N° 3 - Marzo 2019
Diario di un parrocchiano
di Enzo Mazzini

Giovedì 31 gennaio 2019 - Oggi la nostra comunità vive una festa molto sentita: San Giovanni Bosco. Nella Chiesa "Maria Ausiliatrice" di Isola si celebra infatti la Festa Patronale che è stata preceduta da un Triduo di preparazione che ha visto la partecipazione di numerosi fedeli.
La festa di San Giovanni Bosco è infatti molto sentita dai fedeli della Piana di Luni che nutrono una grande devozione per il loro Patrono. Vera figura di padre e maestro, San Giovanni Bosco è un vero gigante della santità.
Fondatore dei Salesiani e delle Figlie di Maria, nel 1988 venne dichiarato, da Papa Giovanni Paolo II, "Padre e maestro della gioventù", avendo Egli rivendicato il diritto dei bimbi allo studio ed alla formazione ed avendo ad essi dedicato tutta la Sua vita. Nel 1877 fondò anche il Bollettino Salesiano che ancora oggi è diffuso nel mondo in 56 edizioni e 26 lingue, propagatosi in 135 nazioni.
La Sua pedagogia può essere sintetizzata nel " sistema preventivo" che si basa su tre pilastri: religione, ragione ed amorevolezza, proponendosi di formare buoni cristiani ed onesti cittadini. Uno dei veri capolavori della Sua pedagogia è rappresentato da San Domenico Savio.
Con questi convincimenti ed in perfetto orario, insieme a Federico ed alle nostre mogli, partecipo alla S. Messa Solenne delle ore 18 e poiché siamo arrivati con un certo anticipo, possiamo prendere parte anche ai riti finali dell'Ora di Adorazione ed alla Benedizione Eucaristica.
La chiesa è veramente gremita di fedeli, corsi da tutte le parrocchie del Vicariato, insieme ai loro parroci ed a Don Romano che ci onora sempre della sua preziosa partecipazione e collaborazione. Celebra la S.Messa don Federico Ratti della parrocchia di Santa Maria Assunta di  Sarzana, che è stato ordinato sacerdote il 24.11.2018 e con lui sono saliti a quattro i sacerdoti ordinati nella nostra diocesi, nel corso del 2018. Infatti, nel mese di marzo erano stati ordinati anche don Alessio Batti, don Stefano Ricci e don Emilio Valle.
Anche il coro è totalmente presente, diretto come sempre da Nicoletta che accompagna al l'organo. Bellissimi i canti eseguiti, a sottolineare la primaria importanza riservata a questa ricorrenza. Molto profonda l'omelia tenuta da don Federico Ratti che di seguito riporto: "Giovanni  Bosco è vissuto sempre in povertà. Ben presto, a nove anni, viene segnato anche dalla perdita del padre. Provvede poi a tutto la madre, con immenso sacrificio, che riesce anche a farLo studiare ed a farLo diventare sacerdote. Come sacerdote, non dimentica una ispirazione divina che ha avuto proprio quando era piccolo e che Gli diceva proprio di occuparsi dei giovani ed in particolar modo di quelli più abbandonati. E quando Lui è diventato prete, Torino brulicava di ragazzi abbandonati, di ragazzi orfani. Era un periodo in cui Torino era in grande espansione. Incominciavano ad esserci delle industrie e questo comportava che molti arrivavano nella grande città e poi cercavano di vivere un po' alla giornata.
