N° 3 - Marzo 2009
L'Organismo Spirituale
di Padre Carlos

Pagina di spiritualità, a cura di padre Carlos

L’organismo Spirituale.

 

Introduzione:

La vita interiore, che suppone lo stato di grazia, consiste in una generosa tendenza dell’anima verso Dio, in cui a poco a poco la conversazione intima dell’individuo con se stesso si eleva, si trasforma e diviene una conversazione intima dell’anima con Dio.

E’ questa,  la vita eterna incominciata nell’oscurità della fede, prima che sbocci nella chiarezza della visione imperitura.

Per meglio afferrare ciò che è in noi questo germe della vita eterna, (semen gloriae) dobbiamo considerare come dalla grazia santificante derivino nelle nostre facoltà le virtù infuse, teologali (fede, speranza e carità) e morali (prudenza, giustizia, fortezza, temperanza) ed anche i sette doni dello Spirito Santo (sapienza, intelletto, scienza, consiglio, pietà, fortezza, timore di Dio), virtù e doni che sono come le funzioni subordinate di uno stesso organismo, di un organismo spirituale che deve svilupparsi sino al nostro ingresso in cielo.

 

La vita naturale e soprannaturale dell’anima:

Dobbiamo distinguere nell’anima nostra ciò che appartiene alla sua stessa natura da ciò che è dono affatto gratuito di Dio.
Se consideriamo bene l’anima umana nella sua natura, scorgiamo in essa due regioni assai diverse: l’una d’ordine sensibile, l’altra d’ordine sopra-sensibile o intellettuale.

La parte sensitiva dell’anima è quella che è comune all’uomo e all’animale; essa comprende sensi esterni e interni, inclusa l’immaginazione e la memoria sensibile ed anche la sensibilità, o appetito sensitivo, da cui derivano le varie passioni o emozioni da noi denominate, amore sensibile e odio, desiderio e avversione, gioia sensibile e tristezza, speranza e disperazione, audacia e timore, ira.

Tutta questa vita sensitiva già esiste nell’animale, sia che le sue passioni siano miti come nella colomba e nell’agnello, sia che siano violente come nel lupo e nel leone.
Al di sopra di questa parte sensitiva comune all’uomo e all’animale, è presente pure nella nostra stessa natura una parte intellettuale che è comune all’uomo e all’angelo, benché nell’angelo essa sia assai più vigorosa e più bella.

Per questa parte intellettuale l’anima nostra emerge al disopra del corpo; ed appunto per questo diciamo che l’anima è spirituale, che non dipende intrinsecamente dal corpo e potrà quindi sopravvivergli dopo la morte.
Dall’essenza dell’anima in questa regione elevata derivano le nostre due facoltà superiori: intelletto e volontà.

L’intelletto conosce non solo le qualità sensibili – i colori, i suoni -, ma l’essere, il reale intelleggibile, verità necessarie e universali.  

L’animale non potrà mai venire a conoscenza di questi principi; dato pure che la sua immaginazione si perfezioni ...questa non raggiungerà mai l’ordine intellettuale delle verità necessarie e universali; essa infatti non sorpassa l’ordine delle qualità sensibili, conosciute.

L’intelligenza conoscendo il bene in modo universale – e non solamente il bene dilettevole o utile, ma il bene onesto e ragionevole, esempio, “piuttosto morire che tradire”, ne consegue che la volontà può amare questo bene, volerlo ed eseguirlo.

Con questo essa acquista un dominio immenso sulla sensibilità (emozioni).
Per l’intelletto e per la volontà, l’uomo assomiglia all’angelo, anche se la nostra intelligenza, al contrario di quella angelica, dipende nella vita presente dai sensi che le propongono i primi oggetti da lei conosciuti.

Le due facoltà superiori, intelletto e volontà, possono avere un grande sviluppo, come vediamo negli uomini  di genio ed in uomini d’azione assai superiori al livello comune; esse potrebbero continuamente svilupparsi senza però giungere mai a conoscere ed amare la vita intima di Dio, la quale fa parte di un ordine diverso, del tutto soprannaturale, tanto per l’angelo quanto per l’uomo.

L’angelo e l’uomo possono, è vero, conoscere naturalmente Dio dal di fuori, per il riflesso delle sue perfezioni nelle creature, ma non v’è intelligenza creata e creabile che possa con le sole forze naturali raggiungere l’oggetto proprio e formale dell’intelligenza divina.

Il pretenderlo sarebbe un voler sostenere che questa intelligenza creata è della stessa natura di Dio, perché sarebbe specificata dallo stesso oggetto formale.

Come dice san Paolo (1Cor 2, 11) “Chi tra gli uomini conosce le cose dell’uomo, se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Cosi anche le cose divine nessun altro le sa fuori dello Spirito di Dio.

” Si tratta di un ordine essenzialmente soprannaturale.
Ora la grazia santificante, germe della gloria c’introduce in quest’ordine superiore di verità e di vita.

È una vita essenzialmente soprannaturale, partecipazione della vita intima di Dio, partecipazione della natura divina, poiché fin d’ora ci dispone a vedere un giorno Dio come egli vede se stesso e ad amarlo come egli ci ama. S. Paolo ce l’ha detto (1Cor 2, 9):

“Né occhio vide, né orecchio udì, né entrò in cuor dell’uomo ciò che Dio tiene preparato per quelli che lo amano.

A noi lo rivelò Dio per mezzo dello Spirito Suo, poiché lo Spirito penetra tutte le cose, anche le profondità di Dio”.

La grazia santificante, che in quest’ordine superiore più sublime di quello angelico, incomincia a farci vivere della vita intima di Dio, è come un innesto divino ricevuto nell’essenza stessa dell’anima per sopraelevarne la vitalità e farle produrre, non più solamente  frutti naturali, ma frutti soprannaturali, atti meritori che ci fanno meritare la vita eterna.
Questo innesto divino della grazia santificante è dunque in noi, - al di sopra della vita naturale della nostra anima spirituale ed immortale, - una vita essenzialmente soprannaturale, assai superiore al miracolo sensibile.

Fin d’ora questa vita di grazia sboccia in noi sotto la forma delle virtù infuse e dei sette doni dello Spirito Santo.

Come nell’ordine naturale, dall’essenza stessa dell’anima, derivano le nostre facoltà  intellettuali e sensitive, così nell’ordine soprannaturale, dalla grazia santificante – ricevuta nell’essenza dell’anima – derivano, nelle nostre facoltà superiori e inferiori, le virtù infuse e i doni, che, insieme alla radice da cui procedono, costituiscono il nostro organismo spirituale o soprannaturale; organismo che ci è stato dato nel battesimo, e ci viene reso con l’assoluzione sacramentale, se abbiamo avuto la disgrazia di perderlo.


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