N° 3 - Marzo 2019
PAPA FRANCESCO: TORNANDO DA PANAMA
di Antonio Ratti

              

Durante il viaggio di ritorno da Panama, dopo le GMG, papa Francesco sull’aereo ha parlato a lungo con i giornalisti al seguito, rispondendo con la solita schiettezza e semplicità a diverse domande su alcune scottanti realtà.
Alla domanda se le sue attese sono state soddisfatte, il Papa precisa: “Il termometro per capirlo è la stanchezza ed io sono distrutto.”  Ricorrendo la 41° giornata per la vita, una domanda sulla la crisi demografica e l’aborto, che contribuisce a questa stagnazione delle nascite, arriva puntuale e papa Francesco non si tira indietro: “Panama è una Nazione nobile. Come in Columbia, ho visto l’orgoglio dei panamensi; sollevano i bambini come dire: questo è il mio orgoglio, il mio portafortuna. Nell’inverno demografico che stiamo vivendo in Europa, in Italia sotto zero, qual è l’orgoglio? Il turismo, la villa, il cagnolino …. Pensiamoci.”  Il Papa conferma che l’aborto è un peccato sempre, ma spiega che la donna vada assolta sempre. “Il messaggio della misericordia è per tutti, anche per la persona che è in gestazione. Dopo aver fatto questo fallimento che è l’aborto, c’è misericordia, certo. Per questo ho voluto allargare a tutti i sacerdoti, e non solo alcuni, la possibilità di assolvere dall’aborto. Ma è una misericordia difficile, perché il problema non è dare il perdono, ma accompagnare una donna quando pensa a quello che ha fatto …. Ti dico la verità: bisogna essere nel confessionale e tu devi dare consolazione. Per questo io ho aperto la potestà di assolvere l’aborto per misericordia, perché tante volte devono incontrarsi con il figlio. Io consiglio, quando hanno questa angoscia e piangono: tuo figlio è in cielo, parla con lui, cantagli la ninna nanna che non hai potuto cantargli. Lì si trova una via di riconciliazione della mamma con il figlio. Con Dio c’è già il perdono, Dio perdona sempre. Ma la misericordia, che lei elabori questo … Il dramma dell’aborto per capirlo bene bisogna essere in un confessionale.”

Altro argomento di attualità  è il celibato sacerdotale. Il Papa manifesta la sua contrarietà al celibato opzionale prima del diaconato. Comunque dice di non sentirsi pronto “a mettersi davanti a Dio” per affrontare un problema che attraversa i secoli. Cita l’anziano sudafricano padre Lobinger il quale sostiene che la Chiesa fa l’Eucarestia e l’Eucarestia fa la Chiesa. In tanti posti chi fa l’Eucarestia? Quindi padre Lobinger suggerisce l’ordinazione sacerdotale di un anziano sposato che eserciti il munus sanctificanti ( dono del santificare ), cioè, che possa celebrare la Messa, amministrare il sacramento della riconciliazione e dare l’unzione. L’ordinazione sacerdotale piena prevede tre munera (doni): regendi (guidare), docenti (insegnare), sanctificanti (santificare). I teologi devono studiare e meditare ancora, i tempi non sono, per ora, maturi. Il Papa ricorda che in un paese comunista, quando la dittatura staliniana costringeva la Chiesa al silenzio, alcuni vescovi ordinarono contadini bravi e religiosi con queste limitazioni. Quindi la porta non è chiusa in assoluto.  Altro argomento vitale: Quali sono i motivi che allontanano i giovani e i meno giovani dalla fede?

“Sono tanti. Alcuni personali, ma più in generale, e il primo credo, sia la mancanza di testimonianza dei cristiani, dei preti, dei vescovi. La mancanza di testimonianza. Se un pastore fa l’imprenditore o l’organizzatore di un piano pastorale o se non è vicino alla gente, non dà testimonianza di pastore. Il pastore deve essere con la gente, pastore e gregge. Il pastore deve essere davanti al gregge per marcare il cammino; in mezzo al gregge per sentire l’odore della gente e capire cosa sente la gente, di quale cosa ha bisogno, come sente; e dietro al gregge per custodire la retroguardia. Ma se un pastore non vive con passione, la gente si sente abbandonata, si sente orfana. Ho sottolineato i pastori, ma anche i cristiani, i cattolici ipocriti, no?

Quelli che vanno tutte la domeniche a Messa e poi non pagano la tredicesima, ti pagano in nero, sfruttano la gente, poi vanno ai Caraibi a fare le vacanze con lo sfruttamento della gente. (E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che ….) “Ma io sono cattolico, vado tutte le domeniche a Messa!!” Se tu fai questo dai una contro testimonianza e questo, a mio parere, è quello che allontana la gente dalla Chiesa.

Anche i laici …. Ma io direi: non dire che sei cattolico, se non dai testimonianza. Dì: “Io sono di educazione cattolica, ma sono tiepido, sono mondano, chiedo scusa, non guardate me come modello,” questo si deve dire. Ma io ho paura dei cattolici così, eh? Che si credono perfetti! La storia si ripete, succedeva allo stesso Gesù coi dottori della legge, no? “Ti ringrazio, Signore, perché non sono come questo peccatore …” Questa è la mancanza di testimonianza. Ce ne sono altre, ma il motivo più generale è quello.”

Lo stile è quello del dialogare informale, amichevole, del rispondere ad amici con espressioni che non guardano all’eleganza dell’eloquio, per questo diciamo “grazie” per la chiarezza e la genuinità con cui  esprime il suo pensiero su  temi di indubbia complessità da far tremare i polsi.  Forse dalle sue parole traspare anche l’amarezza di dover operare con cattolici, laici e non, superficiali e non all’altezza di dare concreta testimonianza della fede alla quale, di fatto, sono stati solo educati; del resto già  Isaia profetava che troppo spesso il popolo prega con le labbra, mentre il cuore e la mente sono lontani  e impegnati in altri pensieri.



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