N° 11 - Dicembre 2020
LE NOVITA’ DEL MESSALE E DELLA SANTA MESSA
di Ratti Antonio


La “gentile” rivoluzione del Messale che si rifà alla terza edizione italiana voluta da Paolo VI, non è una rivoluzione vera, perché non viene assolutamente toccata la sostanza dei concetti, ma semplicemente vengono aggiornate alcune espressioni con una terminologia più aderente al linguaggio moderno. A conferma qualche esempio: nel Confesso “confesso a voi fratelli” diventa “confesso a voi fratelli e sorelle”, “scambiatevi un segno di pace” cambia in “scambiatevi il dono della pace”, e il saluto finale “la Messa è finita, andate in pace, ” si fa più aderente al dovere di ogni cristiano che ha partecipato al rito “Andate e annunciate il Vangelo del Signore”.
Vorrei soffermare l’attenzione su “fratelli e sorelle”. La cultura antica è decisamente maschilista e quella ebraica non fa eccezione, pertanto la donna è tenuta ai margini della società ed è sottoposta prima al padre e poi al marito con un matrimonio combinato dalle famiglie, dove lo sposo spesso è molto più anziano.
L’immagine che i Vangeli e gli Atti degli Apostoli ci danno è quella di Gesù e dei dodici Apostoli maschi.
E’ Gesù che dialoga con le donne (vedi la samaritana al pozzo), ma mai un apostolo.
La scrittrice cattolica francese, Cristina Pedotti, ha recentemente pubblicato un libro dal titolo “Gesù, l’uomo che preferiva le donne” nel quale mostra storicamente come le donne abbiano partecipato attivamente fin dall’inizio alla diffusione del cristianesimo, ma tranne rare eccezioni, pur avvertendone la presenza, restano nell’ombra e nell’anonimato. Solo Paolo, che non appartiene ai 12, scrive e parla di una coppia di collaboratori per lui importantissimi e amati, Priscilla e il marito Aquila.
Lo stesso papa Francesco sottolinea che ormai è giunto il tempo di dare alle donne accesso a ruoli di responsabilità nella Chiesa dai quali sono ancora tenute lontano.
Pertanto, ciò che sembra una semplice aggiuntina, in realtà sottende l’impegno di dare pari dignità alla donna anche attraverso le parole della preghiera.
La modifica più impattante la troviamo nel Padre Nostro con una traduzione dall’aramaico, dal greco e dal latino meno letterale, ma soprattutto meno criptica e più comprensibile. Difatti la Bibbia greca dei 70 che dice “eisenenkes eis periasmòn” ( eis = dentro, è ripetuto due volte, nel verbo e come preposizione del sostantivo ) letteralmente  “ non portarci dentro la tentazione o la prova”, è tradotta da San Gerolamo nella Vulgata latina “ et ne nos inducas in tentationem”, da cui l’italiano “non indurci in tentazione”.
E’ pensabile che  il Padre, che incarna il Figlio per liberare l’umanità intera dal peccato attraverso il sacrificio di croce, possa indurre in tentazione le proprie creature?
Sarebbe un non senso e una contraddizione neppure ipotizzabile.

L’espressione, che sa di paradosso, è una delle tante “provocazioni” che Gesù è solito usare per stimolare alla riflessione: in realtà a cadere nella tentazione sono le creature che, per fragilità, presunzione e superbia, accantonano volontariamente gli insegnamenti di Gesù.  Così per renderlo più decifrabile il concetto “non ci indurre in tentazione” diventa “non abbandonarci alla tentazione”, ma la sostanza della richiesta di protezione e di aiuto della creatura verso il Padre non muta, è stata soltanto decriptata e resa palese.

In diversi momenti della celebrazione eucaristica sentiremo pronunciare dal celebrante altre modifiche. Si privilegerà il greco nelle invocazioni iniziali: “Kyrie, eléison e Christe, eléison.” All’inizio del Gloria, anziché “. Pace in terra agli uomini di buona volontà” si dirà “… pace in terra agli uomini amati dal Signore.” E’ una variazione sostanziale, poiché “gli uomini di buona volontà” sono solo una parte, mentre il Padre ama tutti i suoi figli (si ricordi il dolore e poi la gioia del padre del figliol prodigo), quindi con la nuova formula si esplicita la volontà del Padre di evitare discriminazioni. I figli “so piezze ‘e core” anche quando si allontanano o si ribellano. Si attende con ansia e sofferenza il loro ravvedimento. Se questo accade tra gli umani, a maggior ragione capita al buon Dio. Alla lavanda delle mani il vecchio testo dice “Lavami, Signore, da ogni colpa, purificami da ogni peccato”; questo il nuovo “Lavami, Signore, da ogni colpa, dal mio peccato rendimi puro.” Subito dopo il sacerdote inviterà l’assemblea a pregare così: “Pregate fratelli e sorelle, perché questa nostra famiglia, radunata dallo Spirito Santo nel nome di Cristo, possa offrire il sacrificio gradito a Dio Padre.” A questa formula è stato aggiunto “sorelle”. Sono formulati sei nuovi prefazi che precedono il Santo: due per i santi dottori, due per i santi pastori, uno per i martiri e uno per la festa di Maria Maddalena. Dopo il Santo, allargando le braccia, il sacerdote pronuncerà “Veramente Santo sei Tu, o Padre, fonte di ogni santità” e proseguirà “Ti preghiamo: santifica questi doni con la rugiada del tuo Spirito.” La precedente formula era “Padre veramente santo, fonte di ogni santità, santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito”. Onestamente “effusione” mi sembra il vocabolo che meglio esprima l’azione misteriosa dello Spirito Santo. Nel Cenacolo le lingue di fuoco effondono come un fluido miracoloso i nuovi carismi che trasformano semplici e analfabeti pescatori in eccezionali missionari del pensiero di Gesù. Faccio fatica ad inserire “la rugiada” in questo contesto. “Offrendosi liberamente alla sua passione …” diventerà “Consegnandosi volontariamente alla sua passione …” Dove si pronunciava “Prese il calice del vino e di nuovo rese grazie …” Ora si dirà: “Prese il calice colmo del frutto della vite …” 

I riti della Comunione si aprono con il Padre Nostro nel quale è previsto l’inserimento di un “anche” : come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”, oltre alla variazione più significativa di cui abbiamo già detto.

Il rito della pace cambierà da “ Scambiatevi un segno di pace” a “Scambiatevi il dono della pace”.

Quando il celebrante mostrerà il Pane e il Vino consacrati la vecchia formula “Beati gli invitati alla cena del Signore …” diventerà: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco Colui che toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla cena dell’Agnello.”  Così “Beati gli invitati” non apre più la formula, ma la chiude.
Del termine della celebrazione eucaristica si è già detto all’inizio.
Queste in estrema sintesi sono le variazioni che nei prossimi mesi  diventeranno familiari a chi parteciperà alla consacrazione eucaristica. In fondo ci troviamo di fronte a piccole revisioni che non incidono sul valore sostanziale del rito sacramentale della santa Messa.



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