N° 5 - Maggio 2018
Dal "diario" di un parrocchiano
di Enzo Mazzini

Con la Domenica delle Palme inizia la Settimana Santa, la cui solennità è legata al ricordo dell'ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme, accolto dalla folla che acclama ed agita fronde e rami. Tutto questo ci ricorda la "festa delle Capane", allorché i fedeli invadevano Gerusalemme, sventolando dei mazzetti composti di fronde di palma (simbolo della fede), di mirto (simbolo della preghiera  elevata al cielo) e di salice, le cui foglie ricordano la bocca chiusa dei fedeli, in silenzio davanti a Dio. Per questo si perpetua il rito molto commovente della benedizione dei ramoscelli di olivo e delle palme, a cui fa seguito la processione dei fedeli che portano i ramoscelli benedetti  avviandosi in processione fin dentro le chiese.
Quindi inizia la celebrazione della Santa  Messa, caratterizzata dalla lettura della Passione di Gesù, secondo i Vangeli di Marco, Luca e Matteo, che è articolata nelle seguenti parti: l'arresto di Gesù, il processo giudaico, il processo romano, la condanna, l'esecuzione, la morte e la sepoltura. Io ho partecipato al rito delle ore nove nella Chiesa di San Martino e poi sono corso nella Chiesa di Isola dove, nella Piazza XXV Aprile, si è svolta come ogni anno una cerimonia davvero commovente con larghissima partecipazione di fedeli e tanti, tanti giovani e ragazzi  che sventolavano i ramoscelli di olivo, le palme ed anche qualche dolcetto tradizionale da consumare  durante il pranzo familiare, mentre Don Carlo passava tra la folla, per benedire tutto e tutti. Quindi, in entrambe le cerimonie ha fatto seguito la celebrazione della S.Messa solenne.
Profonda la riflessione di Padre Michele che, nella messa di S.Martino, ha messo in rilievo la debolezza del genere umano: le folle gridano festanti "Osanna !" ma poi, a breve distanza, non esitano a condannare Gesù ad una morte ingiusta, terribile ed infamante come quella di croce, Lui che ha fatto dono della propria vita per la salvezza di noi peccatori.
Perché Gesù sceglie un'asina e non un cavallo nel Suo ingresso trionfale a Gerusalemme? Perché Gerusalemme rappresentava il riferimento del potere civile e religioso della Palestina, però Gesù non voleva apparire come un re che, generalmente guerriero, cavalcava un cavallo, bensì voleva rappresentare l'umiltà  e la mitezza e per questo scelse una semplice asinella.
Mercoledì Santo 28 marzo - Questa sera in San Giuseppe si svolge la Celebrazione Penitenziale, così come è avvenuto in tutte le parrocchie del Vicariato, in sere diverse, per consentire a tutti i parroci di intervenire nel rito delle confessioni dei fedeli. Molto profonde le suppliche e le riflessioni predisposte da Padre Michele, intervallate da momenti di preghiera e di meditazione  e dall'esecuzione di inni e canti.
Giovedì Santo 29 marzo - Oggi si celebra una Santa Messa molto significativa e coinvolgente: quella in Coena Domini che è caratterizzata da tre gesti fondamentali nella missione di Gesù e che sono veramente commoventi: la condivisione fraterna della cena Pasquale nella quale Egli si identifica nei segni del pane e del vino; l'esempio del servizio nei confronti dei fratelli  che si esplicita attraverso la lavanda dei piedi; il precetto dell'amore che, per essere vero amore, deve sempre radicarsi nel reciproco servizio. Molto profonde e significative anche le letture della S.Messa che ci ricordano alcuni gesti significativi e concreti: l'essersi fatto nostro cibo offrendosi liberamente per la nostra salvezza, come l'agnello immacolato e senza difetto, cibo che continua ogni giorno ad alimentare la nostra vita. Molto significativo anche il passo del Vangelo di Giovanni dove viene rievocata la lavanda dei piedi con la quale Gesù, lavando i piedi agli Apostoli, dà l'esempio perché anche loro e quindi tutti noi facciamo la stessa cosa. Il gesto di lavare i piedi simboleggia la vita di Gesù che è stata tutta dono e servizio.
Veramente commovente l'omelia di Padre Michele che di seguito riporto: "Dall'oscurità alla luce.
