N° 6 - Giugno/Luglio 2021
Spiritualità
  Dal “Diario di un Pellegrino”
di Gualtiero Sollazzi



COME LE RONDINI

Convegni ecclesiali a raffica in questo periodo. Una benedizione e un pericolo. Il pericolo è che rimangano solo le parole. La benedizione che siano seminagione piena. La riuscita di questi eventi è legata a diversi fattori: preghiera, preparazione, coinvolgimento delle realtà pastorali.
Anche il tema ha da essere bruciante, per avviare rivoluzioni d’amore.
Papa Francesco è stato chiaro, aprendo il Convegno della Diocesi di Roma: “Un cristiano se non è rivoluzionario, non è un cristiano”. Tali riunioni dovrebbero essere un mettersi insieme per ascoltare “ciò che lo Spirito dice alle Chiese” ( Apocalisse 2, 1-7 ) con confronti a più voci nella libertà dei figli di Dio. Le comunità parrocchiali ne raccoglieranno i “semi”, verificando poi i cammini compiuti. Solo così i Convegni daranno frutto. La Pira diceva “I giovani sono come le rondini, vanno verso la primavera.”  Allargando l’immagine, sarebbe bello pensare a cristiani, arricchiti dal fuoco di questi incontri, che si impegnano a rendere la Chiesa il più vicino possibile al Vangelo: “leggera, danzante, povera, libera, sorridente, coraggiosa, sottomessa solo a Gesù” ( card. Martini ). Ne annuncerebbero la primavera. Come le rondini.

  Le graffiature A PIGLIA' MESSA
di Antonio Ratti




In diverse zone della Toscana un tempo si usava questa  espressione: “Vado a piglià Messa.” Ed era giustissimo. Prima del Concilio Vaticano II, voluto dal grande Giovanni XXIII, la Messa era un’altra cosa. Veniva usato il latino. Quanti erano in grado di seguirla non comprendendo  neppure le domande e le risposte che venivano date a memoria e spesso storpiate nella pronuncia? L’altare, poi, era posizionata in modo tale che il celebrante voltasse le spalle nascondendo di fatto tutto il rito della consacrazione eucaristica, quasi fosse un segreto di Stato o un fatto personale del celebrante.  Ricordo la polemica feroce tra le varie posizioni interne al Concilio e alla Chiesa, tanto che si arrivò allo scisma del pseudo tradizionalista Marcel Lefebvre, in realtà solo un conservatore ostinato. Questo padre conciliare, fino allora sconosciuto vescovo,  nella sua testardaggine, non capiva, o non voleva, la sostanziale differenza tra conservatorismo e tradizione. Nella  bimillenaria storia della Chiesa la Tradizione è un valore ineludibile, che sa aprirsi e comprendere le nuove istanze, mentre la conservazione è l’arroccarsi in un rigido immobilismo che non tiene conto dei mutamenti, delle diverse culture e dei tempi, rendendosi avulso dalla realtà con tutte le amare conseguenze.
Nel Cenacolo a Gerusalemme si parlava aramaico, ad Antiochia, a Costantinopoli, ad Alessandria d’Egitto si parlavano dialetti di estrazione greca e a Roma, ovviamente, latino; quindi l’uso delle lingue parlate non è un’eresia, ma il ritorno alla tradizione vera che il latino, imposto anche alle Chiese africane e polinesiane, aveva tradito.   I primi cristiani erano soliti riunirsi in case private attorno ad un tavolo ad imitazione del Cenacolo. L’altare post conciliare, quindi, è un ritorno alla tavola simile a quella usata da Gesù quando ha istituito l’Eucarestia durante l’ultima cena.
Il celebrante con la nuova posizione  rivolta ai fedeli, com’era Gesù verso i discepoli, permette di seguire tutti i momenti  del rito sacro. Il rito eucaristico non è un fatto privato del sacerdote come sembrava e che costringeva i fedeli ad una presenza  quasi passiva. Ora appare chiaro come il celebrante sia la guida sostanziale per i presenti nel partecipare alla preghiera comunitaria e a fare memoria del sacrificio di croce.

I tre elementi citati e introdotti dal Concilio non offrono più l’alibi di andare a “piglià Messa”  con la sola presenza fisica per rispettare il precetto festivo, ma ci fanno comprendere che è la comunità intera che si riunisce nella preghiera al Padre per ricevere il suo preziosissimo dono che è il Pane di vita, l’Eucarestia.
Il Concilio Vaticano II, nelle intenzioni del Papa Buono, doveva attraverso  i padri conciliari individuare il modo adeguato ai tempi di “porre” la fede immutabile in una società globalizzata con rapidi cambiamenti.

