N° 2 - Febbraio 2016
Spiritualità
  DIO E’ AMORE MISERICORDIOSO
di Testo inviato da Rosa Lorenzini



Dagli scritti della Beata Madre Speranza di Gesù  (1893-1983)

Testimone autorevole dell’Amore Misericordioso, Madre Speranza ha consacrato tutta la sua vita a far conoscere e far sperimentare l’Amore Misericordioso.
 “Il Buon Gesù  mi ha detto che devo arrivare  a far sì, che gli uomini  lo conoscano, non come un Padre offeso per le ingratitudini dei  suoi figli, ma come un Padre pieno di  bontà, che cerca con tutti i mezzi il modo di confortare, aiutare e  far felice i  suoi  figli, e che li cerca  con amore  instancabile quasi che senza di essi non  possa essere felice”. “Dio è un Padre che perdona, dimentica le  offese e non le tiene più in conto”.
Nella Diocesi di Todi a Collevalenza (PG) Madre Speranza ha costruito, per la gloria di Dio, un magnifico Santuario dedicato all’Amore Misericordioso: “Fa, Gesù’ mio, che vengano a questo tuo Santuario le persone del mondo intero, non solo col desiderio di curare i corpi dalle malattie più strane e dolorose,  ma anche di curare le anime dalla lebbra  del peccato mortale e abituale. Aiuta, consola e conforta, o Gesù, tutti i bisognosi; e fa’ che tutti  vedano in Te non un Giudice severo, ma un Padre pieno di amore e di misericordia, che non tiene in conto le miserie dei propri figli, ma  le dimentica e le perdona”.
Chi crede fermamente, come Madre Speranza, che “l’uomo più perverso, il più miserabile e perfino il più abbandonato e’ amato con tenerezza immensa da Gesù che è per lui un Padre e una tenera Madre”, sperimenta nel Sacramento della Riconciliazione che “se anche avessimo commesso i più grandi peccati, non abbiamo  da temere: il cuore misericordioso perdona”.
Quindi  Madre Speranza pregava costantemente per tutti i sacerdoti, i soli che possono farci riconciliare con Dio, e per la loro santificazione ha offerto tutte le sue sofferenze: “Ti prego, Gesù mio, non dimenticare i sacerdoti del mondo intero: per essi io voglio essere vittima. Attirali a te, e fa’ che ti riconoscano come Padre amoroso e fonte di ogni bene. Da’ a tutti loro volontà, forza e costanza perché cerchino solo Te”.
Insieme alla Beata Madre Speranza di Gesù, in questo Anno Santo straordinario, Giubileo della Misericordia, preghiamo per i nostri sacerdoti - ministri della Misericordia -  gli unici che possono farci vivere pienamente questo Anno di grazia.
“Signore Gesù, amore misericordioso del Padre, hai scelto i tuoi sacerdoti tra di noi
e li hai mandati a portare la tua misericordia nel mondo; ti lodiamo e ti rendiamo grazie.
Ti chiediamo di riempirli con il fuoco dei tuo Spirito.
Tu che hai pregato e ti sei offerto per i tuoi apostoli, santificali nella verità della tua Parola,
custodiscili dal maligno e conservali nell’unità.
Quando si sentono deboli, trovino in te la loro forza;
quando sono nel buio, vedano in te la luce;
quando li prende la stanchezza, trovino in te il riposo;
quando si sentono soli, sii tu la loro dolce compagnia;
quando sono feriti, trovino nel tuo cuore trafitto la loro guarigione.
Fa che chiunque li avvicini trovi in loro l’immagine viva del buon Pastore
e  del  Padre misericordioso.
Concedi, o Signore Gesù, che Maria, alla quale tu stesso hai affidato i tuoi amati discepoli,
 li formi a tua immagine, con la stessa delicatezza e premura con cui si e’ presa cura di te.
Per la potenza del tuo Spirito a gloria di Dio Padre. Amen”.

