N° 3 - Marzo 2014
Commento ai Vangeli del mese di marzo
di Gualtiero Sollazzi



8a Domenica del Tempo Ordinario (Mat.6,24-34)

Parole da ascoltare e da vivere, quelle del Vangelo. Anche queste di oggi, ovviamente,  decisive per la vita del discepolo. Intanto, la scelta di campo fra “due padroni”. il Maestro non accetta che si stia su più staffe. In realtà un “padrone” di nome denaro, attira assai. Fa balenare un po’ di tutto: successo, vita agiata, strade spianate. Ma ci sono due parole da riflettere seriamente: “Guai” e “Beati”. La prima: “ Guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione”. La seconda:  “Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio”. Tristissimo uno scritto fatto con lo spray nei bagni di una stazione da una ragazza che si è  suicidata: “Ho avuto tutto, il necessario e il superfluo. Non l’indispensabile.” “L’indispensabile” è il Signore e se manca Lui, manca tutto. Il problema è se vogliamo fidarci oppure “affannarci”. Lui che bada ai gigli, più splendidi di Salomone ‘con tutta la sua gloria’, agli uccelli dell’aria, all’erba del campo, “non farà assai di più per voi, gente di poca fede?” Già, il problema è la poca fede. L’imput ce lo dà S.Paolo, bellissimo: “So a Chi credo”.

1a Domenica di Quaresima (Mt.4.1-11)

Siamo nel tempo di Quaresima. Da ‘guardare’ con gratitudine e non con ostilità, quasi fosse un ‘tempo’ contro di noi. ”Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il tempo della salvezza” ci insegna la Chiesa con le parole di Paolo.  Quaresima, allora: un cammino verso la Pasqua, fatto di scelte  secondo Dio, per permettere alla nostra vita di essere  abbracciata dalla grazia pasquale. Gesù ci insegna come scegliere. Nella desolazione del deserto, dove per 40 giorni vive pregando, digiunando, Lui è tentato. Tentazioni che anche noi conosciamo bene perché si presentano al nostro cuore per prostituirlo a ciò che piace e non vale: sazietà, ricchezza, potenza. La descrizione che ne fa Matteo, è potente; le risposte di Gesù, sono doni per il discepolo. Noi siamo storditi da voci che promettono tutto tentando il cuore. Il Maestro ci insegna come reagire: “Sta scritto!”. Una scommessa sulla Parola che dà forza per amare, coraggio per sperare, luce per oltrepassare tenebre, come canta il Salmo 23: “Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché Tu sei con me”.  Con una beatitudine assicurata: “Beati quelli che ascoltano”. Quaresima: tempo di preghiera e ascolto: così, nei nostri aridi giorni, il deserto fiorirà.

2a Domenica di Quaresima (Mt.17, 1-9)

“Fu trasfigurato davanti a loro”. ”L’alto monte” dove Cristo “brilla come il sole” prepara il Golgota dove il Figlio “non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto…” Col Cristo, bellissimo, i tre discepoli vorrebbero  abitare: “E’ bello per noi restare qui…” Col Crocefisso a cui il Salmo 22 mette sulle labbra le strazianti parole: Io sono un verme, non un uomo: rifiuto degli uomini, disprezzato dalla gente…” tutti fuggono, lasciandolo solo con Maria sua madre, qualche donna coraggiosa e col fedele Giovanni. Alla festa, tutti presenti; nella prova, solo qualcuno. Sarà il “racconto” anche della storia di noi che ci diciamo cristiani? Il nostro  Golgota, le nostre croci cioè, ci allarmano, mettono in crisi perfino la fede perché sembrano colorare di buio il nostro vivere. Ascoltiamo d.Tonino Bello: “Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell'orario c'è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio”. Sì, siamo chiamati a seguire il Cristo, servo crocefisso, ma per goderlo nella gloria. E sarà un Tabor per sempre.

