N° 2 - Febbraio 2018
Testamento
di A cura di Romano Parodi

 

Testamento

Nell’ultimo numero del Sentiero, perché hai scritto Ceccardi Roccatagliata e non  Roccatagliata Ceccardi?”E’ vero, in “Strade di campagna” mi sono permesso di anteporre Ceccardi a Roccatagliata. E’ stato l’ultimo suo desiderio. Nel testamento, redatto otto mesi prima della sua morte, nello studio del notaio Pianava di Carrara, quasi avesse voluto ribadire il viscerale legame con la madre, il poeta, antepone Ceccardi a Roccatagliata. Il testamento è un documento di grande fierezza. Vi si sente l’angoscia del padre, e il dramma dell’uomo, tradito da tutti suoi sogni; ma cosciente del valore delle sue opere ne chiede la vendetta, “ai mani della mia gente”. Nel testamento nomina sedici amici. Da notare che il carattere del nostro si evince anche qui; mancano quattro degli amici più cari: Lorenzo Viani, Giuseppe Ungaretti, Annibale Caro e Manfredo Giuliani (perché? ne riparleremo). Lo riportiamo integralmente:

Carrara, lì 17 dicembre 1918

 

Lascio mio unico erede mio figlio Tristano.

Di Dio accetto la formula di Benedetto Spinoza: “Dio è la seria infinita dei modi finiti del pensiero e dell’estensione”. Benché io sia un italico di sentimenti e di dottrina, accetto il rito della purificazione del fuoco. Ai compagni, ai fratelli l’eseguirlo. Lascio le mie carte al dottor Luigi Romolo Sanguinetti e al maggiore Adolfo Podestà, fratello di uno dei miei più nobili amici, Antonio, e fratello mio, i quali ne cureranno la pubblicazione nei limiti del possibile. Lascio i miei libri alla Comunità di Carrara (libri dispersi a Parma, Lavagna, Sant’Andrea Pelago). I seguenti miei amici, compagni e fratelli possono chiedere o dalle mie carte un autografo o dai miei libri un volume, a loro discrezione (seguono i nomi di sedici amici, tutti giornalisti, pittori e letterati, fra i quali Luigi Piola, unico ortonovese)……

Ho amato il Bene; ho combattuto per l’Ideale. Posso aver anche per la fralezza della carne o per la dubbia apparenza delle cose che le danno i sensi, commesso il male; ma senza mia precisa volontà; del resto sul bene e sul male mi compiaccio della sentenza di Agostino.

Sulla mia urna, questa epigrafe: HIC CONSTITIT VIATOR (qui si è fermato il viandante).

Sotto il mio nome e cognome, l’anno e il giorno di nascita e di morte, in numeri e caratteri epigrafici romani.

Lascio a mio figlio una terribile eredità di amore e di odio. Egli sa tutto, e sa quale rovina mi travolge. Se mi sopravvive a lungo, mediti, ricordi e non perdoni.

La mia memoria agli amici, ai compagni, agli estimatori; la vendetta ai compagni e ai fratelli. E a mio figlio che benedico. Mi voglia perdonare.

Addio ora e sempre.

Ceccardo Ceccardi Roccatagliata

 

Era l’alba di domenica 3 agosto 1919. In quel momento Ceccardo Ceccardi Roccatagliata aveva 48 anni, 6 mesi e 27 giorni. Non rispondeva. Gettarono giù la porta: un’emorragia cerebrale lo aveva fulminato. Lo portarono all’ospedale di Pommontone ma non si riprese. Il ferale annuncio, subito diffuso dalla stampa, ebbe grande risalto sulla stampa di tutta Italia.

I funerali furono fatti a spesa della città di Genova. Ad accompagnare il feretro a Staglieno c’erano gli amici fedeli (molti scrittori) e i patrioti che lo hanno accompagnato nella sua campagna a favore dell’entrata in guerra dell’Italia. Forzatamente assenti, perché ancora alle armi, Giuseppe Ungaretti e Lorenzo Viani ed altri. C’era anche la corona di D’Annunzio: a “un poeta mero e della più pura specie”. Scrisse Eugenio Montale: Sotto quest’umido arco dormì talora Ceccardo./ Partì come merciaio di Lunigiana/ lasciandosi macerie a tergo./ Si piacque d’ombre di pioppi, di fiori di cardo./ Lui non recava gingilli: soltanto un tremulo verso portò alla gente lontana/ e il meraviglioso suo gergo./ Andò per gran cammino. Finché cadde riverso.

Oggi le ceneri del Poeta, su proposta del poeta Mario Lertora, e sollecitata dagli amici, e dalla stampa, sono state traslate nel Pantheon dei grandi genovesi.

Sulla casa natia, in via Caffaro, Genova, fu posta questa lapide:

 

NACQUE IN QUESTA CASA

IL 6 GENNAIO DEL 1871

CECCARDO ROCCATAGLIATA CECCARDI

POETA E PATRIOTA

 

Sulla casa di Ortonovo questa:

 

QUI

DONDE SCATURI LA SUA POESIA

CECCARDO ROCCATAGLIATA CECCARDI

RACCOLTA LA SUA FRETTA RAMINGA

RITORNI E POSI

NON PIU TRA SCONOSCIUTA GENTE

NE IGNOTO AL BORGO DELL’ANTICO VANTO

E SULLA PORTA AVITA

RITROVI BENEDICENTE

LA MADRE

1871  - 1919                                                                                                           




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