N° 5 - Maggio 2021
L A G R A Z I A
di Antonio Ratti


    Accertato che la grazia è la benevolenza di Dio verso l’uomo, nell’A.T. la grazia indica la benignità che si esprime con il costante favore di Dio verso il suo popolo. Infatti per il popolo d’Israele il più alto atto di grazia ricevuto è quello di essere stato scelto come il popolo eletto e di aver voluto stipulare con esso un’alleanza eterna ( Es 34,6 ) indicando la Legge del Decalogo come l’atto costitutivo. Ne consegue che ricorre spesso nell’A.T. il pensiero che Dio vuole salvare e non distruggere l’uomo e la creazione, sebbene il suo popolo eletto, Israele, goda di ogni prelazione.  Per questo la grazia si manifesta come la volontà di Dio di salvare la creatura umana dalle conseguenze temporali ed eterne del peccato, sebbene nel pensiero ebraico le idee sull’aldilà siano molto vaghe: la maggior parte propendono che tutto si esaurisca nella vita terrena e comunque sarà Dio a stabilire il meglio per il suo popolo che non è tenuto a porsi il problema.
Il N.T. sintetizza tutta la ricchezza della grazia nel nostro Signore Gesù Cristo, infatti “non siamo più sotto la Legge, ma sotto la grazia” ( Rm 6,15), dato che la grazia divina “vi è stata data in Cristo” ( 1Cor 1,4 ). E ancora “La grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini.” ( Rm 5,15 ) La benevolenza di Dio verso le sue creature non muta tra il A.T. e il N.T., si allarga dal popolo eletto all’umanità intera, perché la legge del Decalogo resta un elemento fondante anche nel Nuovo, semmai cambia l’approccio; la presenza di Gesù introduce un fatto nuovo, la visibilità dell’amore ( “vi dò un comandamento nuovo” ): prima la Legge andava rispettata per obbedienza ( Abramo obbedisce senza obiettare alla richiesta esplicita dell’olocausto dell’unico figlio, Isacco, avuto in vecchiaia), dopo con Gesù si instaura un nuovo modo d’intendere il Decalogo, quindi un conto è essere obbligati ed un altro constatare nei fatti, per la presenza di Gesù che si offre alla croce per la salvezza dell’uomo, tutto l’amore del Padre che dona l’Unigenito e garantisce anche la libera scelta di accettare o meno il dono della grazia. La nuova alleanza offerta da Dio è con  tutti gli uomini senza distinzione, non più con il suo popolo, Israele, per questo la grazia è il contenuto primario del Vangelo: è l’annuncio del mondo nuovo, il mondo della riconciliazione, il mondo delle beatitudini. Si tratta di vivere ad imitazione di Gesù, di vivere come figli del Padre e non più come sudditi del più potente re degli eserciti.
Il comandamento dell’amore introduce ad una nuova visione del mondo e della vita, porta alla condivisione dell’operare misericordioso di Dio che per il Vangelo di Luca (6, 36 ) è il succo di ogni etica: “Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro.” La grazia di cui parla Gesù non ha limite alcuno, al contrario dell’A.T.  è di tutti, così come è di tutti il Vangelo e a tutti è offerto il Regno di Dio e solo alla fine dei tempi verrà separato il grano dalla zizzania (Mt 13,30. 40-43 ).
Le fonti più antiche legano la vita di figli al dono dello Spirito Santo (At 2, 33; Gal 8, 14-16; Rm 8,14-16 ): la potenza dello Spirito Santo  è cristologica, dal momento che ci rende “conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli” ( Rm 8, 29 ) e ci fa “diventare simili a lui” ( 1 Gv 3,2 ). E’ lo Spirito, che Gesù ci rende disponibile in modo permanente, ad introdurci nei segreti dell’agire di Dio. Paolo collega la grazia all’azione salvatrice con cui Gesù ci libera dai nostri peccati ( Rm 3, 23-24 ) e alla nozione di nuova creatura: “Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate” ( 2 Cor 5,17 ) La vita nella grazia è l’alternativa vera alla vecchia vita naturale: è realmente una nuova creazione. La grazia si lega strettamente al rapporto che il Dio di Gesù ha voluto stabilire con l’umanità: in questa prospettiva siamo in cammino verso la comunione di vita con Dio e verso il glorioso traguardo finale. Ne consegue che la grazia è una realtà trinitaria, dove ognuna delle tre persone ha un ruolo preciso, che incide in modo determinante nella nostra vita, rendendola vera vita di figli di Dio-Padre.
 (Continua, 2 )



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