N° 11 - Dicembre 2011
Racconto natalizio
di Romano Parodi

 

 

 

In un piccolo paese, nel sud della Francia, c’era una grande e ricca chiesa. A fianco della chiesa una torre campanaria. Niente di strano, se non che le campane di quella torre avevano una caratteristica veramente singolare: suonavano melodie diverse a secondo di chi tirava le funi che, attraverso dei fori, giungevano sino a terra.

C’era la credenza che tanto l’offerta era abbondante tanto più bello era il suono delle campane. Perciò fare un’offerta e tirare le funi era diventato un rito per ogni fedele.

Si racconta che tanti anni fa queste campane avevano diffuso nell’aria una melodia così bella che la notizia si era sparsa per tutta la Francia e da allora tutti, ricchi e poveri, nobili e re, facevano a gara nell’offrire i doni più sfarzosi. Un re aveva donato anche una corona d’oro. Ma da quei tanti anni fa, quella melodia non si era più ripetuta e, piano piano, quella leggenda era diventata solo una diceria e anche l’usanza del tiro della fune era diventato un rito fine a se stesso, senza speranza.

Ma, un freddo Natale del 1800, per la Messa di mezzanotte, la Chiesa di quel piccolo paese era gremita di fedeli giunti numerosi dalla campagna e dai paesi vicini. Quella Notte Santa, Joèl e sua moglie, erano in leggero ritardo. La mucca, nella stalla, aveva sgravato e loro avevano dovuto assisterla, ma non potevano perdersi la nascita del Bambinello, perché, come sappiamo, Gesù nasce sempre a mezzanotte in punto e perciò, rischiarati dal lume della lanterna, camminavano a passi veloci sul sentiero di campagna. Ad un tratto sentono dei lamenti: sanno che nel casale  li vicino, un tempo una stalla, vive una povera famiglia di italiani con un figlio.  E’ una misera casupola senza acqua e servizi igienici. Il bosco e il torrente sono la loro toilette. I due si fermano e vanno a vedere, chiamano. Si affaccia un uomo e dice loro che suo figlio è ammalato e si lamenta.     Joèl e sua moglie entrano e vedono una donna accanto a un povero giaciglio, che bagna la fronte di un bambino di pochi anni. Hanno urgente bisogno di aiuto. Decidono di tornare a casa a prendere viveri e coperte, legna e medicine. Pazienza se perderanno un po’ della Messa: Gesù Bambino capirà. Si affrettano più che possono, ma quando giungono alla grande chiesa la Messa è finita. I fedeli che stanno uscendo indirizzano loro un’occhiata malevola: come si fa ad arrivare così tardi alla Messa di Natale!

Non rimaneva loro che baciare la statuina del Bambinello e tirare la fune. Assolto il primo compito, si mettono in coda, con la loro monetina come offerta, per il secondo.

Quando Joèl dà i primi vigorosi strattoni alla fune succede una cosa strabiliante: la gente che sta tornando verso casa si ferma di colpo; dalla cima della torre un suono ora alto ora basso, fluttuava nell’aria riempiendola di festosa melodia. La folla resta paralizzata e silenziosa. E’ il suono più angelico e piacevole che mai avessero udito e proprio quel contadino, giunto a Messa finita, è stato capace di tanto.

 

 

Cittadino del mondo, non rimproverare al tuo vicino di essere straniero. Il tuo Cristo è ebreo e la tua democrazia è greca. La tua scrittura è latina e i tuoi numeri sono arabi. La tua auto è giapponese e il tuo caffè è brasiliano. Anche se sei coperto di sudiciume, anche se vieni da un paese straniero, io ti riconoscerò, e ti prenderò per mano come un amico aspettato da lungo tempo. Mi dirai le parole che io possa comprendere e il mio cuore sarà nella gioia. Ti porterò nella casa del mio amico e io gli dirò: guarda è venuto colui che il nostro cuore attendeva, perché, il dono più gradito al Signore è quello offerto con più sentimento al tuo fratello bisognoso, disse Gesù, seduto davanti al tesoro del tempio, ai suoi discepoli .

 

 

“Il Signore venne un giorno da me come un mendicante, con la bisaccia e il bastone. Nulla gli diedi, non avevo mani. Solo mi vergognai quando vidi i suoi occhi azzurri da occidente a oriente. Da allora, - dice Jiri Wolker – vago per la città e cerco il Signore. So che va con la bisaccia e il bastone, so che un giorno lo incontrerò e mi prenderà con sé. Ci metteremo all’angolo della via col berretto in mano e il sole sopra la testa.

E chiederemo amore”.

 

                                                                                                         

 

 


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