N° 7 - Agosto-Settembre 2014
Storie dei lettori
  A nostro zio Umberto
di Lucia



A te che quando avevo sei anni

e portavo quegli stivali verdi della zia,

mi insegnasti a ballare il liscio…

A te che quando ogni Santa Lucia mi portavi

a mangiare al ‘Radar’ e immancabilmente

a fine cena mi chiedevi se avevo portato

i soldi per pagare la bottiglia,

visto che era il mio onomastico…

A te che mi stropicciavi le guance

per farmele diventare rosse,

visto che ero sempre pallida…

A te che sei stato la mia prima banca:

quando ti portavo diecimila lire

e me ne restituivi dodicimila a fine mese…

A te che ogni momento era buono

per tamburellare

ed intonavi un ritornello

accompagnato pure dal suono

di un cucchiaino sui bicchieri…

A te che solo un anno fa

eri in piedi a farti la foto

in un momento molto importante per me…

Voglio semplicemente dirti:

rimarrai sempre nei nostri cuori;

riposa in pace e raggiungi il Cielo

a suon di mazurca,

visto che la saltavi così bene…

 

Un bacio, Lucia



  Lettera a “Il Sentiero
di Mila




Caro “Sentiero”,  ci tenevo quest’anno ad essere assieme a te per il numero di agosto, ma credo purtroppo di essere già in ritardo, peccato! Vorrà dire che sarà buona per il mese prossimo. Non che io pensi che i lettori del “Sentiero” si sentano defraudati se non trovano un mio scritto,  sicuramente nemmeno se ne accorgono. E’ che lo scorso giugno, in occasione della cena annuale con alcuni amici della Redazione e i collaboratori che lavorano tutti i mesi alla tua stesura, mi sono trovata proprio bene, mi sono sentita tra vecchi amici con i quali poter condividere le mie idee ed emozioni,  sicura di essere perlomeno ascoltata, e così per continuare a stare insieme a loro avevo progettato di collaborare più frequentemente, invece mi ritrovo che non ce la faccio e salterò già un numero.
Vorrei scrivere di tante cose. Prima di tutto della bella omelia tenuta da padre Mario, rettore del santuario del Mirteto, in occasione della processione interparrocchiale del Corpus Domini qui a Luni Mare. Rivolgendosi ai numerosi bambini presenti che avevano ricevuto la Prima Comunione le settimane precedenti nelle varie parrocchie del vicariato, ha augurato loro d’aver sempre fede e poi rivolgendosi a noi adulti ha chiesto, grossomodo, se siamo capaci di tramandare a quei bambini la fede che a noi è stata tramandata dai nostri vecchi. Per lo meno io l’ho capita così e penso che non ne siamo stati capaci, salvo eccezioni. Ci preoccupiamo ben poco di parlare di DIO ai nostri ragazzi nella vita quotidiana. Io per prima credevo d’aver fatto tanto perché i miei figli li ho sempre portati a Messa la domenica, ma poi mi sono dovuta accorgere che non è stato sufficiente, non sono stata capace di trasmettere loro quello che era stato insegnato a me già da piccolina. Certo, le cose sono cambiate, il modo di essere è cambiato, tutto è completamente diverso da quello che era prima, e poi  la mentalità, la morale e… il Maligno lavora alla grande. Credo che davanti a questi nostri figli, quasi tutti più alti e più belli di noi, più intelligenti, più istruiti, più disinvolti, noi ci siamo sentiti intimiditi e abbiamo relegato l’insegnamento religioso tra le cose desuete, dando maggiore importanza alla cose del mondo. Comunque io ultimamente ho cambiato registro, parlo di Dio e della Chiesa ogni volta che ne ho l’occasione. Lo so che mi prendono per fanatica ma vado avanti e con l’aiuto della preghiera chissà che non ottenga qualche risultato, se non con i figli almeno con i nipoti e con i bimbetti della mia classe di catechismo.

 



