N° 7 - Agosto-Settembre 2014
I Vangeli del mese di settembre 2014
di Rosa Lorenzini

07 settembre 2014-XXIII Domenica del Tempo Ordinario (Mt. 18,15-20)  

 

“Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello”.

Quanta gioia, quanta forza e quanta speranza mette nel cuore questo brano del vangelo di Matteo: ci invita e ci incoraggia a “guadagnare” un fratello, ascoltandolo con il cuore libero da pregiudizi per accoglierlo a braccia aperte nella comunità.

Il Signore ci assicura che possiamo avere successo, nella missione che oggi ci propone, 

-se consideriamo ognuno dei nostri fratelli un dono prezioso datoci da Dio Padre

-se tutti nella comunità si sentono responsabile per la salvezza di ciascuno

-se i carismi di ognuno vengono usati perché nessuno si perda

-se ricordiamo che la nostra salvezza è “condizionata” dal nostro impegno finalizzato per la salvezza dei nostri fratelli
-se custodiamo nel nostro cuore la speranza che a nessuno è negata la possibilità di salvarsi.
Ricordandoci sempre che il Signore, per confermarci la sua fiducia nelle nostre capacità di amare gli altri, ci ha assicurato che, “tutto ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche nei cieli ”.
Ricordiamo sempre che il Signore ci ha consigliato, perché alla nostra missione non manchi mai il successo, un’arma infallibile: la preghiera poiché “se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve lo concederà“.
Forti dell’ aiuto del Signore e docili alla Sua Volontà, non sprechiamo nessuna occasione, che la Provvidenza ci procura, per trasformare ogni nostro gesto e ogni nostra parola in strumento di accoglienza verso i fratelli, dove il Signore agirà come Padre Misericordioso.

14 settembre 2014-ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE (Gv.3,13-17) 

Fortunato è stato Nicodemo, capo dei Giudei, che ha avuto l’ opportunità di avere un colloquio notturno con Gesù, riportato nel terzo capitolo del vangelo di Giovanni. Oggi, la festa dell’ Esaltazione della Santa Croce, ci regala la stessa opportunità che ha avuto  Nicodemo: sentire parlare Gesù “di cose del cielo” poiché il brano evangelico odierno è tratto proprio dallo stesso capitolo del quarto vangelo. Quindi festeggiamo solennemente la Croce, “scandalo per i Giudei  e stoltezza per i pagani“, ma per i cristiani prova  suprema dell’ amore che Dio Padre ha per ciascuno di noi. “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”; “Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati”. La Chiesa ci invita a guardare alla croce non solo come strumento di supplizio perché il Signore Gesù con il suo esempio, con il suo modo di vivere il dolore e la fatica ci ha  dimostrato, vivendolo in prima persona, che la croce può modificare il pensiero comune: tutto quello che è odio lo può trasformare in amore, e tutto ciò che è rabbia e rancore lo può trasformare in perdono.
Dalla croce ”che porta appeso il Signore del mondo” trasuda insieme al Sangue di Cristo un amore infinitamente grande e talmente esagerato da annullare ogni distanza tra Dio e gli uomini.
Molti santi hanno guardato alla croce come ideale della loro vita e il loro amore verso “il dolce legno” ci ha lasciato preghiere e riflessioni preziose per la nostra crescita spirituale: “Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, e ti benediciamo, perché per la tua Santa Croce hai redento il mondo”.
“Ti adoro, o Croce Santa, che fosti ornata del Corpo Sacratissimo del mio Signore, coperta e tinta del suo Preziosissimo Sangue. Ti adoro, mio Dio, posto in croce per me. Ti adoro, o Croce Santa, per amore di Colui che è il mio Signore”.
“Alto e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio. Dammi una fede retta, speranza certa, carità perfetta e umiltà profonda. Dammi Signore, senno e discernimento per compiere la tua vera e santa volontà”.
“Salve, o croce, unica speranza”.
“Vale più una sola lacrima sparsa meditando sulla passione di Cristo, che un pellegrinaggio fino a Gerusalemme  e un anno di digiuno a pane ed acqua”.
“Al di fuori della croce non c’è altra scala per salire al cielo”.

