N° 5 - Maggio 2009
Spiritualità
  L'amore e le piccole cose
di Padre Carlos


 

 

La vita interiore è fatta di tanti piccoli atti di amore, di corrispondenza e di delicatezza verso il Signore.

Durante la nostra vita non avremo spesso da offrirgli cose grandi, però ogni giorno lo incontreremo nei piccoli fatti nei quali, con la nostra fedeltà, possiamo riconquistarci il suo amore.

A volte sarà saper ascoltare, altre, passar sopra alle proprie preoccupazioni per prestare attenzione a quelli che ci stanno accanto, non arrabbiarci per cose non importanti, non essere suscettibili, essere cordiali, pregare per una persona che ha bisogno, non criticare nessuno, saper ringraziare : cose che sono alla portata di tutti… e così succede in tutte le virtù.

Per essere fedeli nelle cose ordinarie bisogna amare Dio, e, a sua volta, l’amore a Dio si manifesta nelle minuzie della giornata.

Quando ci si avvia sulla strada della tiepidezza, si comincia a dar poco peso ai dettagli nella vita di pietà, nel lavoro, nelle virtù, e si finisce per trascurare anche le cose importanti.

Si trascura la puntualità stabilita nella Confessione, si arriva quasi sempre in ritardo alla Santa Messa, si diventa disordinati, per mancanza di mortificazione, con gli strumenti di lavoro o personali.

La fedeltà di tutta una vita, la santità, è la fedelta alle cose piccole, e del sapere ricominciare da capo quando per la nostra fragilità perdiamo il giusto cammino.

Il Signore stesso, pochi giorni prima della Passione, ci indicò, in un modo singolare, il valore che le piccole cose hanno al cospetto di Dio, e attraverso le piccole cose possiamo catturare la sguardo di Cristo commosso dall’amore che vi mettiamo.

Ciascuno può pensare alle molteplici opportunità della giornata per far diventare prezioso il giorno più grigio.

Gesù gradisce sempre quello che gli presentiamo: tutto può acquistare un valore nuovo.

La differenza tra una genuflessione fatta bene o fatta male è poca cosa, ma è molto agli occhi di Dio: la prima è un atto di adorazione, una dimostrazione di fede, l’altra uno sgorbio ridicolo.

E’ nelle sfumature che si distingue una risposta data in tono corretto, da figlio di Dio, dalla stessa risposta data sgarbatamente, senza attenzione alla persona con cui si parla.

In questi dettagli, infatti, si manifesta la virtù della carità.

E’ bene curare la periodicità che ci siamo fissati per la Confessione, la puntualità alla santa Messa, la buona preparazione alla Confessione, l’osservanza rigorosa del digiuno previsto dalle norme liturgiche, e dopo dedicare alcuni minuti per il ringraziamento.

 Il cristiano di vera fede deve avere molta cura di tutto ciò che direttamente si riferisce a Dio.

Che cosa direbbe se arrivasse un ospite a casa nostra e la trovasse in disordine?

Lo stato di questa casa, può essere paragonato a quello di un’anima che trascura le attenzioni verso il Signore.

Che succederebbe se, in tali condizioni, lo invitassimo nella nostra casa, nella nostra anima?

Perché Gesù viene di persona nella santa Comunione, con il suo Corpo, con il suo Sangue, con la sua Anima e la sua Divinità.

Gesù ci potrebbe dire: mi hai trattato senza i dovuti riguardi.

Per preparare bene la santa Comunione è necessario avere disposizioni interiori di fede, di umiltà, di amore, il desiderio della Confessione frequente, e anche le dovute disposizioni esteriori: il digiuno prescritto, il modo di vestire, il raccoglimento.

Il Signore sempre ci aspetta con tenerezza dopo la Messa e la Comunione.

“L’amore per Cristo, che si offre per noi, ci fa trovare, al termine della Messa, alcuni minuti per un ringraziamento personale.

 Senza fretta, perché nulla è più importante di questi minuti da trascorrere con il Signore, conservando gelosamente l’Eucarestia appena ricevuta.

Nei nostri Tabernacoli c’è Gesù vivo, ma tanto indifeso come sulla croce.

Ci si dona perché il nostro amore lo custodisca e lo curi come meglio è possibile, senza badare al denaro, al tempo, alla fatica.

Nella cura delle piccole cose, come avviene nell’amore umano, si manifesta il nostro amore a Dio; il fatto di trascurarle rivela invece negligenza, tiepidezza: disamore.

