N° 6 - Giugno/Luglio 2021
L A G R A Z I A
di Antonio Ratti



3.     Giovanni apostolo nella sua prima lettera afferma: “Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.” Pertanto, la grazia è dono gratuito di Dio-Padre, è benevolenza divina, è Charitas vera, non elemosina.  Un padre non fa elemosina né fa pesare ciò che ha deciso di donare, al contrario, guida e suggerisce come e perché farne buon uso. Per questo il Padre celeste ha messo a disposizione dell’intera umanità il Figlio e lo Spirito di Verità.
Specialmente nei primi secoli la nascente teologia ha guardato spesso alla filosofia classica, aristotelica e platonica, punto fermo del pensiero universale di ogni tempo, andando incontro anche a gravi problemi dottrinali: non si può ingabbiare la teologia, che affronta la realtà divina, con la filosofia manifestazione del pensiero umano. Nel tempo e nelle loro ricerche speculative, grandi teologi e diversi Padri della Chiesa ( tra questi Sant’Agostino, definito Doctor gratiae = dottore della Chiesa per la grazia ) hanno puntato ad aspetti particolari per rendere più comprensibile ed appetibile il dono della grazia all’uomo sempre più distratto davanti ai quesiti: conosci te stesso e documentati da dove vieni e dove sei destinato ad andare. La maniera di pensare Dio, l’uomo e i loro rapporti hanno determinato nella storia del pensiero teologico cristiano il modo di concepire la grazia. In altre parole, i distinguo e le sottolineature si hanno sul perché e sui modi di manifestarsi e di usarla. La nozione di immagine di Dio serve a chiarire il dono di Dio come ripristino della dignità persa col peccato e come possibilità di conformarsi a Dio. I sostenitori della théosis ( deificazione ) sottolineano la speciale condizione dell’anima resa partecipe della vita filiale del Verbo, cioè, educata dallo Spirito di Cristo, l’anima umana è in comunione con Dio. Dovendo contrastare l’eretica tesi di Pelagio che sosteneva l’ottimistica capacità dell’uomo di sentirsi responsabile di ogni suo atto libero e la sua capacità di essere il solo artefice della propria salvezza, Agostino, consapevole, anche per esperienza personale,  della debolezza e della forte tendenza al peccato da parte dell’uomo a causa del peccato d’origine, sostiene che la grazia è  il solo aiuto necessario e indispensabile per la libertà umana: senza la grazia l’uomo non può che essere peccatore. 
Ancora oggi il concetto di grazia rimane fissato nei termini del pensiero agostiniano. La teologia medioevale descrive la grazia come una modificazione soprannaturale, permanente e stabile  (grazia abituale o santificante ) introdotta nell’anima dalla presenza delle persone divine, quindi l’uomo intelligente e libero vede in Dio l’unico fine possibile e la sua visione beatifica la vera mèta. Lutero, estremizzando il pensiero agostiniano, sostiene il carattere cristologico ed esclusivamente donato della grazia, che è frutto della iustitia Christi su cui l’operare umano, anche se eticamente corretto, non ha alcuna incidenza.  Il Concilio di Trento ribadisce il principio medioevale della scolastica secondo il quale è la grazia  ( ovvero, l’azione divina che opera in noi ) a darci gli strumenti e i modi per salvarci. La teologia moderna indica che la grazia è Dio stesso, è il dono dello Spirito per il quale l’amore divino ( Charitas ) dimora in noi trinitariamente, quindi la grazia è la relazione con le persone divine in forza della quale l’uomo è cambiato e inserito in una nuova vita: è figlio, è colui nel quale le persone divine dimorano ( es.: inabitazione trinitaria di Itala Mela ), è persona perdonata, riconciliata e santificata. E’ “l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera.” ( Ef. 4,24 ) Si aggiunga a quanto detto anche l’aspetto comunitario e sociale della grazia: la comunione con l’amore divino rende la libertà umana ( libero arbitrio ) aperta agli altri e pronta verso la socializzazione e la solidarietà, superando l’egoistico individualismo, antitesi dell’amore. Ne consegue che non si può vivere tranquillamente con la coscienza in pace in un mondo non redento. La grazia è, pertanto, impegno per il rinnovamento della società intera ( azione missionaria  ) ed è la forza e la speranza di poterlo realizzare prima della fine dei tempi.

Antonio Ratti


Gesù è la grazia

L’ultima parola che ho da dire …. non è un concetto come la “grazia”, ma un nome: Gesù Cristo. Egli è la grazia, ed è lui l’ultimo, al di là del mondo, della Chiesa, e anche della teologia. Non possiamo “catturarlo”. Ma con lui abbiamo a che fare. Ciò che mi ha occupato per tutta la mia lunga vita, è stato dare sempre più rilievo a questo nome e dire: là …! In nessun nome c’è salvezza, se non in questo. E là è appunto anche la grazia. Là è anche l’impulso al lavoro, alla lotta: l’impulso alla comunione, all’essere insieme agli altri uomini. Là è tutto quanto ho provato nella mia vita, nella debolezza e nella stoltezza. Ma tutto è là.


( Karl  Barth, Iniziare dall’inizio. Ed. Queriniana, Brescia ) 



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