padre siamo tutti fratelli, se non ci interessa far parte della chiesa ?? La chiesa è la casa di Dio, quindi dei suoi figli, è ogni figlio dovrebbe avere il desiderio di entrare in relazione, in comunione con il padre e riuscire a vivere questa esperienza di "amarci gli uni con gli altri ". Tra poco ci prepareremo all'evento più importante della storia, il Natale.  Il giorno che ci ricorda che Dio è sceso dal cielo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi."Dio si è fatto uomo e si è incarnato per opera dello spirito Santo nel seno della Vergine Maria. " Ma perché è sceso dal cielo? perché si è fatto uomo?  Per chi l'ha fatto?  Per donarci la salvezza, la vita eterna, ma noi lo desideriamo questo? Se lo desiderassimo ci dovremmo sforzare quotidianamente di metterlo al centro della nostra vita, a vivere da cristiani, facendolo entrare nella nostra casa e in tutte le relazioni.  Svegliamoci, non ci comportiamo come se non avessimo la capacità di intendere e di volere, come se non avessimo memoria. Nella preghiera della mattina diciamo " ti offro le azioni della giornata: fa che siano tutte secondo la Tua volontà per la maggior tua gloria…ti ringrazio di avermi creato e fatto Cristiano..." Non dimentichiamo che per farci rinascere a vita nuova, attraverso il battesimo, lui ci ha riscattato a caro prezzo, con il suo sangue, crocifisso, è in ogni celebrazione della Santa messa, muore e risorge per noi, è vivo sull'altare.  Attraverso l’Eucarestia riceviamo la sua presenza dentro di noi.  Santa Teresa di Lisieux ha scritto” se la gente conoscesse il valore dell’Eucarestia, l’accesso alle chiese dovrebbe essere regolato dalla forza pubblica ". Ma ahimè anch'io non l'avevo capito, perché non conoscevo e non mi interessava di conoscere e di capire che solo con la Grazia di Dio possiamo diventare creature nuove.  Sono rientrata da circa un mese da Medjugorje, dove il paradiso è sceso sulla terra; nel 2010 per me è stato il luogo che mi ha permesso di fare il foro nell'enorme ghiaccio che avevo messo tra me e il creatore. Proprio in quel luogo è ripartito in me il forte desiderio di conoscerlo meglio e di incontrarlo attraverso la sua parola, il Vangelo, e di sforzarmi di essere meno superficiale con gli impegni cristiani nella chiesa.  In questo ultimo ritiro spirituale ho riportato dentro di me una frase della nostra guida spirituale " se ci sentiamo giusti, vuol dire che siamo lontani da Dio e più ci sentiamo peccatori più ci avviciniamo a Dio ". Ma se sentiamo peccatori come facciamo a non avere il desiderio della chiesa? Del sacramento? Della riconciliazione? Gesù ci ha donato la sua misericordia, uno strumento per fare il foro nel nostro cuore. È la nostra ignoranza che ci ha portato al mondo in cui viviamo, è l’indifferenza, “Dio non creò il male, il male è il risultato dell'assenza di Dio nel cuore degli esseri umani ". È iniziato da poco il catechismo e noi genitori da diverse generazioni abbiamo mandato i figli al catechismo con tanta superficialità, perché ci siamo dimenticati dell'impegno educativo di fede che ci siamo assunti nel giorno del loro battesimo.  Che bello quando in chiesa si vedono le famiglie, babbo mamma e bambini, che bella testimonianza, che nell’insegnamento, io non l’ho fatto per ignoranza! Non avevo neppure capito che il catechismo, e di conseguenza i catechisti, accompagnano i bimbi all'incontro con Gesù per la loro prima Eucarestia, ma che anche noi genitori cristiani siamo chiamati dal battesimo, a comunicargli la nostra cristianità, la nostra fede. Siamo noi genitori i primi educatori, non spetta ai catechisti, loro accompagnano.  Noi genitori abbiamo una grande opportunità, infatti con l'iscrizione al catechismo anche noi genitori superficiali ci impegniamo a compiere insieme ai nostri figli un cammino di crescita nella fede. La catechesi senza la famiglia è impossibile. Ne abbiamo la prova infatti durante l’estate che termina il catechismo, i bambini e i genitori non si vedono più in chiesa. Ahimè anch'io ho fatto così, la mia ignoranza mi portava a mandare Gesù in vacanza nel periodo estivo.... Oppure terminate le due tappe del catechismo anche noi genitori non frequentiamo più tanto " la prima comunione e la cresima l'hanno presa!" Io stessa stavo per fare questi sbagli, ma per fortuna ho seguito i consigli di don Andrea.  È bello scoprirsi ignorante e avere il desiderio di colmare e di conoscere.  Buon Natale a tutti voi, è non dimentichiamo per chi facciamo festa a Natale!!

Buon cammino di conversione quotidiano a ciascuno di noi, uniti alla chiesa di Dio, con l’aiuto di Maria e dei nostri sacerdoti non possiamo perderci, ma possiamo contribuire a realizzare un mondo migliore.  Il nostro futuro dipende solo da ciascuno di noi così come quei ragazzi di Zignago del 1944.

                                                                                         

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