N° 8 - Settembre-Ottobre 2021
Storie dei lettori
  AMNESIA
di Diario di un Pellegrino” di Gualtiero Sollazzi


 

  AMNESIA

Un sostantivo temuto, specie dagli anziani. Un sostantivo diventato uno pseudonimo: quello di una ragazzina che vi si nascondeva dietro, segnale di una solitudine senza speranze. Si firmava “Amnesia” su Facebook, territorio dove la solidarietà latita ed ha grande spazio, invece, l’insulto e il disprezzo. Quella giovane vi ha cercato una parola amica, un aiuto per andare avanti, ma ha solo ricevuto inviti a “levarsi di torno” e a farla finita. Purtroppo, è andata così. Quell’esistenza si è chiusa col suicidio. Si può forse parlare di dipendenza da internet, di fragilità legate a esperienze familiari o scolastiche: rimane il fatto di una vita troncata che interroga. Questa figlia non abitava nel deserto, anche se questo l’ha ingoiata. Forse noi cristiani non abbiamo ancora occhi nuovi, freschi di Vangelo; forse dobbiamo rivestirci dei sentimenti del samaritano per poter essere “vicini alla gente, attenti a impararne la lingua, ad accostare ognuno con carità, affiancando le persone lungo le notti delle loro solitudini” ( papa Francesco ). Il card. Cè, pianto da tutta Venezia dove è stato amato patriarca, ci ha donato un insegnamento che può aiutarci: “L’annuncio dell’Amore di Dio apre i cuori e dà speranza. Non c’è niente di più bello che dare speranza ai fratelli”.


  STABILIMENTO
di Olimpio Galimberti



Sarò fissato, sarò criticabile quando sostengo che in ospedale anche la terminologia ha il suo peso ( c’è ben altro che non va in ospedale; ci mancherebbe altro che ci si preoccupi di certe stupidaggini, dirà qualcuno infastidito ), ma trovarmi in mano un opuscolo esplicativo ( informativa di reparto ) dell’Ospedale di Sarzana dove c’è scritto, nel frontale, oltre ad  ASL 5  e Sistema Sanitario Regionale Liguria, “ stabilimento” S. Bartolomeo Sarzana, mi va giù male.

Una volta si diceva ospedale, poi è subentrata come dicitura azienda ospedaliera, adesso “stabilimento”. Quando siamo malati dobbiamo andare in fabbrica, allo “stabilimento”; qual è il bullone da cambiare? Ho cercato “d’indagare”, ma mi è stato detto che “stabilimento” rientra perfettamente nel lessico ospedaliero, al che mi sono chiesto se chi ha introdotto questo termine ci sia mai stato  in ospedale.  Ma non come manager, come paziente o, come si dice e si è considerati ora, come “utenti” ( della luce, del gas, della spazzatura ? ).

 

COMPLIMENTI

Al Mattino, una moglie torna “carica” ( due borsone strapiene ) dal supermercato. “ Avresti potuto venirmi incontro, mi avresti risparmiato un po’ di fatica”, dice in tono aspro al marito. “ Cara – replica il consorte -  avrei voluto farlo, ma non ho potuto, avevo tanto da fare”,  e si affretta a togliere dalle borsone  ( per sgravarsi la coscienza? ) tutti gli acqusti “mangerecci” della moglie e a porli con cura nel frigorifero e nella dispensa.

Vedendolo premuroso, la moglie, che nel frattempo ha girato lper la casa e ha notato il letto rifatto e la cucina in ordine, sembra quasi dispiaciuta di aver rimproverato il marito. “ Sei stato proprio bravo”, gli dice, questa volta in modo amorevole. E lui: “Vieni qui che festeggiamo”. “Che cosa ?”  “la nostra vita insieme!”  Se non è amore questo ………

 

 ( Da” Strada facendo” )

  Dal Brasile
di Romano Parodi



 

Gli amici brasiliani mi hanno inviato questa bella poesia pubblicata da un personaggio di primo piano della città di Belo Horizonte. Ci ricorda, ad aeternum, che anche nei periodi più buoi della storia umana, vige una legge suprema, che (“...come le essenze dei templi, / indifferenti all’oscurità di mezzogiorno,…) dice: - “Siamo tutti fratelli” - frase simbolo dell’Anarchia.