 

21 settembre 2014-XXV Domenica del Tempo Ordinario (Mt. 20,1-16)  
“…. tu sei invidioso perché sono buono?“.
Invidia e bontà non hanno niente in comune, sono sempre in disaccordo, anzi non riescono a dialogare e sono così lontane che la giustizia quando loro sono all’ opera non riesce a sbocciare, rimane nell’ombra e diventa ingiustizia.
Questo è successo al padrone di casa protagonista della parabola che Gesù racconta ai suoi discepoli nel brano del Vangelo di Matteo di questa xxv domenica del tempo ordinario.
Il padrone di casa ha bisogno di operai per lavorare la sua vigna, li cerca per tutta la giornata: all’ alba, alle nove del mattino, a mezzogiorno, verso le tre del pomeriggio e verso le cinque del pomeriggio; c’è lavoro per tutti perché la vigna è grande e il padrone vuole che sia ben curata. Tutti lavorano utilizzando ciascuno al meglio la loro professionalità  perché il padrone della vigna sia contento del loro operato e tutti ricevano così il compenso pattuito: un denaro.Ma gli operai che hanno lavorato tutto il giorno, dopo aver ricevuto lo stesso compenso degli altri operai,“mormorano contro il padrone“ perché era stato ingiusto:“pensavano che avrebbero ricevuto di più”, quello che avevano pattuito non gli bastava; volevano una ricompensa diversa e più grande rispetto a quelli che avevano lavorato un’ora soltanto.
Cosa dire ! Se vogliamo dare la parola alla “politica” dei lavoratori il tutto avrebbe dovuto sfociare in una manifestazione di protesta per contestare le decisioni del padrone.
Se vogliamo dare la parola al brano evangelico il compenso pattuito è stato rispettato: un denaro per tutti; quindi nessuna rivendicazione può intaccare il comportamento del padrone che è stato giusto con tutti, perché la sua giustizia ha avuto come misura la bontà.
Se vogliamo ricevere anche noi dal Padrone della nostra vita ciò che ha pattuito come nostra ricompensa:

non possiamo giudicare con leggerezza il Suo Operato,

non possiamo piegare le Sue Decisione per indirizzarle verso il nostro interesse,

non possiamo impedirGli di colmare della sua bontà il cuore di ogni uomo,

non possiamo limitare e condizionare il Suo Giudizio obbligandolo ad utilizzare quello umano,

non possiamo mettere a prova la Sua Infinta Pazienza limitando la Sua Infinita Bontà,

perché  anche noi e il nostro operato possiamo essere identificati, dal Padrone della Vigna, come quegli operai che Egli ha trovato ed invitato a lavorare “verso le cinque del pomeriggio”. 

28 settembre 2014-XXVI Domenica del Tempo Ordinario  (Mt. 21,28-32)  

“Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”.
Come ogni buon maestro Gesù attira l’attenzione degli astanti raccontando un storia che presenta un episodio di vita quotidiana, dove tutti si possono immedesimare; formulando una domanda fa intervenire gli ascoltatori per arrivare insieme a loro all’apice dell’insegnamento e scrivere a caratteri indelebili nel loro cuore la verità insegnata.
La verità, sulla quale oggi siamo chiamati a riflettere, è per molti cristiani scontata e già totalmente assimilata:chi segue i comandamenti e i precetti della Chiesa compie la volontà del Signore.
Ma cosa vuol dire fare, fino in fondo, la Volontà del Padre? Come ci si deve comportare per esaudire pienamente la  Sua Volontà?
Ascoltiamo con docilità ed umiltà ciò che il brano odierno ci propone: un’unica richiesta da parte del padre ai due figli (“Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”); due risposte diverse ed opposte da parte dei due figli (“Si, signore“ -  “Non ne ho voglia”), e infine due comportamenti dei figli diversi ed opposti alle risposte (“non andò“ -  “ma poi pentitosi ci andò”).
Quante volte il nostro sì al Signore è un affermazione di comodo, di abitudine  e obbligata dal giudizio degli altri, quindi realmente insincera come quella del figlio che “non andò” a lavorare nella vigna del padre?
Quindi è preferibile far tacere il nostro abituale perbenismo, ascoltare con sincerità  il nostro cuore e se il suo battito ci suggerisce di rispondere “non ne ho voglia“ fermiamoci e con docilità ed umiltà chiediamo al Signore di starci vicino per darci la forza di rispondere “Eccomi, sia fatta la Tua Volontà” e sicuri che Lui sarà sempre al nostro fianco per sostenerci, “andiamo” con serenità  a lavorare nella sua vigna.

                                                                                                                                                                                                                                                                             


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