N° 3 - Marzo 2015
I Vangeli di marzo
di Gualtiero Sollazzi


 Domenica 1°marzo: 2a di Quaresima     (Mc 9,2-10)
Avviene un'epifania là sul monte. Agli occhi di stupefatti discepoli, Cristo mostra la sua gloria. L'evangelista balbetta per raccontare l'irraccontabile, e scrive di vesti  splendenti di biancore "che nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così". Pietro, rapito da una visione impensata, fa una proposta: "Maestro, è bello per noi stare qui!". Ma la risposta è altra: "Questo è il mio Figlio, ascoltatelo!". La condizione per "stare qui perché è bello... " è ascoltare il Figlio. Con sulle labbra la preghiera del Salmo 26: "Di Te ha detto il mio cuore:
Cercate il suo volto. Il tuo volto, Signore io cerco...". Dovremmo cercarlo nei volti degli ultimi, affamati, assetati, emarginati, emigrati. Allora "ascolteremo", e la "sete" di quel Volto sarà appagata. Lo vedremo per sempre, e sarà bello "stare lì".

Domenica 8 marzo: 3a di Quaresima  (Gv 2,13-25)
Perché il Maestro s'indigna con i mercanti del tempio? Sappiamo bene la risposta: la Casa del Padre non può essere "luogo di mercato". C'è un oltre, inaspettato: il tempio è Cristo. Lui così si definisce, fino a dire: "Distruggete questo tempio...".  Chi ascolta, pensa a quello che ha di fronte, il tempio di Gerusalemme, e risponde beffardamente a Gesù; Giovanni nota però che Gesù "parlava del tempio del suo corpo" che sarà davvero distrutto dalla morte e glorificato con la Resurrezione. Quante infamie, però, nel nome santissimo di Cristo; troppi hanno abusato di quel "Tempio" per arricchirsi, per far guerre o fare carriera. Novelli "mercanti" che non hanno saputo o voluto mettersi in ginocchio per contemplare e adorare il Tempio vivente del Padre. C'è Paolo che ci fa compiere un passo ancora: "Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?". Quante profanazioni di  templi che sono i figli di Dio! Tratta delle schiave, commercio di organi umani, genocidi, abusi sui minori. Questi sacrilegi verso il "Tempio", mistero di ogni creatura, non sfuggiranno al "Giudice giusto": "l'avete fatto a me". Ma a chi serve questi "Templi" con amore generoso, non mancherà, eterno, l'abbraccio di Dio.

Domenica 15 marzo: 4a di Quaresima  (Gv 3,14-21)
In questa domenica c'è un invito: Laetare! Cioè: Rallegrati! E' rivolto a Gerusalemme, alla Chiesa, a noi. La tristezza va spazzata via perché tutti saziati dall'abbondanza di consolazioni. Ci sarà, forse, qualche sorriso sarcastico o amaro di chi ha perso speranza o di chi provato da troppi dolori o delusioni. Dove sono le "consolazioni"? Eppure, soprattutto a questi  va l'invito. Non è un oltraggio e neanche piissima illusione. C'è, invece, promessa di vita, un segno d'amore incredibile: Dio ha dato a noi il Figlio perché non moriamo vinti da sofferenze inaudite, da solitudini abitate dalle lacrime. C'è un Figlio vincitore di tutto; c'è una "Luce" che vince le tenebre che assalgono l'anima, e tutto rischiarerà. La gloria ci avvolgerà con lo splendore del Cristo. E il nostro lamento, si cambierà in danza.

Domenica 22 marzo: 5a di Quaresima  (Gv 2,20-33)
Un brano, questo di oggi, dove aleggia, angosciante, l'ombra della croce. Il Maestro sente che "la sua ora" sta giungendo, e ne parla. Con dolore d'uomo e fede di Figlio. La sua anima è turbata, già avverte il peso insostenibile della passione, vorrebbe dire "no", ma sceglie di fare totalmente la volontà del Padre. Sa di dover essere quel "chicco di grano" che se non muore non darà frutto. E sa pure che dal quel terribile Legno, potrà generare per ogni uomo frutti di salvezza. Commuove e converte ascoltare le parole del Maestro: hanno la fragranza dell'amore. Ma c'è anche un còmpito per noi, se vogliamo "servirlo": Rispondere alla richiesta di chi anche oggi, cerca il Cristo come i  greci quel giorno: "Vogliamo vedere Gesù!". Il personaggio di un celebre romanzo, dirà al missionario: "
La bontà di una religione può essere giudicata soprattutto dalla bontà di coloro che credono in essa. Amico mio, tu mi hai conquistato con l'esempio". E si farà battezzare. Ma occorrerà che ognuno diventi, nei suoi umili giorni, come quel prete: trasparenza di Cristo.

29 marzo: domenica delle Palme  (Mc 11,1-10)
Gesù entra nella città santa. Cavalca un'asina, non il cavallo col quale galoppavano i re per fare soprattutto guerre. Cavalcare un'asina, era segno di pace e, anche, segno di autorevolezza. Vengono stesi mantelli per terra, roba importante per la povera gente, per riconoscere che il Maestro è Re e Messia; molti gridano "Osanna" che nel suo significato originale vuol dire: "Signore, dacci salvezza". Marco racconta di fronde, in omaggio a Gesù; altri evangelisti di palme e olivi. La grande celebrazione liturgica che si fa nelle chiese, non deve essere rito, ma desiderio di andare incontro a Gesù stendendo mantelli  di carità che ci fa vicini a chi Lo rappresenta: affamati, ammalati, carcerati.  Agitando nel cuore rami di olivo che dicano la nostra sete di pace e la voglia  di realizzarla. E poi, le palme che richiamano nel nostro animo, i tanti martiri di oggi per fedeltà al maestro; i tanti che a rischio della morte non vogliano rinunziare all'Eucarestia domenicale. Le palme, infine, sono segno  di quell'immensa processione di giusti che hanno ricevuto il premio di Dio: rifiorire nel suo giardino. Come profeticamente, annunzia il Salmo 91: "Il giusto fiorirà come palma".

                                                                      



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