N° 4 - Aprile 2021
Dal diario di un Parrocchiano
di Enzo Mazzini

Mercoledì 3 marzo - Questi sono per noi giorni molto tristi: ieri l'altro notte Don Domenico Lavaggi è tornato alla casa del Padre, lasciandoci nel più profondo dolore.
Don Domenico era un affezionato collaboratore del Sentiero e ci ha lasciato delle pagine molto profonde e delle testimonianze davvero significative e toccanti. Ha vissuto 90 anni ed è stato per 25 parroco di Sant'Andrea in Levanto dove sono stati celebrati i suoi solenni funerali con grandissima partecipazione di fedeli che hanno voluto testimoniare il loro profondo affetto al loro indimenticabile pastore. Nella Chiesa di Sant'Andrea c'era davvero tutta Levanto, compreso il Sindaco e le autorità locali, a testimonianza del profondo legame ed affetto a Don Domenico.
La Santa Messa solenne è stata concelebrata dal Vescovo, S.E. Mons.Luigi Ernesto Palletti e dai numerosi Sacerdoti e Diaconi corsi da tutta la diocesi.
Molto significativa l'omelia del Vescovo, che di seguito riporto:
"Nella notte di martedì 2 marzo, Don Domenico Lavaggi, all'età di quasi 90 anni, è serenamente ritornato alla  casa del Padre. Ripercorriamo brevemente insieme le tappe essenziali della sua lunga vita.

Curriculum vitae

Domenico Lavaggi nacque a Ortonovo il 30 marzo 1931. Frequentato il Seminario diocesano di Sarzana, venne nominato presbitero il 27 giugno 1954 dall'allora Vescovo S.E. Mons. Giuseppe Stella nell'allora Cattedrale di Sarzana. Ricevette il primo incarico il 1°agosto 1954, quando venne nominato Vicario cooperatore della Parrocchia di Sant'Andrea a Levanto, dove rimase fino al 1965; contemporaneamente, a partire dal 1°ottobre 1959, fu anche Parroco di Fontona, nel medesimo Comune di Levanto. Il 13 maggio 1965 venne nominato Parroco della Parrocchia di Santa Teresa del Bambino Gesù, nel quartiere extra urbano del Limone - Melara, alla Spezia.
Nel 1976 tornò ancora a Levanto: il 1°ottobre di quell'anno venne nominato Prevosto Parroco di Sant'Andrea  e lì rimase fino al novembre 2001, quando chiese di essere sollevato dall'incarico per problemi dl salute. Il 1°dicembre 2001 venne nominato Parroco di Lavaggiorosso, di cui era già Amministratore parrocchiale dal 1°febbraio 1999.
Il 28 novembre 2010 lasciò Lavaggiorosso e venne nominato Amministratore parrocchiale di Fontona, di Legnaro e di Chiesanuova fino al maggio 2012, incarichi lasciati per motivi di età e di salute. Da allora ha continuato a vivere in famiglia, a Levanto, dove è serenamente spirato. Dopo la morte del Can.Franco Sciaccaluga, avvenuta nel marzo dello scorso anno, don Domenico era il decano del clero diocesano.

Accompagnandolo nella preghiera

"Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore (Rm 14, 7 - 8). Così scrive l’Apostolo Paolo nella sua lettera ai Romani. Anche noi oggi, nell'accompagnare con la preghiera questo nostro fratello, sacerdote, vogliamo cogliere quello che il Signore ci ha voluto indicare mediante i doni che gli ha dato per svolgere il suo ministero pastorale.
Vediamo quindi alcuni punti significativi del suo vivere e morire.

La capacità di dialogare con tutti.