Sonho di Pedra - (Sogno di Pietra)


Le pietre di una prigione udirono grida

e divennero scivolose 

come il vapore delle lacrime  

di chi ha pianto,

non il costo della sua libertà,  

ma l’incapacità dei tanti   

che la cercano sapendo che esiste,

e avendo gli sbirri loro padroni.

Ma queste sono le stesse pietre

che costruiscono il sogno

di questi prigionieri la cui colpa

è sapere che l’uomo è nato libero

e la giustizia esiste per soddisfare

la suprema legge, che - piaccia o no agli altri,

prima della vita e dell’infinito,  

ad aeternum, come le essenze dei templi

indifferenti all’oscurità di mezzogiorno, -

siamo tutti fratelli.

 

Dedicado ao velho anarquista Fioravanti Pietra, com o respeito de um discipulo anarquista.

GERALDO ELIZIO,

(Giornalista ed ex segretario de Estado da Cultura di Minas Gerais)

(traduzione di Irene Mantovani, che vive in Brasile, a Ribeiro Preto. (Un grande abbraccio da tutti i tuoi amici di Facebook, Irene: mi raccomando, stai attenta alla bestia)

 

Breve storia di Pietra Fioravanti Rizieri

Figlio di Giacomo e di Antonietta Gherardi. Nato nel 1867 (sua sorella Brishida, nonna del preside Franciosi, nel 68). Aveva quattro sorelle e due fratelli, uno era Pietro - Cicheta, che abbiamo conosciuto, padre del sindacalista Ricion e di tutti i Pietra nicolesi (un paio di mesi fa, a Spezia, è morta la Vilma, l’ultima figlia di Cicheta).

La mamma di Fioravanti, Antonietta, era sorella del capo anarchico Fasholin.

Fioravanti sposò Margherita Giannetti abitante a Fossola. Nel nostro Comune e a Fossone, la Margò, così era chiamata, ha ancora molti parenti.

Fioravanti dirà al tribunale di Massa: “la mattina del 13 gennaio 1894, alle ore sette, ero ancora a letto con la moglie e la figlioletta *Leonice di due anni, quando sento un passante arrivare dalla Strada Nuova (la provinciale costruita pochi anni prima: quindi abitava alla Lama nella casa della Siviglia, suocera del sindaco Silvestri). “M’affaccio alla finestra: si tratta chiaramente di un cavatore. Mi vesto in fretta e corro in piazza. L’uomo aveva portato degli ordini a Fasholin” (Gherardi Guido). L’insurrezione, dopo giorni di preparazione era stata fissata per quella notte stessa. Alle ore 19,30 gli ortonovesi dovevano trovarsi ad Avenza. Il corteo transitando per Casano, Isola, Fossone doveva chiamare a raccolta tutto il popolo “perché quando un fico si trova in cima a un monte non bisogna aspettare che caschi” diceva Fasholin. Come oramai accertato gli ortonovesi non riuscirono nemmeno ad arrivare ad Avenza, dove ci furono i morti, per la contro offensiva del generale Heush, ma furono condannati duramente lo stesso. Fioravanti a dodici anni di carcere, a Noto, in Sicilia, Fasholin a sedici. Grazie ai ricorsi dell’avv. Bianchi, ne fece solo due, e poi tornato a Ortonovo prese moglie e figlia e fuggì in Brasile, a Belo Horizonte (era il 1896), dove fece l’imprenditore edile e altri sei figli. Nel 1996 la città festeggiò il suo centenario e Pietra Fioravanti, è ricordato come uno dei fondatori della capitale. Una città di tre milioni di abitanti (come Roma che invece ha 2.775 anni), dei quali un terzo è di origine italiana.

*Il marito della Leonice ortonovese, Pepe Fabrini, fu sindaco della città.