Lui ovviamente si prese a cuore molte di queste situazioni ed incominciò a seguire i giovani, dando loro una specie di riparo. Li educò innanzitutto al lavoro. Creò anche degli istituti professionali, sappiamo. Però soprattutto li educò alla vita cristiana; li educò a quel sano timor di Dio che è necessario per ognuno di noi. Li educò all'amore alla Madonna, insomma in tutte quelle virtù indispensabili per farli diventare dei buoni cristiani e, ovviamente, avendo a che fare con i giovani, e i giovani fanno anche un po' perdere la pazienza, sappiamo che Lui diceva che rimproverarli non serviva a niente, anzi ciò faceva in modo che questi si chiudessero e si allontanassero e quindi diceva che con loro bisognava usare un po' il metro dell'amore di Cristo, perché si chiedeva: "Cristo cosa farebbe al mio posto? Cristo come li educherebbe? Di certo non  urlando, di certo non rimproverando" e quindi questo era un po' il Suo metro. Diceva che giovava di più una preghiera che tante parole spese e quindi Lui pregava e li affidava al Signore ed alla Madonna della quale era molto devoto, al punto da far costruire anche un santuario a Torino, quello di Maria Ausiliatrice e lo fa costruire partendo con poco più di quattromila lire. A quell'epoca erano magari tanti soldi ma non ci si riusciva davvero a costruire un santuario! Ed anche lì, affidandosi alla provvidenza, è riuscito a costruire questo santuario che è anche molto bello, fra le altre cose. Ma la Sua opera poi non si esaurì con questo. Comincia a fondare quello che sarà l'Oratorio Salesiano, proprio in riferimento alla figura del grande San Francesco di Sales che abbiamo festeggiato pochi giorni fa e qui continua a radunare tutti questi ragazzi perché poi, anche per la città di Torino si era sparsa la voce che Lui si occupava di questi giovani e quindi erano anche i giovani stessi che portavano altri giovani in questo oratorio. Quindi la famiglia cresceva. E poi una cosa particolare mi ha colpito: che proprio in questo periodo, quando fonda l'oratorio, comincia per Lui, come è successo per tanti, la persecuzione del demonio che in particolar modo Lo importunava di notte e Lui era lieto di questo perché diceva che se il demonio  importunava Lui, avrebbe evitato di importunare i Suoi ragazzi. E quindi accettava di buon grado tutto questo, anche se Lui dormiva poco o niente la notte e poi, al giorno, Si spendeva tantissimo per i giovani. Lo sappiamo, abbiamo visto anche dei film legati a San Giovanni e sappiamo il grande sacrificio: Lui andava proprio in giro per Torino alla ricerca di questi ragazzi. Poi, quando la Sua opera è cresciuta, non solo girava per Torino, ma sappiamo che ha girato per tutta Italia e quindi si è davvero speso per tutti i ragazzi. E quindi la Sua educazione, rivolta ai ragazzi, era sempre un'educazione basata sull'amore di Cristo e diceva che l'educazione proprio in questo era cosa del cuore e solo Dio poi avrebbe potuto far crescere  questo amore nel cuore di questi ragazzi e quindi Lui poi era solito dire che viveva solo per questi ragazzi e diceva: "Io vivo per voi; lavoro per voi; darei la vita per voi; studio per voi". Questo era un po' quello che ripeteva quotidianamente ai Suoi ragazzi. Quindi da Lui dobbiamo imparare innanzitutto l'umiltà. Lui che è  molto umile, si è speso per questi giovani e, instancabilmente, ha lavorato ogni giorno nella vigna del Signore e, come ci ha detto il Vangelo di oggi, innanzitutto si è fatto anche Lui bambino per primo, proprio per fare in modo da avere vicino sempre questi ragazzi.
È stato veramente un grande maestro e un grande padre per tutti loro ed il Suo esempio continua ad arrivare anche a noi oggi. Quindi facciamo in modo che anche quest'ultima frase, che rispecchia in modo meraviglioso la vita di San Giovanni Bosco, possa far parte anche della nostra vita e ci porti ad aiutare sempre il prossimo e chi ha bisogno. E con questi giovani avere sempre un po' più di pazienza. È sempre bene, magari anche se in certi momenti si vorrebbe sbottare perché vediamo che non ci ascoltano, non ubbidiscono, imparare da questo insegnamento, magari ricacciarci un po' in gola l'urlo e cercare sempre di far loro capire le cose come avrebbe fatto il Signore. Così diceva San Giovanni Bosco e quindi accogliamo ogni bambino ed accogliamolo nel nome di Cristo. Sia lodato Gesù Cristo."