Lo chiediamo in questa sera perché anche noi possiamo fare questo passaggio, un passaggio spirituale. Il popolo di Israele ha fatto un passaggio, possiamo dire, fisico: dall'Egitto alla terra promessa, ma prima di arrivare alla terra promessa  ha passato un bel pò di tempo nel deserto. Dice la Scrittura: quarant'anni. Non dobbiamo discutere se veramente sono quarant'anni, ma sicuramente ha passato un bel pò di tempo, per il passaggio dalla schiavitù alla terra promessa. Per noi invece questo passaggio è racchiuso in tre giorni: possiamo dire dalla Cena del Signore, alla Sua Passione ed alla Sua Resurrezione. L'Egitto noi oggi possiamo chiamarlo il  non senso della nostra vita ed il passaggio  chiamarlo il vero senso della vita, per mezzo della passione di Gesù, della Sua resurrezione e Grazia. Allora vi domando: "Noi crediamo in questi due segni?" I bambini della Prima Comunione dicono:"sí!" E perché? "Perché me lo hanno insegnato". È il passaggio dei vostri figli e figli della Chiesa, ma noi dobbiamo avvicinarci a questi due segni come veri segni dell'amore di Gesù per noi e poi la lavanda de piedi: lavare i piedi , come ho detto ai nostri ragazzi poco fa, significa fare del bene, ma anche per noi lavare i piedi vuol dire fare del bene. Lo dice chiaramente Gesù ai Suoi discepoli: "Fate questo come io ho fatto a voi ".
È una celebrazione che deve essere una manifestazione di gioia nella nostra vita e noi dobbiamo sentire la gioia di questo Giovedì Santo, dato che il Signore è presente in mezzo a noi. Immaginiamo questo momento e cioè quando Gesù era presente in mezzo ai Suoi discepoli e noi  abbiamo ascoltato ciò che Gesù ha fatto in mezzo a loro. Noi però abbiamo un vantaggio: sappiamo che Lui è il Figlio di Dio, mentre loro in quel momento avevano qualche dubbio. Anzi ce n'era uno che lo stava tradendo: Giuda. Quindi noi siamo avvantaggiati e quindi dobbiamo sentirci orgogliosi di ciò che i nostri padri nella fede, per mezzo del loro dubbio, ci hanno insegnato e permesso La giornata di preghiera è continuata con l'adorazione silenziosa e si è conclusa, nella serata, con l'Adorazione al SS.Sacramento.
Venerdì Santo 30 marzo - Oggi si commemora la morte di nostro Signore Gesù Cristo attraverso la quale il nostro Padre Celeste ha riscattato l'umanità, quel Padre che per la nostra salvezza non ha risparmiato neppure il Suo unico Figlio. E questo sta a dimostrare fino a che punto il nostro Padre Celeste ci ama e quanto noi siamo irriconoscenti tutte le volte che cadiamo nel peccato.
Oggi commemoriamo la morte del Signore Gesù, che si è fatto carico delle nostre colpe e che con le Sue piaghe ha risanato tutti gli uomini.
Il Venerdì Santo è una ricorrenza molto importante e commovente per le nostre parrocchie  e Padre Michele ha organizzato nella Chiesa di S.Giuseppe delle bellissime funzioni.
Alle ore 9,30 c'è stata la preghiera delle Lodi ed al termine la continuazione delle confessioni, alle quali ha partecipato un discreto numero di fedeli. Quindi, alle ore 17, c'è stata la commovente celebrazione della Passione del Signore (Passio). Numerosi i fedeli presenti che sono corsi a pregare e commemorare la morte di nostro Signore. Molto profonda l'omelia di Padre Michele che di seguito riporto: "Per noi cristiani questo è un grande giorno, perché segna la nostra salvezza e possiamo dire che in Gesù Crocifisso trova un nome ed un volto il nostro dolore, la nostra sofferenza ed anche la nostra malattia. Ci sono dei momenti , esperienze, in cui l'umanità soffre, ma anche in Gesù Crocifisso trova un nome la morte che non è più una morte eterna, ma una vita eterna. Ecco ciò che celebriamo oggi, ma nella passione di Gesù troviamo anche chi Lo tradisce, chi Lo abbandona e chi Lo rinnega.
In questi personaggi che troviamo nella passione possiamo anche vedere un attimo il nostro volto che si riflette allo specchio e quindi vedere qual'è il nostro volto, guardando Gesù o anche se siamo ai piedi della Croce, come Maria Sua Madre o come il Suo discepolo più amato, Giovanni. Sono anche volti della fedeltà e del desiderio di seguire Gesù e non abbandonarLo.
