N° 9 - Ottobre 2016
Spiritualità
  Ascoltare Gesù
di Domenico Lavaggi, prete, vostro conterraneo



Efficientismo o contemplazione? La vita cristiana sembra davvero dibattersi tra queste diverse tendenze.
Nella parabola del Samaritano Luca ha presentato l'ascoltatore di Gesù che si fa prossimo. Ora Luca presenta due sorelle: Marta e Maria.
Dice così: "Mentre Gesù era in cammino con i suoi discepoli entrò in un villaggio e una donna di nome Marta lo accolse in casa. Aveva una sorella di nome Maria, la quale stava seduta ai piedi del Signore ed ascoltava la Sua parola".
Per l'atteggiamento di Marta Luca usa un verbo che di solito, nella traduzione della Bibbia, ha il significato che era occupata nelle molte faccende di casa, invece il verbo greco significa che si distraeva nelle faccende, ma ascoltava Gesù.
Questo mi fa dire che la donna occupata nelle faccende di casa non è lontana dal Vangelo e non è lontana dall'incontro con Gesù . Mi viene in mente un detto di San Benedetto che nella regola per i suoi monaci dice "ora et labora"  - prega e lavora -.
Sono le due strade che conducono a Gesù . Chi lavorava i terreni o chi copiava  i testi antichi per tramandarli al futuro non era lontano da Gesù; invece chi stava in coro a pregare faceva un lavoro come chi lavorava i campi o come chi ricopiava i testi antichi.
Quindi non soltanto pregava, ma lavorava. D'altronde la preghiera è mettere in pratica l'insegnamento di Gesù che si è fatto prossimo di noi.
Se leggiamo bene il Vangelo ci imbattiamo nella famiglia di Nazareth dove Giuseppe lavorava, Maria sbrigava le faccende di casa e Gesù ascoltava l'uno e l'altra, ma anche il Padre Celeste.
Quando il Vescovo mi chiese se ero disponibile per andare parroco a S. Andrea di Levanto, mi sembrò di essere finito in un mondo irreale, diverso dal mondo dei quartieri popolari e delle fabbriche. Ma poi, un sabato sera, dopo aver celebrato la Messa, una giovane signora che conoscevo da quando ero curato e che era allora innamorata di colui che ora è suo marito mi disse: "Domani vado a Lourdes  con il treno U.N.I.T.A.L.S.I. con i malati ed i pellegrini, cosa ne diresti di venire con noi?".
Io risposi: "Posso  venire, ma non come prete; vengo alla pari di voi che lavorate al servizio dei malati". È così ho fatto domanda a Genova esprimendo il mio desiderio di essere accettato come barelliere e non come prete. Questo perché volevo essere prossimo diversamente da quanto avevo fatto fino ad ora. Sapevano che ero prete soltanto quelli di Levanto, pellegrini e personale di servizio, ma non gli altri.
Tutto ha funzionato bene fino al servizio successivo quando era in programma la celebrazione della Messa alla grotta.
Come al solito avevo portato nella valigia il camice e la stola per le celebrazioni eucaristiche e anche quel venerdì mi ero nascosto tra i sacerdoti che  concelebravano, perché non mi vedessero.
Quel giorno il mio turno per andare a pranzo era il secondo e, aspettando l'ora, mi misi nella sala da pranzo degli ammalati  per servire loro acqua e vino. Fu quando fui avvicinato da un giovane tetraplegico in carrozzella che mi disse: "Lei ci ha fregati tutti!". Io risposi: "Fino a ieri mi davi del tu ed ora perché mi dai del lei?".  Mi rispose: "Perché lei è un prete. L'ho vista concelebrare la Messa insieme agli altri sacerdoti".
Io gli chiesi che cosa cambiava, e lui mi rispose che erano quasi vent'anni che non si confessava e aggiunse:  "Se sei un prete  portami fuori e confessami".
Questa è stata un'esperienza che mi ha fatto dire che bisogna  servire amando Gesù e che bisogna amare il prossimo come Lui ha amato noi.
Naturalmente sono tornato a Lourdes con la stessa organizzazione per 15 anni di seguito, ma tutti ormai sapevano che ero un prete ma facevo anche il barelliere  come il primo anno. Sono così diventato il confessore di tutti: medici, personale e malati si confessavano da me.
Ero un prete mascherato ma sono stato smascherato e questo mi ha fatto piacere e capire che si può servire il prossimo in mille modi diversi: pregando, ascoltando e lavorando.




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  26° CONGRESSO EUCARISTICO NAZIONALE
di LA REDAZIONE



 

 A Genova il giorno 14 settembre si è aperto, per concludersi domenica 18, il Congresso eucaristico nazionale che ha avuto come tema : “Nella tua Misericordia a tutti sei venuto incontro”. La Messa di apertura e quella di chiusura sono state celebrate all’aperto in due piazze genovesi dall’arcivescovo Angelo Bagnasco, in qualità di inviato speciale di papa Francesco.
Il Congresso eucaristico  è una manifestazione di popolo, che vede riuniti  vescovi, sacerdoti, religiosi, diaconi e fedeli laici intorno all’Eucarestia. Momenti centrali sono stati la preghiera, la catechesi e, come novità, la carità. Infatti, 46 delegazioni hanno avuto il mandato di andare a portare il messaggio che nasce dall’Eucarestia nei luoghi dove ogni giorno è doveroso compiere atti di misericordia corporali e spirituali: mense dei poveri, carceri, conventi di clausura, case di riposo, fondazioni, come Auxilium, che prestano ogni forma di aiuto a chi è solo ed emarginato da una società indifferente ed egoista. Comunque, al centro è sempre rimasta l’Eucarestia,  cioè, il Verbo che si è fatto Carne, per essere guida vera ad ogni iniziativa di misericordia.

                                                                                       

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