Storia di un bollettino

(Da uno scritto di Don Pesce del giugno 1971)

 

“Quando fui mandato Parroco a Ortonovo da Don Orione, verso la fine del 1938, lui mi chiese di iniziare un Bollettino della Madonna del Mirteto. Mi promise che avrebbe pagato il primo numero e così fece: mi dette 500 lire… Mi misi subito all’opera e ai primi del 1939 usciva il primo numero….. Nel ’46 fui trasferito e la pubblicazione terminò. Quando feci ritorno nel ‘61 fu il provinciale dell’Ordine, Severino Ghiglione che mi dette 85.000 lire perché riprendessi la pubblicazione…. Il Bollettino ebbe abbonati in numero variabile fra i 1.500 e i 2200 copie per ogni numero…. Raggiunge un centinaio di città…Va anche in Argentina, Usa, Francia, Belgio, Svizzera, ovunque vivono gli ortonovesi”. (Il Bollettino pubblicò anche molte lettere dei nostri militari in guerra, anche il diario di Guerra di Livio Cavirani….

Lettere di: Ten. Andreani Tullio, Andreani Ezio, Franciosi Nilo, Damarciasi Sergio, Corsi Consolato, Andreani Sergio, Antonio Franciosi, Cortesi Pippo, Gherardi Ovidio, Pietra Gino, Andreani Alfonso, Pedroni Olimpio, Muracchioli Abramo (fronte russo), Ferrari Paolino, Maberini Primo, Giovanelli Sandrino, Cavirano Olimpio, Cavirani Bruno, Cortesi Armando, Franciosi Attilio, Gramolazzi Giuseppe, Parodi Guido, Franciosi Mario, Parodi Cesare, Repiccioli Andreino, Felici Gino, Puccianti Antonio, Repiccioli Archimede, Puccianti Arturo, Franciosi Dialmo, Gualtieri Edoardo, Gualtieri Arrigo, Gualtieri Eugenio, Gualtieri Piero, Muracchioli Renzo, Pedroni Ugo, Pedroni Enrico, Pedroni Guido, Pietra Archimede, Andreani Mario, Cortesi Bruno, Ferrari Oliviero, Andreani Arturo, Beggi Fernando, Ferrari Cesare e Ferrari Tullio…Inoltre scritti e foto in memoria di Gino Cavirani (…Caro Gino il tuo sacrificio…) e di Ladino Muracchioli (disperso in Russia).

Non so se la mia età avanzata mi concederà di vedere un altro decennio…come mi augura il mio Superiore…ma spero che il seme gettato non abbia a morire”. Scriveva don Pesce nel ‘71. r.p.


  I cacciatori
di Paola Guerrecci Vitale



 

 

Sono le undici del mattino e ancora si odono le schioppettate  dei cacciatori.
Hanno iniziato alle sette del mattino, provenienti sia da sotto l'autostrada, che dalla parte della via litoranea.

Ora mi sto chiedendo che selvaggina ci può essere nei campi sterminati di basilico, ora anche inondati da bombe di pioggia. Per poco tempo, in Agosto, si sono soffermati qui diversi aironi, certamente di provenienza africana, con il caratteristico il piumaggio rosa, ricoperto in nero sulle ali ed il timone.
Poi, durante il susseguirsi della raccolta del basilico, fatta con potenti mezzi meccanici e veloci trattori, evidentemente disturbati hanno cercato posti più ospitali .
Queste fucilate ci ricordano altri tempi, quando abbondava la selvaggina e ci preannunciavano l'arrivo della stagione invernale
Va beh! Buona domenica  … e buona "caccia!

 


Luni Mare settembre 2021

  Dal diario di un parrocchiano
di Enzo Mazzini


Domenica 13 giugno - Oggi si festeggia un grande Santo: Sant'Antonio di Padova. Nell'odierno Vangelo si riportano le parabole del seme e del granello di senape che ci insegnano che, nonostante le difficoltà, il regno di Dio si realizzerà.

Anche oggi, come domenica scorsa,  nella Chiesa di Isola si celebra una Santa Messa solenne perché altri fratellini e sorelline riceveranno la Prima Santa Comunione. La Chiesa è piena di fedeli e tutto è organizzato per garantire una Santa Messa  davvero partecipata, compreso il Coro diretto da Nicoletta.