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  Maria
di Doretto




15 agosto 2014. Giorno di ferragosto. La gente era in vacanza: chi al mare, chi ai monti, ovunque. Ma quel giorno era anche la festa della Madonna, la festa della sua Assunzione al Cielo. E, a Messa, ecco l’ispirazione che mi è venuta nella mente e nel cuore: perché non scrivere un articolo su di Lei per il prossimo numero del “Sentiero”? Ma poi… come faccio a scrivere tutto un articolo su Maria? Non sarà peccare di presunzione? E la vocina: “No, scrivilo!”. Ma… ci proverò, col Suo aiuto.
E subito penso a quella ragazza (stavo per scrivere bambina) di Nazareth e a quando le è apparso l’angelo per annunciarle che diventerà madre di un bambino che sarà il figlio dell’Altissimo, il figlio di Dio! E Lei? “Eccomi, sono la serva del Signore, sia fatto di me secondo la Sua volontà!”. Poi la nascita del figlio nelle circostanze che sappiamo,  e di seguito la sua vita con Giuseppe, suo sposo, nella falegnameria di Nazareth. E Gesù cresceva tra le sue braccia. Penso: quante cose si saranno dette Gesù e Maria per tutto quel tempo? Maria era al corrente di tutto ciò che sarebbe successo in seguito a Gesù? Immaginiamoci Gesù, Maria e Giuseppe in quella casetta: il prototipo della famiglia ideale, il paradiso in terra! E Maria “serbava tutte queste cose nel suo cuore…”. E poi il vecchio Simeone che alla presentazione di Gesù al Tempio le dice che una spada le trafiggerà il cuore (alludendo al dolore che avrebbe provato), ma Lei lo sapeva.
Ed ecco che Gesù, giunto alla fine della sua predicazione, comprende che è giunta la sua ora, l’ora della sua passione e morte. Parte per Gerusalemme, saluta sua madre, e Lei ancora: “Eccomi!”. Lei lo sapeva che andava a morire ed ancora una volta ecco il suo sì. E, infine, eccola sotto la croce dove suo figlio stava morendo tra dolori inauditi; e Lei che accetta ancora una volta la volontà del Padre. Quel suo “Stabat” è il massimo esempio che ci ha dato nell’insegnarci ad accettare anche noi, quando siamo nel dolore, nelle situazioni più disperate, la volontà di Dio.
Ed ora voglio esprimere un mio personale pensiero, una cosa che non è scritta da nessuna parte ma che, secondo me, si è verificata. Il terzo giorno dopo la morte di suo figlio, Maria Maddalena ed altre donne andarono al sepolcro e lo trovarono vuoto: Gesù era risorto! Mi sono sempre chiesto: e Maria, suo madre, dov’era? Era forse rimasta a casa sua? Lei sapeva che sarebbe risorto! Per me, invece, Lei è stata la prima a giungere al sepolcro e a trovarlo vuoto. E perché allora non l’hanno scritto? Perché sarebbe stato il primo “conflitto d’interesse” della storia. E’ ovvio. Se l’avesse detto sua madre che era risorto, nessuno le avrebbe creduto!
E alla fine, dopo che Lei ebbe accolto in casa sua Giovanni e gli altri Apostoli che si erano dispersi, dopo la discesa dello Spirito Santo, dopo aver accolto la Chiesa e fatta crescere, giunse l’ora della dipartita da questa terra. E Gesù la volle con sé, pienamente donna, pienamente umana, primizia di come accoglierà anche noi un giorno. Oggi si parla tanto della donna nella Chiesa: chi la vuole prete, chi cardinale…, per me è solo sminuirla, perché la donna è più di prete, più di cardinale e più di Papa: la donna è Madre, è la Mamma, è la Madre di tutti noi, è la Madre di Dio ora e sempre!

 

P.S.) Penso anche a tutti coloro (e sono tanti) che mettono le mani loro addosso e anche le uccidono (basta leggere le cronache di tutti i giorni). Per questo non ci resta che pregarti, o Maria. Sì, o Madre, ascoltaci: poni fine a questi femminicidi e fa che in ogni famiglia regni l’amore, l’armonia, la pace, come a Nazareth.

 

                                                                                             


  Un nuovo “guinness”
di Marta






Alcune signore di Massa hanno da un po’ di tempo proposto una iniziativa da inserire nel “Guinness dei primati”: fare la sciarpa più lunga del mondo. La cosa, detta così, sembra priva di significato, ma ne ha, invece, uno ben preciso ed importante. Infatti questa iniziativa è nata per una maggiore diffusione della prevenzione del tumore del seno con la fattiva partecipazione di un gruppo di medici oncologi dell’ASL di Massa-Carrara: quote rosa, dunque!
E infatti le sciarpe devono essere tutte di color rosa, di qualsiasi tonalità. Tutto questo funziona con passa-parola e chi vuole aderire è benvenuta. Detta sciarpa deve essere larga cm. 25 e lunga 150; non occorrono lane pregiate, ma semplicemente lane acriliche che con 1 euro a gomitolo si possono acquistare anche ai mercati. Ecco alcuni consigli per chi volesse aderire: si esegue con ferri del 4,5;  con lana a tre capi bastano 48 punti per avere cm. 25 di larghezza; si può eseguire anche con l’uncinetto e qui potete sbizzarrirvi con tutti i punti che volete. E’ tutto molto rilassante, piacevole, avvincente ed utile; per raggiungere la lunghezza di cm. 150 occorrono 4 gomitoli di lana e mentre si sferruzza si può recitare un Rosario. Le sciarpe finite si consegnano dal martedì al sabato - dalle ore 10 alle 13- in sala prelievi al 4° piano (oncologia) dell’ospedale di Carrara; lì ci sono alcune signore che ritirano le sciarpe, le uniscono per farne un rotolo da 50 o 100 pezzi; poi le chiudono in sacchi e le portano al deposito a Massa.
Attualmente il “guinness” di questo tipo vanta la lunghezza di 3150 metri, ma non so chi lo detiene, ne sapremo di più in seguito. Questo nostro lavoro si doveva concludere a fine settembre, ma finora abbiamo raggiunto solo 2000 metri, l’intento è di arrivare a 4000, pertanto il lavoro si concluderà  col mese di novembre. Ci sarà quindi una grande manifestazione per la presentazione del lavoro fatto, che sarà pubblicizzato mezzo stampa e TV locali.

