N° 6 - Giugno 2018
Dal "diario" di un parrocchiano
di Enzo Mazzini

Sabato 28 aprile - Grande avvenimento nella Chiesa del Preziosissimo Sangue a Caffaggiola  dove un elevato numero di fedeli di Luni e di Isola si sono stretti intorno a 16 loro figli, 15 loro figlie  ed un adulto, che hanno ricevuto il sacramento della Confermazione, più conosciuto come Cresima.
Questo sacramento è molto sentito da noi cristiani e riveste una grande importanza dato che, insieme al Battesimo ed all'Eucaristia, costituisce l'insieme dei "sacramenti dell'iniziazione cristiana" e quindi è essenziale per il rafforzamento della grazia battesimale. Proprio attraverso il sacramento della Confermazione i battezzati vengono infatti arricchiti di una speciale forza da parte dello Spirito Santo, rafforzati di un più elevato obbligo di diffondere e difendere, con la parola e con i comportamenti, la fede come veri testimoni di Gesù.
La bellissima e capiente chiesa di Luni è stracolma di fedeli a fare da cornice a questa solenne cerimonia. Veramente solenne la Santa Messa "De Angelis" eseguita dai due cori riuniti di Isola e di Caffaggiola, diretti da Nicoletta e dal Dott. Giuseppe Cecchinelli e che hanno elevato al Signore dei canti meravigliosi, il tutto in un'atmosfera profusa di grande fede e profonda commozione. Molto accorata la presentazione dei nostri ragazzi che stanno per ricevere l'importante sacramento, rivolta al Vescovo da parte del Parroco, don Carlo Cipollini: "Eccellenza Reverendissima, Le presento alcuni ragazzi e un adulto che oggi hanno chiesto di diventare ufficialmente portatori della buona notizia del Vangelo: essere cristiani. Accanto a loro ci sono delle figure importanti: padrino e madrina. Abbiamo chiesto di sceglierli nella fede. È un cammino fondamentale, importante. La Chiesa, e Lei qui presente ne è la grande testimonianza, vuole bene alla storia degli uomini e chiede che siano affiancati da una testimonianza vera, importante. Ecco allora il vostro servizio, padrini e madrine. Ecco allora la vostra testimonianza, ragazzi che state crescendo. Io vi ho conosciuti da pochi mesi, però ho subito notato in voi la curiosità della fede, attraverso la vostra vivacità, la vostra forza. Però cercate curiosamente quello che è la proposta grande della vostra vita e, con gioia grande, ho capito che i vostri genitori la cercano. È bello insieme cercare la verità: ecco è un giorno importante. Il vostro Vescovo vi offre quello che è il segreto dell'amore, quello che è la chiave molto piccola, ma potente, che apre la porta della verità. Sono contento che sia venuto in un giorno particolare. Ci ha portato anche la reliquia di Itala Mela, una santa del nostro territorio. Oggi la Chiesa, la nostra Chiesa, sottolinea che è la Sua festa.
Ecco, sono tante le cose che rallegrano il nostro cuore. Viviamo con gioia questo momento così importante per la nostra vita".