Chiedo scusa se mi dilungo forse un po' troppo, ma non posso fare a meno di riportare una bellissima preghiera per i giovani, rivolta a San Giovanni Bosco: " O Padre tenerissimo, al cui cuore Don Bosco ha attinto la forza d'amare, dona a noi la capacità di amare con il tuo stesso cuore. Aiutaci a capire che "amare i giovani vuol,dire accettarli come sono, spendere tempo con loro, condividere i loro gusti e i loro tempi, dimostrare fiducia nelle loro capacità, tollerare quello che è passeggero e occasionale, per donare silenziosamente quello che è involontario, frutto di spontaneità o immaturità". Solo così potremo educare i giovani ad essere segni del tuo amore preveniente. Amen".
Lunedì 11 febbraio 2019 - Oggi la Comunità di Molicciara, in occasione dell'80* anniversario del!'erezione della Parrocchia, celebra un rito molto importante: la dedicazione della Chiesa Parrocchiale del Sacro Cuore, alla presenza del Vescovo Diocesano, Sua Ecc.Mons. Luigi Ernesto Palletti.
La Chiesa è davvero stracolma di fedeli e, dopo i riti iniziali, il Parroco Don Andrea prende la parola per rivolgere un caloroso saluto al Vescovo, alle numerose autorità presenti con i loro gonfaloni ed a tutti i fedeli, ripercorrendo, con grande dovizia di particolari, i momenti salienti della nascita e storia di questa importante Parrocchia, compresi i parroci che si sono prodigati con tutte le loro energie e devozione, al servizio di questa popolosa comunità che conta più di 7.000 fedeli.
Quindi, dopo la Liturgia della Parola, ha fatto seguito la bellissima omelia del Vescovo che riporto integralmente: "Compiamo dunque oggi questo gesto così particolarmente significativo: dedicare una chiesa. Innanzitutto dobbiamo partire dal prendere sempre più coscienza che le pietre vive della chiesa siamo noi.
Col Battesimo siamo diventati figli di Dio, membra del Corpo del Signore Gesù, di quel Corpo che veramente si estende in tutta l'umanità e siamo membra vive, misteriosamente in comunione gli uni con gli altri, non solo perché partecipi di un'unica umanità, di un'unica natura umana, ma in modo particolare proprio perché partecipi di quel dono grande che è la figliolanza di Dio.Col Battesimo siamo diventati figli di Dio e questo è un passaggio essenziale perché, mentre nelle altre realtà belle che abbiamo nel mondo si entra attraverso una scelta, una tessera, un'iscrizione, qualche cosa che certifichi questa appartenenza, nella Chiesa invece si entra per una generazione nuova. Noi non entriamo attraverso un tesseramento nella Chiesa, ma entriamo nella Chiesa perché c'è una rinascita vera che avviene nel Fonte Battesimale. In quel momento realmente la vita di Dio inizia a scorrere dentro di noi. Diventiamo vivi ad un titolo diverso, non solo per quella vita che ci hanno dato i nostri genitori, ma qui è addirittura la vita di Dio che scorre dentro di noi ed iniziamo a far parte del popolo di Dio, di quel grande Corpo di Cristo che è la Chiesa, di quel grande Tempio dal quale si innalza la preghiera al Padre che è nei cieli.
L'Apostolo ci ricorda che questo tempio, questo popolo, questo corpo è ben ordinato: non è l'insieme di tanti singoli, ma è un corpo vero e proprio. Ha un corpo che è Cristo, ha delle membra che siamo noi ed è importante comprendere questo perché realmente ciò permette ad ognuno di noi di crescere verso la pienezza. Ora, quello che noi siamo dunque diventati col Battesimo lo viviamo personalmente ma anche sempre in comunione gli uni con gli altri e quando  questa comunione diventa anche comune presenza, come questa sera, allora si manifesta anche visibilmente il popolo di Dio. Non che prima non ci fosse, ma quando ognuno di noi è nella propria casa noi non possiamo vedere l'assemblea del popolo di Dio radunata. Stasera, in questo momento, sì, la possiamo vedere, alla domenica la possiamo vedere.
