N° 10 - Dicembre 2010
I VANGELI DEL MESE
di Antonio Ratti

 

 

                                          I  VANGELI  DEL  MESE              

Dicembre è il mese dell’attesa. Ne erano consapevoli gli evengelisti Luca, Matteo e Giovanni quando scrivevano dei segni premonitori. Soffermano la loro attenzione sui coprotagonisti delineandone con precisione i ruoli cui erano predestinati. Giovanni il Battista (definito da Isaia : “Il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada” ) è l’apripista che scende immediatamente prima di ogni gara di sci per indicare visivamente agli atleti come affrontare in sicurezza il campo di gara. Infatti, egli propone le disposizioni necessarie per accogliere Gesù che viene: “Preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”.

 Maria è la donna chiamata a essere la madre del Dio che viene ad assolvere la promessa del Padre.

 

Domenica 5       II  di Avvento              Matteo ( 3, 1-22 )

L’evangelista inizia il suo Vangelo accennando alla vicenda umana del Battista, ma l’obiettivo vero, che subito intende sottolineare, è il richiamo forte all’attesa, che deve essere vigile e responsabile, del Dio che viene  a restituire all’uomo un senso ed una prospettiva appagante. Matteo attraverso le parole di Giovanni focalizza le carenze esistenziali dell’umanità del suo tempo, che sono del tutto identiche, anche nella forma, a quelle del nostro tempo. “Voce di colui che grida nel deserto”: ovvero, la sordità dell’uomo insensibile,perché arido e sterile come il deserto. “Io non son degno di portargli i sandali”: ovvero, la reale pochezza dell’uomo che non è degno neppure di compiere il gesto più umile ed eclatante di sottomissione. “Io vi battezzo nell’acqua per la conversione, ma colui che viene dopo di me….vi battezzerà in Spirito Santo”: ovvero,io piccolo uomo, pur facendolo a suo nome, posso permettermi solo il rito simbolico dell’acqua che monda, mentre Lui, oltre al dono della conversione e del perdono dei peccati, ha il potere di offrire in dono lo Spirito Santo, guida sicura verso la salvezza.

Luca ( 1, 26-38 ) per la Festa dell’Immacolata ci chiede di compiere due atti di fede per due avvenimenti impossibili se valutati con occhi umani ( il concepimento di un figlio – il Figlio dell’Altissimo -  attraverso lo Spirito Santo e il Figlio di Dio, anch’esso Dio, che s’incarna  per mezzo di una donna ). Anche Maria si domanda:” Com’è possibile?”  “Nulla è impossibile a Dio”, risponde l’angelo Gabriele. La fede è accettare questa realtà che fa a pugni con la logica, ma giustifica l’immortalità paradisiaca dell’uomo.

 

Domenica 12        III  di  Avvento          Matteo ( 11, 2-11 )

Giovanni, il Battista, è in carcere, quindi manda alcuni suoi discepoli a interrogare Gesù per capire se è veramente Lui colui che deve venire. La risposta di Gesù è esplicita: si basa sui miracoli e sulla sua predicazione; ma non perde l’occasione per evidenziare la grandezza di Giovanni, che è più di un profeta, richiamando quanto detto dalle Scritture:”Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via.”

 

Domenica 19        IV  di  Avvento          Matteo ( 1, 18-24 )

Natale è alle porte e l’annuncio del Messia, indicato dai profeti, si fa più preciso e insistente. L’evangelista ci parla dei tormenti di Giuseppe intenzionato a ripudiare la promessa sposa, perché incinta prima del matrimonio. Da uomo giusto e onesto, vuole farlo con discrezione e in gran segreto per il rispetto che prova verso Maria. A toglierlo dalle difficoltà arriva in sogno l’angelo del Signore che spiega ogni cosa. Giuseppe, rispettoso della volontà divina, rinuncia al suo proposito e si pone docilmente al servizio del grande progetto di salvezza che il Creatore sta mettendo in atto coinvolgendo anche lui.

 

24  La   vigilia                 Matteo ( 1, 1-25 ) ci propone l’abero genealogico di Gesù e l’annuncio a Giuseppe dell’evento nel quale si troverà coinvolto:”La Vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele che significa Dio con noi.” Giuseppe, prendendo con sé Maria, compie quell’atto di libero accoglimento della volontà divina cui ogni uomo è chiamato a fare nel suo interesse, quindi “egoisticamente” opportuno. Purtroppo, l’uomo ha da sempre la tendenza a preferire l’egoismo autolesionista.

 

24  Messa di Mezzanotte    Luca ( 2, 1-14 ), come un moderno inviato speciale, raccontandoci con dovizia di particolari l’evento di una nascita che appare subito singolare, lascia spazio a qualche considerazione. Se alla Messa di Mazzanotte non riusciamo a rinunciare, una ragione dovrà pur esserci: che non sia solo la tradizione, sinonimo di abitudine e niente più. Sia, al contrario, occasione consapevole di meditazione, perché è l’ennesimo segnale subliminale che chiama, che con fatica una volta all’anno riesce ad emergere facendosi largo tra l’aridità, l’indifferenza e l’insofferenza un po’ suicida della ragione.

 

25    Natale   Giovanni ( 1, 1-18 )  per la Messa del giorno di Natale ci offre la summa teologica, ovvero, la più alta espressione del pensiero umano che parla di Dio. Il fumetto mentale è spontaneo: chi glelo avrà suggerito o scritto? Fino al Concilio Vaticano II era la lettura finale della Messa. Non c’è niente del misticismo e delle visioni forti dell’Apocalisse, c’è la concretezza che sa definire la grandezza di Dio, la missione terrena del Figlio che dona la luce.  Il brano è caratterizzato dall’essenzialità del periodare asciutto, senza aggettivi che qualificano, pochi sostantivi e tanti verbi che affermano e dichiarano assiomi verso chi rifiuta la luce: “Egli era nel mondo e il mondo fu fatto per mezzo di Lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto.”  Spesso si sente ripetere: tutto sembra cambiare nei comportamenti umani, perché tutto resti immutato nella sostanza. Allora, Giovanni quando ha scritto questo brano eccezionalmente unico? Duemila anni orsono come oggi, in presa diretta, mentre viene letto dall’altare in una chiesa, ogni tanto, piena di credenti cui non fa male ricordare che la fede non è una tradizione.

 

 

 


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