Molto profonda, come sempre, l'omelia di Don Carlo della quale, per ragioni di spazio limitato, riporterò solo alcuni brani: "Siete capaci di costruire e non di distruggere. Si tratta di verbi importanti: cosa vogliono dire? Vogliono dire che voi siete sempre pronti per trovare il bene dappertutto e proprio per questo noi dobbiamo difendervi perché siete puliti, siete buoni. Noi dobbiamo difendervi con tutte le nostre forze e lo facciamo. Ma da che cosa dobbiamo difendervi e difenderci? Beh dal male! Oggi ci difendiamo con questa mascherina da un male orribile perché ci è d'ostacolo in cose davvero importanti: non solo il lavoro, ma anche l'unione, l'abbracciarci, il dirci che ci vogliamo  bene, avvicinarci, giocare insieme. È una cosa  che si può definire orribile. Io spero che sia passata anche per il futuro nostro, ma noi una cosa la possiamo fare, papà e mamme che siamo qui: possiamo accompagnarvi nella vostra crescita attraverso quelli che sono i valori più belli che voi conoscete perché papà e mamma vi hanno dato tutto: vi hanno dato la vita ed oltre la vita vi danno ogni giorno sé stessi. Sì, perché  mentre passa il tempo, il papà  e la mamma invecchiano, diventano sempre più grandi e si offrono a voi e vi danno tutto quello che hanno. Ecco perché oggi papà e mamma ci aiutano e dicono che oggi voi potete insegnarci qualche cosa. Cos'è  questo qualche cosa? È  una parola molto semplice. Forse voi non ne comprendete il significato, ma la vivete: "umiltà".  Non è una parola facile, ma voi la vivete. Cos'è l'umiltà? È la capacità di fare comunione,  unione. Non è semplice: è una parola difficile, ma bella, perché  nel mondo vi si presenteranno due ragionamenti: il ragionamento del potere che fa diventare tutti pazzi e l'abbiamo visto proprio con questo male, male davvero grande e che può diventare davvero atroce ed allora l'uomo si rivela lupo, un lupo che ci azzanna anche nella sofferenza.

L'altra logica, la nostra logica, è  la logica dell'amore; non un amore del tipo: "Io ti amo, ti voglio bene perché tu mi vuoi bene", "No! Io ti voglio bene perché ti voglio bene. Basta! Questa è la forza dell'amore: non chiedo niente a te! È  quello che si dicono i nostri bambini che vivono  l'esperienza della fede. Loro riceveranno questo piccolo pezzo di pane consacrato dove c'è tutto, tutto, l'infinito.  Ma vediamo di capire questa parola così importante. Voi lo sapete che oggi è la festa di Sant'Antonio di Padova, uno dei grandi Santi della Chiesa. Cos'ha fatto di straordinario? Non ha fatto nulla di straordinario: ha offerto la parola del Vangelo, la parola di Gesù, ma cone l'ha offerta?L'ha offerta ai piccoli ed ai grandi, però ha fatto una cosa importante: si è schierato a fianco dei sofferenti. " Io vi difendo" - ha detto.

E chi erano i sofferenti? Tutte quelle persone che avevano dentro una situazione di dolore. Statene certi, aprite il vostro cuore, fate entrare la luce della fede e, con la luce del Signore che voi riceverete, la sofferenza sarà illuminata dentro di voi e sarà distrutta. Siatene certi!

Un giorno si trovava in una città sul mare ed era stato chiamato per fare la predicazione, non in Chiesa ma all’aperto, in una piazza. Incomincia a parlare di Gesù, dell'Eucaristia - era la festa del Corpus Domini - e tanti lo prendevano in giro e gli dicevano: "Ma non vogliamo sentire questi discorsi.  Noi vogliamo che tu parli di cose grandi. Non siamo dei bambini ". Allora sapete dove va a parlare? Sulla riva del mare ed incomincia a parlare di che cosa? Che Dio è il Creatore, Dio è amore. Ebbene, sapete cos'è successo? Che tutti i pesci saltano per aria come se volessero battere le mani. Quando la gente vede, capisce che la cosa essenziale della nostra vita è la testimonianza che tu sei figlio, tu hai la mamma e il papà vicini, ma anche la mamma e il papà,  i nonni ed i bisnonni, tutti hanno una paternità e quella paternità si chiama Dio Padre che è il Padre Nostro e noi dobbiamo scoprirlo e voi lo sapete  bene ed oggi ci aiutate a scoprirlo: a scoprire che Dio è  Papà, che Dio è  Padre, che  Dio è Mamma e che oggi, attraverso quel pezzettino di pane vi offre la vita. Accettiamolo! ......."l

