N° 7 - Agosto-Settembre 2019
SINODO PER L’AMAZZONIA, QUEGLI INCREDIBILI ATTACCHI A PAPA FRANCESCO
di Egidio Banti


Nel prossimo mese di ottobre si terrà a Roma un Sinodo dei vescovi dedicato alla regione dell’Amazzonia. Il tema specifico sarà infatti “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”. Questa speciale convocazione, annunciata da Papa Francesco nell’ottobre 2017, è, per certi aspetti, l’ennesima conferma della “cattolicità” della Chiesa di Roma, e cioè del fatto che la Chiesa di Cristo è universale (questo significa in greco la parola “καθολικός”). Se, per ragioni storiche e potremmo dire geo-politiche, per secoli il baricentro della cattolicità è stato rappresentato dall’Italia e dall’Europa, oggi appare chiarissimo che non è più così: in Europa vive soltanto poco più del 23 per cento del totale dei cattolici, mentre è proprio il Brasile lo stato con il maggior numero di cattolici, oltre cento milioni.
Si comprende dunque come l’azione pastorale del primo Papa venuto “quasi dalla fine del mondo”, quale egli stesso si è definito nel primo discorso dopo l’elezione, riservi un’attenzione del tutto particolare – per di più in tempi di globalizzazione – a quelle regioni della terra nelle quali la presenza dei cattolici è oggi molto più rilevante che nel passato. In questo, del resto, Francesco non fa che riprendere le scelte e i comportamenti dei suoi predecessori. Se Paolo VI fu il primo Papa a recarsi in America Latina (in Colombia, nel 1968), molto numerosi furono i viaggi apostolici in quel continente svolti da Benedetto XVI e soprattutto da Giovanni Paolo II.
In questo quadro,  come ha scritto “Civiltà cattolica”, il Sinodo sull’Amazzonia è un grande progetto ecclesiale, che cerca di superare i confini e di ridefinire le linee pastorali, adattandole ai “segni dei tempi”. La Panamazzonia è un territorio composto da regioni che fanno parte di Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Perù, Venezuela, Suriname, Guyana e Guyana francese: essa è una fonte importante di ossigeno per tutta la terra, perché vi si trova più di un terzo delle riserve forestali primarie del mondo. Esistono quindi diversi aspetti di quella che Giovanni Paolo II ha chiamato con la bella espressione di “nuova evangelizzazione” che riguardano i temi del Sinodo. Due su tutti: il rapporto tra la fede cristiana e le culture non cristiane (il tema cioè della “inculturazione della fede”) ed il rapporto di carità tra l’annuncio cristiano e l’impegno per la salvaguardia del Creato (“La Terra è di Dio – come disse il presidente dei vescovi italiani Gualtiero Bassetti lo scorso anno in un incontro a Bruxelles -: e se la terra è di Dio che è un padre, è chiaro che questa terra Dio la dà indistintamente a tutti i suoi figli. Non è proprietà di qualcuno. E noi dobbiamo favorire il progetto di Dio”).
La preparazione del Sinodo, del quale sarà relatore generale il cardinale francescano brasiliano  Claudio Hummes, è in corso, e nei giorni scorsi è stato presentato il cosiddetto “Instrumentum Laboris” (“Strumento di lavoro”)  ovvero il documento di base su cui i vescovi discuteranno in ottobre. Non è il documento finale, che scaturirà dall’assemblea, ma la base di partenza, frutto di lunghe consultazioni con tutti i vescovi della regione amazzonica e non solo con loro. Come tale, è ovvio che potrà e dovrà essere modificato, corretto, migliorato, ampliato.
Ebbene, sono passati pochi giorni, e già abbiamo assistito ad un vero e proprio scatenarsi di attacchi incredibili e talora persino furibondi contro quanto vi è scritto e, indirettamente, contro Papa Francesco. Con appelli diretti ai vescovi da parte di alcuni siti e di alcuni giornalisti a rigettarlo in blocco. Un sito italiano “cattolico” ha persino accusato il documento di “gnosticismo”. Ovvero di eresia, essendo lo gnosticismo, in termini di storia del cristianesimo, l’eresia di chi addirittura nega la risurrezione di Cristo, riducendo la fede cristiana ad una forma di spiritualismo neoplatonico ed (oggi) orientaleggiante. Peccato che proprio Papa Francesco, nella sua esortazione apostolica del 2013 “Evangelii Gaudium” abbia indicato proprio nello gnosticismo dei nostri tempi, insieme al cosiddetto neo-pelagianesimo, uno dei pericoli maggiori per la fede cristiana.
