N° 9 - Novembre 2021
LE PROFETICHE GRAFFIATURE DI GESU’
di Antonio Ratti


“Gesù disse ai suoi discepoli: sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché tutto non sia compiuto!  Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera.” ( Lc, 12, 49-53 )  Ovviamente il  suo è il fuoco dell’amore, della misericordia, del dono di una finalità e di un valore nuovi all’esistenza dell’intera umanità. Invece…persino le famiglie e i parenti più stretti, legati da legami di sangue, si divideranno e si daranno battaglia. Figuriamoci gli altri !!. Per questo il battesimo di sangue ( la croce ) “nel quale sarò battezzato” lo angoscia non poco “ finché tutto non sia compiuto! Per un attimo ho temuto che mettesse in dubbio l’utilità e l’indispensabilità della sua opera salvifica per l’accoglienza contraddittoria, scostante, di comodo e tiepida che nei secoli ne ha fatto e ne farà l’uomo. Rimanendo all’interno della comunità cristiana, le incomprensioni, le divisioni, gli atteggiamenti discordanti si sono manifestati subito dopo la sua morte e resurrezione nell’interpretare e sul modo di diffondere i suoi insegnamenti. La posizione di Paolo, ex rabbino, contro coloro che sostengono la necessità della circoncisione prima di accedere al battesimo come se il cristianesimo fosse, e dovesse rimanere, una costola dell’ebraismo, anziché l’alternativa ( Gesù è il Messia dell’intera famiglia umana che, invece, l’ebreo attende ancora, ma solo per il suo popolo ), sfocia nel cosidetto Concilio di Gerusalemme ( 49 – 50 d.C. ), dove con fatica riesce a prevalere l’universalità del messaggio di Gesù e della Chiesa nascente, oltre alla centralità del sacramento del Battesimo quale unico strumento per fare la professione di fede senza passaggi intermedi. Basta scorrere il numero e la storia dei Concili ecumenici e locali per farsi un’idea di quante sono state le devianze dall’ortodossia e quante ne riserveranno i secoli a venire. Le dispute teologiche sulla Trinità e quelle cristologiche sulla persona di Gesù, che portano a macroscopiche eresie come quelle di Ario, Nestorio, Eutiche, Montano o al modalismo trinitario e al sabellianismo ( per citarne alcune ), sfociano in divisioni traumatiche ancora non ricucite. E parliamo di cose avvenute nei primi quattro secoli. Il Concilio di Calcedonia del 451 ha il triste primato di aver codificato e certificato, soprattutto nel Medioriente, le divisioni scismatiche  con il sostanziarsi di nuove Chiese autonome che non hanno cercato e, spesso, si negano al dialogo, prediligendo un anacronistico isolamento con pesanti perdite di consenso sulle popolazioni locali. La Chiesa latina, a parte la macroscopica rottura con il Patriarcato  di Costantinopoli per ragioni di supremazia camuffate  dietro il famoso Filioque, riesce a rimanere abbastanza coesa fino al terremoto innescato da Lutero ( con non poche motivazioni e ragioni ) e da Calvino nel 1500 per  responsabilità plurime che si possono riassumere così: da secoli la Chiesa costantemente è vittima di scontri interni ed esterni, perché è considerata un ambitissimo centro di potere politico-religioso da utilizzare per soddisfare le smodate ambizioni e i  tornaconti personali e familiari dell’alta nobiltà feudale e post feudale ( es. elezioni simoniache,  nepotismo  papale senza freni e ricerca di denaro con ogni mezzo, oltre al grave lassismo dei costumi ). In Occidente e in America, la netta frattura con Lutero, che all’inizio si sarebbe potuta  evitare se la gerarchia romana, del tutto inadeguata per le suddette ragioni,  avesse preso in seria considerazione le sue critiche, non teologiche né canoniche, venute dopo, ma sui comportamenti troppo disinvolti e poco evangelici (eufemismo !!) e non con superficialità definirlo “cinghiale nella vigna del Signore,” ha comportato il via ad almeno duecento confessioni. Non va dimenticato che Lutero era un teologo agostiniano molto preparato e rigido osservatore della regola del suo Ordine, mentre a Roma regnava un laico eletto papa ( Leone X ) con i soldi e il potere di papà ( Lorenzo De’ Medici ), che naturalmente si era circondato di personaggi suoi consimili.  Anche nei tempi odierni, nonostante il Concilio Vaticano II e Papi di grande levatura teologica e spirituale, oltre che gestionale, la Chiesa di Roma non vive un periodo di serenità evangelica. Il Sinodo sull’Amazzonia per alcuni temi innovativi, si badi bene non teologici, ma  canonici e gestionali, quindi precetti di natura umana,  ne ha offerto un chiarissimo ed esplicito esempio. Sembra in atto un pericoloso tiro alla fune tra orientamenti contrapposti sui quali papa Francesco finora è riuscito a mediare. Non vanno  dimenticati episodi di mercimonio, di ribellione aperta come le lettere per chiedere le dimissioni del Papa e, addirittura, conciliaboli  nella speranza di un vicinissimo conclave durante la sua malattia.  Gesù quando pronunciava quelle profetiche parole di inizio pagina sapeva quanto il cammino della sua Chiesa universale sarebbe stato travagliato a causa dei tanti variegati, mimetizzati e camaleonteschi Giuda, scribi e farisei, che avrebbe incontrato nel suo procedere terreno e continuerà ad incontrare fino alla fine dei tempi. Non dimentichiamo quest’altra pungente graffiatura di Gesù indirizzata ai farisei di ogni tempo (quelli che pregano e parlano bene con le labbra, ma  col cuore sono distanti e impegnati in progetti umani ), in modo particolare alla casta: ciò che esce dall’uomo è impuro, non ciò che vi entra. Come esempio di modestia e di comunione evangelica, ricordo che già prima della sepoltura di San Francesco, i suoi fraticelli si erano  bruscamente divisi in due, perché sentivano l’urgenza di seguire carismi differenti!!  Suggerimento per i soliti “perfetti”: a volte, un rosario o un giorno di breviario in meno, ma un po’ di onestà in più e di ipocrisia in meno, sarebbe gradito a chi è salito sulla croce e al Padre che a ciò lo ha destinato. Ricordiamo che la Fede non può essere condizionata da episodi negativi o da persone mediocri, né da suggestioni emotive,  perché trae la sua forza  e il suo razionale valore dal sacrificio di croce di Gesù, vero Dio e vero uomo.
Chiedo  perdono al buon Dio per il  mio gesto di presunzione, ma non ho giudicato, ho solo  analizzato fatti ben documentati e soprattutto sotto gli occhi di chi vuol vedere.





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