3a Domenica di Quaresima (Gv.4,5-42)

Il pozzo: nella Bibbia è luogo di incontri e innamoramenti. Si pensi a Mosè, a Isacco. Anche Gesù lo troviamo presso un pozzo. Aspetta una donna, quasi come uno sposo la sposa. Sa che quella donna ha sete. A mezzogiorno, ora insolita per attingere, la donna arriva. Forse vuol evitare incontri, forse sentirà dentro una chiamata di cui, al momento, non si rende conto. Il dialogo che nasce fra “lo straniero” e lei, è straordinario:  quella creatura  si rende conto chi è: una persona delusa e infedele.  Il Maestro non la giudica, vuol soltanto dissetarla. Stranamente, le chiede acqua perché ha sete. La chiederà anche sul Calvario. Ma è sete di anime. La donna discute, il Rabbi promette, a sorpresa, che possiede un’acqua che sazia. Lei, allora, chiederà il dono “di quell’acqua per non aver più sete”. Ha capito che l’acqua del Cristo ha il sapore della vita eterna. “La Samaritana”, donna senza nome, porta quello di tutti gli assetati. Noi, purtroppo, crediamo di dissetarci a cisterne screpolate: contengono solo  acque  amarissime. Oggi, come allora, il Maestro prende l’iniziativa per donare l’acqua che sazia, sgorgata dal costato squarciato dalla lancia: è segno del battesimo che fa scorrere nell’anima la vita di Dio. Canta Giosy Cento: “Ed ho capito, mio Signore, che sei tu la vera acqua, sei tu il mio sole, sei tu la verità”. Diciamo al Signore la nostra sete col Salmo 41:”Come la cerva anela le fonti delle acque, l’anima mia ha sete di Te! Ci darà “acqua limpida come cristallo” scrive l’Apocalisse, per camminare verso terre e cieli nuovi.

4a Domenica di Quaresima (Gv.9,1-41)

C’è un cieco sulla strada dove passa il Maestro. Fin dalla nascita, non ha visto mai il volto della mamma, un tramonto, un fiore. Racconta Giovanni: “passando, Gesù vide…”. Si guarda in tanti modi, lo sappiamo. Gesù guarda con un solo modo: amando. Il suo è  sguardo di amore che  salva. Mentre i discepoli più che essere interessati all’uomo senza luce sono curiosi di sapere “chi ha peccato lui o i suoi genitori?” domanda oltretutto sciocca perché vada per i genitori, ma come poteva eventualmente essere punito quella creatura con la cecità: aveva forse peccato prima di nascere? Gesù pazientemente riporta tutto al suo posto: in quella povera persona, devono manifestarsi “le opere di Dio”. E attraverso ‘segni’: sputo, fango, la piscina di Siloe, guarisce quel poveretto. Penose le reazioni dei farisei che si fanno ciechi per non riconoscere l’intervento del cielo. Sono  “funzionari delle regole e analfabeti del cuore”. Pur religiosi, credono “senza bontà, indifferenti al dolore”. Neanche i genitori del cieco  brillano: la paura fa novanta. Il cieco cui è donata la vista non sa bene chi sia colui che l’ha guarito. Di fronte ai caporioni che vogliono fargli ammettere che è stato guarito da un peccatore, lui non ci sta, e coraggiosamente e onestamente dice una cosa ovvia: “prima ero cieco e ora ci vedo”. Qui affiora anche l’ironia tipica di Giovanni quando racconta che il guarito dirà ai capoccioni della Sinagoga: “”volete diventare suoi discepoli?” Sarà cacciato da quei prepotenti. Gesù fa a lui, allora, un altro dono: gli si rivela. E l’uomo crede e si prostra adorando. La “Luce vera, quella che illumina ogni uomo” è davvero nel mondo. Per quel cieco, e anche per noi perché non camminiamo nelle tenebre ma da figli della luce.                                                                                                                                                                  

 




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