N° 6 - Giugno-Luglio 2011
Spiritualità
  LUNI MARE E LE PRIME COMUNIONI
di Paola G. Vitale


 
 

          Siamo ormai a maggio, mese perfetto e gioioso, mese in cui la “Piena di Grazia” è apparsa in tempi e luoghi diversi, sempre accorrendo in aiuto a questa povera nostra umanità.

         Qua a San Pietro apostolo, le Prime Comunioni sono fissate per il giorno 15, che è anche il mio compleanno, e questa concomitanza mi rallegra. Uscendo dal palazzo in cui abito cammino sul marciapiede prospiciente e sfioro l’erba del verde pubblico la cui altezza raggiunge quasi la mia e così proseguendo verso il nostro locale-chiesa. Sembrano esattamente i campi illustrati dal Doré, in cui appare Beatrice, nella Divina Commedia.

            Sono talmente lussureggianti che viene da dire che sono belli! Anche il marmoreo San Pietro, sul suo basamento, è completamente nascosto. La natura irrompe selvaggia nelle vaste zone verdi sottostanti l’autostrada che ci separa da Luni Antica e gli alberi sorpassano abbondantemente l’altezza dei palazzi.

         Eppure non c’è alcun interesse volto a valorizzare una zona così bella e così vasta di aree verdi. Nelle famiglie residenti c’è tanto scoraggiamento, tale da non ripetere i tanti ripetuti appelli per i necessari interventi.

         Vedremo se anche la festa delle Prime Comunioni si svolgerà in questa lussureggiante e “impollinatissima” selvaggia natura!

 

               Luni Mare, 10.05.2011 

 

 

                                                                                         
 

  15 SEGNI E SIMBOLI CRISTIANI
di Antonio Ratti


 
 

15       SEGNI  E  SIMBOLI  CRISTIANI                  

MANI GIUNTE.  Pregare a mani giunte è una consuetudine nuova, nel senso che trova adepti e si diffonde solo nel tardo Medioevo ed è un modo di presentarsi al dialogo con Dio che esprime il massimo rispetto e deferenza. Le mani congiunte e rivolte verso l’alto sono nella preghiera un gesto di affidamento e di fiducia che manifesta concentrazione, intensità e raccoglimento interiore. Nel contempo, è il riconoscimento del nostro limite al confronto con la grandezza infinita di Dio che, comunque, è sempre disponibile e pronto a venirci incontro e ad ascoltarci. “Questa usanza con il suo simbolismo evidente di devozione, di dedizione della propria forza al superiore, deriva dalla tradizione culturale germanica ed è strettamente legata a quella per la quale i vassalli rendevano omaggio al signore feudale, ponendo le proprie mani in quelle di lui.” (I.A.Jungmann) Durante il rito della professione religiosa ( es., consacrazione a Dio in un ordine attraverso i voti di povertà,castità e obbedienza ) spesso il religioso professo, nel momento in cui pronuncia la formula di consacrazione, mette le sue mani giunte in quelle del superiore celebrante il rito che, a nome della Chiesa, ne accoglie l’impegno di vita. La preghiera, di cui le mani giunte sono una manifestazione visiva, attraverso l’azione dello Spirito Santo, rende la persona disponibile e docile alla volontà di Dio che, con certezza assoluta, vuole solo il bene di ciascuno.

 

MANI ALZATE. Durante la battaglia del popolo di Israele contro Amalek nel deserto del Sinai, Mosè tiene le mani aperte con le braccia tese verso l’alto per tutta la durata dello scontro, facendosi aiutare nel momento della stanchezza da alcuni aiutanti, affinchè quella posizione d’implorante certezza non venisse mai meno. Le mani levate con le braccia verso l’alto sono segno di certezza, di potenza e di trionfo che, però, solo Dio può dare.