Il Signore ha stabilito che, pur essendo sempre Suo popolo, almeno nel giorno del Signore questa appartenenza diventi anche visibilmente constatabile. E allora quella prima lettura che raduna tutto il popolo, che fa risuonare la parola di Dio e che ottiene quell'effetto splendido, meraviglioso. Tutti si commuovevano a questo. Noi siamo chiamati a diventare un popolo visibile perché la visibilità realizza delle promesse che il Signore Gesù ha posto dentro la nostra vita.
La prima, fondamentale, è: "Dove due o più sono riuniti nel mio nome Io sono in mezzo a loro". Noi siamo la prima forma di presenza del Signore Risorto. Lui non Lo possiamo vedere con i nostri occhi, però possiamo constatare che siamo tutti qua nel Suo nome e possiamo ricomprendere che la Sua promessa oggi si realizza: "Dove due o più sono riuniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro".
Poi, ci viene chiesta questa presenza, che diventa testimonianza, anche per manifestare al mondo che realmente siamo presenti e vogliamo vivere il Vangelo di Cristo, quel Vangelo che ci chiede di amarci gli uni gli altri, quel Vangelo che ci invia ad annunziare la parola di salvezza, quel Vangelo che ci promette ancora che "Dove due si sono accordati per chiedere qualcosa al Padre Mio che è nei cieli Io ve lo concederò". Certo, sta parlando in modo particolare del grande dono dello Spirito e dunque del grande dono della salvezza. E poi siamo radunati insieme per l'ascolto della Parola, un gesto così fondamentale. È vero che ognuno può leggere la Parola per conto suo e deve leggerLa, deve approfondirLa, ma c'è un momento in cui nella comunità questa Parola viene proclamata. Scende non solo su di me ma su tutto il popolo che è radunato in questo momento. Scende sulla Chiesa di Dio; dà forma sempre nuova alla Chiesa di Dio; è il Vangelo che scende su di noi, ma non per rimanere semplicemente su di noi ma per, attraverso di noi, giungere tutto e ovunque nel mondo, fino ai confini della terra, lì dove forse qualcuno non potrebbe arrivare. Ebbene, c'è qualcuno di noi che ci può arrivare ed è tenuto ad annunziare il Vangelo anche lui. Può essere il lavoro; può essere un momento di sofferenza o di gioia; può essere un momento di svago; può essere qualunque altro momento, ma noi che riceviamo la Parola, non possiamo tenerLa per noi stessi. Dobbiamo, insieme, annunziarLa al mondo intero perché creda. Ce lo ricorda il Vangelo di Giovanni: "Perché creda". E poi ci si raduna per i gesti vitali della nostra esistenza. Il primo è il Battesimo, ma non è l'unico: è la porta. Il gesto più alto è l'Eucaristia, quel gesto nel quale Gesù Si rende presente, anzi rende presente l'unico, eterno Sacrificio, il Sacrificio della nostra salvezza, il Sacrificio della Sua morte e resurrezione. Ed è importante che nel giorno del Signore la comunità cristiana si trovi proprio per partecipare al grande momento del Sacrificio di morte e resurrezione di Cristo che è la nostra Messa. Ci si trova  nel momento dell'Alleanza quando due persone decidono di intraprendere il grande cammino del Matrimonio. Ci si trova nel momento della Confermazione, nella discesa dello Spirito Santo per diventare testimoni. Ci si trova nel momento del dolore, nel momento in cui si parte da questo mondo perché il saluto cristiano è un saluto autentico; il suffragio cristiano è un suffragio autentico;  la comunione non viene spezzata, anzi assume una forma tutta particolare. È il luogo dove vengono segnati i momenti essenziali della nostra vita. Questo luogo che innanzitutto è la comunità però ha anche una sua