N° 6 - giugno 2016
Storie dei lettori
  Il dopo cena con...
di Paola G. Vitale




I lavori sono terminati, la giornata è conclusa. I giovani escono, il babbo si appresta a seguire il suo programma preferito alla TV. Mi accomodo in cucina e stendo sul tavolo la copia di ”La Porta aperta” (supplemento di “Avvenire”). Vorrei avere intorno a me i miei cari in carne e ossa, invece dovrò contentarmi del mio angelo custode.
La lettura si fa intensa ed ogni pagina è una vera e propria catechesi. Il mio cuore si allarga nella gioia, venendo alla conoscenza di tante belle realtà, di tanti gruppi e del loro modo di porsi a Dio: e sempre, sempre la Madre di Dio è esempio e via di apertura, di serena obbedienza, di rafforzata fiducia e vicinanza nelle più difficili e tortuose circostanze della vita nostra e altrui.
Non so quante volte invoco il Santo Curato d’Ars, ed ecco che stasera, su quel giornale, ammiro il Santuario, meta di tanti pellegrinaggi, della parrocchia di Ars. E poi leggo: “Tutti in ritiro col Papa, assieme ai sacerdoti”, giovedì 2 giugno e non solo. E conosco tutto il programma che potrò seguire su TV 2000.
Ogni pagina è un capolavoro di esercizio di Fede e di conoscenza, specialmente per me, che rimango qua, a sostegno del mio sposo, tanto tanto malato. E per quanto io chieda, nessuno viene a trovarci, a farci un po’ di compagnia. Tuttavia non ci sentiamo soli, anche se bisognosi di assistenza spirituale e materiale.
Questa settimana, dunque, sono in attesa dello Spirito di Pentecoste, così, in lettura sacra, anche se ho dovuto saltare l’adorazione interparrocchiale per il mancato accompagnamento alla distante sede del Santuario collinare del Mirteto.
La carità, così come l’apostolo Pietro ce la descrive e presenta, ci sia segno di unione, come dono di una rinnovata Pentecoste.
Un caro saluto a ciascuno e a tutti.


   

Luni Mare, venerdì 13 maggio: Madonna di Fatima           


  Una gita in "muntan bai" (art. già pubblicato nel 1990)
di Giuseppe Cecchinelli



 Gli inviti erano partiti per tempo, ma il Sindaco e le altre autorità, certamente pressati da importanti impegni, non erano arrivati. Il problema era che anche Lui mancava: il Presidente onorario! Dopo estenuanti ricerche lo trovammo tutto intento ad innaffiare le sue pianticelle sotto il sole cocente di un sabato di luglio. Con la faccia un po’ seria Gli ricordammo che un piccolo gregge di sue pecorelle aveva urgente bisogno di amorevoli cure. Era nella classica tenuta da innaffio: pantaloni corti (riciclati da sacchi Caritas), scarpe al tennis, maglietta con l’ombellichino al vento. Voleva mettere la tonaca: ma a qual fine? In fondo si trattava di una manifestazione sportiva: la presentazione ufficiale della squadra di mountain bike (muntan bai) “Nicola Nostra”.
Gli atleti erano schierati, orgogliosi, nella loro tenuta sociale, con le”molto belle” magliette rosa lilla e verdolino. Solo i “mutandon” erano diversi, per adattarsi alle esigenze di illustri panieri, ma tutti regolamentari, aderenti, lunghi fino al ginocchio e sostenuti da salde bretelle. E furono proprio le bretelle a fare la prima vittima. Infatti, impedirono al geometra, ciclistico-vestito, di levarsi i “mutandon” in tempo utile per poter deporre quanto si conviene dove si conviene durante un attacco acuto di diarrea.
Dopo i saluti di rito ed un accenno all’utilità del casco, soprattutto per abbellire il ciclista, si passò al tanto atteso buffet-freddo: deliziose acciughine ed olivette, sgabei e gorgonzola, innaffiati da vino bianco di Sarticola, furono ben bene stipati negli omasi e abomasi degli atleti. Poi, con la pancia piena, tutti in piazza per il defilé sul sagrato e le foto di rito con le bici schierate. E, finalmente, via in sella, a rotta di collo. Ma ecco la seconda vittima: nella foga di un atletico balzo per salire sulla bici, il soprasella già emorroidato del fondatore, subì un danno irreparabile.
La parte iniziale del percorso comprendeva un giro per le stradine di Nicola, lungo il classico anello ‘processionale’. Ultima foto nella Piazzetta dell’Acacia dove, purtroppo, il dottore è costretto all’abbandono per rovinosa caduta in seguito ad inutile quanto inopportuno tentativo di posa in surplace. Intanto l’ex corridore, già in fuga fin dai primi metri, si accorgeva di essere solo al Ponte di San Rocco e, fermatosi ad aspettare i Brocchi, rimase in attesa fino a notte inoltrata. Infatti, il gruppo degli intrepidi ciclisti aveva preferito la strada asfaltata alla difficile discesa del Pino.
Ma l’unico a compierla in sella fu un tipetto tutto pepe, di cavallo molto basso che, presa la “svoga” riuscì provvidenzialmente a fermarsi schiantandosi contro “ ‘l palon d’l Mont’ d’ N’ghiolin”. Ormai la squadra era decimata ma eran rimasti i migliori, e lo dimostrò il fatto di essere sfuggiti alla mandria di lupi azzannanti usciti da villa Gigetto.
Dopo il traguardo volante sulla Montagnola del Lozzo, al Ziro, passati stranamente indenni tra damigiane, marmettole, fiaschi e materassi, i Nostri decisero di andare a rifarsi gli occhi e il naso alle limpide acque del Parmignola, da Lucco. Un ponticello di legno, stretto e a pelo d’acqua, preoccupava l’artista che però volle tentare: un bel colpo di pedale e, pluffete, dentro il torrente. I superstiti non si arresero ma, nei pressi di Ca’ del Bianchino, strani rumori li allertarono; ed ecco che dal capanno dei cacciatori, con grufolare sinistro,  uscirono cinghiali e cinghialetti. I ciclisti spaventati si diedero alla fuga: chi su piante, chi dentro il torrente, chi in mezzo ai macchioni… Il recupero degli atleti fu assai difficoltoso, anzi pare che non fu mai completato e che ancora oggi qualcuno di loro si aggiri sui Ponticelli. Se per caso li incontraste avvisate “Nicola Nostra”.

 



  Dialogo tra Collaboratori
di Paola G. Vitale




Signor Antonio Ratti,
ho letto con piacere la ricerca su “Il pesce d’Aprile” ma desidero subito aggiungere che leggo con lo stesso interesse tutte “le graffiature”. Un cuore desideroso di pulizia, di giustizia, per naturale e umana reazione, commenta - almeno in cuor suo - la realtà di tanti fatti e, se è un po’ cristiano, vi si oppone. Se mai la reazione è frutto dell’amore di Dio verso l’uomo, da quando Dio si è degnato di mettere le sue leggi, le sue volontà nel cuore dell’uomo. Aggiungo, però, che per conseguire un buon frutto, nella realtà occorre davvero la grazia di Dio. Questo misterioso, meraviglioso dono si esprime a suo modo, anche nell’umiltà; talvolta anche nel silenzioso opporsi a ciò che ci separa dalla gioia cristiana.
Per esempio, se seguo qualche programma in TV, sono spettacoli della natura, del creato e non mi interrogo troppo circa i loro misteri. Sei d’accordo su questo? Oppure no!
Un caro saluto, ringraziandoti.


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