N° 7 - Agosto-Settembre 2019
Spiritualità
  Maria, Aurora di salvezza e di sicura speranza
di Don Carlo



In questo periodo dove un numero consistente di persone vive giorni di vacanza e di riposo la Chiesa attraverso l'esempio e l'immagine di Maria ci richiama a non dimenticare la fede. La fede non va in vacanza, anzi Cristo desidera accompagnare l'uomo in questo riposo. È Maria Madre di Cristo e nostra Madre che ci chiede di far diventare la nostra vacanza un'occasione per ritemprare e rifondare la nostra fede. Ci insegna a non legare il nostro cuore ai falsi beni che possono essere intaccati dai ladri e dalla ruggine, ma ricerca i veri beni che contribuiscono alla nostra piena crescita umana e spirituale. È bello pensare che Maria è l'aurora di salvezza. All'aurora c'è un momento stupendo: quello che precede immediatamente il sorgere del Sole. Prima, c'erano stati solo tentativi. Un lieve impallidire del cielo a oriente, appena visibile nella notte. In seguito il chiarore è andato crescendo, lentamente all'inizio, poi più in fretta, sempre più in fretta. Ed ecco infine un istante in cui lo scaturire della luce è così vittorioso e ardente, lo splendore così accecante per gli occhi abituati alla notte, che ci si potrebbe credere davanti al sole stesso: appena un istante dopo, come una fiammata, la sua luce divamperà sul filo dell’orizzonte. Ecco finalmente il sole. Fino a quel momento, ci saremmo potuti ingannare, tanto esso già traspariva in quello che era soltanto la sua aurora. Così Maria. Prima, attraverso tutti i secoli precedenti, si trattava dell'alba di Cristo, dei primi inizi della sua purezza e della sua Santità, già meravigliosi considerando che venivano realizzati nella natura umana, ma ancora tanto oscuri rispetto a Lui. Maria è il culmine dell'aurora, il sorgere del nuovo giorno. ma questa luce splende per tutti. Dopo il decreto che ha stabilito la venuta di Cristo, c'è questa lunga preparazione che già la realizza inizialmente, e che riempie tutta l'antica storia dell'umanità. Ora tutta questa preparazione porta a Maria, perché in Lei, e soltanto in Lei, essa porta a Cristo. La preparazione è immensa: è l'unica opera di Dio stesso in questo mondo; egli vi si impegna con tutto il suo amore, vi fa confluire, in virtù della sua grazia, tutto ciò che negli sforzi umani è veramente buono: si plasma una natura umana che sarà la sua. Venne un giorno che tutto fu pronto. E' nella Vergine che tutto si unisce per poi passare da Lei al figlio... Così l'Antico Testamento e tutto quello che vi è di storia sacra nell'umanità, come ha prefigurato Cristo, ha anche prefigurato la vergine. Le donne le cose sante dell'antica alleanza la rappresentano: il tempio, l'altare, il monte Sinai, e l'arcobaleno, il roveto ardente ne sono un simbolo; è la Vergine che viene attraverso tutti quei segni perché attraverso di Lei viene "Colui che viene". Infine come ultima preparazione, come compimento della venuta di Cristo, c'è la trasmissione stessa di questo tesoro umano di santità. Anche qui Maria è unione piena a Gesù, così come è unione piena al genere umano. Maria è la figura assoluta e totale, e lo è per sempre, perché Madre di Dio, è Colei che unisce l'uomo Dio con l'umanità. Guardiamo a Lei con stupore e meraviglia, facciamoci accompagnare nel fitto mistero della nostra vita, scopriremo il volto dello splendore di Dio.