fisicità. Ecco allora, giustamente è stato ricordato, quella Chiesa di cui si parla, parlando del popolo di Dio, viene anche così chiamata parlando dell'edificio, edificio importante perché è il luogo dell'Assemblea, è il luogo dove, in modo riparato, si può ascoltare la Parola, si può partecipare all'Eucaristia, si può elevare la preghiera, il luogo dove la comunità si raduna come comunità e dunque assume la visibilità, è il luogo dove si innalza quella preghiera per noi e per tutti e, di conseguenza, si vive quella comunione particolare  con Dio. È il luogo dove, ricevuti i doni di Dio, siamo chiamati a ritrasmetterli nella carità. Quel -l"Andate in pace" che sempre viene detto al termine della Messa non è un congedo, è una missione: "Avete ascoltato l'Evangelo? Avete ricevuto il Pane della vita? Portatelo ai fratelli, andate a portarLo ai fratelli, andate a portarLo a coloro che non erano presenti. Se malati, perché malati. Se distratti, perché distratti. Ma quel Pane , il Pane della Parola, deve giungere a tutti . Deve nutrire tutti e chi non è qui a nutrirsi, insieme a noi , deve sapere che noi glieLo portiamo per potersi nutrire lì dov'è; e un domani, sperando che possa partecipare con noi all'unica grande Assemblea del Signore".
Ecco, vogliamo compiere questo, insieme: un po' facendo quello che ha fatto Zaccheo. Lo abbiamo sentito nel Vangelo. Zaccheo è curioso, è! Vuole vedere, è piccolino e allora si industria: sale su un albero. Tutto sommato, forse, è anche convinto di poter vedere senza essere visto: "Così - dice - vedo ma non mi comprometto mica più di tanto ", ma guardate che il Vangelo è molto fine perché Zaccheo sale per vedere  e invece è visto perché, sull'albero, non è Zaccheo che vede Gesù, ma è Gesù che vede Zaccheo e lo chiama e gli dice: "Vieni giù! Oggi devo venire a casa tua". Ecco, oggi il Signore viene a casa nostra. È vero, questa comunità tante volte, abbiamo sentito, si è già radunata in questo luogo però sapendo che in questo momento avverrà questa grande dedicazione: questo luogo è proprio il luogo consacrato dell'incontro. Poi l'incontro con Dio lo si può fare ovunque: Dio è ovunque, ma questo luogo è della comunità, è il luogo della visibilità; è il luogo della comunione; è il luogo della testimonianza; è il luogo della vita. Ecco, viviamolo insieme! Ogni gesto compiuto è significativo. Seguiamolo bene perché realizza quello che dice, ma anche insegna quello che dice e per noi diventa un arricchimento di fede, un arricchimento di cammino e speriamo, con l'aiuto di Dio, un arricchimento di testimonianza.
Allora insieme ci uniamo veramente in questo momento, perché la nostra preghiera si elevi sempre più al Signore".
Quindi, terminata l'omelia, tutti si alzano ed il Vescovo invita il popolo alla preghiera, iniziando con la recita delle Litanie dei Santi. Poi il Vescovo pronuncia la solenne preghiera di dedicazione e procede all'Unzione dell'Altare e delle pareti della Chiesa ed all'incensazione dell'Altare e della Chiesa. Terminata l'incensazione, viene pulito e preparato l'Altare. Il Vescovo consegna quindi al diacono una candela accesa dicendo: "Risplenda nella Chiesa la luce di Cristo e giunga a tutti i popoli la pienezza della verità ". A questo punto, il diacono accende le candele dell'Altare e la Chiesa viene illuminata.
Eseguiti questi riti, prosegue la Liturgia Eucaristica, mentre il coro, davvero numeroso ed arricchito da un folto stuolo di ragazzi e ragazze, esegue dei meravigliosi canti che davvero elevano le anime a Dio.



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