Tutto questo, come già detto, per una maggiore propaganda della prevenzione del tumore del seno che è ancora uno dei più diffusi e che riguarda, quindi, moltissime donne. Quando tutto questo sarà terminato, e speriamo di entrare nel “guinness dei primati”, coloro che hanno sferruzzato saranno orgogliose di aver contribuito a tutto questo e aver camminato insieme per un paio di metri di strada con la medicina e la ricerca nella speranza di sconfiggere questa grave malattia. Grazie agli organizzatori di questa iniziativa e a quante vorranno aderire.


Per ulteriori informazioni tel. 0187/660321 (Marta)





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  Riflessioni sotto l’ombrellone
di Giuliana Rossini




            Seduta comodamente sulla sdraio, guardo il mare agitato, nelle cui onde spumose un gruppo di bambini vocianti (tra cui i miei nipotini) si tuffano felici e ardimentosi. Soffia una discreta brezza, il cielo si oscura di tempo in tempo di grosse nuvole orlate di luce che pian piano torna a prendere il sopravvento: è uno spettacolo affascinante nel quale percepisco una bellezza soprannaturale.
La giornata incerta rispecchia quest’estate particolare, prodiga di giornate burrascose. Improvvisamente un pensiero: chissà se aldilà dell’oceano il tempo sarà stato altrettanto instabile? Sì, perché il nostro parroco, il caro padre Onildo, si è recato un mese in vacanza dai suoi, in Guatemala. Di certo il ritorno a casa, l’abbraccio dei familiari, la visita dei luoghi cari dell’infanzia ed anche l’aver staccato un po’ la spina sarà stato sicuramente bello, tuttavia.
Attento e premuroso come al solito, prima di partire, egli si è preoccupato di garantirci una buona continuità nei servizi religiosi ed ha contattato due vecchi compagni di seminario, padre Albino e padre Carlos, i quali, trovandosi a Roma per motivi di studio, hanno accolto di buon grado l’invito a sostituirlo durante il periodo della sua assenza. I due sacerdoti appartengono anch’essi all’ordine religioso della Fraternità Missionaria di Maria, fondato in tempi abbastanza recenti, in Guatemala, cui dobbiamo la grande opportunità di avere nelle parrocchie di Ortonovo e dell’Annunziata e di Casano-San Martino sacerdoti attenti e preparati coi quali, nel tempo, abbiamo stretto un rapporto di fiducia e affetto reciproci. Questo ordine religioso mi pare essere un dono dello Spirito Santo: esso è una risposta alla grande necessità di evangelizzazione di cui c’è tanto bisogno nel mondo contemporaneo e, purtroppo, maggiormente nei Paesi più avanzati economicamente. Mi colpiscono nella denominazione dell’ordine, il fatto che si tratti di una missionarietà fraterna, aperta all’amore e ai bisogni dell’altro, non impositiva ed inoltre la centralità di Maria, il grande amore verso la Mamma Celeste, di cui abbiamo avuto prova in molte occasioni, ultima in ordine di tempo, la ricorrenza del centenario dell’Incoronazione della Vergine.