 

Per informazioni ed approfondimenti sulla figura della Beata Madre Speranza e sul Santuario dell’Amore Misericordioso visitate il sito: www.collevalenza.it

                                                                   

                                                                   


  Tiriamo fuori quella ‘sana furbizia’. Siamo sempre vigili per la verità?
di Stefania


 

          Il giorno dell’Epifania, all’Angelus, la nostra guida terrena e segno divino, papa Francesco, ha rivolto a ciascuno di noi un grande e sano suggerimento: tirare fuori la nostra ‘sana furbizia’ che ci permette, cogliendo anche i segni, di scoprire “l’imbroglio” e, quindi, di cambiare strada, se siamo caduti nella trappola del Male, e riprendere la strada del Bene, la strada di Gesù. E questo è possibile, per la Sua misericordia, in qualsiasi momento (è la nostra libertà – libero arbitrio – a deciderlo) prendendo come esempio il comportamento dei Magi che, cogliendo i segni, non sono caduti nella trappola del Male (il re Erode, il re del potere) e hanno cambiato strada.
A ognuno di noi può essere successo questo, cioè di essere caduti per varie situazioni nella trappola di colui che non vuole che percorriamo la strada del Bene e della Verità: quella indicataci da Gesù. Oppure può succedere che alcune persone con le quali ci relazioniamo abbiano comportamenti sbagliati, o non del tutto giusti, che soffocano la Verità e noi non abbiamo quel ‘sano coraggio’ di difendere questa Verità, accettando così, anche noi, quei comportamenti errati, cadendo nella trappola e diventando così complici di chi sta sbagliando.
Penso che se il comportamento di tutti noi fosse stato più coerente e più vicino a quello del vero cristiano, forse non saremmo arrivati a momenti come questi dove le ingiustizie, le sofferenze e ferite del corpo e del cuore sono enormi, in un mondo dove i nostri figli e nipoti stanno pagando per errori, egoismi, truffe e irresponsabilità, non per colpa loro.
Diceva San Leopoldo Mandic a quanti erano in afflizione: “Fede, abbiate fede! Dio è medico e medicina!”. E poi: “Io mi meraviglio tutti i momenti come l’uomo possa mettere a repentaglio la salvezza dell’anima sua per motivi assolutamente futili e labili”. E San Pio da Pietrelcina, nel suo epistolario IV, scriveva: “Abbiamo vissuto all’Impensata, come se un giorno l’Eterno Giudice non dovesse chiamarci a sé e chiederci conto del nostro operato, del come abbiamo speso il nostro tempo…”. Veramente nulla abbiamo fatto fino a oggi o, se non altro, ben poco. I giorni e gli anni si sono susseguiti, nel sorgere e tramontare del sole, senza che noi ci domandassimo come li avevamo impiegati, se niente vi era da riparare, da aggiungere, da togliere nella nostra condotta.
Buon Anno Santo della Misericordia e buon cammino quotidiano di conversione a ciascuno noi, con la speranza certa di un cristiano: che un mondo migliore nascerà.
Concludo citando ancora le parole del papa Francesco: “Se tutti cercassimo la ‘sana furbizia’, non cadremmo nelle mani del Maligno; ognuno di noi percorre la sua strada e tutte queste strade conducono a un unico arrivo: a Gesù”.
Che questi Santi, sopra citati (San Leopoldo e San Pio), le cui spoglie verranno portate a Roma nel mese di febbraio, possano intercedere per noi tutti e farci interiorizzare il Messaggio che il Signore ci ha lasciato per il tramite di Santa Faustina e che papa Giovanni Paolo II ha fatto di tutto per portarlo a nostra conoscenza (Messaggio della Divina Misericordia).

 

                                                                                        

