N° 3 - Marzo 2017
Spiritualità
  Orazione a San Giuseppe
di La Redazione


Orazione a San Giuseppe

 

A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua santissima Sposa.
Per quel sacro vincolo di carità che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù Cristo, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità, che Gesù Cristo acquistò col suo sangue e col tuo potere ed aiuto sovvieni i nostri bisogni.
Proteggi o provvido Custode della Divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo; cessa da noi, o Padre amatissimo, cotesta peste di errori e di vizi, che ammorba il mondo: ci assisti propizio dal Cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo Protettore; e come un tempo campasti dalla morte la minacciata morte del pargoletto Gesù, così ora difendi  la Santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità: e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, acciocché a tuo esempio, e mercé il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. E così sia.

 

Con approvazione ecclesiastica


  I verbi
di Mila e Gianfranco



Ieri sera, o per meglio dire, ieri notte, perché era passata l’una da un bel po’, non riuscivo proprio ad addormentarmi. Troppe domande, che sarebbero sicuramente rimaste senza risposta, ronzavano nella mia testa. Avevo sentito alla televisione di quel ragazzo che giorni fa si è gettato dalla finestra, ma perché è arrivato a questo angoscioso gesto? Pensavo ai miei nipoti preoccupati per il lavoro e ai quali dico sempre: “lo so sono noiosa, lo so ormai siete grandi ma una preghierina almeno ogni tanto la dite? Altrimenti io che figura ci faccio con Nostro Signore?” E loro; “Si nonna sta tranquilla.” Ma lo faranno? Pensavo a tutti quei ragazzi e ragazze che negli anni ho cercato di iniziare alla conoscenza della nostra fede, senza pretese, così come so e come posso, a volte anche sbagliando nei modi ma con tanto impegno e tanto amore per loro e per la Chiesa. Ragazzi e ragazze che ancora mi salutano con tanto affetto se ci incontriamo, ma che raramente vedo alla Messa della domenica. Mi domandavo che cosa sono stata capace di trasmettere loro. Mi chiedevo: “Ma quel povero ragazzo che si è buttato aveva mai sentito parlare di Gesù?” Pensavo che ci sono troppi giovani che si sentono soli, sfiduciati e incapaci di trovare la loro strada.
Cercando di calmare i miei pensieri sono andata a prendermi un libro, pensando di leggere un po’ per poter poi addormentarmi. Mi è capitato in mano il libro di Papa Francesco “Il nome di Dio è misericordia”. In quarta copertina c’è scritto tra l’altro: “Perché ciò accada, è necessario uscire. Uscire dalle chiese e dalle parrocchie, uscire e andare a cercare le persone…” Rieccoci con i verbi! E se sostituissimo il verbo uscire con: incontriamoci per poi incontrare?! Cosa intendo: ultimamente ne ho già scritto e scusatemi se mi ripeto ma è per legare questo mio ragionamento che poi vuol dire:
“Cerchiamo di aiutare i nostri giovani, soprattutto quelli che si sono allontanati dal gregge”. Loro direbbero: “quelli che combinano tanti casini”. Dunque: ultimamente ci siamo incontrati per ben due volte consecutive per riflettere su quei cinque verbi: uscire, annunciare, abitare, educare e trasfigurare che sono venuti fuori dal quinto convegno ecclesiale nazionale tenuto a Firenze nel novembre del 2015. Non so se a questo punto i nostri incontri sono finiti, forse no perché uscire è il primo verbo dei cinque. Non so neanche che cosa è venuto fuori da questi due primi incontri, forse alla fine lo diranno.
Comunque; la seconda volta eravamo in gruppi più piccoli e siamo riusciti ad esprimerci meglio. Abbiamo cercato di interpretare il verbo “uscire” che era il tema dell’incontro, ma abbiamo speso anche alcuni minuti per parlare dei giovani, tema che stava molto a cuore a tutti. Alla fine dell’incontro abbiamo convenuto che sarebbe utile fare ogni tanto di queste riunioni interparrocchiali per poter parlare fra di noi dei problemi e dubbi che ci affliggono e anche per conoscerci meglio. Anche la volta precedente qualcuno aveva accennato al fatto che sarebbe utile riunirci ogni tanto per parlare di tante situazioni, comprese quelle che sembrano ormai insolubili come, per esempio: perché troppi giovani, anche quelli cresciuti in famiglie praticanti dove oltre l’educazione religiosa hanno ricevuto anche l’esempio, si sono allontanati dalla chiesa? A volte anche in modo violento? Ed ecco che ritorno sulle mie domande senza risposta. Cosa si può fare? Pensiamoci, proviamoci ancora una volta con pazienza, umiltà e amore, facciamo nostro il comandamento di Gesù: “ama il prossimo tuo come te stesso” E abbi misericordia.
Potrebbe essere un nostro piccolo passo verso quella Chiesa che, “come Gesù, vive in mezzo alla gente e per la gente”   