Dalle testimonianze raccolte è emersa in lui questa caratteristica. Il Signore ricorda così a ciascuno di noi quanto sia importante, nell'annuncio della fede, il sapere ascoltare e dialogare. L'annuncio della fede è fondamentale, ma il seme della parola va gettato con attenzione affinché possa essere accolto con interesse. Il Signore ci insegna quanto sia importante essere vicini ad ogni uomo e ad ogni donna, compiere cammini di prossimità, ma soprattutto divenire partecipi delle gioie e dei dolori di tanti nostri fratelli. Calarsi nelle loro situazioni di vita diviene pertanto un'esigenza per ognuno di noi. È lo spazio della carità, è l'opportunità di un annuncio, è l'occasione di un incontro, quello col Cristo, ricordando che: "tutto quello che avete fatto ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me" (Mt 25, 40).

Attenzione e cura del mondo del lavoro.

Don Domenico ha saputo stare attivamente vicino al mondo del lavoro e ai lavoratori. L'attenzione pastorale, infatti, non può fermarsi solo alla dimensione interiore dell'uomo. La fede si radica nella vita e coinvolge la globalità di tutta l'esistenza. Il lavoro non è solo un mezzo a disposizione dell'uomo per poter trarre il giusto sostentamento, ma contribuisce anche alla formazione e alla realizzazione della propria personalità. Da esso dipende la serenità di tante famiglie, la crescita serena della società e lo sviluppo della stessa persona umana. Essere vicini a tanti nostri fratelli e sorelle, anche in questo ambito così importante, si manifesta come un'esigenza evangelica. Per dirla con Papa Francesco, segna in modo profondo il nostro essere "Chiesa in uscita".

Attenzione alla formazione dei giovani.

Ma come il campo del lavoro, così altrettanto importante è quello della formazione delle giovani generazioni. Proprio in questi giorni ho potuto constatare quanto affetto e quanta riconoscenza sia presente in coloro che hanno vista segnata la loro gioventù dalla presenza di don Domenico. E ciò anche se ormai sono passati molti anni.  Anche qui la vicinanza, la condivisione, la passione nell'accompagnare nella crescita i giovani diventa così condizione necessaria per un rinnovato impegno educativo che sappia evidenziare i grandi valori della vita nell'orizzonte del Regno di Dio.

Attenzione ai diversamente abili

Però alla sua sensibilità non poteva mancare quella verso i più fragili. Questo fu vissuto da lui non solo con interventi personali ma anche con una particolare attenzione verso i diversamente abili. Attenzione che lui ha voluto assumesse anche una forma esterna ben precisa. Pertanto promosse e curò la nascita della Fondazione CISAL, voluta proprio a tale scopo. Segno tangibile della sollecitudine che lo animava, si manifestò da subito anche terreno per poter coinvolgere in tale progetto molte persone, divenendo segno di quella carità che, scaturita gratuitamente dal cuore di Cristo, sempre deve sovrabbondare nel cuore dei suoi discepoli.

Partecipazione alla sofferenza con serenità

In ultimo non possiamo non ricordare il mistero della sofferenza. Il Signore Gesù non l'ha tolta dalla nostra vita, ma facendosi uomo è venuto a portarla con noi. Si è fatto carico delle nostre sofferenze e ci ha dato la forza di viverle come offerta in unione al suo mistero di morte e resurrezione. Don Domenico ha sperimentato tutto ciò, in modo particolare negli ultimi anni della sua vita. Egli ha potuto così condividere, come pastore, anche questo aspetto della vita dell'uomo. Curato egregiamente dai suoi familiari, ha affrontato tutto questo con la dovuta serenità. Ancora venerdì scorso ero venuto a trovarlo. Lui, in modo pienamente lucido, anche se con una certa fatica nel parlare, mi aveva fatto comprendere quanto fosse consapevole della sua prossima dipartita da questa vita. Ma in tutto ciò era sereno, senza traumi o timori.
Certamente speranzoso di poter incontrare il Signore che per anni aveva annunciato e che ora lo avrebbe accolto nel suo Regno. Affidiamo quindi, oggi, questo nostro fratello sacerdote alla misericordia del Padre, accompagnandolo con la nostra preghiera".
Molto sentito anche il saluto del Sindaco e molto commovente quello della nipote Federica Lavaggi che di seguito riporto: "Era due spalle grandi e un vocione che esplodeva, senza preavviso. Era grande, alto, imponente. Era delicato, con le mani rosse e morbide. Non potevi toccarlo, per pudore, da giovane. Da anziano era rassegnata accettazione delle cure, era dolcezza.Era una parola buona sulla bocca di molti. Era gli altri, da accogliere e ascoltare, accompagnare. Era una parola giusta, che non si scorda più.
Era accettazione. Era orgoglio, per i risultati degli altri, per i propri e per la storia della sua famiglia d'origine.  Era i progetti realizzati, il fine buono, la visione di una vita migliore per i più fragili.
Era l'idea, cocciuta e difesa. Era il lavoro come dovere di vita. Era l'etica come scopo e la morale come mezzo.
Era la musica e le opere che ho sentito in ogni momento della mia prima vita, in Parrocchia. Era i libri, ovunque. Era il calcio e gli urli. Era il potere della volontà.  Buon viaggio, zio Don".

