N° 3 - Marzo 2018
CONCILIO DI TRENTO (1545 – 1563) (XIX ecumenico)
di Antonio Ratti

 Primo Periodo (1545 – 1547 ).   Il sacrosanto concilio ecumenico e generale” si apre a Trento il 13 dicembre 1545 alla presenza di 25 vescovi e 5 superiori di Ordini religiosi. Il numero di padri è esiguo e sono quasi tutti italiani, così il controllo sui lavori da parte dei legati pontifici è totale. A fare gli onori di casa è il principe-vescovo di Trento, cardinale Cristoforo Madruzzo.
In questa prima fase dei lavori si hanno 8 sessioni solenni a Trento e 2 a Bologna ( marzo 1547 – set. 1549) dove il concilio si trasferisce per sfuggire al diffondersi della peste in città, ma anche per sottrarsi alle pressioni dell’imperatore che voleva con insistenza la riconciliazione con i luterani.
A Bologna, territorio dello Stato pontificio, un gruppo di teologi prepara diverso materiale da discutere, ma, di fatto, manca il tempo per convocare le sessioni generali, perché Paolo III nel settembre del 1549 sospende il concilio davanti all’intransigenza dell’imperatore Carlo V rigido sulle sue posizioni.
Torniamo ai lavori conciliari di questo primo periodo. E’ lasciato ai padri conciliari darsi il regolamento dei lavori: il voto deliberativo è riservato ai vescovi ed ai superiori degli Ordini presenti; ai vescovi tedeschi viene data la possibilità di essere rappresentati da un legato che però ha solo voto consultivo; gli argomenti sono redatti da specifiche congregazioni composte da teologi e canonisti; gli schemi sono discussi e valutati dalle congregazioni generali, mentre l’approvazione finale è riservata alle congregazioni solenni.
Per andare incontro alle richieste imperiali, ogni decreto è composto da una parte dogmatica ed una disciplinare. Si rivela complicata la nomina del segretario del concilio, cui spetta il compito di verbalizzare i lavori, per la indisponibilità di diversi candidati. Ad interim il card. Cervini, legato papale e presidente del Concilio, chiama a svolgerne le funzioni il vescovo Angelo Massarelli. Quando si avverte la necessità di un verbale ufficiale dei lavori delle congregazioni generali e solenni, su proposta del card. Madruzzo, il 1 aprile 1546, Massarelli riceve l’incarico formale di segretario del concilio.
Nella IV sessione vengono fissati i decreti dogmatici sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione apostolica; si riconosce l’autenticità della Vulgata ( la Bibbia tradotta dal greco da san Girolamo ) che diventa la versione riconosciuta dalla Chiesa cattolica e viene respinta la dottrina luterana del “libero esame e comprensione delle Scritture”, ribadendo che la loro interpretazione spetta esclusivamente alla Chiesa. Nella V sessione viene fissata la dottrina sul peccato originale (decreto 17 giugno 1546). Nella Vi sessione si affronta il tema della giustificazione (decreto 13 gennaio 1547): il Battesimo libera dal peccato originale, ma rimane la concupiscenza, cioè la tentazione, causa di peccato. Lo “stato di grazia” è un dono di Dio che, quando ricevuto, diviene proprio dell’uomo; quindi la persona che riceve la grazia cambia realmente sia in sé, sia in un nuovo comportamento (stile di vita) con atti meritori che confermano e incrementano lo stato di grazia. Questi atti meritori sono una conseguenza della grazia ed è necessario che l’uomo li ponga in essere.
Per Lutero, al contrario, basta solo la fede, mentre le opere non incidono  e non hanno valore determinante nel percorso verso la salvezza. Viene condannata la teoria calvinista della Predestinazione e si ribadisce la piena libertà dell’uomo nell’accettazione della salvezza. Per quanto riguarda i decreti disciplinari, si conferma, per l’ennesima volta, l’obbligo di residenza nelle proprie diocesi ai vescovi come condizione per godere della rendita dei benefici ecclesiastici. Infatti i benefici ecclesiastici e i vescovati venivano solitamente assegnati ai nobili, senza l’obbligo della residenza e dello svolgimento dei compiti legati all’incarico pastorale. Nella VII sessione viene ribadita la dottrina dei sette sacramenti, ritenuti istituiti da Gesù Cristo, in contrapposizione alle tesi luterane che riconoscono solo il Battesimo.
A questo punto i lavori s’interrompono bruscamente per i forti contrasti tra Paolo III e l’imperatore Carlo V. Quest’ultimo, per le sue esigenze di stabilità politica, pretende un concilio di riconciliazione  e riunificazione, mentre il Papa, che non può scendere a compromessi sulla dottrina, con i decreti approvati chiude ad ogni possibile riunificazione: non esistono margini di dialogo teologico e canonico con la riforma luterana.
Secondo periodo ( 1551 – 1552 ).      
A Paolo III succede, dopo tre mesi di conclave, nel 1550 Giulio III ( 22 feb. 1550 – 23 marzo 1555) il quale non prende nemmeno in considerazione il decreto di riforma della Curia romana approvato nella precedente fase del concilio, ma ha il merito di riaprire subito il concilio a Trento il 1 maggio 1551.
Questa volta sono presenti i vescovi imperiali tedeschi come gl’influenti arcivescovi elettori di Magonza, Treviri e Colonia. Mancano i vescovi francesi.
I lavori procedono alacremente approvando una serie di decreti sui Sacramenti che, invece, la riforma protestante ha soppresso. Nella XIII sessione viene confermata la presenza reale di Cristo nell’Eucarestia, istituita durante l’Ultima Cena e la dottrina della transustanziazione del pane e del vino in corpo e sangue di Gesù Cristo. Si afferma l’assoluta importanza del sacramento eucaristico e vengono confermate tutte le pratiche di culto e di adorazione come l’adorazione eucaristica e la festa del Corpus Domini. Nelle successive sessioni si riconferma la validità dei sacramenti della penitenza
( confessione o riconciliazione e unzione degli infermi ), perché, per la Chiesa cattolica, sono istituiti direttamente da Gesù Cristo, mentre sono rifiutati da Lutero, poiché, dice, sono ininfluenti ai fini della grazia e della salvezza eterna, doni esclusivi di Dio.
Su richiesta dell’imperatore, da ottobre 1551 al marzo 1552, sono presenti 13 rappresentanti di altissimo rango dei protestanti tra i quali Gioacchino II di Brandeburgo, principe elettore, il duca Cristoforo di Wurttemberg, il principe elettore Maurizio di Sassonia. Le trattative con questa delegazione anziché smussare le divergenze, le acuiscono, perché le condizioni poste da parte dei protestanti sono inaccettabili: annullamento di tutti i decreti già approvati, scioglimento dal giuramento di fedeltà al papa, affermazione della superiorità del concilio sul papa.
La speranza, mai assopita, di un accordo che favorisse la riconciliazione diventa sempre più una chimera utopica. In realtà, per entrambe le parti è ciò che vogliono.
I principi della Germania, che hanno aderito alla riforma luterana, per vedere riconosciuto il loro diritto di scegliere e professare la fede di loro gradimento, costituiscono una lega militare per opporsi con le armi all’imperatore cattolico e con un esercito muovono verso il sud dell’impero, minacciando l’imperatore stesso a Innsbruck.  I padri conciliari, intimoriti, il 21 aprile 1552 decidono di sospendere i lavori e fuggono precipitosamente da Trento.    

 ( 2 parte.)


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