Il volto della passione, che presenta l' Evangelista Giovanni, è un volto in cui noi guardiamo Gesù condannato, ma anche una condanna ingiusta. Ma c'è anche chi vuole salvarLo, magari non mosso dalla fede, ma proprio per lavarsi le mani: Pilato. Anche noi tante volte rispecchiamo con il nostro comportamento questo personaggio. Facciamo le cose soltanto perché ci piace farle, ma non per abbracciare Gesù. Allora, in questo momento, in questo giorno, noi che siamo presenti possiamo rinnovare la nostra fede in un Gesù che muore, ma un Gesù vittorioso sul peccato e sulla morte, per risorgere dopo e darci la vita che non ha fine.
Ecco, contempliamo per alcuni secondi, nel silenzio, questo volto di Gesù Crocifisso che ci guarda e non ci lascia orfani. Non ci lascia orfani Gesù!  Ci dona Sua Madre come nostra madre. Ecco, non dimentichiamo questo! Ci lascia un amore materno  per avere sempre un sollievo ed essere sempre rivolti a Gesù che ci guarda e ci lascia una Madre. Noi siamo lì come il discepolo Giovanni che accoglie la Madre. E noi che stiamo qui celebrando la Sua Passione accogliamo questo immenso dono di Gesù che ci offre Sua Madre come nostra Madre.
Il Venerdì Santo, nella parrocchia di San Giuseppe e San Martino, si è concluso con la tradizionale e molto sentita Via Crucis che si è svolta attraversando la parrocchia, dalia Piazza Serravalle (Bar Ermanno) fino alla Chiesa di San Martino, con grande partecipazione di fedeli raccolti in preghiera.
Sabato Santo 31 marzo - Alle ore 21 ho partecipato ad un bellissima Veglia Pasquale nella Chiesa di Santa Maria Ausiliatrice di Isola. Il maltempo non ha impedito la partecipazione dei fedeli che, come sempre è davvero straordinaria. D'altra parte questa è una cerimonia fra le più sentite dell'intero anno, madre di tutte le veglie celebrate dalla liturgia cristiana. I fedeli hanno vissuto ore di tristezza in ricordo della morte di Gesù e quindi con la Veglia Pasquale e la Sua Resurrezione c'è un'esplosione di gioia.
La cerimonia si apre con un rito molto suggestivo: fuori della Chiesa  arde il fuoco alimentato dai ramoscelli di olivo benedetto. Si spengono tutte le luci ed il sacerdote procede alla benedizione del fuoco. Quindi, al fuoco nuovo il sacerdote accende il cero Pasquale dicendo: "La luce del Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito" e poi  canta  per tre volte: "Lumen Cristi"  e tutti rispondono: "Deo Gratias". Poi tutti accendono la loro candela al cero Pasquale. Quindi inizia la Liturgia della Parola e la celebrazione della S.Messa.
Molto commovente il brano del Vangelo secondo Marco che contempla la visita delle pie donne al Sepolcro e trovarono la pietra dell'ingresso del sepolcro che era già stata fatta rotolare, nonostante le sue dimensioni ed, entrate nel sepolcro, ebbero l'apparizione dell'angelo che annunciava loro la resurrezione di Gesù, pregandole di riferire tutto questo ai discepoli ed a Pietro. Molto profonda anche l'omelia di Don Romano, che ha celebrato la S.Messa, coadiuvato dal Parroco Don Carlo e che di seguito riporto: "Abbiamo ascoltato i tre evangelisti che narrano di Gesù Risorto. È l'avvenimento per eccellenza. È il mistero della vita che sconfigge la morte.
Dopo il sabato santo che abbiamo vissuto nel silenzio, nel raccoglimento, la Chiesa dà spazio alla gioia. Abbiamo risentito le meraviglie della storia della salvezza. La prima meraviglia è la creazione dell'uomo, fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Abbiamo sentito le promesse fatte ad Abramo ed ai suoi discendenti. Abbiamo ascoltato il brano dell'esodo ed altri passi dei Profeti. Gesù porta a compimento tutto ciò che di Lui era detto nelle antiche Scritture.
