N° 2 - Febbraio 2022
I VANGELI DEL MESE DI FEBBRAIO
di Claudia Pugnana


Domenica  6.02.2022 – V Dom. T.O. - Anno C – Lc 5, 1 -11

Gesù si trova nella Galilea, sulle rive del lago di Genezaret, luogo di lavoro di molti pescatori della regione. E’ circondato da una grande folla che vuole ascoltare la Sua predicazione poiché si è diffusa la voce delle sue doti di predicatore e di guaritore. Ritenendo di non poter essere ascoltato e compreso in mezzo a quella confusione, sale sulla barca di alcuni pescatori appena rientrati dal lavoro e chiede loro di allontanarsi un poco dalla riva per poter parlare a tutti.
Chi deve spiegare qualsiasi cosa ha la necessità di vedere il volto del suo interlocutore, di leggere nello sguardo di chi ascolta i sentimenti che suscita il proprio parlare … Mi permetto di fare un riferimento all’ enorme difficoltà che hanno oggi gli insegnanti quando devono realizzare una lezione a distanza, utilizzando il computer:” meglio di niente!”( è il commento che circola tra i docenti) ….  ma non si crea l’empatia necessaria per rendere significativi quei momenti !
Invece Gesù realizza una buona lezione: riesce ad insegnare, seduto sulla barca del pescatore Simone. Quando ha finito la predicazione comanda di tornare in mezzo al lago e di gettare le reti per pescare.

E Simone gli fa presente che hanno lavorato tutta la notte senza prendere nulla però  aggiunge: ”ma sulla tua parola getterò le reti”.
E’ il primo atto di fede di Simone, che conosce poco il Maestro, ma per quel “poco” va contro le sue certezze (“nel lago oggi non si pesca niente!”) e fa un ulteriore sforzo fisico ( anche se, probabilmente, sarebbe andato volentieri a riposare!)

La fede di Simone non è riposta nella persona sbagliata: le sue reti e la sua barca si riempiono di pesci, al punto che anche i suoi soci, Giacomo e Giovanni, devono venire in aiuto per portare il pescato a riva.
Simone, sbalordito per quanto è accaduto, si getta in ginocchio davanti a Gesù, lo chiama Signore e gli confessa di essere un povero peccatore.

Ma Gesù ha già in mente per lui e per i suoi parenti una nuova vita, non meno impegnativa, comunque, di quella fin qui vissuta: Simone e i suoi soci vengono chiamati a svolgere un altro lavoro, dovranno fare un “tirocinio” di tre anni circa per diventare “pescatori di uomini”.
Nella simbologia cristiana, molto usata nella decorazione delle catacombe e nella predicazione, il mare e le acque in genere rappresentano il mondo, la barca rappresenta la Chiesa, l’ancora rappresenta Gesù (che tiene ferma la barca), la tempesta rappresenta le prove della vita, le reti sono i Sacramenti e la predicazione, i pescatori sono gli Apostoli ( i Vescovi attuali, con i loro aiutanti sacerdoti).  

 

Domenica  13.02.2022 – VI Dom. T.O. - Anno C – Lc 6,17.20-26

 

Il brano evangelico di questa domenica ci racconta la prima predicazione che fece Gesù dopo aver scelto dodici uomini tra i discepoli che lo seguivano.
Le frasi pronunciate dal Maestro sono molto dure e sconcertanti poiché  sono delle affermazioni che vanno contro il modo di pensare corrente:
-Gesù esalta le persone che vivono in condizione di povertà, di fame, di dolore e di persecuzione, profetizzando per loro una grande ricompensa nei cieli….

-Riguardo ai ricchi, ai gaudenti e ai benestanti esprime inquietanti prospettive future….….
L’aldilà è dunque un mondo al contrario, con i poveri e i sofferenti in Paradiso e i ricchi e gaudenti all’inferno?

Il Vangelo non è un manifesto di rivolta sociale, ma è l’invito rivolto a tutti gli uomini a creare sulla terra un nuovo sistema di relazioni sociali, corrispondente al pensiero di Dio.
Quindi ognuno di noi, nel ruolo che ricopre nella propria vita deve agire secondo l’insegnamento di Gesù, avendo come base l’Amore verso Dio e verso il Prossimo.