( Es.14,16-26; Is.9,7-10 )

 

MANI APERTE.  Ricevere il Corpo di Gesù sul palmo della mano aperta è una consuetudine antica che si rifà alla Chiesa delle origini, quando veniva realmente spezzato pane vero e non l’ostia. Le mani aperte sottolineano il desiderio di ricevere il pane della vita, ovvero, l’Eucarestia, dono totale di Dio-Padre. Normalmente al sacerdote si porgono le mani aperte con la sinistra posata sulla destra; dopo che l’Eucarestia è stata posta sul palmo della mano sinistra, si fa un inchino verso l’altare e si prende con la mano destra l’ostia che viene portata alle labbra; questo deve avvenire quando si è ancora rivolti verso l’altare. Ricevere Gesù con le proprie mani mette in evidenza la nostra dignità di figli di Dio, ma è anche un atteggiamento più consapevole e responsabile – da non banalizzare – che va vissuto con convinta partecipazione, devozione e adorazione, perché per alcuni istanti Gesù è sorretto dalle nostre fragili e inadeguate mani. Il vescovo di Gerusalemme, Cirillo - IV secolo – suggerisce: “Il pane che è spezzato sui nostri altari, offerto alla nostra condizione di viandanti in cammino sulle strade del mondo, è panis angelorum, pane degli angeli, al quale non ci si può accostare che con l’umiltà del centurione del Vangelo:”Signore, non son degno che tu entri sotto il mio tetto.”(Mt8,8; Lc7,6)

Le mani aperte sono il gesto umile e sincero di accoglienza e di disponibilità che permette di ricevere il Signore della vita e il pane della vita eterna, ma rappresenta anche il nostro dare, la nostra operosità, la nostra vita dinamica, il nostro lavoro che ci concede il cibo quotidiano.

 

 
 

  PAROLA DI VITA
di Chiara Lubich


 
 

 


“Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto” (Rm 12,2).

           

Ci troviamo nella seconda parte della lettera di S. Paolo ai Romani, dove l’apostolo ci descrive l’agire cristiano come espressione della nuova vita, del vero amore, della vera gioia, della vera libertà, che Cristo ci ha donato: è la vita cristiana come nuovo modo di affrontare, con la luce e la forza dello Spirito Santo, i vari compiti e i problemi di fronte ai quali possiamo venirci a trovare.

            In questo versetto, strettamente legato al precedente, l’apostolo enuncia lo scopo e l’atteggiamento di fondo che dovrebbero caratterizzare ogni nostro comportamento: fare della nostra vita una lode a Dio, un atto di amore disteso nel tempo, nella costante ricerca della sua volontà, di ciò che gli è più gradito.

 

“Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto” (Rm 12,2).

           

E’ evidente che, per compiere la volontà di Dio, occorre innanzitutto conoscerla. Ma, ci lascia capire l’apostolo, questo non è facile. Non è possibile conoscere bene la volontà di Dio senza una luce particolare, la quale ci aiuti a discernere nelle varie situazioni quello che Dio vuole da noi, evitando le illusioni e gli errori in cui potremmo facilmente cadere. Si tratta di quel dono dello Spirito Santo, che si chiama “discernimento” e che è indispensabile per costruire in noi un’autentica mentalità cristiana.

 

“Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto” (Rm 12,2).

 

            Ma come acquistare e sviluppare in noi questo dono così importante? Senza dubbio si richiede da parte nostra una buona conoscenza della dottrina cristiana. Ma non basta. Come ci suggerisce l’apostolo, è soprattutto una questione di vita; è una questione di generosità, di slancio nel vivere la parola di Gesù, mettendo da parte le paure, le incertezze e i calcoli mediocri. E’ una questione di disponibilità e di prontezza a compiere la volontà di Dio. E’ questa la via per avere la luce dello Spirito Santo e costruire in noi  la nuova mentalità che qui ci viene chiesta.

 

 

“Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto” (Rm 12,2).

 

            Come vivremo allora la Parola di Vita di questo mese? Cercando di meritare anche noi quella luce che è necessaria per compiere bene la volontà di Dio. Ci proporremo allora di conoscere sempre meglio la sua volontà così come ci viene espressa dalla sua Parola, dagli insegnamenti della Chiesa, dai doveri del nostro stato… Ma soprattutto punteremo sulla vita, giacché, come si è appena visto, è dalla vita, è dall’amore che scaturisce la vera luce. Gesù si manifesta a chi Lo ama, mettendo in pratica i suoi comandamenti.

            Riusciremo così a compiere la volontà di Dio come il dono più bello che gli possiamo offrire. E questo gli sarà gradito non soltanto per l’amore che potrà esprimere, ma anche per la luce ed i frutti di rinnovamento cristiano che susciterà attorno a noi.