 

                                                                      

  Diario di un parrocchiano di Casano S.Giuseppe
di Giuseppe Franciosi


 

 

05.05.09. Domenica delle Palme.

 

Qualcosa è cambiato, oggi, nella nostra parrocchia, rispetto agli anni di don Giovanni.

Allora ci riunivamo fuori della chiesa, nel piazzale: lì ascoltavamo il parroco parlarci di questa domenica; lì venivano benedette le palme, i rami d’ulivo e poi, dietro a don Giovanni e ai chierichetti, entravamo in chiesa per l’inizio della Santa Messa. 

Quest’anno, con padre Onildo, ci siamo invece riuniti nella piazza XXIX novembre; lì abbiamo pregato, ascoltato padre Onildo, ricevuta la benedizione e poi processionalmente, dietro padre Onildo e i chierichetti, ci siamo diretti verso la nostra chiesa.

Noi adulti eravamo tanti ma tanti erano soprattutto i bambini.

Tutte le domeniche alla Santa Messa delle ore 11 i bambini sono tanti, ma oggi la chiesa ne era piena. Fanno un po’ di confusione, ma danno tanta gioia.

Il coro, in chiesa, questa mattina si è trovato uno spazio vicino al tabernacolo e ha fatto tutto bene. Bene anche la lettura del “Passio” secondo San Marco.

 

Lunedì, 06.04.09.

 

Ieri, domenica, padre Onildo ci aveva informati che, stasera, dopo le 20,30, in chiesa ci sarebbero stati i confessori: i quattro parroci delle nostre parrocchie.

Anch’io mi sono presentato ed ho aspettato il mio turno (sono stato l’ultimo) per confessarmi. All’inizio padre Onildo ha letto e commentato un bel opuscolo che è stato messo a disposizione di tutti. Sono entrato in chiesa quando padre Onildo già illustrava questo opuscolo.

Per tutta la serata c’è stato un andare e venire di fedeli: tutto è andato bene.

Quel che è successo stasera qui a San Giuseppe succederà, prima di Pasqua, in tutte le parrocchie e quindi un ringraziamento ai nostri parroci per la loro disponibilità.

 

09.04.09: Giovedì Santo.

 

Oggi, Giovedì Santo, anche nella nostra chiesa si celebra la Santa Messa “In Coena Domini”.

Una novità (non è l’unica per noi quest’anno) per il Sepolcro: gli altri anni ci si arrangiava in chiesa, intorno all’altare; quest’anno tutta un’altra cosa: al termine della Santa Messa, in processione, ci siamo recati nel salone parrocchiale che padre Onildo e le donne avevano trasformato, benissimo, in una chiesetta e lì sono state conservate le sante particole.

Alle ore 21 siamo ritornati in chiesa (nel Sepolcro) per l’adorazione.

 

10.04.09: Venerdì Santo.

 

La processione di questa sera è stata un po’ una novità: partenza da Serravalle (da casa mia vedevo le persone che andavano verso Serravalle tutte con i flambeaux) e poi processione fino alla chiesa di San Martino.

L’illuminazione mi è sembrata soddisfacente.

 

Giovedì.16.04.09.

 

Questa sera, a Nicola, alle ore 21, adorazione per le vocazioni.

Personalmente non ho ritenuto di partecipare per il maltempo e per il disagio che crea ai quasi novantenni raggiungere la chiesa dal parcheggio.

Ho seguito, a Radio Maria, l’interessantissima trasmissione del giovedì (dalle ore 21 in poi) che, diretta da don Dino, impegna diversi sacerdoti.

 

Domenica, 19.04,09.

Questa mattina, alla Santa Messa delle ore 11, padre Onildo ha percorso tutta la chiesa, prima una parte e poi l’altra, e ci ha benedetti tutti  con l’aspersorio: qualche goccia d’acqua benedetta l’ho ricevuta anch’io.

Oggi la Chiesa celebra la festa della Divina Misericordia.

Il culto  alla Divina Misericordia è legato alla figura della santa suora Faustina Kowalska, apostola della misericordia (1905-1938.

La liturgia la venera l’otto ottobre.

Oggi gli ortodossi celebrano la loro Pasqua.

A giudizio della “Caritas”, oggi in Italia sono più di due milioni (i musulmani sarebbero un milione); in alcune diocesi ortodossi e cattolici hanno stabilito buoni rapporti; hanno un Vescovo e parecchi sacerdoti.