Segue quindi l'omelia del nostro Vescovo, Luigi Ernesto Palletti, come sempre molto profonda e che riporto integralmente: "Abbiamo ascoltato insieme la parola di Dio. È la prima mensa alla quale Gesù ci invita: la mensa della parola, dove siamo chiamati a nutrirci di quella parola perché è veramente pane vivo la parola di Dio. Abbiamo bisogno di quella parola per conoscere quella verità profonda, come quella che quotidianamente ovviamente siamo tenuti a conoscere col nostro intelletto ed anche quello ovviamente viene da Dio, ma sono sufficienti le nostre forze naturali. Qui c'è di più. Qui c'è la verità di che cosa è veramente l'uomo, da dove venga e dove vada e quale progetto ci sia per l'umanità. Ecco, questo è qualcosa che è invece racchiuso nel cuore di Dio e noi lo possiamo conoscere perché Dio ci apre il Suo cuore. In fondo fa un po' quello che facciamo noi. Quando vogliamo bene ad una persona, noi ci facciamo vedere da questa persona, la quale può vedere solo ciò che appare all'esterno. Il nostro cuore, quello che sta dentro, lo può conoscere nella misura in cui noi lo riveliamo, apriamo alla sua amicizia. Ecco, Dio fa così con noi. Ci ha creati, ci ha voluti, ci ha messi nel Suo creato, ci ha fatto un sacco di doni belli, però c'è di più: vuole dire che cosa è presente nel Suo cuore, dunque il perché più profondo per cui Lui ci ha creati. Oggi ci viene incontro con la Sua parola. Il Vangelo lo abbiamo
sentito: "Io sono la vite, voi siete i tralci". Ecco, la vite è un simbolo molto forte della parola di Dio, ma anche se noi lo cogliamo nella maniera più semplice, quella di cui possiamo fare esperienza anche con una pianticella che abbiamo in casa: può essere bella, avere dei fiori, se è per esempio nel giardino può portare frutti, però tutto questo è possibile tanto quanto il ramo rimane attaccato al tronco della pianta. Se il ramo si spezza, anche se ricco di frutti, secca. Gesù usa proprio questo simbolo per dire che dobbiamo essere in comunione con Lui, se vogliamo veramente portare frutto. Non è una comunione ideale: è una comunione reale, vera, concreta come è concreta l'unione fra il tralcio e le vite e questa unione nasce nella sua maniera più profonda e forte proprio nel Battesimo, quando siamo talmente uniti al mistero di Dio da permettere che la Sua stessa vita possa essere partecipata a noi, per cui veramente e realmente ci possiamo chiamare figli di Dio. Però il Signore dice che non è solo questione di essere uniti a Lui: dobbiamo essere in comunione piena con Lui. Ed, allora, ecco la necessità di ascoltare la Sua parola e la necessità di vivere la Sua parola: osservare i Suoi comandamenti. Non è semplicemente una legge da osservare. È come se noi dicessimo che due persone che si vogliono bene osservano la legge della fedeltà. Se due persone si vogliono bene non pensano neppure che ci sia una legge della fedeltà perché il voler bene porta ad essere fedele, punto e basta! Quando diciamo ad una persona che c'è la fedeltà è perché è incominciato ad incrinarsi qualcosa che non va ed allora abbiamo bisogno di una legge che ci dica: “Guarda che devi essere fedele". Ma finché governa l'amore non andiamo a pensare a quello, perché è naturale che sia così.
Ecco, i comandamenti del Signore sottolineano ciò che dovrebbe essere naturale fra di noi, naturale con i nostri fratelli, naturale nel nostro rapporto con Dio. È vero che siamo fragili e abbiamo anche bisogno di una legge che ci ricordi i nostri doveri, però non dimentichiamoci che la comunione la si realizza quando si vive pienamente tutto questo.
Ecco allora che anche l'Apostolo Giovanni ci viene incontro dicendo proprio che questo osservare la Sua parola, questo vivere la comunione con Dio diventa per noi vitale e Gesù ritorna, col Suo Vangelo, dicendo: "Attenzione, non è vitale come è vitale osservare mille leggi". Quante leggi abbiamo nella nostra vita? Se osservi una legge non paghi una multa, se non la osservi paghi la multa. Cambia qualcosa nel portafoglio, ma la vita rimane in noi. Qui, invece, è molto più in profondità: se il tralcio si stacca, la vita cessa. Vuol dire che la nostra comunione con Dio è qualcosa di essenziale se vogliamo essere veramente viventi di fronte a Dio. Di questo noi dobbiamo non solo però ricevere il messaggio evangelico e volerlo vivere, ma dobbiamo anche nutrirci. Ecco allora il primo impegno: l'ascolto della parola di Dio, del Suo Vangelo semplice ed accessibile a tutti. Gli studiosi Lo spiegheranno meglio, i semplici si limiteranno a leggerLo, ma in tutti porta vita, se accolto con un cuore generoso. Noi non possiamo far finta di non averLo. Fra l'altro è un librettino piccolo. Lo si legge bene, ma quanto potrebbe nutrire la nostra vita se prendessimo sul serio quello che Lui ci sta trasmettendo! È il Signore Gesù Vivente che ci parla attraverso il Suo Vangelo. Gesù però non si è limitato a darci la Sua parola. Ha voluto darci di più: ci ha dato anche i Suoi gesti. Alcuni sono diventati gesti particolarmente efficaci perché ce li ha lasciati come sacramenti: il Battesimo che realmente ci fa diventare figli di Dio; l'Eucaristia che realmente ci dona il corpo e il sangue vivo del Signore Gesù; la Riconciliazione che realmente cancella i nostri peccati e ci riporta nella comunione con Dio e così tutti i sacramenti.