Padre Mario, rettore del Santuario del Mirteto è, nel contempo, Padre Provinciale, responsabile di tutta la zona dell’Italia. La conoscenza dei due nuovi sacerdoti è stata, per noi, motivo di sorpresa e arricchimento. Da subito essi hanno stabilito con noi un rapporto semplice e confidenziale. Non solo si scusavano spesso per la scarsa conoscenza della nostra lingua (sarei ben lieta di conoscere lo spagnolo come loro l’italiano!), ma ci hanno raccontato anche alcuni episodi della loro vita. Entrambi si stanno specializzando a Roma, all’università, per divenire insegnanti nel loro seminario. Padre Albino sta preparando una tesi su Maria (sul sì generoso di Lei), mentre padre Carlos sta prendendo in considerazione l’episodio della Trasfigurazione di Gesù sul Tabor nella versione di Luca.  Sosterranno le tesi a breve tempo ed hanno chiesto il sostegno delle nostre preghiere. E’ stato bello sapere che essi hanno voluto dedicarci una parte del loro tempo di riposo, prendendosi cura di noi con tanto amore, anziché dedicarsi al meritato svago. Ci è parso che anch’essi, come già il nostro padre Onildo, padre Mario, padre Gabriel, padre Victorio e in precedenza il caro padre Carlos, ora rettore del seminario in Guatemala, fossero pieni di entusiasmo e di dedizione. Mi si affaccia alla mente la commozione di padre Carlos al momento dei saluti, mentre era in procinto di ritornare in Guatemala. Egli amava molto il Santuario e ci diceva che quel mare meraviglioso, che brillava laggiù in fondo, gli ricordava la sua terra.
Talvolta mi capita di sorridere pensando a come siano cambiati i tempi e le situazioni: una volta i missionari partivano dall’Europa per recarsi nei vari continenti, oggi assistiamo ad una inversione di tendenza, dato che il nostro continente si sta scristianizzando sempre più. Mi sembra tuttavia molto positivo questo apporto, questa trasfusione, per così dire, di nuove energie. Del resto, anche papa Francesco viene da molto lontano, proprio da quell’America Latina da cui provengono i nostri: egli col suo carisma, fatto di amore, di dedizione, entusiasmo, apertura verso gli ultimi, scelta di uno stile di vita improntato alla povertà…, sta disegnando un nuovo volto della Chiesa che conquista i cuori di tutti e li apre alla speranza.

                                                                                             



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  Appunti di un Pellegrino
di Gualtiero Sollazzi


O Roma felix!

 

Da poco è passata la festa dei SS. Pietro e Paolo. Con orgoglio di madre, la Chiesa ha cantato rivolgendosi alla città eterna: “O Roma felice, tu sovrasti le bellezze del mondo perché consacrata e imporporata dal sangue dei due Principi!”. Di quei due “Principi”, Roma ne conserva i corpi martirizzati.
Sbaglieremmo se, storicamente, guardassimo solo al passato. Anche la memoria è dovere dell’uomo. Il presente, però, è ancora un tempo di martiri. Si può parlare, paradossalmente, i un’Ecclesia felix perché la testimonianza a Cristo, continua. Si pensi alla Nigeria, dove si può essere ammazzati per una partecipazione alla Messa; al Sudan, dove l’essere cristiani può portare alla morte; ai tanti che sono innominati testimoni della fede. E poi, i santi per strada. Cioè quel mondo di persone sconosciute che ogni giorno danno a Dio e al prossimo il meglio di sé. Gente che perdona offese mortali, che assiste con sacrifici sovrumani malati in casa; quelle suore morte a causa dell’epidemia di Ebola, contratta per stare vicino ai contagiati nel Congo. E il mondo del volontariato? Per lo più è composto di gente che si mette accanto agli ultimi, per dare un minimo di sollievo agli umiliati della terra.

Sì, o Roma felix; ma potremmo anche cantare: “Gioisci, Chiesa, di tutti questi tuoi figli benedetti. O ecclesia felix!”.

 

Dagli all’untore

 

La celebre espressione è tratta dai “Promessi Sposi”. “L’untore” ai tempi della peste era considerato un contagiatore, quindi da condannare. In realtà si cercava, al solito, un capro espiatorio di fronte ad un evento mortale. E gli innocenti pagavano, vedi “Storia della colonna infame”.
L’uomo negli avvenimenti negativi ha sempre cercato un colpevole. Strano, però, che da processare siano sempre gli altri… I “mondiali” sono passati da poco. E l’Italia ha fatto una figuraccia. Era da aspettarselo ma non volevamo crederci specie dopo la vittoria, l’unica, sull’Inghilterra. Le avvisaglie c’erano tutte per considerarci spacciati o quasi, ma si sperava nel famoso “stellone”, invece, a casa; con tonnellate di accuse: con TV e giornali che prima gridavano al miracolo italiano  targato Prandelli, poi all’incapacità del medesimo. Ancora una volta si è notato quanto sia vero quel “Italiani brava gente” dal buonismo ostentato ma capace, in realtà, di cattiverie gravi. Con Prandelli, ad esempio. Un diritto giudicarlo sulle scelte tecniche e tattiche, su come è sembrato scappare in Turchia; ma arrivare, come ha scritto qualche giornalista, all’insulto gratuito e vigliacco di chiamarlo “sagrestano” e “mangiaostie”, significa essere razzisti e ignoranti. E’ una colpa essere credenti? Di fronte a certe indecenti sfacciataggini, perfino gli sciacalli si vergognerebbero.



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