 

Domenica  20.02.2022 – VII Dom. T.O. - Anno C – Lc 6, 27- 38

 

Il Vangelo di oggi ci spiega meglio ciò che Gesù ci chiede di fare per costruire una società che possa realizzare il progetto di Dio.
Il progetto di Dio ha come obiettivo la felicità dell’uomo che tutti cerchiamo di ottenere. Ma qual è la vera felicità? Consiste nel possedere beni materiali ottenuti magari ingannando il datore di lavoro o lo Stato o il nostro prossimo? Siamo felici quando esercitiamo il potere che ci è dato senza tener conto di chi ci è stato affidato? Oppure quando riusciamo a suscitare l’invidia altrui?
Stiamo attenti perché il contenuto di questa felicità non produce niente di buono: illude l’uomo che crede di aver raggiunto l’apice della sua vita e invece si è allontanato dalla vita vera che ha come modello Gesù. 

Certo ciò che viene chiesto richiede una grande forza di volontà e un grande amore verso il prossimo che ci farebbe diventare misericordiosi come Dio.  
Molti ci provano, tanti desistono, alcuni ci riescono ( i famosi Santi) …

Ma il compito del cristiano è proprio quello di non rinunciare ad esercitare la Misericordia: è l’unico strumento umano che abbiamo per migliorare la società.
Purtroppo gli accadimenti di tutti i giorni ci fanno capire quanto siamo ancora lontani dall’utilizzare questo strumento: gli omicidi e le violenze nelle famiglie, le regole dell’economia che stritolano i deboli per favorire i forti, il cercare di avere tutto senza alcuna fatica, il vivere come se Dio non esistesse.

Purtroppo troppo spesso la persona ama soltanto se stessa.

 

Domenica 27.02.2022 – VIII Dom. T.O.  - Anno C - Lc 6, 39 – 45

 

Per comprendere il brano evangelico di oggi dobbiamo ricordare il consiglio che ci ha dato Gesù nel Vangelo della scorsa domenica: ”Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).   Infatti tutto l’insegnamento odierno del Maestro è inerente alle caratteristiche di un buon discepolo. I primi versetti riportano dei modi di dire che consigliano di guardare la realtà che ci circonda facendoci guidare da chi ci vede bene per non cadere rovinosamente e di imparare a vivere come il proprio Maestro.
Come guardiamo oggi la realtà che ci circonda? Siamo ancora capaci di ascoltare il Maestro o troppo spesso ci fidiamo di chi parla più forte o appare sicuro di sé? Seguiamo chi ci fa più impressione o chi ci propone la fatica di ragionare?
I versetti 41 e 42  ci  invitano a fare una rigorosa autocritica sul nostro comportamento, prima di esprimere giudizi sull’agire degli altri: c’è la chiara condanna dell’ipocrisia del perbenismo( per l’apparenza o per l’interesse).

La correzione fraterna può compierla soltanto chi si sente figlio perdonato dal Padre misericordioso e perciò fratello tra fratelli.
Nella società attuale non sappiamo più riconoscere chiaramente il Bene e il Male. Per molte persone non esistono cose buone o cose cattive ma soltanto cose che ci piacciono e cose che non ci piacciono, cose che ci servono e cose che non ci servono….

Anche i comportamenti palesano una sottostante schizofrenia: le persone vogliono essere libere da condizionamenti e poi seguono i diktat dei  ” social”, non vogliono obblighi morali e poi compiono rituali per emulare gli altri ( apericena, vacanza puntualmente documentata con storie sui social, domenica rigorosamente in giro per shopping,…), mangiano Bio ma non fanno la raccolta differenziata, trattano gli animali come persone e non si commuovono davanti alle umane sofferenze….
Effettivamente l’essere umano è una creatura complessa che può trovare la sua pace e la sua realizzazione soltanto riempiendo il suo cuore della Sapienza del Creatore.

 



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