Questi tre elementi, che possono sembrare secondari rispetto ai temi teologici e canonici, hanno reso possibile la migliore comprensione e partecipazione attiva dei fedeli, quasi una concelebrazione, al sacrificio eucaristico.
Ricordo come verso la metà degli anni sessanta del secolo scorso, abbia vissuto un’esperienza emotivamente molto forte da testimone oculare. Circolavano le prime notizie sulle novità liturgiche che il Concilio avrebbe quasi certamente introdotto. Il parroco di una zona periferica spezzina decise di anticipare i tempi. Probabilmente la notizia, arrivata dove non doveva arrivare, indusse il vescovo a presentarsi alle 10,50 in chiesa dove l’altare analogo a quello di oggi era preparato per il rito, mentre l’altare classico era palesemente spoglio. In sacrestia trovò due chierichetti già vestiti e il celebrante che stavo aiutando ad allacciarsi all’avambraccio sinistro il manipolo. Con tono serioso, iniziò ad elencare le illiceità commesse,liturgiche e canoniche, perché consapevole delle anomalie. Al termine, il sacerdote con voce pacata rispose: “Eccellenza ha perfettamente ragione sulle mie libere iniziative non liturgiche, ma i parrocchiani mi chiedono due cose: primo, per partecipare al meglio desiderano vedere i vari momenti della celebrazione eucaristica; secondo, del loro parroco desiderano vedere il volto non i glutei. Hanno torto?” Era un sacerdote dal carattere forte e spigoloso, forse un po’ ribelle, ma sapeva vedere lontano; difatti di lì a pochi mesi, papa Paolo VI  firmò i documenti  conciliari che divennero le Costituzioni-Decreti da attuare, anche se molti stanno invecchiando in trepida attesa che qualcuno si ricordi di loro.

Con grande sollievo le lingue parlate, l’altare a mo’ di tavolo e il celebrante rivolto ai fedeli sono divenute realtà. Almeno per queste tre cose, tranne che per  Lefebvre che voleva una Chiesa di miopi acculturati latinisti, immobili come statue di fronte ad una umanità  diversificata, le resistenze  non si sono mostrate insormontabili.
Ho detto cose ovvie, ma c’è voluto Giovanni XXIII ad imporsi  per rammentarci che occorrono da parte di ciascuno propositi chiari e precisi, perché la fede e i suoi riti diventino valori determinanti per dotare di un senso positivo il dono della vita.

Poniamoci seriamente il quesito - potremmo avere delle sorprese - : la nostra fede è abitudine o è consapevole dedizione alla volontà del Padre attraverso gl’insegnamenti del Figlio Gesù? 


  Gesù, vero Dio, vero uomo
di Paola Guerrecci Vitale



Lettera dei Santi Filippo e Giacomo, il 3 aprile 2021 -
Gesù sta parlando con l'apostolo Tommaso; interviene l'apostolo Filippo dicendo: "Mostraci il Padre e ci basta”.

Gesù risponde da vero Dio, riprendendo con sorpresa Filippo perché ancora non scorge la realtà di Gesù come Dio da Dio.

Penso tra me: "Per credere questa realtà bisogna essere abbandonati a Lui, a Gesù, come i bambini nelle braccia della madre o del padre, altrimenti rimaniamo perplessi, aderendo formalmente a questa realtà, dicendo nel pensiero: E va bene, se lo dici Tu!".

Gesù chiarisce ancora, affermando che le sue parole provengono direttamente dal Padre Suo: non sono parole sue. Ogni sua parola proviene direttamente dal Padre Suo, da cui proviene per fare la di Lui volontà. Gesù è fedele fino alla morte ed alle crudeltà feroci con cui viene condotto alla morte di Croce. Per questa redenzione mostrata dal Figlio di Dio gli è stato donato un corpo. Fino alla fine vengono realizzate in Lui tutte le parole dei profeti, anche loro sempre perseguitati ed uccisi crudelmente.

A noi rimane il solo sforzo di riconoscere come dono divino tutta la grazia che ci proviene dal  Battesimo, dalla educazione cristiana alla pace, alla gioia pura che ci viene da Gesù  che è vita, verità e via, oltre che gioia  pura
- aggiungo io - realizzando così il progetto che Dio Padre ha avuto creandoci: progetto di gioia duratura e non quella che ci proviene dai cinque sensi, come normalmente avviene e che, in sostanza, è ciò che ti sarà dato in più.
Cercate prima le cose di lassù, cioè di fare la volontà di figli di Dio: tutto il resto vi sarà  dato in più.

Gesù parla con dolcezza e fermezza, da uomo e da Dio. Ci chiede soltanto di credere alla Sua parola. Crediamo ed amiamo!

Paola Guerrecci Vitale
(a Luni Mare dal 24. 2. 1974)


  Adorazione interparrocchiale
di Enzo Mazzini



 