 

Sabato 3 luglio - Oggi la Chiesa di Caffaggiola è davvero stracolma di fedeli per partecipare ad una celebrazione davvero solenne: il nostro Vescovo, S.E. Mons. Luigi Ernesto Paletti, amministra il Sacramento della Confermazione, più conosciuto come Cresima, ai ragazzi e ragazze della Parrocchia di Luni - Isola. Si tratta di un Sacramento  che rafforza la grazia battesimale ed arreca la forza speciale dello Spirito Santo.

Anche quest'anno, come l'anno scorso, l'accesso dei fedeli è contingentato in quanto è limitato ai genitori ed ai testimoni dei cresimandi, a causa del Covid 19. Non solo, ma si è resa necessaria una doppia cerimonia: la prima, limitata ai cresimandi di Caffaggiola e la seconda, a quelli di Isola.

Io, in quanto componente del Coro di Isola, partecipo alla seconda Santa Messa che viene celebrata alle ore 18. Il Coro di Isola, diretto da Nicoletta, è presente al gran completo per dare a questa importante cerimonia la massima solennità possibile.

Molto accorata la presentazione dei ragazzi e ragazze  che stanno per ricevere l'importante Sacramento, rivolta al Vescovo, da parte del Parroco, Don Carlo: "Eccellenza Reverendissima, ancora Le esprimiamo la nostra gratitudine per quello che oggi offre alle nostre comunità parrocchiali. I nostri bambini, i nostri ragazzi e ragazze sono pronti per la Confermazione e quindi capaci di testimoniare l'amicizia con Gesù, la fede.

È un momento molto particolare , come abbiamo già detto nell'altra Celebrazione Eucaristica, momento d'emergenza specialmente l'anno scorso, allorché è stato molto difficile svolgere le nostre catechesi, le nostre celebrazioni ed abbiamo rilevato i segni particolari sui nostri volti, impedendoci di essere noi stessi,  però oggi porta la bellezza di un dono, un Sacramento,  il Sacramento dell'amore, il dono dello Spirito che avviene nella nostra vita di testimonianza, di forza: ci dà la possibilità oggi, anche a voi bambini,  ragazzi, la possibilità di essere autentici cristiani.

Anche voi avete subito in questo periodo tante situazioni difficili. Forse noi adulti non ce ne siamo resi conto, ma anche voi siete stati sottoposti a situazioni difficili. Vedete la fede? Un grande dono che non può essere negoziato e non possiamo trovarlo nelle nostre piazze, nei nostri negozi, nei nostri giochi, anche se sono vecchi e importanti: fede è dono!  Quella fede che il nostro Vescovo è venuto a trasmetterci,  attraverso l'imposizione delle mani ed attraverso il dono del Santo Olio.

Allora grazie, Eccellenza, affinché questi  bambini, ragazzi, possano diventare con i loro genitori, anche voi, anche noi adulti, testimoni di questa autentica carità".