                                                 

  I giovani e il capitale spirituale
di Giuliana Rossini


Leggo con molto interesse il bell’articolo dell’economista Luigino Bruni, “Edipo e Telemaco” (Cittanuova, febbraio 2017), nel quale egli sostiene che oggi è estremamente importante investire sul capitale umano, piuttosto che su quello economico. L’autore sottolinea la progressiva distruzione del capitale spirituale, avvenuta nel nostro tempo, con una velocità sorprendente e con un conseguente appiattimento della vita interiore. Come lui dice ci stiamo abituando a “confondere i teloni di plastica azzurra con il cielo”. Come dargli torto? Come non accorgersi che l’umanità contemporanea e i giovani, in particolare, compiono un’infinità di esperienze, acquisendo competenze ed abilità, ma non sono più capaci di alzare gli occhi al cielo (quello vero)?
Non che essi non abbiano delle ricchezze inferiori ma esse sono come atrofizzate, poiché noi adulti non siamo stati e non siamo capaci di valorizzarle e metterle in rilievo rendendone consapevoli i giovani stessi. In particolare sono i piccoli che spesso ci sorprendono e ci stupiscono per la loro capacità di penetrazione e il loro candore.
Alcune domeniche fa ho partecipato ad un convegno dei focolarini a Genova.
La mia nipotina Ines, di sette anni, mostrava un certo disappunto per il fatto che quel giorno sarei stata assente. Ho cercato di farle capire che andavo a fare un’attività che mi piaceva e alla quale tenevo molto, dove avrei imparato a voler bene agli altri. Lei mi guarda e chiede: “Vai a messa?”. La sua domanda mi ha sorpresa e divertita, ma anche mi è parsa straordinariamente profonda. Ella aveva percepito il mio partecipare con gioia alle funzioni religiose e che ciò, secondo lei, mi rendeva migliore.
Ma come avviene che, poi, nostri ragazzi crescano tanto fragili e insicuri, incapaci di affrontare le difficoltà e le sofferenze proprie  e altrui? Forse perché, come Edipo, hanno perso il padre e la capacità di affidarsi a chi, amandoli immensamente, li possa accompagnare in ogni istante della loro vita. Noi adulti li abituiamo alla preghiera, all’interiorità, alla meditazione?...
Come dice lo studioso, abbiamo buttato alle ortiche tutta la nostra sapienza, un immenso patrimonio etico e spirituale, raggiunto con secoli e secoli di sudore e impegno. Abbiamo strappato le nostre radici e i nostri giovani sono rimasto orfani.
Riusciranno a mettersi in cammino, come Telemaco, e a ritrovare il padre?
I giovani sono il nostro futuro, la nostra ricchezza: occorre investire con tutto il nostro impegno su di loro, indicando alla chiesa come essi debbano essere al centro della sua riflessione.
Certo si tratta di una sfida titanica. Ma il Padre Celeste non ci fa mancare il suo sostegno. Anche i nostri tempi sono ricchi di santi, grandi testimoni che, nella quotidianità, hanno saputo e sanno far emergere virtù eroiche, spendendosi per gli altri, anche a costo della loro vita. Né mancano personaggi che sanno parlare, più con l’esempio che con le parole, al cuore dei giovani. Sono le persone vere, che vivono concretamente il Vangelo che possono attivare l’interesse dei nostri ragazzi e invogliarli alla sequela di Gesù.
Ma come attirare la loro attenzione, come permeare il mondo dei media, che tanto li attrae, pieno di tutto e di più? Credo che sia proprio questa la grande sfida da affrontare, sulla quale confrontarsi, consapevoli che i giovani sono capaci di grandi slanci e in grado di volare alto se circondati, come diceva il grande papa Paolo VI, non tanto da maestri, quanto da testimoni. In definitiva credo che essi desiderino, soprattutto, essere amati e che qualcuno insegni loro ad amare con un largo respiro, con uno sguardo misericordioso sui fratelli e sull’umanità sofferente perché per questo siamo nati e solo in questo consiste la felicità vera.