Oggi però ce n'è uno in particolare: quello della Confermazione, che realmente invoca e realizza la discesa dello Spirito Santo su questi cresimandi. Oggi diventerete testimoni ovvero, io dico sempre, non solo persone che hanno la fede, perché la fede ce l'avete già ora, non sareste qui se non aveste la fede, ma persone che non si accontentano di avere la fede.
Innanzitutto la vogliono portare a maturità e dunque far sì che questa fede veramente modelli in modo nuovo la vostra vita, il vostro parlare, il vostro agire, il vostro pensare, il vostro giudicare, il vostro scegliere, il vostro vivere e poi non si accontentano di avere neppure una fede matura, ma vogliono diffondere questa fede. Ecco il testimone: colui che non si accontenta di credere, ma che annuncia o inizia ad annunciare il Vangelo del Signore Gesù. Fa un po' quello che, come abbiamo sentito, l'Apostolo Paolo aveva iniziato a fare. Certo, Lui con una certa difficoltà perché Lui era stato un persecutore. Ci vuole Barnaba ad introdurLo nella comunità. È bello! In fondo è un po' il padrino di Paolo: Lo introduce nella comunità. Si fa garante con gli Apostoli che di quello ci si può fidare. È proprio la figura più bella del padrino:
"Guarda, ti accompagno io, spiego io che di te ci si può fidare, ti seguo perché gli Apostoli siano garantiti che tu sei diventato una realtà nuova" e Paolo sappiamo quale grande realtà diventerà: l'apostolo dei pagani. Ecco, oggi si realizza, nel nostro piccolo, ma per la stessa efficacia dello Spirito, tutto questo.
Alcuni vi accompagnano e diventano garanti della vostra presenza, della vostra affidabilità ed anche del vostro cammino: i vostri padrini e le vostre madrine. Voi siete qui per dire al Signore che volete la pienezza dello Spirito che scenderà su di voi e tutto questo per diventare Suoi testimoni.
Ecco, chiediamolo al Signore proprio perché ci ricolmi della Sua grazia, per voi nell'iniziare questo cammino, per noi che quello Spirito lo abbiamo recepito già da anni, che Lo ravvivi, che ravvivi il nostro cuore, che ravvivi la nostra capacità di essere testimoni credenti, fragili, è vero, però autentici perché, anche nel chiedere misericordia, noi possiamo dare un'autentica testimonianza. Allora, insieme ora accogliamo la rinnovazione delle promesse battesimali in questi nostri fratelli e sorelle e poi, insieme a loro, gioiamo del dono dello Spirito".
Seguono quindi le promesse battesimali e la somministrazione del sacramento della Confermazione, con l'imposizione della mano del Vescovo sui cresimandi, per esprimere la discesa dello Spirito Santo su di loro.
Martedì 1 maggio - Alle ore 21 ho partecipato alla cerimonia di apertura del mese mariano presso  il Santuario N.S. del  Mirteto in Ortonovo.
La pioggia ha impedito la tradizionale fiaccolata, con recita del S. Rosario, lungo il percorso cittadino dalla Chiesa di S. Lorenzo fino al Santuario. Per questo l'intera cerimonia si è svolta all'interno del Santuario.
Abbastanza numerosa la presenza di fedeli, accorsi da tutte le parrocchie e che hanno sfidato le avversità atmosferiche, affidandosi alla nostra Madre Celeste.
