N° 6 - Giugno-Luglio 2011
FESTIVITA’ DEL PREZIOSISSIMO SANGUE
di Antonio Ratti

 

 

 

Il tema delle reliquie è un argomento complesso sul piano storico e sensibile su quello della fede. L’uomo per sua natura ha costantemente manifestato il bisogno di dare concretezza visiva alle sue verità di fede nella convinzione di poterle  meglio conoscere e comprendere. Non sempre, anzi quasi mai, l’esser fatto a “sua immagine e somiglianza” è stato ed è sufficiente a soddisfare questa esigenza, così sono nate le rappresentazioni del divino, le immagini e le reliquie sacre, che sembrano dare un senso più compiuto al credere. Il fuoco, le nubi, il tuono sono stati i biblici modi di sentire, anche e soprattutto fisicamente la presenza, altrimenti troppo vaga, indefinita e poco tangibilmente umana, di Dio. Da questo intrinseco bisogno è nata la determinazione di raccogliere e conservare per la devozione oggetti pieni di significati o frammenti corporei di Gesù, di Maria, dei Martiri e dei Santi. Tale consuetudine (tutt’altro che abbandonata: basta pensare all’ampolla col sangue del beato Giovanni Paolo II portata dalla suora francese da lui miracolata sull’altare in Piazza S. Pietro il primo maggio), nell’ VIII – IX sec. ha subito una brusca e violenta battuta d’arresto a causa di un movimento religioso sorto nell’Impero Bizantino che, pur ammettendo il culto di Cristo, della Madonna e dei Santi, vietava ogni forma di venerazione attraverso le immagini (icone) e le reliquie. Questa iniziativa, nota col nome di Iconoclastia, e proclamata nel 728 dall’imperatore Leone III, l’Isaurico, ha suscitato, come era facile aspettarsi, proteste e rivolte popolari. Il papa Gregorio III scomunica l’iconoclastia come eresia (Concilio di Roma 731), ma solo con l’avvento dell’imperatrice Irene (Concilio di Nicea 787) il culto delle immagini è ristabilito. La lotta iconoclastica ha avuto conseguenze disastrose anche sul piano artistico, perché non soltanto si è determinato un vuoto di produzione artistica, ma ha portato alla distruzione di grande parte del patrimonio di valore immenso sia per la cultura che per la fede. In questo quadro drammatico si comprendono i tentativi di salvare quanto più possibile. In Medio Oriente, dove il cristianesimo nasce e si diffonde rapidamente, le immagini e le reliquie venerate da mettere in salvo sono moltissime: consegnarle a fidati viaggiatori, raccomandarle a marinai in partenza per i porti dell’Occidente o nasconderle in tronchi resi cavi da affidare alla benevolenza del mare, sono gli strumenti più usati. Nella chiesa parrocchiale di S. Lorenzo a Portovenere è esposto uno di questi legni andati alla deriva per poi approdare sulle spiagge del golfo. Si spiega anche* così, dopo avventurosi e lacunosi percorsi, la presenza in Occcidente, della Sindone, del Santo Volto, del Preziosissimo Sangue e di tanti altri noti reperti devozionali di chiara provenienza mediorientale. Siamo arrivati così a parlare della reliquia più cara alla devozione della popolazione di Luni antica e poi di Sarzana, dopo che la sede della Diocesi è stata costretta ad abbandonare la città ormai disabitata, perché invivibile. In epoca carolingia (700-850) la cattedrale lunense è stata ampiamente ristrutturata con la costruzione sotto l’abside maggiore di una cripta semicircolare con annessa camera delle reliquie, visibile ai fedeli attraverso una fenestella confessionis. In questa cripta doveva essere conservata la reliquia del Sangue di Cristo, contenuta in un’ampolla, che, secondo una leggenda agiografica, sarebbe giunta davanti al porto di Luni su una nave deserta insieme al simulacro del Cristo tratto miracolosamente dal beato Nicodemo sull’icona del sudario, che originerà la devozione al Volto Santo di Lucca. Due carte del XVII secolo riportano una testimonianza locale, che data al 740 l’arrivo delle reliquie, divise tra i vescovi di Luni e di Lucca, subito accorsi alla notizia dalle due città limitrofe. Secondo un’altra fonte, l’anno sarebbe il 782 e, precisamente, il venerdi santo di quell’anno il vescovo di Luni, Apollinare, e il vescovo di Lucca, Giovanni, raccolgono sulla spaggia di Luni un legno che aveva portato in salvo le  reliquie. Nicodemo d’Arimatea, sul monte Calvario, aveva riempito un’ampolla con il sangue di Cristo e aveva poi scolpito una croce, con l’immagine del Salvatore tratta dal sudario, che potesse contenerla al suo interno. Approdata fortunosamente sul litorale di Luni, la Croce, definita Volto Santo, viene portata a Lucca dove è conservata, mentre la reliquia col sangue rimane nella cattedrale di Luni fino al 1204, anno del trasferimento, come già detto, della sede episcopale a Sarzana. Seppure con qualche differenza tra la leggenda sarzanese e quella lucchese, detta del diacono Leboino, sostanzialmente raccolgono una tradizione molto antica, sicuramente databile prima del mille. Un manufatto a forma di arca in argento dorato, di produzione siriaca, datato al VII sec. e conservato nel tesoro della Cattedrale sarzanese, sarebbe il più antico contenitore dell’ampolla; esso viene sostituito  nella prima metà del ‘600 con un pregiato ostensorio, opera dell’orificeria genovese. L’esteso rinnovamento della chiesa cattedrale di Luni in epoca carolingia, la datazione certa del reliquiario siriaco e il momento dell’arrivo della nave o dello spiaggiamento della croce di Nicodemo, secondo le tradizioni, offrono elementi convergenti sulla provenienza orientale e sul periodo coincidente con l’eresia iconoclastica. Quando la sede diocesana e vescovile è traslata a Sarzana, la preziosa reliquia, gelosamente costudita dai religiosi del Capitolo, è trasferita anch’essa. La festa del Sangue di Cristo, nella domenica successiva alla Pentecoste, è fino al XII secolo annoverata tra le principali del territorio e della città di Luni; la stessa cosa continua ad essere anche a Sarzana. La devozione al Preziosissimo Sangue è ricordata in un’apposita lettera del maggio 1447 da Tommaso Parentucelli, appena eletto papa col nome di Niccolò V, che concede l’indulgenza all’ecclesia Beate Marie de Sarzana. Il Papa sarzanese si mostra un fervido sostenitore della più venerata delle tradizioni devozionali locali e sostiene la continuità tra la nuova realtà diocesana e l’antica Chiesa lunense, sollecitando – attraverso la concessione dell’indulgenza – la partecipazione numerosa dei fedeli, i pellegrinaggi, le offerte caritative e dando il via agl’interventi edilizi necessari nella ecclesia maior sarzanese, non ancora ufficialmente cattedrale, insieme al fratello, cardinale Filippo Calandrini. Da quanto detto, si evince che non è un caso se una delle Parrocchie di Ortonovo – la più vicina ai siti archeologi con le rovine della citata cattedrale – è dedicata al Preziosissimo Sangue: la devozione è abbondantemente datata, documentata e radicata nei secoli.

                                                                                                       

                                                  Antonio Ratti

 

           *  L'altro filone, che ha portato in Occidente tante reliquie, icone e oggetti sacri, è legato alle Crociate; infatti, non pochi soldati e pellegrini, poco concentrati alla liberazione del Santo Sepolcro, hanno sottratto, rubato e requisito con la forza, innescando un fiorente mercato.

                                                                   

 


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