Ma da che cosa deriverebbe lo “gnosticismo” del Sinodo amazzonico ? In sostanza, scrivono alcuni autori, dalla grande attenzione posta, su precisa indicazione dei vescovi latino-americani, nelle cultura originarie degli “indios” dell’Amazzonia, fonti di una religiosità popolare nella quale ben si può innestare l’annuncio cristiano. E’ eresia questo? In primo luogo, se così fosse, sarebbe eretica gran parte della storia della Chiesa che, sin dai primi secoli, non ha mai rigettato in blocco le religioni preesistenti, paganesimo compreso, bensì le ha sempre viste (la “Commedia” di Dante ben ce lo ha insegnato in termini letterari e poetici) come una sorta di preparazione provvidenziale all’avvento del Vangelo.
Nel caso specifico, poi, l’”Instrumentum laboris” non si discosta dai numerosi interventi pontifici, da Paolo VI a Benedetto XVI, relativi proprio al rapporto tra cristianesimo e culture amerinde. Giovanni Paolo II, ad esempio, canonizzando nel 2002 a Città del Messico il primo indio sudamericano, Juan Diego Cuauhtlatoatzin, ricordò il salmo 32 (“Il Signore guarda dal cielo, Egli vede tutti gli uomini”) per affermare che il nuovo santo “nell'accogliere il messaggio cristiano senza rinunciare alla sua identità indigena, scoprì la profonda verità della nuova umanità, nella quale tutti sono chiamati ad essere figli di Dio. In tal modo facilitò l'incontro fecondo di due mondi e si trasformò in protagonista della nuova identità messicana”. A sua volta, Benedetto XVI, intervenendo nel 2007 all’assemblea dei vescovi tenutasi ad Aparecida, in Brasile, sviluppò proprio il tema del rapporto tra fede cristiana e culture antiche, affermando tra l’altro: “Cristo, essendo realmente il Logos incarnato, "l'amore fino alla fine", non è estraneo ad alcuna cultura né ad alcuna persona … La saggezza dei popoli originari li portò fortunatamente a formare una sintesi tra le loro culture e la fede cristiana. Di lì è nata la ricca e profonda religiosità popolare, nella quale appare l'anima dei popoli latinoamericani”. Del resto, tutto questo ha la sua base nell’enciclica “Redemptoris Missio”, il documento fondamentale di Giovanni Paolo II sul tema della “nuova evangelizzazione”. Altro che gnosticismo !
Altri “contestatori” seriali del Papa e della Chiesa puntano il dito sulla proposta di ordinare sacerdoti “viri probati”, ovvero uomini sposati destinati ad operare in comunità isolate dal mondo ma desiderose di restare nella loro terra. In Amazzonia o altrove, come nelle isole del Pacifico. Personalmente, ho conosciuto alcuni liguri che abitano nell’isola sud atlantica di Tristan da Cunha, dove sono presenti i cognomi Repetto e Lavarello, originari di Camogli. In quella parrocchia, la più meridionale del mondo, arriva un sacerdote una volta l’anno, dalla napoleonica Sant’Elena. Poi i catechisti locali svolgono le funzioni di ministri dell’Eucaristia e di accoliti, ma non possono confessare, neppure in punto di morte, né consacrare le ostie con cui comunicarsi, che devono quindi durare un anno … E’ così sconvolgente immaginare che uno o più di loro possano essere ordinati sacerdoti ? Del resto, persino in Italia ci sono due diocesi, Lungro e Piana degli Albanesi, nelle quali molti sacerdoti, secondo l’uso delle Chiese orientali cattoliche, sono regolarmente sposati.
E’ evidente che sono pretesti. Il Sinodo discuterà e voterà i documenti finali. Ma è a mio giudizio grave e scorretto utilizzare argomenti come quelli che ho ricordato per attacchi preventivi ed ingiustificati al Papa e alla Chiesa. Qualcuno, in realtà, avanza l’ipotesi che dietro queste preconcette opposizioni ci sia altro, e precisamente il fermo atteggiamento dei vescovi amazzonici e del Papa (si veda l’enciclica “Laudato Si’”) contro lo sfruttamento economico e, di fatto, la progressiva distruzione del maggior “polmone verde” del mondo. In nome del profitto, e con tanti saluti ai desideri e ai diritti delle popolazioni originarie, ma anche del diritto di tutti noi a salvaguardare il Creato. A pensar male, diceva qualcuno, si fa peccato, però …



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