Alla recita del S. Rosario, condotta da Don Carlo, ha fatto seguito la celebrazione di una S. Messa veramente solenne, animata dal Coro "Padre Pio" della Parrocchia di San Lazzaro e celebrata dal novello sacerdote Don Alessio Batti che ha pronunciato una bellissima omelia che riporto integralmente: " Sia lodato Gesù Cristo. Beata la Vergine Maria! Senza morte ha meritato la pena del martirio sotto la Croce del Signore. Pensando un po' all'episodio che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo di Giovanni, mi chiedevo che cosa può aver provato Maria ai piedi della Croce. Certamente il Suo atteggiamento è stato profondamente diverso da quello degli Apostoli che, nell'ora del dolore, si sono dileguati. Addirittura Pietro ha rinnegato!
Maria era ai piedi della Croce. Era ai piedi della Croce non solo per assistere il Figlio negli ultimi momenti della Sua vita, ma era ai piedi della Croce anche per ricevere un mandato: "Ecco tuo figlio", "Ecco tua madre"!  Da quel momento Maria diventa la Madre della Chiesa, una Chiesa impaurita, una Chiesa nascosta. La vedremo poi, andando avanti col Vangelo, nel Cenacolo, insieme ai discepoli, chiusi, protetti, in quel luogo.
Maria diventa, dicevo, la Madre della Chiesa. Diventa il modello della fede di ciascuno di noi, il modello del coraggio. Perché, vedete, è facile e lo diceva proprio non tanto tempo fa il nostro Vescovo, è facile guardare con un po' di sprezzo, se vogliamo, l'atteggiamento degli Apostoli ad esempio nell' Orto
degli Ulivi: dormivano; o nel momento della condanna del Signore: tutti in fuga i discepoli.  Pietro dice: "Non lo conosco", però siamo ben sicuri che al loro posto noi avremmo fatto diversamente? Davanti alla paura, essere seguaci di Gesù Cristo voleva dire fare la Sua fine. Siamo sicuri che in quella circostanza noi avremmo agito diversamente? E nel nostro oggi, nella nostra vita, siamo sicuri di non dire anche noi: "Non Lo conosco. Non sono dei Suoi"? In realtà penso che se ci poniamo questa domanda con un po' di obiettività, tante volte nella nostra vita ci sono dei piccoli rinnegamenti, certo non eclatanti, non addirittura ai livelli del tradimento di Giuda, certamente, però ci sono dei "Non lo conosco", "Non sono dei suoi" . Eppure lo sono sacramentalmente in virtù del Battesimo, però tante volte questa parola mi pesa. Questa parola la vorrei un po' strattonare da una parte all'altra per ritagliarmela su misura, per farmela un po' più comoda. "Non lo conosco"!
Quante volte anche la nostra testimonianza nei confronti dei fratelli nella fede è all'insegna di questo "Non lo conosco"? Quante volte anche noi ci sentiamo cristiani in aggiornamento? E guardate che il Vangelo non si aggiorna!
Quando vogliamo fare gli aggiornamenti del Vangelo, che sono sempre accomodamenti a nostro uso e consumo, diciamo i nostri "Non lo conosco". E allora Maria che cosa ci insegna? Maria ci insegna l'atteggiamento del fedele.
Maria ai piedi della Croce ci sta; sta ai piedi della Croce. C'è. È presente.
Cosa avrà pensato? Come avrà pregato? Cosa nel Suo cuore di Madre sarà passato in quel momento? È un bel l'esercizio di meditazione provare ad entrare nel cuore di Maria, ma sta di fatto che Maria sta ai piedi della Croce, incurante del pericolo, nella preghiera, nell'abbandono fiducioso. Maria non è disperata ai piedi della Croce. Non è disperata. Avrà vissuto sicuramente quel dolore straziante con una straordinaria fede, con una straordinaria speranza e con un amore senza confini, Lei, l'onnipotente per grazia.
Ebbene, all'inizio di questo mese di maggio ci dice: "Guardate a Me.
