N° 6 - Giugno 2022
La Chiesa Armena
di Antonio Ratti


La Chiesa Armena è radicata nella Turchia nord-orientale, lungo il Mar Nero e nel Caucaso, in un’area compresa tra il Mar Nero ed il Mar Caspio, chiamata Armenia: oggi Repubblica  indipendente dall’ex URSS.
Le origini somigliano alla Chiesa Nestoriana. Infatti, quando si rende autonoma e separata dall’Ortodossia, essa è già ben organizzata e strutturata gerarchicamente. Si dice che il cristianesimo fu portato in Armenia dall’apostolo Addai, che pone questa Chiesa in rapporto con Edessa e quindi legata al patriarcato di Antiochia. A partire dal III secolo si ha la certezza della presenza di comunità cristiane presso popolazioni di lingua indoeuropea localizzate a nord della Cappadocia (Turchia centrale) verso oriente fino al Mar Caspio.
Il primo vescovo Gregorio, detto l’Illuminatore (240-332) ricevette la consacrazione episcopale a Cesarea di Cappadocia con il titolo di Katholikos per l’Armenia. La sede di tale carica fu stabilita nel monastero di Ecmiadsin, vicino ad Erevan, la capitale.
Il successore Narsete il Grande, personaggio molto attivo, continuò il lavoro di Gregorio e riunì nel 365 ad Astisat un sinodo in cui si stabilirono le norme giuridiche per il governo della Chiesa.
Il figlio Sahak, che aveva studiato a Costantinopoli e che si rivelerà persona di elevate capacità intellettuali ed indubbie doti di dinamismo, completò l’opera di radicalizzazione del cristianesimo sul territorio. All’inizio del V secolo si può dire che la Chiesa Armena avesse portato a termine il suo processo di strutturazione organizzativa e gerarchica: oltre al Katholikos disponeva di una dozzina di vescovi. La stretta unione tra il re ed il Katolikos rappresentava il fulcro dell’organizzazione  feudale del paese che godeva dell’ultimo periodo di indipendenza politica.
Sempre il V secolo segnò l’avvio della fase aurea. Il monaco Mesrop Maschtot inventò l’alfabeto armeno che permise sia l’evangelizzazione della popolazione nella sua lingua, sia la creazione di un culto e di una liturgia autoctoni. Il patriarca Sahak fece trascrivere in armeno le Sacre Scritture e le opere dei Padri della Chiesa greca. La creazione di una Chiesa monofisita armena indipendente dall’Ortodossia non è legata, come per le altre Chiese orientali, ad una scelta teologica, ma alla situazione politica dello Stato. Le lotte tra i Persiani ed i Romani dell’Impero favorirono l’isolamento politico e religioso dell’Armenia: l’indipendenza politica e quella religiosa si sostenevano a vicenda nella nascita della “nazione armena”. Dal punto di vista giurisdizionale già con Narsete la Chiesa Armena aveva preso le distanze da Cesarea e quindi da Antiochia, portando avanti un proprio progetto di sviluppo dottrinale al suo interno. Così partecipò al Concilio di Nicea (325), ma non fu presente ai successivi di Efeso (431) e di Calcedonia (451). 
Il pensiero teologico armeno, formatosi sui testi biblici e patristici di origine siriaca e greca, nel sinodo di Dvin (551) si schierò per il monofisismo, ritenendo la definizione uscita da Calcedonia sulle due nature del Cristo un nestorianesimo mascherato. Quando le condizioni politiche lo permetterono, ci furono con Costantinopoli vari tentativi di riavvicinamento, in particolare nel periodo 610-640 di fronte al monotelismo, la dottrina della volontà unica del Cristo in due nature. L’invasione dell’Armenia da parte dell’islam (VIII – IX sec.) comporta l’interruzione di ogni rapporto.
A partire da questo momento la storia politica dell’Armenia si fa drammatica ripercuotendosi sulle vicende della Chiesa, perché il paese non godrà mai più del riconoscimento della identità nazionale, ma, da allora, rimarrà diviso tra diversi padroni. Avendo subito pesantemente questa situazione, più che di Chiesa nazionale, è preferibile parlare di Chiesa del popolo armeno nella sua diaspora tragica quanto l’esodo ebraico.
 La religione è il legame indissolubile per gli armeni ovunque si trovino sparsi nel mondo. La cattedrale di Ecmiadsin è la Chiesa madre riconosciuta da tutti. L’altopiano armeno si trovò ad essere una delle vie più usate verso il Medio-Oriente  dalle orde barbariche che provenivano dall’Asia centrale, tanto che parte della popolazione armena cercò rifugio più a sud verso la Cilicia (questo esodo durò tre secoli). I Katholikos seguirono il loro popolo e si insediarono a Sis. Nel 1441 i vescovi dell’Armenia caucasica invitarono il Katholikos a tornare a risiedere ad Ecmiadsin, sede di Gregorio l’Illuminatore. Il Katholikos decise di rimanere a Sis, così i vescovi caucasici elessero un altro Katholikos con sede nella Chiesa madre.
Da questo momento abbiamo due capi con il medesimo titolo: uno in Armenia, l’altro ad Antelias (Beirut) e due patriarchi minori con residenza a Gerusalemme ed a Costantinopoli. Oggi la Chiesa Armena conta quattro milioni di fedeli sottomessi ad una trentina di vescovi dell’una e dell’altra obbedienza. Tutti danno vita alla “Chiesa armena gregoriana“, espressione coniata dai Russi che ci permette di distinguere gli Armeni monofisiti da quelli cattolici. 
Di tutte le Chiese orientali non ortodosse è quella che dal punto di vista culturale ha raggiunto i livelli più alti: la sua letteratura dottrinale è all’altezza delle antiche letterature greche ed ortodossa; analogo discorso anche in altri campi, come l’architettura. Nei manoscritti miniati l’arte armena ha saputo esprimersi ottimamente. La religione e la conoscenza della propria storia costituiscono il collante per affermare l’identità e la coscienza nazionale di un popolo forzosamente disperso. Da questo punto di vista  i padri mechitaristi di Venezia e di Vienna (armeni  cattolici) sono un ineguagliabile punto di riferimento storico, culturale e religioso della “nazione armena”.
Chiesa armena cattolica                       

Formata da circa trecentomila fedeli sparsi dalla Cilicia (Turchia), alla Siria, Mesopotamia (Iraq) , Egitto e Americhe.  E’ guidata, insieme a cinque vescovi, dal Katholikos, titolare di Cilicia e residente a Beirut (Libano). Ufficialmente nasce l’otto dicembre del 1742, quando il Papa Benedetto XIV nel Concistoro prenatalizio riconosce Abramo Ardzvian Katholikos, patriarca degli Armeni.



P.S:
Abbiamo riproposto questo articolo (già pubblicato diversi anni fa)  poiché proprio nei giorni scorsi papa Francesco ha fatto visita a questa popolazione e queste ulteriori notizie sulla Chiesa Armena potrebbero essere utili a chi seguito questo viaggio apostolico del Santo Padre. Riportiamo inoltre uno stralcio dell’omelia di papa Francesco  nella Messa celebrata in Piazza Vartanants a Gyumri.
“Potremmo chiederci: come si può diventare misericordiosi, con tutti i difetti e le miserie che ciascuno vede dentro di sé? Vorrei ispirarmi a un esempio concreto, ad un grande araldo della misericordia divina, che ho voluto proporre all’attenzione di tutti annoverandolo tra i Dottori della Chiesa universale: san Gregorio di Narek, parola e voce

                                                                            


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