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  LA LUNGA MARCIA DI GESÙ
di Domenico Lavaggi Prete e vostro conterraneo



 

 

Veramente Luca parla di esodo, ma definirla la lunga marcia è più attuale e risponde alle moderne realtà.
Nella storia c' è stata la lunga marcia di Mao Tse  Tung, che ha dato al suo popolo un' identità e ci sono altre lunghe marce, quelle di tutti i popoli e di tutte le categorie sociali che vogliono dare un senso alla vita: ricordiamo le lunghe marce degli italiani in Sud America ed in Europa per avere una vita decorosa.
Caro Sentiero, mi piace ora dire ai tuoi lettori le marce fatte da me.
Ho fatto marce religiose come cristiano e come prete, ma anche marce diverse.
La prima è stata quando la Montedison nazionale ha deciso di chiudere il plastificio di Fossamastra, mettendo un cartello all'ingresso che diceva: "Lo stabilimento è chiuso e da questo momento siete tutti licenziati". Il caposettore di ogni reparto stabilirono di riunirsi per decidere cosa fare e coinvolsero anche il parroco di Santa Barbara, Mario Scarpato, il parroco di S. Giuseppe al Termo, Luciano Gatellini ed il parroco di Santa Teresa, che ero io.
Decisero due risposte da dare: la prima era una marcia che, partendo dallo stabilimento, finiva in Piazza Europa davanti alla sede del Comune, della Provincia e della Prefettura. È curioso che ad aprire la marcia ci fossero tre preti in tonaca insieme ai rappresentanti sindacali provinciali.
La seconda marcia è stata una serena dimostrazione organizzata dalle ACLI cittadine, delle quali io ero il rappresentante del Vescovo.
La marcia doveva mostrare alla città di La Spezia una realtà sommersa: la realtà di tutti i portatori di handicap. Partiva da Piazza Brin e terminava in Sala Dante, dove presero la parola il Sindaco della città, il Presidente della Provincia ed un rappresentante delle ACLI. Per ultimo prese la parola Giovanni Salines, un tetraplegico in carrozzella che aveva partecipato alla marcia. Disse parole che mi sono rimaste impresse a fuoco nella mente e nell' anima.
Sfilando avevo pensato di rivolgermi alla gente presente sui marciapiedi e che guardava come se fosse uno spettacolo da circo equestre. Avrei voluto parlare e
gridare loro, ma la voce non mi assisteva ed ora parlo a voi dicendo quello che avrei detto allora: "Siamo tanti e siamo cittadini del mondo come voi".
Veramente Luca parla della lunga marcia di Gesù che termina con la Sua morte sul Calvario e che è stata coronata dalla resurrezione e dall'ascensione al Cielo.
Cristiano è chi segue Cristo.
Leggo il Vangelo di Luca che dice: " Si avvicinava il tempo in cui Gesù doveva lasciare questo mondo; perciò decise fermamente di incamminarsi verso Gerusalemme. Mandò alcuni messaggeri davanti a sé per preparare il suo arrivo.
Questi entrarono in città ma i Samaritani non vollero accogliere Gesù perché stava andando a Gerusalemme ".
Notiamo che tra i Giudei ed i Samaritani c'era una guerra secolare che li rendeva nemici.
Giacomo e Giovanni dissero a Gesù : "Vuoi che diciamo al fuoco di scendere dal cielo e distruggerli tutti?"  Ma Gesù rispose: " Non sapete quello che dite, io sono venuto per salvare tutti gli uomini, non per perderli".
Questo detto di Gesù dobbiamo ricordarlo sempre. Dio ha mandato Gesù sulla terra perché tutti gli uomini fossero salvi, perché Dio è padre di tutti gli uomini della terra, a qualunque razza o religione essi appartengano. Chi è salvatore vuole il bene anche dei nemici.
Questo dobbiamo ricordarlo sempre.
Giovanni XXIII diceva ai cardinali : " La Chiesa non ha nemici ma soltanto avversari con i quali confrontarsi e parlare".
Ricordo a tutti che la Chiesa ha beatificato e santificato Papa Giovanni.

                                                       

                                                      

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