Guardate anche voi l'umiltà di questa Serva perché anche in voi il Signore, in ciascuno di voi, il Signore possa fare grandi cose come ha fatto in Me", ma perché il Signore possa fare grandi cose, ci vuole un cuore disposto ad accogliere la grazia e il cuore disposto ad accogliere la grazia è il cuore umile: "Ha guardato l'umiltà della Sua serva" e non vuol dire, guardate, "umile come Me non c'è nessuno" perché altrimenti sarebbe una contraddizione in termini. Vuol dire: ha guardato quella condizione di umiltà nella quale Maria si trovava, una povera ragazza di un villaggio sperduto ed anche un po' malfamato. Il Signore farà grandi cose anche in noi se vivremo questo mese di maggio come un nuovo inizio, un'occasione, una grazia che il Signore ci dà per ricalibrare la nostra fede, per rimettere al centro della nostra vita Lui e ricordiamoci che tutto quello che chiediamo al Signore per Maria noi siamo certi che ci arriva, perché come dice quel grande Santo: "Non si è mai udito che a Maria venga chiesto qualche cosa ed Ella non lo esaudisca". Non perché Maria è la massima dei desideri per cui chiedo, risponde e grazia è fatta. No! Perché quando quello che noi chiediamo è ordinato al nostro ordinamento spirituale, quando è ordinato a questo, Maria lo porta immediatamente a Dio. Lei che Lo ha portato nel grembo, Lei che Lo ha accudito fino all'ultimo istante della Sua vita, Lei che ha ricevuto il mandato di essere madre di ciascuno di noi. Sia lodato Gesù Cristo".
Sabato 5 maggio - Come ogni primo sabato del mese, si svolge il Pellegrinaggio Mariano mensile che oggi ha come meta il Santuario di N.S.della Foce a Cassana di Borghetto Vara.
La partenza da Casano avviene alle ore 6,45 e quindi in perfetto orario. Il piccolo autobus noleggiato risponde esattamente alle necessità e tutti i posti sono esauriti. Ci accompagnano Padre Michele e Padre Domingo (Domenico). Alle ore 8, come da programma, raggiungiamo la località "Ressadora" ed in perfetto orario inizia il Pellegrinaggio che, come sempre, è aperto dal nostro Vescovo, S.E. Mons.Luigi Ernesto Palletti che ci ha ricordato che " abbiamo iniziato da pochi giorni il mese, che nella tradizione cristiana è consacrato a Maria SS., e siamo invitati in modo più vivo alla recita del Rosario. Questa preghiera semplice è una preghiera contemplativa, non una ripetizione di formule come si potrebbe pensare; è un entrare dentro gli avvenimenti che ci hanno portato la salvezza in compagnia di Maria SS., lasciandoci provocare, interpellare dai fatti che meditiamo. Nell'esortazione sul Rosario del 2003, S. Giovanni Paolo II ci ricorda proprio questo aspetto contemplativo della preghiera del Rosario, dove oggetto della riflessione è Gesù, per cui possiamo dire che è una preghiera Cristocentrica. Ad ogni mistero annunciato dobbiamo metterci di fronte la scena evangelica, le parole che l'accompagnano e porci dentro a tale scena confrontando la nostra vita, la nostra persona, lasciandoci guidare da Maria SS., chiedendo a Lei il dono dell'obbedienza, della sequela ecc..., affidando al Signore attraverso di Lei le varie intenzioni ad ogni decina. Oggi come ogni mese Le affidiamo la nostra intenzione: che interceda presso il Suo divin Figlio perché doni alla nostra Chiesa sante vocazioni. Andiamo in pace".
Quindi i fedeli, abbastanza numerosi, si sono avviati in processione per raggiungere il Santuario, con la recita del S. Rosario, attraverso un percorso davvero affascinante anche se un pò in salita e quindi abbastanza impegnativo, specialmente per le persone più anziane come me. Ma la carica che anima i pellegrini fa diventare tutto piacevole e commovente. Vale davvero la pena di provare queste meravigliose sensazioni!