Domenica 7 marzo - Sono 6 giorni che don Domenico Lavaggi ha terminato il suo viaggio terreno per iniziarne uno pieno di luce e di serenità e il parroco don Carlo ha celebrato due Sante Messe della domenica, quella delle 10,30 a Caffaggiola e quella delle 11,30 a Isola, in suffragio suo e di don Ludovico Capellini.
Era necessaria una chiesa molto capiente, come quella di Caffaggiola, per ospitare tutti i fedeli, molti dei quali accorsi per pregare per don Domenico, in particolare i numerosissimi parenti ed amici. Non mancava davvero nessuno! La S. Messa è stata molto commovente, a partire dal coro di voci bianche.
Che meraviglia quei bambini accanto all'Altare e l'organista che faceva correre le sue manine sulla tastiera come per accarezzarla. Grazie a tutti loro ed a chi ha messo tutto il suo impegno per formarli.
Anche l'omelia di don Carlo, come sempre, è stata davvero profonda e coinvolgente. Speriamo che lo spazio a disposizione sul Sentiero possa ospitarla per intero. Io la ripropongo:

"Come ho detto all'inizio, oggi vogliamo ricordare in quella che è l’Eucaristia, la preghiera della Chiesa, la più grande, il nostro carissimo don Domenico che è stato per molti anni parroco al Limone e poi a Levanto. Mi ricordo che quando andò in pensione da parroco, chiese al Vescovo se potevo andare io al suo posto, a Levanto, tanto mi voleva bene! Levanto è una bellissima città.
Ecco, siamo anche in sintonia con le letture che oggi ci vengono proposte in questo momento molto delicato. Lo sappiamo, per tanti motivi. Primo: viviamo ancora in quella situazione particolare di emergenza e dobbiamo essere ancora attenti a quello che, purtroppo, sta accadendo e quello che accadrà, con tutte le precauzioni possibili.
Un'altra cosa: ci avviciniamo sempre di più a quello che è il grande giorno della Pasqua di Resurrezione, ma non possiamo avvicinarci alla gioia della  Pasqua se non sentiamo il dolore, se non viviamo il mistero della Passione. Oggi ci sono due indicazioni molto importanti ma che sembrerebbero contraddittorie: la sapienza della Croce e la follia della Croce. Sapienza e follia non stanno insieme, anzi si contraddicono:) eppure nella Croce diventano solenni, si abbracciano. Perché?  Perché c'è un significato, c'è una chiave molto importante per poter aprire questo scrigno di tesori inestimabili, che è la porta di Gesù, quello che Lui ha fatto.
Partiamo dalla sapienza della Croce: perché si dice che la Croce è sapienza? La parola 'sapienza' noi sappiamo che significato ha: il sapere, il conoscere, ma non solo forse quello che intendiamo noi. La sapienza della Croce è il culto, la conoscenza profonda del dolore. Allora è vero perché se io conosco profondamente una cosa, riesco a gestirla. Debbo conoscerla e chi di noi non conosce la croce? Dalla più piccola a quella più grande! Conoscere vuol dire essere capaci di saperla portare sulle nostre spalle. Ma anche questo ha un significato. Ecco la follia! Gesù attraverso quella croce ci ha salvati. Allora, sapienza e follia diventano per noi motivo di speranza. Sono un po' argomenti abbastanza profondi e misteriosi, ma possiamo capirlo. Gesù avrebbe potuto benissimo, come Figlio di Dio, come ha fatto oggi, e lo avete sentito che si è un po' arrabbiato. Come Figlio Dio avrebbe potuto difendersi. Perché non è sceso da quella Croce? Chi gli domandava di scendere dalla Croce?