                                                                                                                     

 
 

  “SONO IO, NON ABBIATE PAURA”
di Mons.Giuseppe Greco, da La Domenica


 
 

                                         Verso il 25° Congresso Eucaristico Nazionale

                                                “SONO IO, NON ABBIATE PAURA”

 

                                                            L’abisso del male ( Gv 6, 16-21 )

Il capitolo 6° di Giovanni ci presenta Gesù che cammina sul mare.

Il mare è il simbolo del caos primordiale, del nulla, della forza nullificante che corrode l’essere come le onde corrodono le rocce, simbolo dell’abisso del male dove si sprofonda, simbolo della morte che inghiotte tutto. “ Il mare era agitato perché soffiava un forte vento.” Il clima di paura è molto pesante. “Era ormai buio”: le “tenebre”, in Giovanni, sono simbolo del peccato del mondo, di tutto ciò che si oppone a Cristo, “Luce del mondo”. Ma Gesù cammina sul mare: Egli è il vincitore del male e della morte, “luce che splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.” Ai discepoli impauriti Gesù dice: “ Sono io, non abbiate paura.”  Gesù si presenta con il nome divino “Io sono”  ( YHWH ), che significa anche “Io sono qui”, ”Io ci sono”, “Io  ci sono per voi”.  Egli ci dice: Non abbiate paura, Io sono sempre con voi. L’Eucarestia è questo “Io ci sono” di Cristo, è questo “Io ci sono per voi” che Cristo ci dice e che traduce nei fatti. I discepoli “vollero prenderlo sulla barca”. Cristo “imbarcato” con noi, nella nostra storia: ecco il mistero dell’Eucarestia, che prolunga nei secoli il mistero dell’Incarnazione, il mistero di questo Dio che si fa uomo, di questo Dio “imbarcato” con noi in questo mare infido dell’esistenza umana. Il mare infido che noi, con Lui, possiamo attraversare salvi.

 

( Mons.Giuseppe Greco, da La Domenica )

 

 
 


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  BENEDETTO XVI HA AFFIDATO L’ITALIA A MARIA
di Benedetto XVI


 
  

 

BENEDETTO XVI HA AFFIDATO L’ITALIA A MARIA

 

Nel 150°  anniversario dell’Unità d’Italia, Benedetto XVI e i vescovi italiani affidano l’Italia a Maria. Accogliendo l’invito del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Papa si è recato nella Basilica di Santa Maria Maggiore per presiedere la recita del Rosario, insieme ai vescovi italiani, riuniti in Assemblea. Il pontefice ha affermato: “La fede non è alienazione: sono altre esperienze che inquinano la dignità dell’uomo e la qualità della cpnvivenza sociale! In ogni stagione storica l’incontrocon la parola sempre nuova del Vangelo è stato sorgente di civiltà, ha costruito ponti fra i popoli e ha arricchito il tessuto delle nostre città, esprimendosi nella cultura, nelle arti e, non da ultimo, nelle mille forme della carità.”

 

 

Preghiera pronunciata dal Santo Padre nell’occasione

 

 

Vergine Maria,

Mater Unitatis,

questa sera intendiamo

specchiarci in te

e porre sotto il manto

della tua protezione

l’amato popolo italiano.

 

Vergine del Fiat,

la tua vita celebra il primato di Dio:

alimenta in noi lo stupore della fede,

insegnaci a custodire nella preghiera

quest’opera che restituisce unità alla vita.

 

Vergine del servizio,

donaci di comprendere a quale libertà

tende un’esistenza donata,

quale segreto di bellezza è racchiuso

nella verità di un incontro.

 

Vergine della Croce,

concedici di contemplare

la vittoria di Cristo sul mistero del male,

capaci di esprimere ragioni di speranza

e presenza d’amore

nelle contraddizioni del tempo.

 

Vergine del Cenacolo,

sollecita le nostre Chiese a cooperare tra loro,

nella comunione con il Vescovo di Roma.

Rendi tutti noi partecipi del destino di questo Paese,

bisognoso di concordia e di sviluppo.

 

Vergine del Magnificat,

liberaci dalla rassegnazione,

donaci un cuore riconciliato,

suscita in noi la lode e la riconoscenza.

E saremo perseveranti sino alla fine.

 

 

 

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