N° 6 - Giugno 2022
GIOVANNI PAOLO II: SANTO SUBITO
di Antonio Ratti

 

 

               

“Santo subito”  è il grido della folla di Piazza S. Pietro il giorno del suo funerale.  

L’invito è raccolto dal successore, Benedetto XVI, che apre il processo di beatificazione in deroga alle norme canoniche che prevedono cinque anni di attesa e di riflessione prima di procedere. Il gran giorno, che pone la sua santità all’attenzione del mondo, è arrivato con inconsueta sollecitudine a prova che tutto il suo pensare e operare è, oltre ogni dubbio, dono delle sue virtù superiori.

Scopro quanto sia difficile parlare di Papa Wojthyla senza correre il rischio di cadere nell’argomentare trito e ritrito, se non banale.

Anche i settimanali di gossip hanno scritto di lui, quasi fosse una star del jet- set. Forse ci sfugge ancora, perché entrato da poco nella storia dell’umanità, il ruolo da protagonista assoluto delle vicende umane e politiche dell’ultimo quarto del ‘900.

Sicuramente i tempi erano maturi, ma la spallata decisiva all’implosione delle ideologie e dei regimi dell’Est europeo ha avuto in lui la paternità certa. Il suo successo è da ricercarsi nell’immenso carisma di pastore e di uomo santo che sa suggerire, incoraggiare e sollecitare l’agire dell’uomo verso traguardi e obiettivi insperati e insperabili dalla sola ragione umana. “Non abbiate paura, aprite le porte a Cristo” è il suo “m’illumino d’immenso” che guida e fornisce concretezza e operatività alla fede, che non deve languire nella mediocrità del nostro quotidiano privo, troppo spesso, della speranza in Cristo. Senza la speranza, che la fede sa dare, l’uomo cede a un’involuzione della ragione, che si avviluppa su se stessa, con le drammatiche conseguenze di un mondo colmo di povertà spirituale e materiale, di disuguaglianze, di soprusi, di poteri assurdi che ledono la dignità umana. Il progresso, frutto del solo intelletto, non fa progredire l’uomo, al contrario, mentre lo sviluppa in tecnologia, lo fa arretrare e divaricare dai valori veri che aiutano a individuare il succo e il senso della presenza dell’uomo nella creazione.

Durante una delle sue visite in Polonia dice ai suoi connazionali di non lasciarsi prendere dalla smania dell’occidentalizzazione forzata, ma di conservare la fede che li ha sostenuti e mai delusi negl’anni duri dell’occupazione nazista e dello stalinismo.

Papa Wojthyla è una giusta miscela di santità, di misticismo, di concretezza, di lungimiranza, di carica trascinatrice, di padronanza degli eventi, di capacità di dialogo, di modernità nell’intransigenza e nell’integrità dei principi e del significato della vita.

L’uomo, con la sua forza e con le sue fragilità, e la fede sono i motori che azionano ogni  gesto del suo pensare e del suo operare quale guida del popolo cristiano, e non solo, verso traguardi di pace, di eguaglianza, di rispetto della vita, di condivisione dei doni e delle ricchezze che il creato mette a disposizione di tutti - non di pochi - nella prospettiva della salvezza eterna.

La sua biografia completa occuperebbe molto spazio in una biblioteca, tanto il suo dinamismo nella fede in Cristo e nell’uomo, ritenuto sempre creatura divina, ha prodotto prima e durante il suo pontificato. Primo Papa polacco e dell’est europeo, e non italiano dopo quattro secoli, nasce il 18 maggio 1920 a Wadowice, vicino Cracovia. Quando i tedeschi invasori chiudono l’Università di Cracovia (1939), Karol (1940 – 1944) lavora come operaio, prima in una cava di pietre e poi in una fabbrica chimica della Solvay per guadagnarsi da vivere e per evitare la deportazione in Germania. Dal 1942 frequenta il Seminario maggiore clandestino di Cracovia. Terminata la guerra, porta a compimento i suoi studi di preparazione al sacerdozio nello stesso seminario uscito, finalmente, dalla clandestinità. E’ ordinato sacerdote il primo novembre 1946. Inviato a Roma, nel 1948 consegue il dottorato in teologia con una tesi sul tema della fede nelle opere di San Giovanni della Croce. Torna in Polonia dove fa le sue prime esperienze pastorali presso alcune parrocchie di Cracovia e diventa cappellano degli universitari fino al 1951, quando riprende gli studi filosofici e teologici. Nel 1953 presso l’Università cattolica di Lublino consegue la laurea e inizia l’insegnamento di Teologia Etica e Morale nel Seminario maggiore di Cracovia e nella facoltà di Teologia a Lublino. Il 4 luglio 1958 Pio XII lo nomina vescovo ausiliario di Cracovia. Paolo VI il 13 gennaio 1964 lo designa arcivescovo titolare della diocesi e nel Concistoro del 25 giugno 1967 lo eleva al titolo di Cardinale di Santa Romana Chiesa. Partecipa, e si fa conoscere, al Concilio Vaticano II (1962 – 1965) con un importante contributo nell’elaborazione e la stesura della Costituzione Gaudium et spes. Prende parte attivamente alle 5 assemblee del Sinodo dei vescovi che hanno preceduto la sua elezione a Papa. Il suo pontificato è tra i più lunghi in assoluto con quasi 27 anni  di regno ( 16 ottobre 1978 - 2 aprile 2005 ).