  A Roma per l’Anno Santo della Misericordia
di Giuliana Rossini



Seduta nell’aula ‘Paolo VI’, sono emozionata e felice: finalmente in udienza dal Papa! Era tanto che lo desideravo ed ora papa Francesco è lì, davanti a me, ed io lo ascolto cercando di non perderne neppure una sillaba. Sfortunatamente io e il mio gruppo siamo un po’ lontani dalla sua postazione, ci troviamo nelle ultime file: siamo arrivati da Grottaferrata, dove alloggiavamo, un po’ affannati e in ritardo, dopo un percorso in pullman di quasi due ore, a causa del traffico ed inoltre abbiamo dovuto subire i rigorosi controlli necessari dopo i tremendi fatti dell’ISIS. Ma tutto ciò riveste poca importanza, ciò che conta è esserci. Sono di fronte al vicario di Cristo, e che vicario! Affabile, semplice, quasi umile, ma ricco di umanità e sapienza, aperto a tutti. Noto con piacere, accanto a noi, molti giovani, famiglie con bambini e un nutrito numero di appartenenti alla Marina Militare, tra cui svariate donne. Il silenzio e il raccoglimento sono assoluti.
Papa Francesco è universalmente amato. Egli sembra essere la risposta dello Spirito Santo ai bisogni della nostra epoca e tuttavia non è senza radici, avulso dalla Chiesa, ma ne rappresenta la continuità, il frutto maturo. La sua elezione al soglio pontificio mi sembra come preparata dai grandi Papi della nostra epoca che lo hanno preceduto, a cominciare da Giovanni XXIII, il papa buono, che, illuminato dallo Spirito, ha dato inizio a quel grandioso evento che è il Concilio Vaticano II. Poi Paolo VI, che ha dovuto guidare con fermezza e amore, ma anche con tanta sofferenza, la navicella della Chiesa nella bufera scatenata dalle grandi novità portate dal Concilio. Mi piace ricordare il suo abbraccio fraterno col Patriarca di Costantinopoli, Atenagora, pietra miliare nel proficuo dialogo fra le Chiese cristiane. Nonostante il brevissimo pontificato, anche Giovanni Paolo I ha lasciato la sua impronta nel sottolineare la grande misericordia di Dio, Padre e Madre di tutti gli uomini. Dopo di lui, Giovanni Paolo II che suscitò tanto entusiasmo in molti cuori, soprattutto in quelli dei giovani che durante le GMG (giornate mondiali della gioventù, a cui aveva dato vita) accorrevano numerosissimi, manifestando il loro amore per lui: “John Paul two, we love you!”, cantavano. Non posso dimenticare il grande gesto di papa Benedetto; il suo morire a se stesso ha portato grandi frutti: papa Bergoglio, appunto.
La Chiesa, pur con travagli, difficoltà ed errori di uomini che ne hanno fatto e ne fanno tuttora parte, costituisce una grande ricchezza per l’umanità, un dono immenso che dobbiamo custodire con amore. Il momento solenne della benedizione apostolica mi ha permesso di essere in comunione con tutti.
Ci siamo poi diretti verso la meravigliosa basilica di San Pietro. Entrando attraverso la Porta Santa ero consapevole di compiere un gesto importante: entravo, attraverso Gesù, verso la salvezza, l’unica possibile: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me sarà salvato” (Gv 10, 9), Egli ci dice. Insieme a me, in quel momento, entravano tutti coloro che mi si erano affidati: amici, persone care, in particolare chi stava vivendo momenti di intenso dolore. Il mondo oggi è pieno di sofferenza e difficoltà: malattie e povertà, odio e guerre che sembrano essere divenuti normalità; tutte le certezze sembrano essere cadute; assistiamo ad esodi epocali, con migliaia e migliaia di persone che sperimentano esilio e rifiuto. Ma Gesù, come ci ricorda anche papa Francesco con questo Anno Santo, ha vinto il mondo e con amore infinito ci invita a seguirlo: “Venite a me voi tutti stanchi ed affaticati ed io vi ristorerò”. Solo il suo amore e la sua misericordia, se accolti, possono placare le ansie e le paure e disporci a vedere in chi ci sta accanto un fratello da accogliere e da amare.
Al momento della celebrazione eucaristica, ho affidato a Gesù e Maria ogni mia pena e gli occhi pieni di dolore di chi, sopraffatto dalla sofferenza, talvolta mi chiede: Ma Dio mi ama veramente?”. E’ stato un momento intenso che ha riportato pace e anche gioia nel mio cuore. Uscendo, il sole era alto e luminoso su Roma e, nonostante il freddo intenso, brillava sulla città, centro di irradiazione di pace e fraternità, che potrebbe diventare, se gli uomini volessero accogliere il messaggio dell’amore misericordioso di Gesù, il motore per forgiare un’umanità nuova che possa realizzare il paradiso in terra.

 

                                                                    

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