N° 9 - Novembre 2013
I nostri poeti
  Che mi ferisce?
di Anna Maria De Ghisi





Che mi ferisce ancora?

Quel lembo di nebbia mattutina

sulla verde pianura.

 

Ma basta attendere il sole

che ogni nube disperde,

 

e lentamente ritrovo

quel tempo trasparente

dal qual riaffiora

il limpido fondale del ruscello

 

e tutto brilla ancora!

 

              

                     (da “Fra incantevoli silenzi” Ed. Giacchè)



  Ho seminato
di Ugo Ventura



Ho seminato

Da giovane ho seminato amore

in quella terra brulla,

e nulla è fiorito.

Ho seminato pace

fra incomprensioni varie,

e nulla ho raccolto.

Da vecchio ho arato

 la terra della vita,

ho piantato fiori nella casa,

ed or raccolgo i più belli:

una rosa per colei che amo,

un garofano per mio figlio.

Per me è rimasto un crisantemo!

 

                                              


  Il Cireneo
di Padre Maurilio Montefiori




Amavi la fatica

e il sole

e tornavi dal campo,

dai pampani

 

promettenti vendemmia,

il pensiero alla terra d’esilio

che aveva negato

il pane ai tuoi figli.

 

Lui era caduto

e il suo volto era nascosto.

Era il braccio di Yawhé

e tu nol conoscesti.

 

Ma quando si rialzò

a proseguir la via,

tu comprendesti

che aiutavi Dio.

 



  La parrocchia di S. Pietro (Luni Mare)
di Mimmo





A Roma gli hanno fatto er Cupolone

con marmi preziosi, ori e icone.

A Luni Mare la parrocchia gli hanno intestato,

ma solo sulla carta: che peccato!

 

Sto parlando di San Pietro, er pescatore,

omo rude, ma scelto dal Signore

come “pietra” della croce, il nuovo regno:

“Eccomi – disse – anche se non so’ degno”.

 

Della chiesa er progetto è pronto e approvato,

er terreno assegnato, ma er via nun vien dato…

per colpa mo’ dei capoccia, mo’ degli esperti, mo’ della fogna:

tutta gente da mettere alla…gogna.

 

Ma sur piazzale davanti allo “stanzone”,

attuale chiesa, per i cristiani comunione,

Pietro è già là, da tempo… e aspetta con pazienza

la su Casa, frutto dell’umana intelligenza.

 

                               


  Piscio ch’aro
di Mario Orlandi





“Piscio ch’aro gh’er l’sfogo

d’l pov’r Spartan

quand’i pighev ‘na stracionata

o i’l fev’n arabiare p’r ‘l post d’ b’chin:

i volev far saver a tuti

che pur senza m’nestra a mez’dì

e con la mis’ra p’nscion

d’ saluta i n’av anc tropa,

senza gnanc’ sofrir d’ prescion.

Però “piscio ch’aro” i n’ gh’à salvà

‘n t’l volo da la piazeta

a l’uscio d’la Fidà:

gh’è morto sconcascià

pistand ‘n t’l borgo aciotolà.

 

                                                 

 

PISCIO CHIARO- “Piscio chiaro” era lo sfogo del povero Spartan (Narciso Del Punta) quando prendeva una straccionata o lo facevano arrabbiare per il posto di becchino: voleva far sapere a tutti che pur senza minestra a mezzogiorno e con la misera pensione di salute ne aveva anche troppa, senza nemmeno soffrire di pressione. Però “piscio chiaro” non l’ha salvato nel volo dalla Piazzetta all’uscio della Fidalma: è morto sconquassato cadendo nel borgo acciottolato.




  Nonna Stella
di M.F. Alieta Serponi





Cara nonna Stella,

guardo la tua fotografia

e la nostalgia mi riporta

a quando piccola bambina

andavo a scuola.

Tu mi aspettavi lì davanti,

o nella piazzetta del paese.

La tua mano era chiusa

e racchiudeva una caramella:

a me sembrava la cosa

più buona del mondo.

I capelli

raccolti in un romantico chignon,

i tuoi occhi esprimevano

 un’immensa dolcezza

in quell’ovale del viso ancora bello.

Tutti i giorni venivi e

come un angelo vegliavi su me.

Quando venne quella stupida malattia

venivo vicino al letto,

ti sistemavo le coperte,

ti parlavo

ma tu non potevi rispondere,

allora mi sorridevi.

E quando te n’andasti

fu dolore cocente:

il primo della mia vita.

Mi lasciasti un regalo

meraviglioso: tuo figlio, mio padre.

 

                                                       


  Ricordi
di Roberto Bologna (maggio ’85)




Ritrovarsi vecchio

Senza un filo di barba

In questo giorno così lungo.

Non valgono i miei pensieri

Simili ad una larva.

Con un ago mi pungo

E mi sveglio lontano da ieri.

Come può far male

Ritrovarsi vecchio

In un giorno tanto giovane!

 


  L’arbusto
di Marisa Lisia




Lacrima d’arbusto tagliato

al limitare del bosco.

E piange tutto solo il suo abbandono

con un flebile respiro

rotto solo dal silenzio beato,

ma che non risana

ciò che potrebbe portare

ad una pura follia o disgusto

chiamata comunemente realtà.

Un acrobatico uccellino dondola

su un ramo fiorito.

                                              


  Maria Imperatrice
di Maria Angela Albertazzi




Dio si è incarnato nel tuo grembo

donandoti il suo figlio Gesù;

hai accettato, umile e serena

questo universale dono

senza dire nulla più.

Hai sofferto nell’essere criticata

da chi non credeva a questo dono prezioso,

sei diventata madre con Giuseppe tuo sposo.

E quale segno più grande Gesù vi donava:

nascere in una stalla al freddo, e nevicava!

Ma il potente Erode vi perseguitava

e Maria quanto soffriva per Te, o Gesù.

Tu, che agli uomini insegnavi

giustizia, amore, perdono;

 non solo insegnavi, ma ti prodigavi:

poveri, ammalati e disperati aiutavi.

Ma per l’invidia e la cattiveria di quel potente,

lo hanno crocifisso come un delinquente.

E’ morto ma è poi risorto, si sa,

e ha fatto mettere in ginocchio tanta umanità.

Da quel giorno c’ha fatto un grande dono:

Maria, l’Imperatrice del genere umano,

che sempre col suo cuore materno ci dà una mano.

Sotto il manto suo pietoso accoglie ogni peccatore,

che pentito recita l’Atto di Dolore.

Maria, quante nefandezze vediamo:

sangue versato e ingiustizie di tanti innocenti,

gente mandata in malora con perfidi intenti,

una Torre di Babele d’odio e incompetenti.

Maria, nostra Madre Imperatrice,

stendi il tuo gran manto pietoso;

 speriamo in te, nel tuo cuore generoso.

Donaci la forza di continuare il cammino

per aiutare il prossimo con te sempre vicino:

Maria, a te affidiamo il nostro destino.

Grazie, Maria, Imperatrice di tutti i popoli del mondo.

 

                                                                     
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