Siamo nel mese di maggio, il mese Mariano e, come tutti gli anni, l'adorazione interparrocchiale del Vicariato di Luni in questo mese viene celebrata nel Santuario della Madonna del Mirteto.
Numerosi sono i fedeli che da tutte le parrocchie sono corsi per partecipare a questo commovente momento di preghiera. La cerimonia è guidata dal Parroco, P.Domingo Patix, coadiuvato da Don Carlo che provvede anche ad accompagnare i canti dei fedeli all'harmonium.
Molto bella la Preghiera di Adorazione che di seguito riporto: "Signore Gesù, adoriamo il tuo Corpo glorioso, nato dalla Vergine Maria, siamo qui davanti a Te. Tu sei il Figlio di Dio fatto uomo, crocifisso per noi e dal Padre Risuscitato. Tu, il vivente, realmente presente in mezzo a noi. Tu, la via, la verità e la vita: Tu, che solo hai parole di vita eterna. Tu, l'unico fondamento della nostra salvezza e l'unico nome da invocare per avere speranza. Tu, l'immagine del Padre e il donatore dello Spirito; Tu, l'Amore. Signore Gesù, noi crediamo in Te, Ti adoriamo, Ti amiamo con tutto il nostro cuore e proclamiamo il tuo nome al di sopra di ogni altro nome. Amen".
Alla lettura del Vangelo secondo Marco (16, 15-20) fa seguito uno spazio di silenzio dedicato alla meditazione personale. Quindi viene data lettura alla seguente meditazione collettiva: " La missione della Chiesa è presieduta da Gesù Cristo risorto, salito al cielo e intronizzato Signore alla destra del Padre.
L'ascensione e l'invio degli apostoli sono inseparabili. Tra gli undici, inviati da Gesù e beneficiari della sua promessa fedele e potente, si trovano anche i successori degli apostoli e la Chiesa intera. Gesù ci invia, ci accompagna e ci dà la forza. Noi non siamo dei volontari spontanei, ma degli inviati.
Appoggiandoci su Gesù Cristo vincitore della morte, possiamo obbedire quotidianamente al suo ordine di missione nella serenità e nella speranza.
Gli Apostoli sono i messaggeri di una Parola che tocca l'uomo nel centro della sua vita. Il Vangelo, affidato alla Chiesa, ci dà una risposta definitiva: se crediamo, siamo salvati, se rifiutiamo di credere o alziamo le spalle, siamo perduti. Attraverso la fede, che è il sì dato dall'uomo a Dio, noi riceviamo la vita.
Il Signore conferma la predicazione degli apostoli con molti segni; e segni accompagnano anche i credenti. Attraverso questi segni, diversi e coestesi alla missione della Chiesa, Dio vuole garantire la sua azione in coloro che Egli ha inviato e invita tutti gli uomini ad abbandonare ciò che è visibile e quindi attraente per il mistero della salvezza".
Dopo la recita della "Coroncina per le Vocazioni Sacerdotali" e delle Litanie della Santissima Eucaristia viene recitata da tutti la seguente Preghiera per le Vocazioni Sacerdotali: "Signore Gesù, Pastore grande delle nostre anime,
Tu non abbandoni il tuo gregge, ma lo conduci attraverso i tempi, sotto la guida di coloro che Tu stesso costituisci pastori dei tuoi fedeli. Radicati e fondati nella certezza del Tuo amore per la Chiesa, noi Ti preghiamo: effondi, in una rinnovata Pentecoste, il Tuo Spirito di sapienza e di fortezza sulle nostre comunità, perché susciti in esse numerosi e degni ministri dell’altare, annunziatori forti e miti del Vangelo della grazia. Tu hai fondato la Chiesa e La colmi continuamente del dono della Tua verità e della Tua santità. Non farci mancare i sacerdoti, mediatori della Tua luce e della Tua vita.
Santa Madre di Dio, siamo consapevoli che ogni sacerdote è un dono che può essere solo umilmente chiesto. Uniamo la nostra povera preghiera alla Tua potente intercessione: ottienici numerosi e santi sacerdoti che guidano le nostre comunità sulla via della salvezza. Amen".

Dopo il canto del "Tantum Ergo" e la Benedizione Eucaristica, la cerimonia si conclude col canto "Regina Coeli".

  Chiediamo il dono dello Spirito Santo, perché…
di Metropolita Ignatios di Latakia.



 

Senza lo Spirito Santo: Dio è lontano, il Cristo resta nel passato, il Vangelo è lettera morta, la Chiesa una semplice organizzazione, l’autorità una dominazione, la missione una propaganda, il culto un’evocazione e l’agire cristiano una morale da schiavi. Ma in lui: il cosmo si solleva e geme nelle doglie del Regno, il Cristo risuscitato è presente, il Vangelo è potenza di vita, la Chiesa diventa comunione trinitaria, l’autorità è servizio liberatore, la missione è Pentecoste, la liturgia è memoriale e anticipazione, l’agire umano è  deificato.

-Metropolita Ignatios di Latakia.

  Per me vivere è Cristo
di San Giovanni Paolo II



La fede ci chiede di stare davanti all’ Eucarestia con la consapevolezza che siamo davanti a Cristo. L’Eucarestia è mistero di presenza, per mezzo del quale si realizza in modo sommo la promessa di Gesù di restare con noi fino alla fine del mondo.

                              San Giovanni Paolo II


  Lo Spirito Santo
di Papa Francesco



Lo Spirito Santo è l’anima della Chiesa. Di molti fa un corpo solo, il corpo di Cristo. Tutta la vita e la missione della Chiesa dipendono dallo Spirito Santo; Lui realizza ogni cosa.

 

Papa Francesco

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