Il Diavolo! Perché il Diavolo ha paura della Croce?  Perché la Croce è l’amore di Dio: ecco perché ha paura. Perché se Lui fosse sceso da quella Croce, molte persone sarebbero rimaste crocifisso in eterno! Miliardi di persone! Ed è rimasto lì, in compagnia dell'umanità! "Dì a questa pietra che diventi pane! Hai fame da morire, cosa ti costa mangiare?" Era lecito, Signore! E non avrebbe compiuto nessun peccato Gesù come uomo! Perché non ha voluto? Ha voluto digiunare e nel digiuno c'è accettazione della sofferenza. C'è follia della Croce e sofferenza. Perché l'hai fatto Signore? La risposta la conoscete ed è molto bella, ancora bella come quella della Croce: "L'ho fatto perché c'è tanta gente che muore di fame". È vero! Ed anche ora, mentre io parlo, c'è chi non ha da mangiare, non ha da bere e questo don Lavaggi lo sapeva. Mi ricordo proprio di lui accanto alle persone con disabilità. Un giorno mi trovai in questa 'casa' che lui ha fondato a Levanto, con una bambina che non riusciva a stare in piedi e lui, con i collaboratori, cercava di massaggiarla, di alzarla e questa bambina lo guardava e, nonostante il dolore suo e dei suoi genitori, gli occhi di questa bambina parlavano di speranza, di fiducia. Ecco, vedete? Follia del dolore e della Croce, ma diventa follia e sapienza solo se io sono capace di rimanere accanto a quel dolore con lo sguardo di Gesù. Perché Gesù oggi si è arrabbiato con quel mercato? C'era da anni il mercato nel Tempio! Lo prevedeva la legge di Mosè che, si diceva, è legge di Dio! Perché ti sei arrabbiato? Perché Lui ha letto, nel cuore di questi falsi credenti, che facevano i loro interessi, ma angariavano le persone. Capite qual è il problema? Cosa gli dava fastidio? "Non fate della mia casa una spelonca di ladri!  La fede non è un interesse!" Guai se io, don Carlo, avessi degli interessi! Sarei diabolico. Qualche volta posso anche sbagliare: siamo tutti uomini, ma devo dire: "Perdonami, Signore! Scusa a Te ed al mio prossimo “!   "Fate della mia casa una casa di accoglienza, di preghiera dove la persona si possa trovare "   - diceva una bellissima immagine - e concludendo: " Fate della mia casa una casa aperta, accogliente, dove c'è un fuoco acceso, dove ci sono un tavolo e delle seggiole, dove c'è una tovaglia, dove c'è del pane, dove c'è della bontà e la gente possa passare, sedersi, mangiare, benedire ed uscire per vivere la propria vita".  Allora si capisce che siamo vicinissimi ad un momento importante della nostra vita. I nostri sacerdoti, don Ludovico e don Domenico, ce lo hanno offerto ed anche don Viani.  Quante persone hanno dato la vita con i loro modi, così come noi operiamo con i nostri modi! Certo, ognuno di noi è diverso  e guai se non fosse così, ma sempre portando quella che è la benedizione di Dio. Aiutaci, Signore, a saper capire la follia della Croce e la sapienza della Croce!  Soltanto capendo questo grande mistero, il nostro cuore può continuare a sperare: anche in momenti come questi."



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