Segue quindi l'omelia del nostro Vescovo: "Abbiamo ascoltato, insieme, la parola di Dio, una parola che ci parla oggi, in modo particolare, del prezioso sangue del Signore nostro, Gesù Cristo. Ecco, una parola che, realmente, non solo trasmette ma rende presente questo mistero: il sangue nell'antichità è segno di vita, ma è anche segno di un'alleanza, un'alleanza fra Dio e l'uomo.  Abbiamo sentito proprio nella prima lettura Mosè  come, dopo aver letto quelle che sono le Tavole della Legge, ecco sigilla col sangue quest'alleanza fatta con Dio e lo fa per il popolo, lo fa perché il popolo possa diventare il popolo di Dio. Dunque il sangue è legato al sacrificio e alla donazione ed allora abbiamo sentito come non il sangue di un agnello semplicemente ma il sangue di Cristo sia quello che lava realmente le nostre colpe,  i nostri peccati e qui da una parte deve esserci gratitudine perché, come giustamente è stato detto, i doni di Dio non possono essere acquistati: è Lui che li dà gratuitamente a noi. Devono però essere accolti, accolti, custoditi e vissuti e allora, da una parte gratitudine e dall'altra parte responsabilità da parte di  ciascuno di noi. Quel sangue che abbiamo sentito proprio nel Vangelo è il Sangue di Gesù, il quale si offre per noi nel segno della passione, della morte e poi della Resurrezione del Signore Gesù perché sfocia nella vita, non termina e questo diventa per noi la fonte della nostra esistenza. In virtù di questo Sacrificio,  di questo dono che Gesù fa, riconciliando l'umanità con Dio stesso, ecco questo dono cala su di noi in modo particolare proprio col dono dello Spirito, quello Spirito che ci rende innanzitutto maturi nella fede. Figli di Dio lo sono già i nostri cresimandi, avendo ricevuto il Battesimo, però oggi fanno un passo successivo di maturità, la maturità della fede che certo non termina qui. Oggi è il seme della maturità; dopo dovrà crescere e giungere fino alla  pienezza e poi, perché è necessario non solo credere, cosa che è fondamentale, ma anche diffondere la nostra fede, diffonderla con chi abbiamo vicino, rafforzandola anche con chi magari non l'ha ancora ricevuta o trascurata o dimenticata perché il Signore ci ha fatto questo dono perché noi, a nostra volta, possiamo essere portatori di questo dono. E allora comprendiamo quanto sia importante ricevere il dono dello Spirito che è Dio stesso perché noi crediamo in un solo Dio, ma un Dio che è mistero di Comunione: Padre, Figlio e Spirito Santo. Preghiamo il Padre con la preghiera che il Signore ci ha insegnato, il Padre Nostro; preghiamo il Signore Gesù riconoscendoLo come il Signore, come nostro Redentore e come Dio perché generato dal Padre Suo da tutta l'eternità e per tutta l'eternità, ma anche vero uomo perché è nato dalla Vergine Maria nella storia del tempo e sappiamo che in Lui si realizza la nostra salvezza. Però anche lo Spirito è l'unico, vero Dio: un solo Dio in tre persone. Oggi, in modo particolare, il dono dello Spirito scende su di voi, scende  con i suoi sette doni, scende per rafforzarvi  nella fede e scende per illuminare e dare la grazia ad ognuno di noi di essere testimoni del Signore Gesù. Ecco, questo noi lo vogliamo accogliere insieme: voi l'accogliete nel Sacramento perché oggi Lo ricevete e noi chiediamo al Signore perché  Lo ravvivi dentro di noi perché è veramente quello Spirito che anima la Sua Chiesa, che anima il popolo di Dio, che ci permette intanto di crederGli: nessuno può dire che Gesù è il Signore se non nella potenza dello Spirito.  Nessuno può dire: "Abba, Padre" se non nella potenza dello Spirito.

È fondamentale per la nostra vita, per la nostra fede e per la nostra salvezza. Però, come questi cresimandi oggi diventano testimoni ed è per noi una gioia, sapendo che la loro piccola età rappresenta il futuro della Chiesa, noi dobbiamo per loro essere testimoni in una età più  avanzata, più matura, ma siamo la memoria viva di questa Chiesa e insieme dobbiamo camminare, insieme dobbiamo testimoniare il Signore Risorto.

Ecco, raccoglieremo la rinnovazione delle promesse battesimali che compiranno loro e poi, con loro e per loro, gioiremo insieme del dono dello Spirito che si ravvivi dentro di noi, aprendo il nostro cuore per accoglierLo con generosità, ma anche il nostro impegno di corrispondere con responsabilità.

Chiediamo questo con loro e per loro, sapendo che oggi non è che terminerà tutto qua, ma oggi inizia il grande cammino della testimonianza e quindi deve iniziare il grande cammino di impegno all'interno della Chiesa.

Cerchiamolo dunque insieme."


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