Esercita il suo ministero con instancabile spirito missionario, dedicando tutte le sue energie, spinto dalla sollecitudine pastorale, per tutte le Chiese e dalla carità verso l’intera umanità. I suoi viaggi apostolici nel mondo sono 104. In Italia compie 146 visite pastorali in diverse città, mentre come Vescovo di Roma visita 317 parrocchie su 333. Più di ogni altro suo predecessore incontra il Popolo di Dio e i responsabili delle Nazioni; le udienze generali del mercoledi sono 1166 con 17,6 milioni di pellegrini; le udienze a personalità governative sono 738, più 245 a primi ministri. Il suo amore per i giovani lo spinge a promuovere nel 1985 le Giornate Mondiali della Gioventù (GMG): durante il suo pontificato sono 19 le GMG che riuniscono milioni di giovani ai quattro angoli della terra.

Allo stesso modo la sua attenzione per la famiglia si esprime con gli Incontri mondiali della famiglia iniziati nel 1994. Nel fermo convincimento che ogni religione, in modi diversi, abbia obiettivi di bene per l’uomo, promuove con successo il dialogo con gli ebrei e i rappresentanti delle altre religioni, convocandoli per memorabili incontri di preghiera comunitaria ad Assisi.

Sotto la sua guida la Chiesa si prepara al terzo millennio con il Grande Giubileo del 2000 e secondo le linee proposte nelle Lettere apostoliche Tertio millennium adveniente e Novo millennio inuente, dove viene indicato ai fedeli il cammino del tempo futuro. Con l’Anno della Redenzione, l’Anno Mariano e l’Anno dell’Eucarestia, Giovanni Paolo sollecita il rinnovamento spirituale della Chiesa. Per fornire agli uomini del nostro tempo chiari esempi di santità moderna, dà impulso alle beatificazioni e canonizzazioni: 1338 nuovi beati e 482 santi.

In nove Concistori crea 231 nuovi Cardinali, allargando il Colleggio dei Cardinali che convoca sei volte in riunioni plenarie per coinvolgerlo nella gestione più collegiale della Chiesa e nelle problematiche che deve affrontare. Tra i suoi documenti principali si annoverano 14 Lettere encicliche, 15 Esortazioni apostoliche, 11 Costituzioni apostoliche e 45 Lettere apostoliche. Promulga il Catechismo della Chiesa Cattolica (con il contributo notevole del cardinale Joseph Ratzinger) alla luce della Tradizione e del Concilio Vaticano II. Riforma i Codici di diritto canonico occidentale e orientale, crea nuove Istituzioni per il governo della Chiesa mondiale e riordina la Curia romana. Si cimenta con successo anche come scrittore (es: Varcare la soglia della speranza, Memoria e Identità (febb.2005, pochi mesi prima della morte) e come poeta (es:Trittico romano).

A questo punto viene da domandarsi: quanto di altro avrebbe potuto fare se la malattia non lo avesse lentamente, ma inesorabilmente, fiaccato nel corpo? Ricordo lo sforzo immane per parlare e le dolorose interruzioni durante una delle sue ultime domenicali apparizioni dalla finestra del Palazzo apostolico. Ho riportato le sue principali iniziative non per farne un arido elenco fine a se stesso, bensì per sottolineare la grandezza dell’uomo che, in ogni momento, sa coniugare la fede con l’azione. Mi viene in mente l’Ora et labora di S. Benedetto, perché Giovanni Paolo, uomo di azione, ha una grande fede che trae alimento dalla preghiera e dalla devozione a Maria.

Va ricordata la sua ferma convinzione del diretto intervento della Madonna al momento dell’attentato: diversi elementi sono qualcosa di più di pure coincidenze. Giovanni Paolo affascina fin da subito per la sua spontaneità e umanità genuina ( “se sbaglio,mi corrigerete” ). Non è un personaggio oscuro e chiuso, anzi sono palesi la sua carica umana, la sua cordialità, il suo sorriso, il suo tratto semplice e allegro. Non tiene nascosta la sua malattia, anzi essa diventa uno strumento per mostrare che anche il Papa ha le sue sofferenze, i suoi dolori come un qualsiasi mortale: nasce così la teologia della sofferenza, cioè uno strumento che avvicina a Cristo sofferente sulla croce.  

La cerimonia di beatificazione è puramente una formalità che ufficializza ciò che è già nel cuore di tutti, altrimenti al funerale non si sarebbe gridato “Santo subito”.

Pensando e pesando le “cose” fatte, occorre riconoscerne l’umana immensità, quindi la santità.

Nel calendario romano e in quello liturgico la memoria del Beato Giovanni Paolo II si farà ogni anno il 22 ottobre, giorno dell’inizio solenne del suo ministero Petrino.               

                                                                                  

 

 

 


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