N° 6 - Giugno 2022
CALENDARIO LITURGICO DEL MESE DI G I U G N O
di La Redazione


 6 Dom.   Corpus Domini. Ovvero Solennità dei SS. Corpo e Sangue di Cristo, istituita da papa Urbano IV ad Orvieto con la Bolla Transiturus dell’11 agosto 1254. Per la Chiesa cattolica è una delle principali solennità dell’Anno liturgico. E’ una festa mobile che si celebrava il giovedì successivo alla festa della Santissima Trinità, ora la domenica successiva. La ricorrenza del Corpus Domini nasce nel 1247 nella Diocesi di Liegi per celebrare la reale presenza di Cristo nell’Eucarestia e contrastare le tesi eretiche di Berengario di Tours che sostenevano la presenza solo simbolica. Ecco perché dire che la Messa fa memoria dell’istituzione dell’Eucarestia nell’ultima cena è rischioso: non è memoria (o ricordo) simbolica, ma è il reale cambiamento del pane e del vino in Corpo e Sangue di Cristo
( transustanziazione ),  pur mantenendo le loro proprietà organolettiche. Urbano IV estende a tutta la Chiesa la solennità anche sulla spinta del miracolo eucaristico noto come Miracolo di Bolsena. Protagonista è un prete boemo profondamente tormentato dal dubbio, così durante la consacrazione l’ostia che ha tra le dita comincia a sanguinare copiosamente lasciando abbondati macchie di sangue sul corporale, la palla e il purificatoio, conservati nel duomo di Bolsena.

 

  7 lun.  Sant’Antonio Maria Gianelli.  Nasce a Cerretta di Carro ( Sp ) il 12 aprile del 1789. Può studiare per l’aiuto concreto della proprietaria dei terreni di cui i genitori sono mezzadri. Muore di tisi a soli 57 anni il 7 giugno del 1846 a Piacenza. E’ impossibile raccontare tutta la sua intensissima attività pastorale, di insegnamento e le numerose istituzioni caritative fondate. Basta ricordare la Congregazione delle Figlie di Maria Santissima dell’Orto ( patrona di Chiavari ), suore note come  le “gianelline” che si dedicano alla cura degli infermi negli ospedali. Nominato vescovo di Bobbio ( Pc ) nel 1838, vi rimane otto anni fino al suo decesso per malattia.

13 Dom.  Sant’Antonio di Padova.  ( Lisbona 15 agosto 1195 --  Padova 13 giugno 1231 ) Al secolo Fernando Martins de Bulhoes nasce nel quartiere più antico di Lisbona da una famiglia benestante ed aristocratica con la casa ad un lato della cattedrale dove viene battezzato. Prima di arrivare a Padova, la vita del francescano Antonio è abbastanza movimentata; basta ricordare che rientrando da Marocco, dove era andato come missionario, la nave viene sospinta nei pressi di Milazzo dove viene accolto dai confratelli locali che si preparavano ad andare ad Assisi per il primo Capitolo Generale del maggio 1221. E’ l’occasione per incontrare Francesco e provare l’emozione di ascoltare dal vivo colui che aveva dato la svolta definitiva alla sua vita.
Oggi la fama e la devozione ad Antonio è seconda solo a Francesco. Ovviamente in Portogallo si chiama Antonio da Lisbona; è vietato dire Antonio da Padova. “Qui, in terra, l’occhio dell’anima è l’amore, il solo valido a superare ogni velo. Dove l’intelletto s’arresta, procede l’amore che con il suo calore porta all’unione con Dio.” ( dai Sermones )


24  Giov.  San Giovanni  Battista. ( 1 sec.a.C. – 29/32 d.C. ) Il soprannome Battista vuol dire Precursore. E’ stato un asceta proveniente da una famiglia sacerdotale, che viveva nel deserto che circonda il fiume Giordano dove battezzava con acqua annunciando profeticamente il prossimo arrivo di Gesù, il Messia promesso. Forte è il legame con Gesù, difatti è l’angelo Gabriele che per primo rivela a Maria la gravidanza, arrivata in tarda età, della cugina Elisabetta. La sua fama di uomo giusto e rispettoso della Legge gli costò cara: fu ucciso da Erode in modo feroce. Dai Vangeli conosciamo le notizie sulla sua vita e il suo ruolo importantissimo nel preparare con la sua predicazione l’arrivo di Gesù.  


29 Mart.  SS. Pietro e Paolo.  Sono il primo Papa e l’Apostolo delle genti. Diversissimi per carattere e cultura, sono uniti in un’unica festa liturgica, perché già dalle origini le comunità cristiane li identificano come le radici della Chiesa nella fedeltà a Cristo fino al martirio. Simone è irruento, parla e agisce d’impulso, tanto che il Maestro lo rimprovera in più occasioni. Ma è il primo dei discepoli ad intuire la natura divina di Gesù: “Io credo Signore che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente.” Da qui la chiamata alla particolarissima missione di guida della comunità: “Io ti dico che tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. Ti darò le chiavi del regno dei cieli e tutto quello che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.” Ed è la chiamata cui l’apostolo consacra la vita diventando il riferimento certo per i cristiani di Gerusalemme, la Palestina e Antiochia, compiendo miracoli nel nome di Gesù. Pietro vive a Roma, cuore dell’Impero, per alcuni anni coordinando le varie comunità che si vanno formando. Muore martire sotto le persecuzioni di Nerone nel 67 d.C.
Molto diversa è la vicenda umana di Saulo ( Paolo di Tarso ) che non conosce personalmente Gesù, ma per anni lo combatte ferocemente, perché nel pensiero di Gesù vede un grave pericolo per l’ebraismo. Poi avviene la folgorazione sulla via di Damasco che lo spinge ad una nuova vita: inizia così la sua azione di apostolato missionario. Paolo per primo comprende che il messaggio evangelico non è riservato alle comunità giudaiche, ma ha una dimensione universale che gli impedisce di essere una costola dell’ebraismo. “Non siamo più sotto la Legge, ma sotto la grazia.” ( Rm 6,15 ) Sostiene questa sua tesi  nel famoso incontro-scontro con Pietro,  Giacomo, Barnaba e  altri nel Cenacolo a Gerusalemme nel 49-50, noto come il Concilio di Gerusalemme. Uomo infaticabile, caparbio e determinato, di grande cultura (era rabbino ), ottimo oratore, si apre ai “gentili”, ai pagani, ai lontani. Così la Chiesa si scopre missionaria, perché  Essa è un dono universale del Padre destinato ad ogni essere umano. “La grazia di Dio e il dono di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini.” ( Rm, 5,15 )  Questo è il suo motto “Per me vivere è Cristo.”   Fedele a questo, viaggia instancabilmente dall’Arabia alla Grecia, dalla Turchia all’Italia, superando mille difficoltà e ostilità. Vilmente denunciato, come cittadino romano ricorre all’imperatore, così arriva a Roma dove nel 67 viene martirizzato. Le sue 13 lettere, inserite nel Nuovo Testamento, sono un pilastro teologico e dottrinale e un punto di riferimento insostituibile per coloro che vogliono certezze, non parole. Nella loro diversità personale e di azione, Pietro e Paolo ci dicono che si può e si deve arrivare all’unità degli obiettivi solo con una grande fede che dell’amore è il denominatore comune.

La Redazione


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