  “Venga il Tuo Regno”
di Roberto


“Venga il Tuo Regno”

Abbiamo compreso bene cosa significhi e quali conseguenze comporta? Venga il tuo Regno: a cosa si riferisce? A realtà future, escatologiche o riguarda anche il presente, la nostra storia, il nostro vissuto? E’ compito solo di Dio instaurare il Regno o coinvolgere anche noi e in che modo, con quali compiti e spazi di accoglienza e collaborazione?
“Venga il tuo Regno” nel Padre nostro è invocazione centrale, che riprende tanto la prima: “Sia santificato il tuo Nome”, quanto quella che segue: “Sia fatta la tua volontà”. E’ invocazione da comprendere bene per non illuderci che il Regno non sia ancora venuto o non scoraggiarci perché riteniamo che, già venuto, sia un fallimento. Che cosa è il Regno di Dio di cui imploriamo la venuta ed il compimento? Si tratta del Regno di Dio, non del nostro. A contare non sono tanto i nostri desideri, le nostre attese, i nostri programmi. E’ il Regno del Padre, Lui è il protagonista che determina i contenuti, ne precisa le qualità, i modi e i tempi. “La Signoria” è di Dio, non nostra. Lui è il Signore del mondo e della storia, non noi, neppure si deve identificare la Chiesa col Regno anche se ne è una realizzazione storica.
Per comprendere il Regno di Dio occorre ripercorrere ed assimilare le parabole del Regno con cui Gesù lo illustra e lo chiarisce precisando che Regno di Dio e Regno dei Cieli sono da considerare sinonimi:

Il Regno dei cieli è simile al seme che un agricoltore getta nel suo campo, vegli o dorma, il seme cresce per forza sua.
Il Regno dei cieli è simile a una rete che raccoglie ogni genere di pesci.

Il Regno dei cieli è simile a un campo dove viene seminato il buon grano e poi ci troviamo la sorpresa di veder crescere la zizzania.
Il regno dei cieli è simile a un granello di senape: è il più piccolo di tutti i semi che fa crescere il più grande di tutti gli arbusti.

Ancora il Regno dei cieli è simile ad un pastore che, avendo cento pecore, lascia le 99 al sicuro nell’ovile per andare a cercare quella che si era smarrita.
E’ simile alla donna che, avendo perso la sua moneta, non alza le spalle, non dice s’arrangi, ma mette sottosopra la casa fin che l’abbia trovata.

Oppure è simile alla massaia che mette un pizzico di lievito nell’impasto di farina perché abbia a lievitare il tutto.
E’ simile a un re che per le nozze del figlio dà un gran banchetto, ma gli invitati accampano mille scuse per non andare.

Il venire del Regno è un modo concreto con cui viene glorificato il Nome Santo di Dio; il Regno viene mediante il compimento della volontà del Padre, come in cielo anche in terra; chi cerca anzitutto il Regno può aspettare con fiducia il pane quotidiano, impara a perdonare entrando così nella certezza del perdono del Padre. Dobbiamo confrontarci con i Vangeli nei quali la parola Regno appare almeno una novantina di volte sulla bocca di Gesù, per fare nostri i suoi pensieri e i suoi desideri. E così nel Padre nostro tutte le invocazioni si collegano tra loro, ma quella del Regno è il centro della preghiera. Venga il tuo Regno o Signore e sia come deve essere “la casa aperta” del Padre. Uno dei segni di questa apertura è di aver dappertutto chiese con le porte aperte. Nella sua esortazione apostolica Evangeli gaudium, Papa Francesco a n° 47, sottolinea:
<< la Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre. Uno dei segni concreti di questa apertura è avere dappertutto chiese con le porte aperte. Così che, se qualcuno vuole seguire una mozione dello Spirito e si avvicina cercando Dio, non si incontrerà con la freddezza di una porta chiusa. Tutti possono partecipare in qualche modo alla vita ecclesiale, tutti possono far parte della comunità, e nemmeno le porte dei sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi. Questo vale soprattutto quando si tratta di quel sacramento che è “la porta”: il Battesimo.

L’eucarestia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale non è premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli>>.

Ciò ha come conseguenza che ci si comporti da dispensatori anziché da controllori della Grazia; la Chiesa non è una dogana; “è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa”. Questo significa pregare nel Padre Nostro: Venga il tuo Regno.

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