Cosa ci dice il Vangelo? Qualcosa di straordinario: le donne vanno al Sepolcro e trovano il Sepolcro vuoto. Secondo alcuni queste donne vaneggiavano ma Pietro, che riassume la fede della Chiesa e centro dell'unità della Chiesa, è pieno di gioia e corre al Sepolcro e questo deve farci pensare. Dobbiamo domandarci se anche noi cristiani sappiamo ancora stupirci di questo fatto. La resurrezione di Gesù è un fatto storico, non soltanto un fatto di fede, che dovrebbe stupire non soltanto chi è credente, ma ogni uomo della terra, interrogandoci su questo dono che il Signore fa a tutti gli uomini. Se avete seguito le orazioni dopo le letture, avrete notato che tutte parlano di speranza. La salvezza possa raggiungere ogni uomo della terra e qui emerge il compito di ciascuno di noi: il compito della testimonianza di vivere la gioia del Vangelo. Il Vangelo   non è un libro del passato bensì una persona: Gesù, Figlio di Dio.
Un secondo ed ultimo pensiero: fra poco noi rinnoveremo le promesse battesimali. Questo è molto importante: di fronte alla Chiesa noi rinnoviamo la nostra fede in Gesù morto e risorto.
Siamo entrati con la Veglia Pasquale nel culmine del mistero che ci ha accompagnato, che abbiamo celebrato in questi giorni, ma la vigilia della Pasqua poi si prolunga nell'ottava e nel tempo di Pasqua. Ma la Pasqua deve prolungarsi per ogni giorno della nostra vita. Chiediamo al Signore l'augurio che la pace di Gesù Risorto sia non soltanto nel nostro cuore, ma diventi un dono che ci facciamo l'un l'altro".
Quindi è proseguita la Santa Messa, una messa solenne, arricchita da bellissimi inni sacri eseguiti dalla Corale diretta da Nicoletta.
Domenica di Pasqua 1 aprile - "Cristo è davvero risorto!". Questa è la grande acclamazione che accompagna questa solenne ricorrenza e la Messa Pasquale è veramente un solenne e gioioso inno di ringraziamento che tutti devono elevare al nostro Padre Celeste per tutti i doni che ci ha dato in Cristo. E quei teli "posati là"? Questo vedono Pietro e Giovanni che sono corsi al Sepolcro, dopo l'annuncio delle pie donne. Una cosa davvero strana e rilevatrice: non si porta via un cadavere senza le bende! Inoltre, quale sarebbe quel ladro che si preoccupa di avvolgere il sudario, rimettendo in ordine la scena del furto? Solo la fede può far capire il significato vero e sconvolgente di queste bende e farci vivere fino in fondo il meraviglio significato della Resurrezione. Animato da questi sentimenti e convincimenti, mi sono recato nella Chiesa Santa Maria Ausiliatrice di Isola per dare il mio contributo canoro nella Messa solenne delle 11,30. Bellissima la Messa "De Angelis" eseguita, arricchita da molti altri inni ispirati alla grande ricorrenza. Come quella della vigilia, anche questa S.Messa viene celebrata dal canonico Don Romano, coadiuvato dal parroco, Don Carlo. Bellissima l'omelia di Don Romano che di seguito riporto: "Abbiamo ripetuto più di una volta questo versetto: "Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo".  Di che giorno si tratta? È il giorno di Gesù risorto. È la domenica per eccellenza. Cosa significa "domenica"? Significa giorno del Signore. È chiamata la Pasqua settimanale. C'è poi una Pasqua annuale che celebriamo in maniera del tutto singolare, preceduta da un tempo altrettanto singolare che è la Quaresima, appena finita e che precede il triduo Pasquale: tre giorni particolarmente santi, i giorni più santi del cammino liturgico e quindi il  culmine della liturgia. Questa notte nelle nostre parrocchie abbiamo compiuto tanti gesti significativi. Accenno soltanto a due: il primo l'accensione del Cero. Cosa rappresenta il cero acceso che entra nella chiesa al buio?  È facile comprenderlo: significa la luce di Gesù che risorge, che illumina le tenebre della nostra vita, le nostre piccole o grandi tenebre che possono essere rappresentate da tutti quegli ostacoli che noi frapponiamo all'incontro col Signore Gesù. E ciascuno ha i suoi ostacoli!
