N° 2 - Febbraio 2016
Concilio di Calcedonia (Parte terza)
di Ratti Antonio

        

      Sebbene fossero presenti elementi di contrasto dottrinali, pratici, organizzativi e funzionali, già nelle primissime comunità, in realtà le vere divisioni tra i cristiani, i cui effetti perdurano ancora oggi, hanno inizio all’incirca quattrocento anni dopo la morte di Gesù e riguardano le divergenti,  e talvolta opposte, posizioni dottrinali sulla sua natura, come Dio e come Uomo. In sostanza, il Concilio di Calcedonia rappresenta la prima vera  causa di rottura e di separazione dalla corretta ortodossia di alcune comunità molto importanti.
La Chiesa ortodossa armena o gregoriana, da Gregorio, il primo vescovo delle regioni caucasiche, il cui territorio è fuori dai confini dell’Impero Romano, non partecipa al Concilio, né lo riconosce, rimanendo fedele ai postulati del Concilio di Efeso (431) e di Cirillo di Alessandria (370-444) che ne è stato il protagonista e che propone non due nature in una persona, ma l’ “unica natura del Verbo incarnato”; in altre parole, considera la natura di Cristo unica, quale frutto dell’unione volontaria e indissolubile di quella divina con quella umana nella stessa persona (pròsopon) (miafisismo). La medesima posizione è sostenuta dal patriarcato di Alessandria d’Egitto, col successore di Cirillo, Dioscoro, deposto e allontanato come eretico dal Concilio di Calcedonia. Dioscoro afferma che prima dell’Incarnazione vi erano due nature, dopo una sola, derivata dall’unione delle due nature, cioè, la Divinità ha accolto l’Umanità come il mare accoglie una goccia d’acqua, annullando l’umanità di Cristo. Da questa scissione hanno origine la Chiesa Copta d’Egitto e la Chiesa copta d’Etiopia.
Nelle regioni orientali, oggi Siria, Iraq, Persia (Iran) e India si diffondono soprattutto le tesi di Eutiche (monofisismo), ma sono presenti  anche alcune comunità nestoriane.
La comunità ecclesiale più consistente è la Chiesa ortodossa siriaca, detta anche giacobita, da Giacomo Baradai (= lo straccione), il monaco che con il suo incredibile dinamismo, riesce a convertire al monofisismo eutichiano le popolazioni orientali.
 Per vedere un analogo terremoto all’unità ecumenica è necessario pensare alla Riforma protestante che colpisce l’Occidente. Nonostante l’ut unum sint e le tante belle parole e buoni propositi, sulla strada che riporta al vero ecumenismo, il solo risultato concreto ottenuto è il miglioramento dei rapporti tra le varie comunità ecclesiali, ancora troppo gelose della propria autocefalia (indipendenza). Alla fine del VI secolo Gregorio Magno paragona in una sua lettera i Concili di Nicea (325), di Costantinopoli I (381), di Efeso (431) e di Calcedonia (451)  ai quattro Vangeli, perché il consenso della Chiesa universale ha conferito loro l’autorità della tradizione apostolica: insieme alla Sacra Scrittura questi quattro Concili costituiscono il fondamento dell’edificio della fede. Infatti i successivi  cinque dal punto di vista teologico rappresentano quasi dei corollari.
A conclusione, a causa della difficoltà degli argomenti dottrinali trattati, riporto in estrema sintesi le principali definizioni cristologiche ritenute tutte eretiche, tranne quella di Calcedonia, che hanno reso accidentato il cammino dei  primi secoli della Chiesa, soprattutto in Oriente.
Arianesimo. Ario (260-336), prete di Alessandria, non nega la Trinità, ma subordina il Figlio al Padre, quindi nega la consustanzialità. La filosofia neoplatonica, allora in auge, definisce Dio un principio unico, indivisibile, eterno, ingenerato, infinito, quindi non può condividere con altri la propria ousìa, essenza divina. Il Figlio in quanto generato dal Padre, non è eterno, perché vi è stato un momento in cui non era, quindi non può partecipare della sua sostanza; pertanto il Figlio non è consustanziale al Padre e  non può avere gli stessi attributi. Padre e Figlio non sono identici e Cristo può avere l’appellativo di figlio di Dio solo considerando la sua natura creata. Se il Figlio fosse consustanziale al Padre ci sarebbero due unici e due infiniti, due eterni, il che è assurdo: Gesù è certamente creatura superiore e divina, ma finita.
Modalismo. Dottrina che afferma come le persone della Trinità altro non sono che tre modi di essere, di proporsi e di agire dello stesso Dio.
Nestorianismo.  Nestorio (381 – 451), patriarca di Costantinopoli, sostiene che in Gesù convivono due persone distinte l’uomo e il Dio, mentre Maria, madre di Gesù, è madre di Cristo, cioè della persona umana. L’eresia nasce con le migliori intenzioni, perché intende opporsi alle tesi di Ario che declassa Gesù Cristo a creatura. Nestorio sostiene che l’unione delle due nature in Gesù è avvenuta per giustapposizione, cioè il Verbo divino si è unito accanto all’uomo Gesù, per cui è come se esistessero due Cristi, quello divino e quello umano dentro ad un medesimo involucro. Secondo Nestorio non c’è l’unione ipostatica, cioè l’unione delle due nature in Cristo; nature che rimangono distinte e separate onde evitare che quella divina infinita annulli l’infinitesima natura umana.
Monofisismo. Eutiche (378-454), monaco di Costantinopoli, commette proprio l’errore opposto ad Ario e che Nestorio non vuole si commetta. Infatti per Eutiche, dopo l’unione in Gesù delle due nature, è impossibile sostenere che esse possano restare in perfetto equilibrio a causa dell’infinita distanza tra quella divina e quella umana che non può che soccombere; pertanto la natura divina assorbe e annulla la natura umana. Così Cristo è solo Dio.
Miafisismo. Si afferma “l’unica natura del Verbo incarnato” (Cirillo), cioè la natura di Cristo è unica ed è frutto,  al momento dell’Incarnazione, dell’unione - non fusione-  di quella divina e di quella umana.
Cristianesimo calcidonese o corretta ortodossia ecumenica. Nella sua  unica persona Cristo, Figlio, Signore, Unigenito, è riconosciuto in due nature coesistenti, senza confusione, senza cambiamento, senza divisione, senza separazione; la distinzione tra le due nature non è affatto annullata dall’unione, ma piuttosto le caratteristiche e le proprietà di ciascuna natura sono conservate e procedono assieme per formare una sola persona, non divise o separate in due persone, ma uno solo e lo stesso Figlio e Unigenito, Gesù Cristo (da “Definizione o Credo di Calcedonia”).



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