Nel Santuario di Nostra Signora della Foce, davvero gremito di fedeli, viene celebrata una S. Messa veramente solenne e commovente e, come sempre, i fedeli sono rapiti dalla profonda omelia del nostro Vescovo, che ha commentato il Vangelo del giorno e che di seguito riporto: "Oggi nella parola il Signore ha fatto risuonare questa profonda comunione che c'è fra il discepolo e Lui stesso: una comunione che rende il discepolo partecipe di tutto ciò che riguarda la vita del Signore; lo rende partecipe della persecuzione, come lo rende partecipe anche dell'efficacia del Suo ministero.
Il Signore ci ricorda come tutto sia profondamente così unito a Lui da non poter essere mai separato, proprio perché il discepolo non diventa semplicemente uno che segue dall'esterno, ma che entra in comunione con Lui. Poi ci ricorda che non siamo del mondo. Lui stesso lo dice: "Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece  non siete del mondo, ma vi ho scelti Io dal mondo, per questo vi odia". Guardiamo innanzitutto la parte più bella: "Vi ho scelti Io dal mondo". E noi sappiamo, il Signore lo dirà proprio nel Suo Vangelo: ci ha scelti dal mondo non per toglierci dal mondo, ma per inviarci nuovamente nel mondo a diventare seme fecondo del Suo Vangelo. Questo è il senso profondo di quello che il Signore ha voluto compiere su di noi ed allora ci rendiamo conto come questa comunione sia una comunione integrale, comunione nella persecuzione: "Se hanno perseguitato Me perseguiteranno anche voi", comunione nell'accoglienza: "Se hanno osservato la Mia parola osserveranno anche la vostra". Però tutto questo ha il suo senso profondo, potremmo dire la sua efficacia, la sua identità, proprio da quello che il Signore ora va dicendo: "Faranno a voi tutto questo a causa del mio nome". Dunque è quel "Suo nome", quella "Sua identità" che segna la nostra identità:  è quel "Suo nome" che deve essere annunciato, nel quale possiamo essere perseguitati o accolti, ma certamente non nel nostro nome. Noi portiamo Lui. Noi annunziamo Lui. Noi proclamiamo il Signore Gesù, crocefisso e risorto per noi. Abbiamo sentito anche l'Apostolo Paolo, abbiamo sentito i primi collaboratori di Paolo, abbiamo sentito quant'è presente in loro il desiderio, l'ansia, nel senso bello del termine, di portare a tutti il Signore Gesù.
E di portarLo dentro quella che è l'unica fede, dunque la fede in Gesù Cristo, figlio di Dio, vero Dio che si è fatto uomo come noi, morto e risorto per noi, ma di portarLo anche dentro la fede della Chiesa.
Abbiamo sentito nella prima lettura: Paolo andava annunciando non solo Gesù Cristo, ma anche ciò che gli Apostoli avevano disposto. Erano stati i primi problemi di discernimento della fede e allora era stato convocato proprio il gruppo degli Apostoli con Pietro a capo ed avevano dato una linea di comportamento, che segnerà sempre il cammino della Chiesa. Ecco, l'Apostolo Paolo ci ricorda come questo annuncio non possa però essere fatto fuori da quello che è il cammino grande della Chiesa, ma dobbiamo farlo all'interno: con la fede che la Chiesa ci consegna, con l'autenticità della parola che la Chiesa ci consegna, con l'autorevolezza che la Chiesa indica sul nostro cammino. E allora è all'interno di tutto questo che insieme, anche oggi, vogliamo chiedere sante vocazioni. Abbiamo sentito nel percorso che abbiamo fatto, nel recitare il Rosario, che ognuno di noi è chiamato a portare l'annuncio di Cristo. Ognuno di noi è chiamato ad incarnare quell'opera di salvezza e i modi sono tanti: la famiglia come famiglia, ovviamente ogni battezzato come battezzato, chi lavora in un campo, facendo bene, cristianamente, autenticamente, ciò che sta facendo, ma oggi vogliamo puntare la nostra attenzione sulla vocazione sacerdotale, quella vocazione che permette, per un dono di grazia, non certo per alcun merito, ma permette di prendere il pane, di pronunziare le parole del Signore e di donarLo come Corpo Vivente di Cristo; permette di prendere il Calice col vino, di pronunciarne le parole del Signore e di donarLo come Sangue Vivente di Cristo. Quella vocazione che permette di celebrare i grandi gesti della salvezza, che porta a presiedere la comunità, che diventa garanzia di una comunione nella fede. Ecco, noi abbiamo bisogno di questo! Allora, invochiamolo insieme, chiediamolo per intercessione della Beata Vergine Maria. Chiediamolo nella consapevolezza che la verità di questa pagina di Vangelo ha segnato nel nostro cuore. Chiediamo veramente che ci siano sempre più servi, come dice il Vangelo, non più grandi del Padrone, ma chiamati da Lui, in comunione con Lui, partecipi con Lui, dei dolori, delle gioie, dell'annuncio del Vangelo.