Questa notte il Santo Padre nella Veglia Pasquale, celebrata in S.Pietro , fra le altre cose diceva che dobbiamo uscire maggiormente da noi stessi, essere pronti a combattere ogni forma di ingiustizia, combattere quella che chiama la cultura dello scarto. Cosa significa? Significa che chi conta di meno, per motivi diversi come l'età o la salute, viene messo da parte, scartato. Scartare qualcuno significa essere non persone, ma essere persone molto egoiste e quindi individui mossi solo dal loro egoismo e che, pur restando figli di Dio, hanno perso la conoscenza di Dio e dei fratelli. Passo ora in breve rassegna le tre letture del giorno. La prima ci racconta la prima predica dell'Apostolo Pietro, il capo degli apostoli, che dice così: "Quel Gesù che voi avete messo in croce, crocifisso, Dio lo ha fatto risorgere e noi ne siamo i testimoni". Il testimone ha visto Gesù  in persona, l'ha visto come suo contemporaneo e perciò sente in cuore l'esigenza di farlo conoscere in tante maniere: con il suo esempio, con la sua vita ed anche con le parole. Non bisogna aver paura di mostrarsi cristiani nell'ambiente di lavoro, scuola, famiglia, ecc.
In una famigli c'erano tre componenti: il padre, la madre ed un unico bambino. Questo bambino la domenica andava a messa tre volte. "Un po' strano" voi mi direte: certo! Gli chiesero perché partecipasse a tre messe. La risposta fu molto semplice e, allo stesso tempo, molto forte ed incisiva: "Ci vado una volta per me, una volta per mio padre e una volta per mia madre". Ciò stava a significare che i suoi genitori non andavano mai a questo incontro con Gesù. Un'altra considerazione:  spesso, frequentando varie parrocchie, mi capita dì constatare che spesso i genitori accompagnano i propri figli fino alla porta della Chiesa e poi se ne vanno, tornando a riprenderli al termine della S.Messa, come se si recassero a scuola. È chiara la testimonianza dannosa che offrono ai loro bambini!
La seconda lettura ci dice: "Cercate le cose di lassù!" E questo cosa ci vuol dire? Non vuole significare avere il desiderio improvviso di incontrare il Signore al termine della nostra vita, ma significa far bene i doveri quotidiani terreni che non vanno disattesi,ma anzi vanno compiuti fedelmente, nella piena consapevolezza che siamo dei pellegrini che vanno sempre in avanti.
Ed ora un brevissimo commento al Vangelo. Ci limitiamo a richiamare gli ultimi due verbi usati da Giovanni dinnanzi all'esperienza di Gesù risorto: "Vide e credette". Sono due verbi complementari  e cioè l'uno completa l'altro. Non basta vedere, non basta partecipare: è necessario sempre il dono della fede.
Fra poco rinnoveremo il rito battesimale e lo faremo per conto di ciascuno e per conto proprio e quindi al singolare dicendo :"io credo" ripetendolo più di una volta, perché è in questa fede che  noi dobbiamo vivere ogni domenica, ogni giorno".
Al termine dell'omelia di don Romano il mio pensiero è andato al messaggio del nostro Vescovo Luigi Ernesto Palletti che, nel suo commovente messaggio augurale ha richiamato molti principi fondamentali che indicano con chiarezza il cammino che ogni cristiano deve percorrere. Ovviamente, per motivi di spazio, io mi limiterò a qualche riferimento.
Il saluto dell'angelo alle donne venute al sepolcro il mattino di Pasqua per onorare il corpo crocifisso: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto "(Luca 24,5-6).
"Sono parole piene di vita, infondono speranza, ma soprattutto introducono in una concretezza nuova: Cristo è davvero risorto! Questo evento ha inciso così profondamente nella vita dei primi discepoli da permettere loro di passare dallo sconforto alla gioia di un incontro nuovo e inaspettato: un incontro che cambierà per sempre il loro modo di vivere e di offrire la vita per l'annuncio della salvezza. Non siamo dunque di fronte ad un fatto relegato nel passato, ma ad una realtà che tocca ormai ogni presente, perché il Signore  Gesù, il Figlio di Dio morto e risorto per la nostra salvezza, il Vivente, è con noi per sempre. "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo"(Matteo 28, 20). Ed ancora: "Facciamo dunque risuonare il lieto annuncio della risurrezione: "Cristo è risorto". Rispondiamo nella fede e con gioia: "Sì è veramente risorto!". Ma non dimentichiamoci che alla fine della vita il Signore ci chiederà se questa professione di fede, che doverosamente dobbiamo compiere, è stata vissuta in quella vicinanza e carità da poterci sentir dire: "Venite benedetti del Padre mio......perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto.......Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me"(Matteo 25,34-36,40). Ed inoltre: "Se uno dice: io amo Dio e odia suo fratello è bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede"(Giovanni 4,20)".

 



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