N° 6 - Giugno 2022
I Salmi
di Antonio Ratti

2   Preghiera biblica.      L’elemento fondante della preghiera biblica è legato alla rivelazione del Dio “Uno “ ( Dt 6,4 ) che ha un nome impronunciabile, JHWH (tetragramma): a Mosè che gli chiedeva il nome risponde “Io sono colui che è”. La rivelazione comporta l’elevazione di un popolo a “figli d’Israele” e a sentire il legame indissolubile con JHWH. Difatti egli è il “Dio dei padri”, “ il Dio di Abramo, di Isacco, il Dio di Giacobbe " (Es 3,6 ). Dalla Bibbia appare chiaro come sia Dio che si rivela all’uomo e predispone l’esperienza che l’uomo può fare di lui; è sempre Dio che comunica con l’uomo attraverso la “parola” che richiede “ascolto” e che chiama ad una relazione permanente  (“alleanza”) e ad un impegno da viversi nella “comunità”. Pertanto è all’interno dell’Alleanza con Dio che nasce la preghiera dell’uomo biblico. Attraverso l’Alleanza Dio si fa conoscere come Parola e Volontà che chiama e sceglie per amore l’uomo che, come partner nella libertà e nella responsabilità, diventa “dialogante con Dio”. La preghiera biblica è dunque dialogo, cioè ascolto della Parola e risposta adeguata e sincera. La preghiera come risposta di fede ruota attorno ad un elemento sostanziale, la lode/supplica. I Salmi rappresentano il dialogo uomo-Dio e mostrano al meglio questo elemento essenziale negli atteggiamenti di “benedizione e ringraziamento” e di “invocazione, domanda e intercessione”. La parola di Dio arriva all’uomo solo grazie al suo essere parte integrante del popolo dell’Alleanza, così la risposta dell’uomo può essere personale, ma soprattutto comunitaria. Nell’Antico Testamento sono scarse le testimonianze di una preghiera personale, mentre molteplici sono le testimonianze della dimensione comunitaria. Questa caratteristica indica come la preghiera biblica sia fortemente legata alla vita e alla storia dell’uomo, che poi sono anche il perimetro dell’intervento di Dio. Tornando al Salterio  ( Lode o Salmi ), troviamo in esso tutta la ricchezza della preghiera ebraica. Come già accennato nella prima parte, si possono distinguere diversi generi di Salmi: gli Inni, cioè la preghiera di lode per la creazione ed i prodigi operati da Dio nella storia umana; i Salmi di ringraziamento, che sottolineano quanto Dio ha fatto, quindi invitano al ringraziamento; le suppliche, dove il singolo o la comunità invocano l’aiuto divino in una situazione di dolore o di grave pericolo; i Salmi regali, che invocano sul re l’adempimento delle promesse divine; i Salmi di Sion, che onorano Gerusalemme, la città santa amata da Dio; i Salmi delle ascensioni, che venivano cantati quando si saliva la gradinata che, al termine del pellegrinaggio alla città santa,  portava al Tempio; i salmi sapienziali nei quali si riflette sull’esistenza umana che induce a pregare. Il libro dei Salmi ( Salterio ) è il più menzionato nell’Antico Testamento. Anche Gesù ha pregato con i Salmi come ogni credente e praticante.  La Chiesa primitiva nella sua azione missionaria ricorre spessissimo alla citazione dei Salmi mostrando come la loro attuazione sia nel Cristo morto e risorto e lascia illuminare la propria storia e le proprie vicende umane dalla preghiera del Salterio, perché anche nel Nuovo Testamento l’obiettivo della preghiera  è il medesimo di quello dell’Antico, cioè ringraziamento o richiesta di aiuto. I cristiani pregano con i Salmi perché in essi si trova “trasformato in canto” non solo tutto ciò che gli altri libri delle Scritture contengono, ma anche perché “sono impressi e scritti in esso i moti di ciascuna anima e il modo con il quale essa cambia e si corregge, affinché chi è inesperto, se vuole, possa trovare e vedere nel Salterio come un’immagine di tutto questo e plasmare se stesso come là è scritto.” (Lettera a Marcellino, Atanasio, patriarca di Alessandria e Dottore della Chiesa).  Chi prega con i Salmi trova i sentimenti che intende esprimere e per noi, che spesso non sappiamo pregare ( anche se lo volessimo ), offrono gli stessi pensieri e parole delle Scritture trasformate in preghiera. Non a caso nella Liturgia della parola non  manca mai la lettura o in canto di un Salmo.

SALMO 10 ( di ringraziamento )

Loderò il Signore con tutto il cuore

e annunzierò tutte le sue meraviglie.

Gioisco in te ed esulto,

canto inni al tuo nome, o Altissimo.

Mentre i nemici retrocedono,

davanti a te inciampano e periscono,

perché  hai sostenuto il mio diritto e la mia causa;

siedi in trono giudice giusto.

Hai minacciato le nazioni, hai sterminato l’empio,

il loro nome hai cancellato per sempre.

Ma il Signore sta assiso in eterno;

erige per il giudizio il suo trono:

giudicherà il mondo con giustizia,

con rettitudine deciderà le cause dei popoli.

Il Signore sarà riparo per l’oppresso,

in tempo di angoscia un rifugio sicuro.

Confidino in te quanti conoscono il tuo nome,

perché non abbandoni chi ti cerca, Signore.

Cantate inni al Signore, che abita in Sion,

narrate tra i popoli le sue opere.

Vindice del sangue, egli ricorda,

non dimentica il grido degli afflitti.

Abbi pietà di me, Signore,

vedi la mia miseria, opera dei miei nemici,

tu che mi strappi dalle soglie della morte,

perché possa annunziare le tue lodi,

esultare per la tua salvezza.

Tornino gli empi negli inferi,

tutti i popoli che dimenticano Dio.

Perché il povero non sarà dimenticato,

la speranza degli afflitti non resterà delusa.

Sorgi, Signore, non prevalga l’uomo:

davanti a te siano giudicate le genti.

Riempile di spavento, Signore,

sappiano le genti che sono mortali.

Sorgi, Signore, alza la tua mano,

non dimenticare i miseri.

A te si abbandona il misero,

dell’orfano tu sei sostegno.

Spezza il braccio dell’empio e del malvagio.

Il Signore è re in eterno, per sempre.

Tu accogli, Signore, il desiderio dei miseri,

rafforzi i loro cuori, porgi l’orecchio

per far giustizia all’orfano e all’oppresso;

e non incuta più terrore l’uomo fatto di terra.

 

Dalla lettura di questo Salmo traspare tutta la gratitudine profonda e sincera dell’orante verso Dio, il quale, a causa dell’alleanza che ha voluto instaurare col suo popolo, deve eliminare i nemici e chi compie ingiustizie ed empietà. Questo è lo spirito dell’antica alleanza, mentre la nuova, instaurata attraverso il Figlio, Gesù, allarga l’orizzonte dell’intervento divino all’intera umanità senza distinzioni utilizzando non la forza e la potenza di re degli eserciti, bensì un comandamento nuovo: “ Amatevi l’un l’altro come io ho amato voi.”




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