Lo chiediamo, e ripeto , in modo particolare lo affidiamo all'intercessione della Beate Vergine Maria".
Giovedì 10 maggio - L'Adorazione Eucaristica Interparrocchiale per le vocazioni, questa sera, si svolge presso il Santuario N.S. del Mirteto in Ortonovo.
Il clima mite e la sede molto amata dai cittadini dell'intero vicariato favoriscono un'ampia partecipazione ed infatti è presente un bel gruppo di fedeli con i loro parroci. Bellissimi i canti diretti ed accompagnati all'organo da Nicoletta.
Molto profonde le meditazioni predisposte ed introdotte da Padre Mario che, dopo l' Esposizione del Santissimo, ricorda che "ancora una volta il Signore ci ha convocati. Ci vuole attorno a sé perché senza riserve ci ama e viene a cercarci dovunque ci troviamo dispersi. E lo fa anche servendosi di una Guida, Madre e Modello  quale lo fu per Lui nella sua vita terrena. Mentre Gesù ci chiama alla comunione con Sé, la Vergine Maria ci conduce a Lui affrettando il nostro cammino verso tale comunione. Preghiamo tutti in silenzio contemplando attentamente Gesù Eucarestia".
Seguono quindi la Preghiera di Adorazione e tre bellissime letture, intervallate da momenti di preghiera silenziosa e da profonde meditazioni che tutte meriterebbero di essere riportate, ma lo spazio a disposizione mi permette di riportarne soltanto una, intitolata "Lo sguardo di Maria":
"Signore, Tu sei qui presente in quest'ostia consacrata. Noi questa sera vogliamo adorarti come Maria, Tua Madre. Nessuno quanto Lei ha scrutato il Tuo cuore. Nessuno quanto Lei ha contemplato il Tuo volto e il Tuo corpo, Signore. Gli occhi del Suo cuore erano già su di Te dal momento dell'Annunciazione, sul Verbo che si stava facendo uomo dentro di Lei, già "visibile" al Suo cuore. Da quel momento lo sguardo di Tua Madre è stato concentrato su di Te.
Sono stati i Suoi occhi i primi a posarsi sul Tuo corpo: Lei Ti ha avvolto con il Suo sguardo prima ancora di avvolgerTi in fasce. lei Ti ha nutrito, curato e cresciuto. I Tuoi occhi erano i Suoi, e Lei serbava tutto di Te: la Tua immagine, le Tue parole e le Tue azioni, meditandole nel Suo cuore.
Tanto forte è stato il Vostro legame, che con il Suo spirito è sempre stata con Te, anche quando Tu andavi da un capo all'altro della Terra Santa per predicare la buona novella e convertire le anime. Fino alla sofferenza ai piedi della croce, lo sguardo straziato dal dolore che risaliva al Tuo cuore per condividere e alleviarTi  le sofferenze, fino al Tuo ultimo respiro, quando Ti sei abbandonato nelle braccia del Padre.
A chi, se non a Maria, che ha avuto lo sguardo sempre su di Te, possiamo chiedere di rendere puri i nostri occhi per adorarTi come Tu desideri? Dacci allora, o Madre Nostra, occhi nuovi e capaci di vedere Tuo Figlio in quest'ostia consacrata qui presente. Rinnova quel velo che ci rende ciechi e assenti alla realtà della vita eterna, capaci solo di vedere delle ombre che si muovono nella luce. E donaci, se possibile, anche solo uno sguardo del Tuo Gesù dai Tuoi occhi!".


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