N° 4 - Aprile 2010
I nostri poeti
  Michelo
di Mario Orlandi


 
 
 

 

 

Lento,

picolin,

puntualo ogni domen’ga

‘n fondo a la Pià

spuntev Michelo

e don Tito i cominzev la Messa.

I stev ‘n t’la montata d’l Cantinon

ma i pref’riv salir a d’ort d’ Rochi,

girar la Madona Granda,

afaciars al Coll’etto…

tant che i ragazzi

i sonev’n d’ut’ma campana.
Dop la Messa

‘n saluto a tuti ‘n t’l sagrà,

‘na sreta d’ man al preto

e po’… ‘l rientr’a cà,

tut’n discesa,

ocasjon p’r amirar ‘l pian,

i campi luntan,

‘l mar sch’umà,

e pasar la festa ‘n cà

‘nsema a la vech’a e ai figh’oli.

 

                                                    

 

MICHELE – Lento, piccolino, puntuale ogni domenica in fondo alla piazza spuntava Michele (Minucciani) e don Tito cominciava la Messa. Abitava nella montata del Cantinone ma preferiva salire dall’Orto di Rocchi, girare alla Madonna Granda, affacciarsi al Colletto.. mentre i ragazzi suonavano l’ultimo rintocco. Dopo la Messa, un saluto a tutti nel sagrato, una stretta di mano al parroco e poi… il rientro a casa, tutto in discesa, occasione per ammirare la piana, i campi lontani, il mare schiumoso, e passare la festa in casa insieme alla sposa e ai figlioli.

 

 

 

 
 

  Due pianti
di Carlo Lorenzini


 
 

Quando tu mi guardi,

e i tuoi occhi brillano

d’amore,

e nella luce,

sono velati di malinconia,

io lo so che tu piangi,

moglie;

e vorresti che io fossi felice.

E, allora, anch’io

Vorrei essere felice

con te

 

 

  Tre semplici parole
di Maria Giovanna Perroni Lorenzini


 
 
 

Voglio rubare ancora tre parole,

le più semplici, a esprimere un amore,

che dura da cent’anni, e sempre vive;

anzi è un amore che non sa morire.

 

S’abbevera a sorgenti misteriose

e riprende il suo corso come fiume,

che, finito sotterra, poi riappare.

 

Si nutre di una foglia, come fuoco

che, divorando tutto il combustibile,

sprizza, per quella foglia, dalla cenere.

 

E germina di nuovo come il seme

antico, dentro il campo che è a riposo,

che s’apre in non mai visti girasoli.

 

Il mio amore è quel fiume, il fuoco, il seme.

Sono tre le mie semplici parole

per un amore che non sa morire.

 

 

 

 

  La Maddalena
di Padre Maurilio Montefiori


 
 
 

Ti ho sempre creduta

Una bimba troppo cresciuta,

piccola ombra

sotto lunghi capelli.
Ti tenevano sepolta

Sotto le lor pietre

I custodi del tempio
Fino al giorno

 in cui ti fermasti da Simone

a piangere

sui piedi di Gesù

la tua nostalgia d’infinito

e il mesto

desiderio di candore.

Quel giorno

sentivi il cielo aprirsi

sulla tua vita

morta.
Breve la tregua

da quel tuo pianto

e la tregenda

che ti portava

con la Vergine al Calvario

a vederlo morire tra due ladri

ed a comporlo

(e ti parea per sempre)

nel sepolcro.

E quando il primo sole del terzo giorno

illuminava il volto dei due angeli,

non li credesti.

Ti folgorò il Risorto

chiamandoti “Maria!”.

 

 

 

  Apua Mater - III Luni
di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi


 

 

 

APUA MATER – III LUNI

 

                Tra i sonetti che costituiscono Apua mater, quello dedicato a Luni raccoglie, nel breve e al tempo stesso ampio giro dei quattordici versi, una riflessione sulla storia della terra “materna”. Dalla vitalità di quella piaggia solatia Ceccardo coglie (con carducciana nostalgia) il passaggio a un plebeo tedio mortale cristiano, capace di travolgere quel mondo, di cui un’estrema eco risuona (per chi la sappia cogliere) nell’azzurra ombra vocale del fiume.

Metro: sonetto (ABAB, ABAB, CDE, EDC).

 

 

 

Poi che dischiuse un impeto sonoro

di scuri alle romane aste la via,

candida dal georgico lavoro

Luni sul Macra sinuoso uscia.

 

Dietro il carro di Bacco e il giovin  coro

il popol nella piaggia solatia,

danzando, a l’autunnal quiete d’oro

i dolci amor’ a Ipperion offria.

 

Ma quando tra ‘l plebeo tedio mortale

s’affacciò Cristo a lacrimar sul mondo,

un ribollir impetuoso d’acque

 

Luni travolse: quella immota giacque

Coi templi, i riti, il popolo giocondo,

del fiume ne l’azzurra ombra vocale.

                                                                                                  

 

 

  E Tu stai lì.....
di T.P.


 

 

 

 

 

Te ne stai lì,

Appeso,

Con le braccia aperte.

Tutti ti vedono,

ma pochi ti salutano.

Parlano di te,

ma non parlano con te.

E tu sei lì che li guardi,

Con le braccia aperte,

Tacciono sgomenti davanti

 Agli sconquassi inspiegabili

Dai letti intrisi di dolore

Su questa palla di terra che gira

Sospesa nel vuoto.

E tu stai lì, a braccia aperte.

Prima o poi la corsa finirà:

Non avremo altro luogo ove andare

E tu sarai lì, ad aspettarci,

Con le braccia aperte.

 

 

 

  Primavera
di Ugo Ventura


 
 
 

Il profumo dei tuoi fiori

È un olezzare della vita.

Nei tuoi campi dipinti

Da mille colori

Volano le rondini

E volano i sogni

Di una realtà futura.

Cara primavera,

Come dolce armonia,

Tu sei per me

Dolce poesia.

 

 

 

  Alleluia, Gesù
di Angela Albertazzi


 

 

 

Alleluia, Gesù:

dalla morte sei risorto

e della tua morte

tutti ne abbiamo torto.

Alleluia, Gesù:

che sei tornato alla vita

volendo restare con i Discepoli

e segnare ancora il cammino

della vera vita e della verità.

Alleluia, Gesù:

dopo tre giorni gli Angeli

ti han portato lassù,

dove Dio, tuo Padre, ti aveva

preparato il più bel trono.

Alleluia, Gesù:

gli uomini avevano spento gli occhi

della persona più pura sulla terra.

Ma col suo cuore, Gesù

irradia di luce tutta la terra

e tutti gli uomini nel suo cuore rinserra.

Alleluia, Gesù:

nella gioia e nel dolore

cessino le guerre

su tutti i fronti e in ogni cuore.

Alleluia, Gesù:

Ti ringraziamo ogni momento,

Tu ci perdoni ad ogni pentimento.

Alleluia, Gesù:

Ti ringraziamo, noi penitenti,

con tutto il nostro ardore

per il tuo generosissimo cuore,

pieno d’amore.

Alleluia, Gesù:

aiutaci a vivere in pace

e volendoci bene

senza più l’angoscia delle guerre.

 

 

Buona Pasqua a tutti i lettori

 

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