A La Spezia com’è la situazione?

 

Domenica, 26.04.09.

 

Padre Onildo, questa mattina (Santa Messa delle ore 11), ha ringraziato tutta la comunità di San Giuseppe e San Martino per le offerte fatte per i terremotati abruzzesi.

A ricordato che questa è la quarta settimana del mese e quindi chi pensa di fare offerte per la “Caritas” (viveri e vestiario) può consegnare tutto in chiesa.

Ha anche ricordato che oggi si celebra la “Giornata per l’Università Cattolica e quindi le offerte di questa mattina verranno impegnate a questo scopo e abbiamo pregato così: “Per gli studenti e gli insegnanti che operano all’Università Cattolica; perché continui ad essere sempre più luogo significativo di educazione culturale, umana e spirituale.

Io, conseguita la maturità classica nel 1942 mi ero iscritto a questa università, ma poi, causa la guerra, mi sono dovuto trasferire a Pisa.

A Milano ci sono andato solo una volta (dicembre’45) e vi ho sostenuto tre esami.

                                             

 

                                                                                                           

  Gli Ebrei
di Antonio Ratti


 

 

18)        Il  Sabato, l’Anno sabbatico, il Giubileo

 

Le feste costituiscono per gli Ebrei un momento fondamentale perché scandiscono il tempo personale e comunitario, rappresentano il tramite con cui ognuno fa memoria e riflette sulla storia del suo popolo.

In generale le ricorrenze ebraiche hanno caratteristiche diverse: gioiose come la Pasqua, solenni come il Capodanno, di commemorazione lieta o di lutto in relazione agli eventi di storia cui fanno riferimento.

Tuttavia la prima festività è il Sabato, definito in un canto “la sposa”.

Il Sabato ( Shabbat ), detto “la quintessenza del mondo a venire”, giorno del riposo assoluto dal lavoro, è il tempo che l’uomo dedica a se stesso  e a rinsaldare  il rapporto con gli altri, primo tra tutti con Dio creatore e padrone di ogni cosa.

Dal tramonto del sole del venerdì fino alla comparsa delle stelle la sera del sabato ci si astiene da qualsiasi lavoro manuale, inteso come strumento usato dall’uomo per dominare la natura.

Questo precetto è rispettato a tal punto che non viene acceso nemmeno il fuoco e si consumano i cibi preparati il venerdì pomeriggio.

A questi divieti si affiancano azioni da compiere per santificare la festa: momenti di raccoglimento religioso e di preghiera comunitari e familiari come la recita del Kiddush ( santificazione della festa attraverso il rito del vino ) da parte del capofamiglia prima della cena; in pasti festivi; la lettura settimanale del Pentateuco; l’accensione della lampada del sabato.

La memoria del miracolo del Mar rosso, quando le acque si aprirono per far uscire gli ebrei dall’Egitto, è un sabato speciale, detto “Shabbat Bescialach”.

Anticamente, quando il popolo ebraico viveva nella Terra promessa, ogni sette anni, si celebrava l’Anno Sabbatico, durante il quale era proibito coltivare la terra, mentre i beni alienati ritornavano al proprietario precedente.

(  pratica, a dire il vero, molto antica, che  si perse nel tempo. )

Questa prescrizione religiosa, come quella relativa ai cibi, sottolineava un principio pratico di notevole saggezza, infatti si permetteva alla terra un anno di riposo, così come si faceva divieto all’uso di certi alimenti con caratteristiche tali da essere inadatti allo stile di vita ed ai luoghi dove le tribù ebraiche vivevano.

Un’altra ricorrenza,  anch’essa periodica, molto più solenne dell’anno sabbatico era il Giubileo, che veniva celebrato ogni cinquant’anni ( 7 x 7 = 49, quindi ogni sette anni sabbatici si celebrava un Giubileo ).

Anche in questo caso si sospendevano i lavori agricoli ed i beni alienati tornavano al proprietario al quale erano stati espropriati per debiti o per reati commessi.

Venivano liberati anche gli schiavi che spesso erano diventati tali perché inadempienti verso impegni presi di natura economica e patrimoniale.

L’obiettivo di queste  norme era duplice: uno pratico, favorire la piccola proprietà impedendo l’accumulo latifondista nelle mani di pochi ed uno religioso, ricordare l’attribuzione a Dio di ogni proprietà: “Le terre sono mie e voi, uomini, le abitate come forestieri e affittuari” (Esodo).

                                                                                            

 

                                                                                                          

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