N° 2 - Febbraio 2016
Il primo treno a Sarzana
di Millene Lazzoni Puglia

Il primo treno a Sarzana

 

          Nel 1848, nella pianura del Magra ci fu un grande evento: il primo treno passò sulla ferrovia appena costruita e, a Sarzana, fu inaugurata la stazione ferroviaria per collegare Pisa con La Spezia.
La mia bisnonna, Maria Nardi detta ‘Mariettona’, raccontava ai suoi numerosi nipoti quel fatto storico del quale era stata testimone. Mia madre, Argentina Tusini, che era l’ultima dei suoi 22 nipoti, si ricordava benissimo. A quel tempo qualsiasi tipo di veicolo era trainato da cavalli, buoi, asini e anche da uomini, perciò si può ben immaginare lo stupore che destò un veicolo così totalmente diverso e incredibilmente nuovo. All’inaugurazione della stazione ferroviaria di Sarzana lei era presente ed ha visto passare il primo treno con il classico pennacchio di fumo della locomotiva a vapore che la lasciò stupita, come le altre numerose persone che erano lì, ad assistere allo straordinario spettacolo. Ad ognuno dei presenti fu offerta una pagnottina di pane bianco che equivaleva ad un ‘rinfresco’: a metà ‘800 il pane non era un alimento per tutti, ma per pochi, i più fortunati, e ancora più prezioso quello bianco. E quando la mia bisnonna Maria lo raccontava ai nipoti, descriveva minuziosamente il pane, il treno, e la macchina a vapore con quel rumore così strano che lei definiva con un ‘ciufù, ciufù, ciufù’.
Tutto questo succedeva pochi anni prima che Maria si sposasse con Michele Tusini del Comune di Castelnuovo Magra, come lei. Negli anni ancora precedenti la mia bisnonna aveva lavorato alla costruzione della ferrovia nella valle del fiume Magra, andando a piedi per alcuni chilometri. Il suo lavoro consisteva nel portare i sassi (ridotti a piccoli pezzi da altri operai), o ghiaia che metteva in un contenitore chiamato ‘corbetta’, fatto da vimini intrecciati, che lei si caricava sul capo portandolo con grande fatica su per la rampa dove stava nascendo la ferrovia. Questo materiale pietroso veniva prelevato dai grandi cumuli ai piedi della rampa, alimentati dal via vai dei carri agricoli trainati dai buoi che si rifornivano alle cave, o al fiume Magra per la ghiaia.
Nell’800, ma anche per buona parte del ‘900, il lavoro non era retribuito a ore, ma a giornata, che andava dall’alba al tramonto, in più c’era il viaggio che poteva essere soltanto a piedi. Il pasto di mezzogiorno si consumava ‘sul campo’, al sacco, e sempre molto frugale, composto da frutti della terra o da cibi poveri portati da casa. La paga, a quel tempo e per quel tipo di lavoro, era di 6 ‘palanche’ al giorno e si lavorava anche il sabato. Una ‘palanca’ era formata da 5 centesimi di lira, e le donne erano pagate meno degli uomini. Era altrettanto anche per quanto riguardava il lavoro dei campi, faticoso come quello della manovalanza.
Quanta fatica dietro quel treno che ancora oggi continua ad attraversare la Valle del Magra! Sono trascorsi 150 anni da allora e la macchina a vapore è diventata soltanto un ricordo dopo l’avanzare dell’energia elettrica e delle moderne tecnologie.

 

                                                  Caniparola 1998



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